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5 piatti che devi provare a Osaka

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Articolo aggiornato al 2026

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Tempo di lettura: 7 minuti

Chi è stato a Osaka avrà sicuramente visitato Dotonbori, l’area commerciale di Namba costeggiata dal canale e brulicante di insegne colorate, frequentatissima da turisti e non, per l’intensa vita notturna. Se arrivate a Dotonbori la sera, quando tutto è illuminato, vi sembrerà di entrare in un parco giochi, dove tutto brilla di luci colorate, oggetti meccanizzati si muovono sulle pareti e insegne di ogni genere super scenografiche attireranno la vostra attenzione lasciandovi letteralmente a bocca aperta. Per non parlare poi dei profumini deliziosi che aleggiano nell’aria… Dotobnori è sicuramente una delle zone di Osaka (e forse anche del Giappone) con la più alta densità di ristoranti, alcuni dei quali diventati ormai dei veri e propri “must”. Qui potrete assaggiare praticamente tutte le specialità della regione del Kansai, delle quali soprattutto 5 non dovrete assolutamente lasciarvi scappare.

Leggi: Dove mangiare a Dotonbori: i 13 migliori ristoranti

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TAKOYAKI

Il nome significa polipo (tako) grigliato (yaki) e consiste in piccole sfere di pastella simile alla crêpe, che restano semi-liquide all’interno e che contengono generalmente polipo cotto e cipollotto. Vengono servite di solito su delle piccole barchette di carta e cosparse di kewpie (maionese giapponese), otafuku (salsa dolce brunastra), sansho (una bacca ridotta in polvere simile al pepe verde ma facente parte della famiglia degli agrumi) e l’immancabile katsuobushi (fiocchi di bonito essiccato). A Dotonbori non potete girare la testa senza notare un insegna che li proponga, è uno street food originario di queste zone, ma molto diffuso in tutto il Giappone. Piuttosto economico viene infilzato con degli stuzzicadenti e mangiato in piedi. Attenzione (senza esagerare) al calore iniziale del piatto, è incandescente. Sono in molti a essersi pentiti di non aver aspettato…

takoyaki osaka

OKONOMIYAKI

Il nome significa “quello che vuoi” (okonomi) grigliato (yaki) e si presenta come una specie di pancake farcito e condito con vari ingredienti. Generalmente è composto da uova, acqua, farina di grano, brodo dashi (preparato con fiocchi di bonito) nagaimo grattuggiato (un tubero asiatico ricco di amido), verza sminuzzata e a seconda della scelta, gamberi, calamari o pancetta. Viene cotto alla piastra e condito inoltre in modo molto simile ai takoyaki, quindi con kawpie, Sansho, otafuku e katuobushi. Come dice il nome, comunque, potremmo aggiungere un po’ quello che vogliamo (è un po’ un piatto svuota frigo). Divertente il fatto che in alcuni ristoranti muniti di tavolino con piastra, ci verranno portati gli ingredienti separati e dovremmo esibirci personalmente nella realizzazione del piatto! Questa specialità sembra nata nella zona del Kansai alla fine degli anni 30 come evoluzione di una semplice frittella di grano (funoyaki) alla quale, grazie alla ripresa economica, vennero aggiunti i più svariati ingredienti. L’unico posto che ne rivendica la paternità oltre a Osaka è Hiroshima, dove la preparazione standard viene resa più corposa dall’aggiunta di noodles saltati (yakisoba) e da una maggior quantità di verza e otafuku. Questa declinazione viene chiamata modanyaki. Ne esiste inoltre una versione meno famosa e dalla consistenza più morbida chiamata monjayaki, preparata spesso nella zona del Kanto.

