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Narita: la guida tra templi, tradizione e cucina oltre l’aeroporto

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Tempo di lettura: 12 minuti

Narita è un nome che per molti significa soltanto “aeroporto”. Ma basta prendere il treno e in pochi minuti ti ritrovi in una cittadina che custodisce una delle tradizioni spirituali più forti del Giappone, strade dal sapore antico e piatti tipici che ti restano nel cuore.
Se hai qualche ora libera tra un volo e l’altro, oppure vuoi iniziare il tuo viaggio in modo diverso dal solito, fermarti a Narita può diventare una sorpresa indimenticabile.

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Cosa vedere a Narita

Naritasan Shinshoji: il grande tempio dei mille anni

Ci sono luoghi in Giappone che sembrano vivere in un tempo diverso dal resto del mondo, e il tempio Naritasan Shinshoji è uno di questi. Fondato nell’anno 940, è dedicato a Fudō Myōō, la divinità del fuoco e della saggezza, colui che brucia l’ignoranza per purificare l’anima.

La nascita del tempio è legata a un episodio antico: durante la ribellione di Taira no Masakado, il monaco Kancho Daisojo portò in questa zona una statua di Fudō Myōō per pregare la fine del conflitto. Quando la pace tornò, la statua rifiutò simbolicamente di essere spostata, e così venne eretto il tempio proprio qui, come segno della presenza permanente della divinità.

Da allora il Naritasan è diventato uno dei principali centri del buddismo Shingon, e ogni anno accoglie milioni di pellegrini, soprattutto durante il Capodanno e le principali festività religiose.

Appena si attraversa la Porta dei Guardiani (Niōmon), si entra in quel mondo sospeso nel tempo. Le due imponenti statue che la fiancheggiano rappresentano i protettori del tempio, figure vigorose e minacciose che tengono lontani gli spiriti malvagi.
Salendo la lunga scalinata si giunge al cuore del complesso, dove si susseguono i principali edifici sacri:

Sala Principale (Daihondō)

Costruita nel 1968, è il fulcro del tempio. Qui ogni giorno si celebra la cerimonia del fuoco sacro (Goma), un rito suggestivo in cui i monaci recitano sutra e gettano tavolette votive nelle fiamme per purificare i desideri terreni. L’atmosfera è intensa: il profumo dell’incenso, il battito dei tamburi e il crepitio del fuoco creano un’esperienza quasi ipnotica.

Pagoda a tre piani (Sanjū-no-tō)

Eretta nel 1712, questa pagoda è un capolavoro del periodo Edo. Le sue pareti sono decorate con dorature e pitture vivaci che raccontano scene del Sutra del Loto. È un esempio straordinario di arte sacra giapponese e, con la luce del tardo pomeriggio, sembra brillare come un gioiello tra gli alberi.

Pagoda della Grande Pace (Heiwa no Tō)

Costruita nel 1984 per celebrare gli 1100 anni del tempio, si innalza per 58 metri e custodisce reliquie del Buddha. È il simbolo della preghiera per la pace universale e uno dei punti panoramici più belli del complesso. Da qui si ammira il verde del parco e i tetti dei padiglioni antichi.

Sala di Shakyamuni (Shakado)

Realizzata nel 1858, è una delle strutture più antiche ancora esistenti. In passato era la sala principale e ospita una statua del Buddha Shakyamuni, il fondatore del buddhismo. Le travi e le colonne in legno sono finemente scolpite con draghi e motivi floreali, segno dell’altissimo livello artistico raggiunto dagli artigiani dell’epoca.

Sala della Luce (Komyodo)

Risalente al 1701, è oggi considerata un bene culturale di valore nazionale. Per secoli fu il centro della vita religiosa del tempio, e la sua architettura sobria e armoniosa trasmette un senso di quiete profonda.

Il fuoco che purifica

La cerimonia del fuoco sacro, che si svolge più volte al giorno, è il cuore della devozione del Naritasan. Le fiamme rappresentano la saggezza che dissolve l’avidità e l’odio, e ogni visitatore può partecipare portando un amuleto o una tavoletta votiva da far benedire. È un rito antico che unisce la forza della fede al calore della vita quotidiana. Parterciparvi è un’esperienza unica!

Tradizioni e vita del tempio

Il Naritasan non è un monumento “immobile”, ma un luogo vivo. Ogni giorno riecheggiano i canti dei monaci, il suono delle campane e il passo lento dei pellegrini. Durante la festa di Setsubun, che segna l’inizio della primavera, gli attori di teatro kabuki vengono ancora oggi a lanciare fagioli portafortuna dalla terrazza della sala principale. È una tradizione che si ripete da secoli e che lega il tempio alla cultura popolare.

