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Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo

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Articolo aggiornato al 2026

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Tempo di lettura: 7 minuti

27 anni è l’età media di un edificio giapponese. 30 sono gli anni stabiliti per legge come limite di vita di una costruzione. E se in Italia spesso un edificio vecchio è considerato storico, in Giappone è solamente vecchio. Aggiungiamoci terremoti e incendi che nei secoli hanno distrutto vaste aree urbane, si comprende come il Giappone rischia di non avere testimonianze di come è cambiata nei secoli l’architettura degli edifici, soprattutto in una metropoli in continuo mutamento come Tokyo.

A porre rimedio a tutto questo ci pensa il Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo, dove sono stati trasferiti e ricostruiti importanti edifici storici di Tokyo e non solo. Gli edifici sono 30 e la maggior parte risale al periodo Meiji (1868-1912) e alcuni del periodo Edo.

Cosa vedere al Museo Edo Tokyo

Quello che rende speciale il museo dal mio punto di vista è la possibilità di entrare negli edifici e vedere come si viveva nel periodo Edo e Meiji. Interessanti sono gli edifici del periodo Meiji, che testimoniano il periodo in cui il Giappone iniziò ad aprirsi all’occidente e decise di modernizzarsi copiandone stili e modi di vivere. Infatti si passa da edifici all’apparenza tradizionali con interni occidentali a viceversa, edifici dal design europeo ma con stanze in stile giapponese.

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Case in movimento

Tra tutti gli edifici del museo mi ha colpito la storia della residenza Hachirouemon Mitsui appartenuta a una delle famiglie più potenti del Giappone. Dopo che la precedente abitazione era stata distrutta dai bombardamenti, nel 1952 il capofamiglia Mitsui decise che la sua nuova residenza sarebbe stata costruita a Tokyo nel prestigioso quartiere di Nishi-Azabu.

La particolarità della residenza è che per la costruzione sono stati utilizzati anche materiali e oggetti provenienti da altri edifici legati ai Matsui. La stanza degli ospiti e la sala da pranzo provengono da una residenza di Kyoto del 1897. Una delle stanze con i tatami invece proviene da una villa di famiglia che si trovava a Oiso. E il lampadario al secondo piano prima illuminava gli interni della Banca Mitsui.

È strano pensare che per costruire un edificio nuovo si utilizzano materiali di case storiche che si trovano a centinaia di chilometri di distanza, ma in Giappone non è una cosa inusuale, ad esempio l’importante santuario di Ise ogni 20 anni viene smontato e ricostruito con nuovi materiali e i vecchi vengono donati per la costruzione di altri santuari. Dopotutto molti degli edifici del museo hanno una storia analoga, nessuno prima del 1993, anno di apertura, si trovava qui. La residenza Hachirouemon Mitsui è “arrivata” nel 1996 quando viene donata dalla famiglia Mitsui al governo di Tokyo che la sposta nell’area museo.

Hachirouemon Mitsui Museo all’aperto dell’architettura di Edo-Tokyo

Fare shopping nell’antica Tokyo

Quello che non manca nella moderna Tokyo sono quartieri dedicati allo shopping, ma era la stessa cosa in passato? La risposta è si. Ovviamente non così estesa come ora ma con la stessa idea di via commerciale costellata di negozi come dimostra un’ampia zona del museo, dove sono stati collocati diversi edifici che un tempo erano attività commerciali.

Oltre all’esterno gli edifici sono stati restaurati all’interno utilizzando anche le riproduzioni degli oggetti e degli strumenti del periodo. Per cui tra gli altri ritroviamo il fioraio, la drogheria, la cartoleria, il bar, il negozio di ombrelli di carta, quello di saké, di salse di soia e non manca la Koban, la sottostazione di polizia di quartiere.

Se poi vi siete sempre chiesti come è un vero Sento, il bagno pubblico giapponese, è stato portato qui il Kadakara-yu, un lussuoso Sento che esternamente assomiglia a un tempio. Non è il primo bagno pubblico che visito ma di sicuro è il più grande e poi è l’unica occasione in cui sono potuto entrare in un Sento vestito…per cui se siete tra quelli che non vogliono mostrarsi nudi ad altre persone ma volete vedere cosa c’è all’interno di un Sento solo per questo merita una visita al Museo.

Museo all’aperto dell’architettura di Edo-Tokyo

Hayao Myazaki e la città incantata

Se siete appassionati delle opere dello Studio Ghibli il museo per voi è una tappa obbligatoria. Il Maestro Myazaki ha disegnato “Edomaru” la mascotte del museo e durante la lavorazione de “La Città Incantata” ha visitato più volte il museo per prende ispirazione dagli edifici per progettare quelli visti nel film. Sono 5 gli edifici del museo che potete ritrovare ne “La Città Incantata”:

  • Il Bar Kakiya è il bar dove i genitori di Chihiro vengono trasformati in maiali.
  • Gli interni del Kodakara-yu sono stati d’ispirazione per il design del bagno pubblico del film.
  • L’interno della cartoleria Takei Sanshoodo è uguale a dove lavora Kamaji nel bagno pubblico del “La Città Incantata”.
  • La residenza di Korekiyo Takahashi, un importante politico del periodo Meiji, ha ispirato l’ambientazione delle scene in cui Haku è ferito.
  • Il vagone del Tram che un tempo collegava le stazioni Shibuya, Shinbashi e Kanda custodito nell’area del museo nel film è diventato il treno che Chihiro prende per raggiungere Zeniba.

 

Hayao Myazaki, Studio Ghibli al Museo all’aperto dell’architettura di Edo-Tokyo

Il Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo si raggiunge in 45 minuti di treno dalla stazione di Shinjuku (Chuo Line della JR scendere a Musashi-Koganei Station) e sono pochi i turisti occidentali che lo visitano nonostante siano molti i motivi per farlo. Non è un museo solo per appassionati di architettura, io non lo sono, ma è per tutti. Per chi vuole conoscere come era la Tokyo che “non c’è più”, per chi vuole fuggire dal caos dei quartieri più affollati e visitare un luogo tranquillo e rilassante visto che il museo è all’interno di un parco. È anche un luogo adatto ai bambini, che possono liberamente esplorare degli edifici “fantastici” e curiosare ovunque. Ma la cosa più importante è che in un unico luogo potete visitare edifici di stili ed epoche che altrimenti per vedere sareste costretti a viaggiare attraverso il Giappone come faccio io…ma so che non sempre è possibile…e un’ultima cosa, se ci veniva spesso anche il Maestro Miyazaki vuol dire che forse non è solo un museo ma qualcosa di più…incantato.

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Rudy Vianello

Rudy Vianello

Videomaker e fondatore di sonoinviaggio.com. Ha lasciato il lavoro a 41 anni per viaggiare in Giappone in solitaria. Dal 2018 organizza tour di piccolo gruppo (max 14-16 persone). I suoi video sono stati trasmessi ne Il Mondo Insieme di Licia Colò su Tv2000. Tra i primi italiani a visitare Namie, la città fantasma vicino a Fukushima.

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