okonomiyaki osaka

GYOZA

Questi fagottini di pasta farciti di origine cinese (Jaozi), simili a dei ravioli, sono da moltissimo tempo diffusi in Giappone tanto da esserne divenuti parte della gastronomia classica. Nel Kansai sono particolarmente rinomati e declinati in centinaia di versioni. La ricetta di base comprende oltre ad acqua, farina e uova per la pasta, anche carne di maiale macinata, verza, salsa di soia, zenzero, aglio, sakè, nira (erba cipollina giapponese) e olio di sesamo, ma si possono trovare versioni con frutti di mare, vegetariane e addirittura dolci! La cottura tipica avviene in due fasi, la prima consiste nel grigliare solo un lato del Gyoza per renderlo croccante, la seconda nell’aggiungere acqua e coprire con un coperchio i fagottini, in modo che si completi la cottura al vapore. Meno comunemente i Gyoza vengono cucinati in brodo o fritti, ma in ogni caso sempre accompagnati da shoyu (salsa di soia) addizionata ad aceto di riso e in alcuni casi olio piccante. Sono sicuramente, vista la somiglianza ai nostri ravioli, una delle pietanze giapponesi più apprezzate dagli occidentali. E pensare che in origine questi fagottini furono inventati in Cina da un farmacista per riscaldare le orecchie delle persone povere….

gyoza osaka

KUSHIKATSU

Letteralmente spiedino (kushi) e cotoletta di maiale (katsu) dato che questa specialità è nata come uno spiedino di maiale impanato e fritto. Negli anni la varietà di ingredienti utilizzati per questo piatto è aumentata esponenzialmente, tanto che adesso potremmo trovarlo tranquillamente a base di funghi, tofu, radice di loto, polipo e addirittura formaggio! Un po’ come nel caso dell’ okonomiyaki alcuni ristoranti muniti di friggitrice privata al tavolo, ci permetteranno di divertirci nella cottura degli spiedini che poi intingeremo nella salsa otafuku e accompagneremo con foglie di verza a discrezione. Una regola importante è che nella ciotola contenente la salsa otafuku dovremmo intingere lo spiedino una sola volta (non quindi intingerlo, morderlo e intingerlo ancora), per il semplice fatto che la salsa è comune per i vari commensali del ristorante. Il kushikatsu potremmo trovarlo tranquillamente in tutta Osaka, ma il quartiere Shinsekai (il mio preferito in assoluto) lo ha particolarmente messo in evidenza. In questo quartiere “vintage” gli spiedini fritti sono onnipresenti, si mangiano accompagnati da birra fredda e leggera e il tutto a dei prezzi molto bassi per incentivarne il consumo in quantità….un po’ il paradiso insomma!

KUSHIKATSU osaka

KITSUNE UDON

Ovvero una zuppa calda di udon (noodles di farina di grano piuttosto spessi), con in aggiunta un rettangolo di tofu fritto (aburaage) tagliato a fettine o in certi casi intero. Il nome deriva dalla credenza popolare nella quale il piatto preferito dalle volpi (kitsune), e dalla loro protetta, la divinità Inari, fosse proprio il tofu fritto. Anche se il piatto è prettamente invernale lo si consuma in qualsiasi mese dell’anno, come il famoso ramen, a cui é simile. Altri ingredienti della pietanza sono il naruto (una polpetta di pesce simile al surimi facente parte dei kamaboko), cipollotto e shichimi togarashi (un mix di spezie contenente peperoncino piccante). Mi raccomando, per gustarla appieno ispiratevi dai giapponesi! Quando la mangiate risucchiate e fate rumore!

KITSUNE UDON osaka

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Alberto Comelato

Alberto Comelato

Cuoco professionista, negli ultimi tempi gironzolo per l’Asia, assaggiando varie specialità. Tra le cucine asiatiche ho assolutamente un debole per quella Giapponese, dove tecnica e rispetto del prodotto si uniscono per creare ad ogni assaggio qualcosa di unico. Ormai da una decina d’anni me ne interesso e la riproduco da autodidatta, appassionandomene sempre un po’ di più.

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