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Correva l’anno 1982 quando per la prima volta negli schermi della televisioni italiane andò in onda l’anime, o meglio all’epoca “il cartone animato”, dell’ UOMO TIGRE.
Chi non lo conosce? Chi non ne ha mai visto almeno una puntata? Sarei pronto a scommettere che tutti i ragazzi nati intorno agli anni 80’ conoscono a memoria almeno un pezzettino della mitica sigla d’apertura italiana.
Io in quel periodo avevo 5 anni e ricordo come fossero ieri quei momenti in cui l’alter ego del tranquillo NAOTO DATE, una volta indossata la maschera di tigre, combatteva i vari uomo gorilla, maschera di morte e pantera nera, in attesissimi incontri (già all’epoca violenti) la sera verso le otto, sull’ormai scomparsa Italia 7.
Bei tempi…..
Ho girato il Giappone da solo per anni, poi ho cominciato a portarci gli altri. Questo PDF è quello che consiglierei a un amico che parte per la prima volta: la sequenza giusta, i posti che non trovi negli altri itinerari, i numeri reali.
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Per chi non conosce la trama…
La trama (per i pochi che non la conoscono) parla di un orfano (Naoto Date) che durante una visita allo zoo con i ragazzini dell’orfanotrofio in cui vive, rimane impressionato dall’imponenza della tigre e decide di diventare forte come il nobile felino, per poter, una volta adulto, affrontare le ingiustizie verso le persone più deboli.
Scappa, e dopo aver incontrato un’emissario di TANA DELLE TIGRI, (un’associazione che, a scopo di lucro, allena spietati wrestler di tutto il mondo), si trasferisce nella sede principale, nelle alpi, dove si allena in modo estremo per dieci anni.
Una volta diventato un feroce lottatore professionista, famoso negli USA, sceglie di tornare in Giappone (ancora povero a causa del dopoguerra) e decide di aiutare economicamente il suo vecchio orfanotrofio donando gran parte dei suoi guadagni che avrebbe dovuto versare per contratto a Tana delle tigri.
Per questo motivo l’associazione senza scrupoli lo considera un traditore e comincia a mandare avversari fortissimi per sfidarlo sul ring con un solo obbiettivo, ucciderlo.
La trama, molto semplice, è impregnata però di ideologismi molto positivi, come la lealtà, la perseveranza e l’aiuto del più debole, fattori che inseriti in un cartone animato, a quei tempi, risultavano una novità.
Il disegno invece, ormai datato, risulta al tempo di ottima fattura e la caratterizzazione dei vari personaggi (anche di importanza meno rilevante) ben pensata e di grande spessore umano.
Dal manga all’anime
L’anime è ovviamente ricavato dal manga di Ikki Kajiwara, pubblicato in Giappone tra il 1968 e il 1971, e visto il suo grande successo in patria nel 1981 la New Japan pro Wrestling ottiene i diritti per creare la gimmick di un vero famosissimo lottatore di catch dell’epoca, l’indimenticabile Tiger Mask. Da sottolineare il fatto che nell’opera, oltre al già citato Tiger Mask, compaiono altri lottatori reali come il gigante Baba e il campione Antonio Inoki. Del manga sono stati prodotti 14 Tankobon (volumi), che essendo molto « vintage » e sopratutto essendo arrivati in Italia molto dopo l’avvento dell’anime non hanno mai ottenuto moltissimo successo.
La prima serie dell’anime, composta da 105 episodi è invece diventata un grande classico dell’animazione giapponese (sicuramente tra le più conosciute in Italia) entrando, con merito, nella classifica dei titoli più amati.
Alla prima faranno seguito altre due serie: L’uomo tigre 2 (1981) piuttosto ben realizzata e disegnata, ma molto piu corta (33 episodi) e Tiger Mask W, (38 episodi) di cui purtroppo ho apprezzato solo la sigla di chiusura (gusti personali).
Che siano piaciute o meno le varie serie, L’uomo Tigre resterà sempre nel cuore di tutti noi “ottantini” per i bei ricordi indelebili che ci ha lasciato e mi permetto un piccolo omaggio al suo “inventore” recentemente scomparso Keiichiro Kimura, (papà anche di altri anime di successo,come Trider G7, Cyborg 009, Mimì e la nazionale della pallavolo e molti altri) che involontariamente (o magari volontariamente) ha segnato la nostra infanzia e forse un po’ tutta la vita…..
Io con la maschera del grande lottatore, a Akihabara durante uno dei viaggi in Giappone.
Grazie Maestro Kimura
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