Visitare il Naritasan significa toccare con mano l’anima religiosa del Giappone: un luogo dove la fede, l’arte e la storia si incontrano in un’armonia che resta nel cuore. 

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Omotesando: la via dell’anguilla e delle botteghe

Dal piazzale della stazione fino alle porte del tempio Naritasan si snoda la Narita Omotesando, una strada lunga circa ottocento metri che sembra essersi fermata a un’altra epoca. È qui che Narita rivela il suo volto più autentico: insegne dipinte a mano, profumo di salsa di soia che si caramellizza sull’anguilla alla griglia, artigiani che lavorano ancora con strumenti antichi dietro vetrine di legno.

La Omotesando di Narita esiste da più di tre secoli. Nacque nel periodo Edo come strada di pellegrinaggio per i fedeli diretti al tempio Shinshoji, e attorno ad essa fiorirono locande, botteghe di tè, laboratori di incenso e negozi di dolci tradizionali. Ancora oggi molte case conservano le facciate originali in legno scuro e il fascino delle insegne verticali che oscillano al vento.

Camminare qui è come seguire un filo che unisce il presente alla storia: tra un negozio di geta (sandali di legno) e una bottega di ventagli, si respira quella calma quotidiana che è rara nelle grandi città giapponesi.

Dove assaggiare l’anguilla, simbolo di Narita

Narita è famosa in tutto il Giappone per la sua anguilla alla griglia (unagi). In passato i corsi d’acqua e gli stagni della zona erano ricchi di anguille, e i ristoranti nati per sfamare i pellegrini ne fecero la loro specialità.

Il piatto tipico è l’unaju: anguilla grigliata con salsa dolce e servita su riso bianco in eleganti scatole laccate. Il profumo invade tutta la strada, e ogni ristorante custodisce una propria ricetta segreta per la salsa, spesso tramandata di generazione in generazione.

  • Kawatoyo (川豊本店) – Il più celebre ristorante della via, fondato alla fine del XIX secolo. Dalla strada puoi vedere i cuochi che sfilettano le anguille vive e le arrostiscono lentamente sul carbone. La carne resta morbida, la pelle croccante, e il sapore è incredibilmente delicato. Preparati a un po’ di attesa: è parte del rito.
  • Surugaya (駿河屋) – Più tranquillo e frequentato dai locali. Gli interni in legno lucidato e la vista sul piccolo giardino interno lo rendono un luogo perfetto per una pausa rilassata.

Molti ristoranti aprono già a metà mattina e servono fino al primo pomeriggio: ideale se vuoi pranzare prima di visitare il tempio.

 

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Foto di Xser21 - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Narita-san Calligraphy Museum

Poco conosciuto ma affascinante è il Narita-san Shodō Museum, un museo dedicato alla calligrafia giapponese. Custodisce oltre 6.000 opere, dalle più antiche pergamene buddiste a lavori moderni. Un’occasione per capire quanto la scrittura, in Giappone, sia considerata una vera e propria forma d’arte spirituale.

Naritasan Park: un’oasi verde tra laghetti e foliage

Alle spalle del grande tempio Naritasan si estende il Naritasan Park, un giardino armonioso di laghetti, ponti e sentieri dove la spiritualità lascia spazio al silenzio della natura. Creato alla fine del XIX secolo, fu pensato come luogo di meditazione e raccoglimento per i pellegrini, e ancora oggi conserva quella serenità che invita a rallentare.

Tra i punti più suggestivi ci sono i tre laghetti, Monju, Ryuchi e Yamamoto, popolati da carpe colorate e circondati da salici e aceri. In primavera il parco si accende di fiori di ciliegio, in autunno si tinge di rosso e oro, e ogni stagione regala un volto diverso al paesaggio.

Passeggiare nel Naritasan Park dopo la visita al tempio è comprendere l’unione profonda tra spiritualità e natura nella sua forma più intima.

Museo del Narita Yokan: dolci segreti

Narita non è solo anguilla: è anche la patria dello yokan, un dolce tradizionale a base di pasta di fagioli rossi e agar. Il Narita Yokan Museum racconta la storia di questa prelibatezza, introdotta qui nel XVII secolo dai monaci del Naritasan come cibo energetico.

Passeggiando tra esposizioni e degustazioni, puoi assaggiare versioni classiche e moderne del yokan. È un souvenir insolito ma molto apprezzato, soprattutto dagli anziani giapponesi che lo considerano un dolce “elegante”.

