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Sumo: lo sport nazionale giapponese

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Articolo aggiornato al 2026

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Tempo di lettura: 9 minuti

Il Sumo, questa pratica sportiva diffusissima in Giappone, tanto da essere considerata sport nazionale, all’apparenza può sembrare per un occidentale una “zuffa tra due ciccioni” ma, in verità, é uno sport di lotta antico e ricco di rituali. Sumo letteralmente significa “strattonarsi” ed è una forma di lotta dove due avversari si affrontano con l’intenzione di far cadere o spingere fuori dall’area di combattimento (Dohyō) l’avversario.

Le origini del Sumo

I primi combattimenti di questo sport sembrano risalire addirittura a 1500 anni fa ed erano accompagnati da danze, spettacoli teatrali e preghiere, legati tutti in un rito per favorire la raccolta del riso. Più tardi, nel VIII secolo, furono integrati nelle cerimonie della corte imperiale, e in quel periodo non c’erano regole, tutti i colpi erano permessi, ma con l’avanzare degli anni, il governo organizzò la disciplina con varie regole, fino a ottenere lo sport tuttora praticato. Durante gli anni seguenti, il Sumo venne considerato prima tecnica militare di combattimento, in seguito divertimento per la classe borghese, per poi divenire, nel XVIII secolo, sport nazionale. 

Un uomo, un lottatore

I lottatori di Sumo professionisti vengono definiti Rikishi (anche se in generale viene usato l’appellativo Sumitori), ma possiedono anche un nome di combattimento, in generale semplicemente il loro nome di battesimo. In questa disciplina sportiva non esistono categorie di peso, si va dai 70 ai 280 chili, il che vuol dire che un lottatore può trovarsi ad affrontare un avversario che fa 3 volte la sua stazza! Generalmente il peso da raggiungere per divenire un ottimo Rikishi è 150 Kg, stazza che garantisce un buon compromesso tra stabilità e agilità. Diventare competitivi in questo sport non è affatto facile, la strada per ottenere taglia, forza e tecnica è lunga, e necessita di grande caparbietà e dedizione.

Gli adepti di questo sport che desiderano diventare professionisti, iniziano il loro tirocinio intorno ai 12 anni, dopo che la famiglia ha dato il consenso all’ Oyakata, ovvero un ex lottatore divenuto maestro, che prenderà il ragazzo sotto la sua responsabilità per farlo diventare campione. Il nuovo adepto e i suoi compagni, da quel momento, si alleneranno, mangeranno e dormiranno nella scuola, lavorando all’interno per farla funzionare e ricevendo una piccola somma di denaro per mantenersi.

La loro giornata sarà cadenzata da allenamenti intensi, pasti molto calorici, faccende quotidiane e riposi (soprattutto dopo i pasti, per favorire la formazione di grasso). Fino al ritiro da questo sport la scuola di Sumo sarà la loro vita. Grazie ai suoi sforzi, l’apprendista diventa Rikishi e può sperare di entrare nella ristretta cerchia dei professionisti di alto rango, i Sekitori (si parla di neanche un decimo dei pretendenti), e magari Sekiwake (campione junior), Ozeki (campione) o addirittura Yokozuna (gran campione) ovvero il massimo riconoscimento di questa disciplina.

La figura di Yokozuna è rispettata quasi come una divinità dai giapponesi e la sua entrata nel Dohyo, enfatizzata da rituali, è ancora più messa in evidenza dalla tenuta del campione che prevede oltre ovviamente al particolare perizoma detto “mawashi” anche della “tsuna” una coreografica e pesante corda intrecciata.

Normalmente la carriera di un Rishiki non è lunga, i lottatori più promettenti cominciano a far carriera a 20 anni e difficilmente si gareggia ancora dopo i 30. Ogni titolo ottenuto inoltre, può essere declassato a causa di scarse prestazioni. Solo il titolo di Yokozuna, una volta ottenuto, rimane fino a fine carriera. In caso di peggioramento di risultati, dovuti all’avanzamento dell’età, sarà lo stesso campione a ritirarsi dalla disciplina per non deludere i suoi tifosi. Da sapere inoltre che per tutto il periodo professionistico i lottatori sono tenuti a portare i capelli lunghi, che verranno acconciati in un modo particolare detto “oi-cho mage”, e che a fine carriera, verranno simbolicamente tagliati.

Riti e regole

Un incontro di Sumo non può cominciare se non vengono effettuati particolari riti tradizionali. Un torneo comincia sempre con il cosiddetto “Yokozuna Dhyōhiri” dove il grande campione entra in scena deliziando il pubblico con l’esecuzione dei movimenti tradizionali. Segue poi il “Makuuki Dohyōhiri” ovvero la presentazione personale di tutti i Rikishi partecipanti tramite un cerimoniale di gesti tradizionali e scaramantici indossando un particolare grembiule detto “Kensho Mawashi”.

