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Narita: la guida tra templi, tradizione e cucina oltre l’aeroporto

Narita: la guida tra templi, tradizione e cucina oltre l’aeroporto

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Tempo di lettura: 12 minuti

Narita è un nome che per molti significa soltanto “aeroporto”. Ma basta prendere il treno e in pochi minuti ti ritrovi in una cittadina che custodisce una delle tradizioni spirituali più forti del Giappone, strade dal sapore antico e piatti tipici che ti restano nel cuore.
Se hai qualche ora libera tra un volo e l’altro, oppure vuoi iniziare il tuo viaggio in modo diverso dal solito, fermarti a Narita può diventare una sorpresa indimenticabile.

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Cosa vedere a Narita

Naritasan Shinshoji: il grande tempio dei mille anni

Ci sono luoghi in Giappone che sembrano vivere in un tempo diverso dal resto del mondo, e il tempio Naritasan Shinshoji è uno di questi. Fondato nell’anno 940, è dedicato a Fudō Myōō, la divinità del fuoco e della saggezza, colui che brucia l’ignoranza per purificare l’anima.

La nascita del tempio è legata a un episodio antico: durante la ribellione di Taira no Masakado, il monaco Kancho Daisojo portò in questa zona una statua di Fudō Myōō per pregare la fine del conflitto. Quando la pace tornò, la statua rifiutò simbolicamente di essere spostata, e così venne eretto il tempio proprio qui, come segno della presenza permanente della divinità.

Da allora il Naritasan è diventato uno dei principali centri del buddismo Shingon, e ogni anno accoglie milioni di pellegrini, soprattutto durante il Capodanno e le principali festività religiose.

Appena si attraversa la Porta dei Guardiani (Niōmon), si entra in quel mondo sospeso nel tempo. Le due imponenti statue che la fiancheggiano rappresentano i protettori del tempio, figure vigorose e minacciose che tengono lontani gli spiriti malvagi.
Salendo la lunga scalinata si giunge al cuore del complesso, dove si susseguono i principali edifici sacri:

Sala Principale (Daihondō)

Costruita nel 1968, è il fulcro del tempio. Qui ogni giorno si celebra la cerimonia del fuoco sacro (Goma), un rito suggestivo in cui i monaci recitano sutra e gettano tavolette votive nelle fiamme per purificare i desideri terreni. L’atmosfera è intensa: il profumo dell’incenso, il battito dei tamburi e il crepitio del fuoco creano un’esperienza quasi ipnotica.

Pagoda a tre piani (Sanjū-no-tō)

Eretta nel 1712, questa pagoda è un capolavoro del periodo Edo. Le sue pareti sono decorate con dorature e pitture vivaci che raccontano scene del Sutra del Loto. È un esempio straordinario di arte sacra giapponese e, con la luce del tardo pomeriggio, sembra brillare come un gioiello tra gli alberi.

Pagoda della Grande Pace (Heiwa no Tō)

Costruita nel 1984 per celebrare gli 1100 anni del tempio, si innalza per 58 metri e custodisce reliquie del Buddha. È il simbolo della preghiera per la pace universale e uno dei punti panoramici più belli del complesso. Da qui si ammira il verde del parco e i tetti dei padiglioni antichi.

Sala di Shakyamuni (Shakado)

Realizzata nel 1858, è una delle strutture più antiche ancora esistenti. In passato era la sala principale e ospita una statua del Buddha Shakyamuni, il fondatore del buddhismo. Le travi e le colonne in legno sono finemente scolpite con draghi e motivi floreali, segno dell’altissimo livello artistico raggiunto dagli artigiani dell’epoca.

Sala della Luce (Komyodo)

Risalente al 1701, è oggi considerata un bene culturale di valore nazionale. Per secoli fu il centro della vita religiosa del tempio, e la sua architettura sobria e armoniosa trasmette un senso di quiete profonda.

Il fuoco che purifica

La cerimonia del fuoco sacro, che si svolge più volte al giorno, è il cuore della devozione del Naritasan. Le fiamme rappresentano la saggezza che dissolve l’avidità e l’odio, e ogni visitatore può partecipare portando un amuleto o una tavoletta votiva da far benedire. È un rito antico che unisce la forza della fede al calore della vita quotidiana. Parterciparvi è un’esperienza unica!

Tradizioni e vita del tempio

Il Naritasan non è un monumento “immobile”, ma un luogo vivo. Ogni giorno riecheggiano i canti dei monaci, il suono delle campane e il passo lento dei pellegrini. Durante la festa di Setsubun, che segna l’inizio della primavera, gli attori di teatro kabuki vengono ancora oggi a lanciare fagioli portafortuna dalla terrazza della sala principale. È una tradizione che si ripete da secoli e che lega il tempio alla cultura popolare.