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Foto di Joe deSousa , CC0, Link

Boso no Mura: un viaggio nel Giappone dell’epoca Edo

A pochi chilometri dal centro di Narita, immerso nella campagna della prefettura di Chiba, si trova il Boso no Mura, un villaggio-museo all’aperto che ricrea fedelmente la vita del Giappone dell’epoca Edo. Entrare qui è come varcare la soglia di un’altra epoca: strade sterrate, case dai tetti di paglia, botteghe di mercanti e antiche fattorie raccontano la quotidianità di un Paese che viveva ancora in equilibrio tra natura e spiritualità.

Gestito dal Museo Storico della Prefettura di Chiba, il Boso no Mura è un luogo vivo, dove le tradizioni non vengono soltanto mostrate ma praticate. Si può assistere a dimostrazioni di mestieri antichi — dalla ceramica alla tintura dei tessuti — o partecipare ad attività manuali come la scrittura con il pennello, la preparazione dei dolci di riso e la realizzazione di piccoli oggetti in bambù. Chi lo desidera può anche indossare abiti tradizionali e passeggiare tra le case come un abitante del periodo Edo.

Tra le costruzioni più suggestive spiccano la casa del samurai, con il suo giardino essenziale e silenzioso, la bottega del fabbro, dove risuona ancora il colpo del martello sul ferro, e la locanda di viaggio, dove i viandanti di un tempo si fermavano per la notte lungo le vie di pellegrinaggio. Non mancano la scuola elementare dell’epoca Meiji e le abitazioni contadine, che mostrano la semplicità e la forza della vita rurale giapponese.

Durante l’anno il villaggio ospita rievocazioni storiche, fiere e spettacoli popolari, e spesso viene scelto come set cinematografico per film e serie ambientate nel Giappone antico.

Dal centro di Narita si può raggiungere il Boso no Mura in circa 30-35 minuti:

  1. Dalla stazione di Narita prendi l’autobus Chiba Kōtsū in direzione Ryūkakuji-dai Shako o Ajiro.
  2. Scendi alla fermata Ryūkakuji Iriguchi (龍角寺入口) e prosegui a piedi per circa 8 minuti fino all’ingresso del museo.

In alternativa, il taxi impiega circa 20 minuti e costa intorno ai 3.000 yen.

Il Bōsō no Mura è uno di quei luoghi che sanno rendere speciale il viaggio: un Giappone che profuma di legno antico, di fumo e di silenzio. Camminando tra le sue stradine, con il rumore del vento nei campi di riso, ci si accorge che la storia (ricostruita)  vive ancora, a pochi chilometri dall’aeroporto più trafficato del Paese.

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Quando visitare Narita e perché fermarsi

Narita è una meta che si può visitare in ogni periodo dell’anno, ma il momento migliore dipende da ciò che cerchi nel tuo viaggio.

In primavera, la città si riempie di colori: i ciliegi del Naritasan Park e dei viali intorno al tempio creano uno scenario poetico, mentre lungo la Omotesando l’aria profuma di dolci e di anguilla grigliata. L’autunno, invece, trasforma i giardini in un mosaico di rossi e gialli che si riflettono nei laghetti del parco.

L’estate è più tranquilla: il caldo e l’umidità allontanano molti turisti, ma proprio per questo si può godere di un’atmosfera più autentica, fatta di rituali e di vita locale. In inverno, il cielo limpido e la calma delle giornate fredde donano al tempio un fascino austero e spirituale, soprattutto durante il Capodanno, quando migliaia di fedeli si riuniscono per pregare il primo giorno dell’anno.

Ma il vero motivo per fermarsi a Narita non ha a che fare solo con le stagioni. È il ritmo della città, più lento, la sua capacità di accogliere il viaggiatore con gesti semplici e sorrisi sinceri. È un luogo che non ha bisogno di stupire: basta camminare lungo la Omotesando, sedersi davanti a un piatto di unagi o ascoltare il vento tra gli alberi del parco per capire che anche a pochi passi da un aeroporto, il Giappone sa ancora custodire la sua anima.

 

Mappa di Narita

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Rudy Vianello

Rudy Vianello

Sono un videomaker per lavoro e uno youtuber per passione. Ho imparato a conoscere il Giappone attraverso manga e anime ma dopo il mio primo viaggio me ne sono innamorato e così sono tornato spesso esplorando in solitaria i luoghi più conosciuti ma sopratutto i più sconosciuti. Ho creato questo sito per condividere le mie esperienze!

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