L’inizio dell’incontro

Una volta entrato nel Dohyō, ovvero l’area circolare di creta e sabbia (4,55 m di diametro) delimitata da delle corde di paglia fissate al suolo, il lottatore alza il più possibile di lato i piedi per poi sbatterli a terra, questa operazione è denominata “shiko” e serve teoricamente per scacciare gli spiriti, ma più praticamente per riscaldarsi e intimorire l’avversario.

Il secondo rituale è chiamato “kyome no shio” e consiste nello spargere del sale sul Dohyō per purificarlo, scacciare la malasorte evitando cosi infortuni. Terza e ultima pratica consiste nel bere (e poi sputare) “acqua della forza” per prepararsi ad affrontare l’avversario.

Tecnicne di Sumo

Le tecniche utilizzate nel Sumo dette “Kimarite” sono molteplici (82) e hanno tutte lo scopo di vincere l’incontro spingendo l’avversario fuori dal Dohyō o farlo toccare il suolo con qualsiasi parte del corpo che non siano le piante dei piedi.

Si possono dividere in:

  1. Kihonwaza, le tecniche di base di questo sport
  2. Nagete, tecniche di lancio, per proiettare l’avversario al suolo o fuori dal Dohyō
  3. Kakete, tecniche di spazzata, per far perdere l’equilibrio all’avversario
  4. Hinerite, tecniche di atterramento, per “schienare” direttamente l’avversario
  5. Sorite, tecniche di cadute del corpo all’indietro, per “schienare” l’avversario cadendo
  6. Tokushuwaza, tecniche speciali, le “super mosse” del Sumo
  7. Hiwaza shōbu kekka, le “non tecniche” ovvero le azioni che portano alla vittoria senza utilizzare contatto fisico, come ad esempio le finte

A queste azioni si aggiungono anche le “Kinjite Hansoku” ovvero i falli da squalifica che comprendono tra l’altro i colpi ai genitali, l’afferrare i capelli, pugni, calci, dita negli occhi e persino perdere il mawashi rimanendo nudi nel Dohyō.

L’arbitro dei combattimenti è chiamato Gyōji e tiene in mano un ventaglio per evidenziare la sua autorità e un pugnale intorno alla cintura, in ricordo all’antica tradizione nella quale in caso di errata valutazione del risultato, si sarebbe suicidato. Singolare inoltre il fatto che nel Dohyō, ritenuto sacro, è vietata la presenza delle donne, considerate, in passato, impure.

I tornei

I tornei ufficiali di Sumo in Giappone sono sei. In Gennaio, Maggio e Settembre a Tokyo, città considerata Mecca del Sumo, uno a Osaka in Marzo, uno a Nagoya in Luglio e per finire uno a Fukuoka in Novembre.

I tornei cominciano di domenica e durano 15 giorni, durante i quali ogni Rikishi affronta tutti gli avversari, uno al giorno. Per mantenere il proprio statuto e sperare di avanzare di grado bisogna vincere più della metà degli incontri e sarà decretato vincitore della competizione il Rikishi che ha accumulato più vittorie totali. Per ambire al titolo di Yokozuna, oltre a possedere qualità morali e risultati degni, bisogna vincere due tornei di fila.

Vedere un incontro di sumo

Se volete assistere ad un torneo di Sumo la soluzione più comune è quella di andare al “Ryogoku Kokugikan” stadio mitico di Tokyo in cui si svolgono 3 dei 6 tornei nazionali. I prezzi dei biglietti dipendono, come spesso accade negli stadi, dalla posizione rispetto al Doyhō, più si è vicini più il prezzo si alza. Il costo dei biglietti più economici si aggira comunque intorno ai 40 Euro.

Un anime sul sumo

Per cominciare ad appassionarvi a questa disciplina, niente di meglio per noi amanti del Giappone di un bel anime a tema! Hinomaru Sumo tratta le gesta di Ushio, giovane (e basso) prodigio del Sumo che insieme al suo eterogeneo team punta a diventare campione nazionale. Super consigliato!

Per conoscere meglio il sumo consiglio di vedere qeusto video:

Nella speranza che questo tradizionale sport possa affascinarvi…MATANE MINNA SAN!!!!!

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Alberto Comelato

Alberto Comelato

Cuoco professionista, negli ultimi tempi gironzolo per l’Asia, assaggiando varie specialità. Tra le cucine asiatiche ho assolutamente un debole per quella Giapponese, dove tecnica e rispetto del prodotto si uniscono per creare ad ogni assaggio qualcosa di unico. Ormai da una decina d’anni me ne interesso e la riproduco da autodidatta, appassionandomene sempre un po’ di più.

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