Visitare il Naritasan significa toccare con mano l’anima religiosa del Giappone: un luogo dove la fede, l’arte e la storia si incontrano in un’armonia che resta nel cuore. 

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Omotesando: la via dell’anguilla e delle botteghe

Dal piazzale della stazione fino alle porte del tempio Naritasan si snoda la Narita Omotesando, una strada lunga circa ottocento metri che sembra essersi fermata a un’altra epoca. È qui che Narita rivela il suo volto più autentico: insegne dipinte a mano, profumo di salsa di soia che si caramellizza sull’anguilla alla griglia, artigiani che lavorano ancora con strumenti antichi dietro vetrine di legno.

La Omotesando di Narita esiste da più di tre secoli. Nacque nel periodo Edo come strada di pellegrinaggio per i fedeli diretti al tempio Shinshoji, e attorno ad essa fiorirono locande, botteghe di tè, laboratori di incenso e negozi di dolci tradizionali. Ancora oggi molte case conservano le facciate originali in legno scuro e il fascino delle insegne verticali che oscillano al vento.

Camminare qui è come seguire un filo che unisce il presente alla storia: tra un negozio di geta (sandali di legno) e una bottega di ventagli, si respira quella calma quotidiana che è rara nelle grandi città giapponesi.

Dove assaggiare l’anguilla, simbolo di Narita

Narita è famosa in tutto il Giappone per la sua anguilla alla griglia (unagi). In passato i corsi d’acqua e gli stagni della zona erano ricchi di anguille, e i ristoranti nati per sfamare i pellegrini ne fecero la loro specialità.

Il piatto tipico è l’unaju: anguilla grigliata con salsa dolce e servita su riso bianco in eleganti scatole laccate. Il profumo invade tutta la strada, e ogni ristorante custodisce una propria ricetta segreta per la salsa, spesso tramandata di generazione in generazione.

  • Kawatoyo (川豊本店) – Il più celebre ristorante della via, fondato alla fine del XIX secolo. Dalla strada puoi vedere i cuochi che sfilettano le anguille vive e le arrostiscono lentamente sul carbone. La carne resta morbida, la pelle croccante, e il sapore è incredibilmente delicato. Preparati a un po’ di attesa: è parte del rito.
  • Surugaya (駿河屋) – Più tranquillo e frequentato dai locali. Gli interni in legno lucidato e la vista sul piccolo giardino interno lo rendono un luogo perfetto per una pausa rilassata.

Molti ristoranti aprono già a metà mattina e servono fino al primo pomeriggio: ideale se vuoi pranzare prima di visitare il tempio.

 

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Foto di Xser21 - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Narita-san Calligraphy Museum

Poco conosciuto ma affascinante è il Narita-san Shodō Museum, un museo dedicato alla calligrafia giapponese. Custodisce oltre 6.000 opere, dalle più antiche pergamene buddiste a lavori moderni. Un’occasione per capire quanto la scrittura, in Giappone, sia considerata una vera e propria forma d’arte spirituale.

Naritasan Park: un’oasi verde tra laghetti e foliage

Alle spalle del grande tempio Naritasan si estende il Naritasan Park, un giardino armonioso di laghetti, ponti e sentieri dove la spiritualità lascia spazio al silenzio della natura. Creato alla fine del XIX secolo, fu pensato come luogo di meditazione e raccoglimento per i pellegrini, e ancora oggi conserva quella serenità che invita a rallentare.

Tra i punti più suggestivi ci sono i tre laghetti, Monju, Ryuchi e Yamamoto, popolati da carpe colorate e circondati da salici e aceri. In primavera il parco si accende di fiori di ciliegio, in autunno si tinge di rosso e oro, e ogni stagione regala un volto diverso al paesaggio.

Passeggiare nel Naritasan Park dopo la visita al tempio è comprendere l’unione profonda tra spiritualità e natura nella sua forma più intima.

Museo del Narita Yokan: dolci segreti

Narita non è solo anguilla: è anche la patria dello yokan, un dolce tradizionale a base di pasta di fagioli rossi e agar. Il Narita Yokan Museum racconta la storia di questa prelibatezza, introdotta qui nel XVII secolo dai monaci del Naritasan come cibo energetico.

Passeggiando tra esposizioni e degustazioni, puoi assaggiare versioni classiche e moderne del yokan. È un souvenir insolito ma molto apprezzato, soprattutto dagli anziani giapponesi che lo considerano un dolce “elegante”.

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Foto di Joe deSousa , CC0, Link

Boso no Mura: un viaggio nel Giappone dell’epoca Edo

A pochi chilometri dal centro di Narita, immerso nella campagna della prefettura di Chiba, si trova il Boso no Mura, un villaggio-museo all’aperto che ricrea fedelmente la vita del Giappone dell’epoca Edo. Entrare qui è come varcare la soglia di un’altra epoca: strade sterrate, case dai tetti di paglia, botteghe di mercanti e antiche fattorie raccontano la quotidianità di un Paese che viveva ancora in equilibrio tra natura e spiritualità.

