Prima dei miei consigli voglio fare una precisazione. In molti altri siti si legge che Kurashiki è la Venezia del Giappone. Certo Kurashiki ha il suo fascino ma questo paragone è un’assurdità! Non basta un canale, qualche edificio storico e dei tizi che ti portano in barca a fare di una città “Venezia”. Anzi cercare similitudini che non ci sono non fa altro che sminuire la bellezza di Kurashiki.
Kurashiki nasce nel periodo Edo come snodo commerciale. Sorgeva al centro di una rete di canali navigabili che venivano utilizzati per trasportare il riso dai campi della pianura circostante. Il riso veniva stoccato nei magazzini lungo i canali per poi essere spedito a Kyoto e Osaka. Lo stesso nome Kurashiki deriva dalla parola “Kura” che significa magazzino. Lo sviluppo di Kurashiki prosegue anche nel periodo Meiji con la costruzione di fabbriche tessili.
Ho girato il Giappone da solo per anni, poi ho cominciato a portarci gli altri. Questo PDF è quello che consiglierei a un amico che parte per la prima volta: la sequenza giusta, i posti che non trovi negli altri itinerari, i numeri reali.
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Cosa vedere a Kurashiki
Quartiere storico di Bikan
A Kurashiki nel quartiere storico di Bikan, che si sviluppa attorno a un canale, sono sopravvissuti magazzini ed edifici storici. I magazzini che si contraddistinguono per il colore bianco e le piastrelle nere sono stati trasformati in caffè, ristoranti, negozi e musei. Il canale che attraversa Bikan è costellato di salici e attraversato da ponti in pietra.
In questo contesto d’altri tempi si può anche partecipare a un tour in barca così da avere una breve esperienza di come era navigare lungo il canale nel periodo Edo. Si sale su una piccola imbarcazione in legno spinta dal remo di un uomo con addosso uno yukata e in testa un cappello a punta in paglia di riso. Per partecipare bisogna recarsi al centro turistico di Kurashiki e se si vuole calarsi ancora di più nella parte si può noleggiare un oyukata e indossare il tipico cappello giapponese.
Nonostante le piccole dimensione del centro storico, Kurashiki ospita molti musei che possono rendere ancora più interessante la visita. Nessuno è gratuito e tutti, tranne il Museo Ohara, si visitano in 15-20 per cui consiglio di scegliere quello che più è vicino ai vostri interessi.
Museo Archeologico
In questo magazzino nel 1950 è stato aperto un museo che espone una collezione di oggetti e ceramiche risalenti alle epoche antiche del Giappone. Ingresso 500 yen
Museo del giocattolo
Interessante museo che raccoglie più di 5.000 giocattoli prodotti in Giappone dal 1600 agli anni ’80. Oltre all’esposizione il museo ospita un negozio e un caffè. Ingresso 500 yen
Museo dell’artigianato
Il museo è ospitato nel primo magazzino convertito di Kurashiki ed espone oggetti di uso comune giapponesi come ceramiche, tessuti e utensili. Ingresso 1000 yen
Museo d’arte Ohara
Questo edificio, completamente fuori contesto, che ricorda un tempio romano ha avuto il primato di ospitare la prima collezione permanente di opere d’arte occidentali. Aperto nel 1930 con solo dipinti e sculture francesi, negli anni sono state aggiunte opere di artisti italiani, spagnoli, olandesi e americani come Monet, Picasso, Pollock e Modigliani. Ingresso 1500 yen che include anche il Museo Kojima.
Casa Ohashi
L’edificio più interessante da visitare a Kurashiki è sicuramente la residenza della famiglia Ohashi. Gli Ohashi erano una ricca famiglia di mercanti che si fecero costruire questa residenza cittadina nel 1796. L’edificio è molto grande e ben conservato. Le stanze hanno pavimenti in tatami, paraventi decorati e in alcune ci sono anche degli arredi. Il fatto che si possono visitare tutte le stanze permette di avere un’idea più precisa di come si viveva in una ricca famiglia nel periodo Edo. Ingresso 550 yen
Ivy Square
Poco distante dalla zona di Bikan si trova un complesso di edifici di mattoni rossi ricoperti di edera. Questo era la sede del cotonificio Kurashiki Bosekijo, conosciuta anche come Kurabo, il primo a introdurre la produzione industriale del cotone in Giappone. Oggi gli edifici ospitano un hotel, ristoranti, e due musei:
- Il Museo Kurabo che racconta e glorifica la storia del cotonificio dalle origini a oggi. Ingesso costa 300 yen, ma avrei preferito fosse gratis visto che la Kurabo oggi è un colosso industriale e il museo è un forma di pubblicità!
- Il Museo Kojima che raccoglie la collezione del pittore Kojima Torajiro. Sono esposte sia le sue opere che quello che ha collezionato. Ingresso 1500 yen che include anche il Museo d’arte Ohara.
Nelle vicinanze di Ivy Square c’è un museo che raccoglie gli oggetti ispirati a Momotaro, il ragazzo pesca protagonista di leggende molto amate in Giappone. Le gesta di Momotaro sono state trasposte anche in film, anime e manga e questo ha generato gadget di ogni tipo.
Sempre nei dintorni si trova il curioso museo dei salvadanai. Nella realtà i salvadanai sono esposti al secondo piano dell’edificio, invece nel primo ci sono oggetti d’antiquariato in vendita. Tutto è ammassato alla rinfusa e più che un museo sembra il magazzino di un accumulatore compulsivo, ma è anche vero che visitandolo si può fare un tuffo tra gli oggetti del recente passato del Giappone.
Ho visitato Kurashiki mentre percorrevo in bici il percorso ciclabile Kibiji, ma questo mi ha costretto a una deviazione dal percorso originale che lo ha allungato molto. Per cui consiglio di raggiungere Kurashiki in treno da Okayama. Kurashiki non sarà la Venezia del Giappone ma ha sicuramente il pregio di immergere chi la visita nel mondo dei mercati giapponesi.
Mappa di Kurashiki
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