Gestito dal Museo Storico della Prefettura di Chiba, il Boso no Mura è un luogo vivo, dove le tradizioni non vengono soltanto mostrate ma praticate. Si può assistere a dimostrazioni di mestieri antichi — dalla ceramica alla tintura dei tessuti — o partecipare ad attività manuali come la scrittura con il pennello, la preparazione dei dolci di riso e la realizzazione di piccoli oggetti in bambù. Chi lo desidera può anche indossare abiti tradizionali e passeggiare tra le case come un abitante del periodo Edo.

Tra le costruzioni più suggestive spiccano la casa del samurai, con il suo giardino essenziale e silenzioso, la bottega del fabbro, dove risuona ancora il colpo del martello sul ferro, e la locanda di viaggio, dove i viandanti di un tempo si fermavano per la notte lungo le vie di pellegrinaggio. Non mancano la scuola elementare dell’epoca Meiji e le abitazioni contadine, che mostrano la semplicità e la forza della vita rurale giapponese.

Durante l’anno il villaggio ospita rievocazioni storiche, fiere e spettacoli popolari, e spesso viene scelto come set cinematografico per film e serie ambientate nel Giappone antico.

Dal centro di Narita si può raggiungere il Boso no Mura in circa 30-35 minuti:

  1. Dalla stazione di Narita prendi l’autobus Chiba Kōtsū in direzione Ryūkakuji-dai Shako o Ajiro.
  2. Scendi alla fermata Ryūkakuji Iriguchi (龍角寺入口) e prosegui a piedi per circa 8 minuti fino all’ingresso del museo.

In alternativa, il taxi impiega circa 20 minuti e costa intorno ai 3.000 yen.

Il Bōsō no Mura è uno di quei luoghi che sanno rendere speciale il viaggio: un Giappone che profuma di legno antico, di fumo e di silenzio. Camminando tra le sue stradine, con il rumore del vento nei campi di riso, ci si accorge che la storia (ricostruita)  vive ancora, a pochi chilometri dall’aeroporto più trafficato del Paese.

Bōsō no Mura Narita cosa vedere Giappone

Quando visitare Narita e perché fermarsi

Narita è una meta che si può visitare in ogni periodo dell’anno, ma il momento migliore dipende da ciò che cerchi nel tuo viaggio.

In primavera, la città si riempie di colori: i ciliegi del Naritasan Park e dei viali intorno al tempio creano uno scenario poetico, mentre lungo la Omotesando l’aria profuma di dolci e di anguilla grigliata. L’autunno, invece, trasforma i giardini in un mosaico di rossi e gialli che si riflettono nei laghetti del parco.

L’estate è più tranquilla: il caldo e l’umidità allontanano molti turisti, ma proprio per questo si può godere di un’atmosfera più autentica, fatta di rituali e di vita locale. In inverno, il cielo limpido e la calma delle giornate fredde donano al tempio un fascino austero e spirituale, soprattutto durante il Capodanno, quando migliaia di fedeli si riuniscono per pregare il primo giorno dell’anno.

Ma il vero motivo per fermarsi a Narita non ha a che fare solo con le stagioni. È il ritmo della città, più lento, la sua capacità di accogliere il viaggiatore con gesti semplici e sorrisi sinceri. È un luogo che non ha bisogno di stupire: basta camminare lungo la Omotesando, sedersi davanti a un piatto di unagi o ascoltare il vento tra gli alberi del parco per capire che anche a pochi passi da un aeroporto, il Giappone sa ancora custodire la sua anima.

 

Mappa di Narita

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Yokohama in un giorno: itinerario, attrazioni e cibo

Yokohama in un giorno: itinerario, attrazioni e cibo

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Tempo di lettura: 17 minuti

Yokohama è una città che sorprende sempre. A 30 minuti di treno da Tokyo, sembra quasi un mondo a parte: più rilassata, affacciata sul mare, con quartieri che mescolano influenze straniere, modernità e angoli tradizionali. È stata una delle prime città del Giappone ad aprirsi al commercio internazionale nel 1859, e questo spirito cosmopolita lo si respira ancora passeggiando tra le sue strade.

Visitare Yokohama in un giorno è possibile, ma attenzione: è una città che rischia di farti venire voglia di tornare (o almeno è così per me)!

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Cosa vedere a Yokohama

Minato Mirai e Landmark Tower

Minato Mirai 21 è il cuore moderno di Yokohama, un quartiere che fino a pochi decenni fa era fatto solo di moli e cantieri navali. Oggi, invece, è diventato il “porto del futuro”, con grattacieli che si riflettono nell’acqua, centri commerciali immensi e passeggiate sul mare dove la città si mostra nella sua versione più internazionale.

Il simbolo indiscusso di quest’area è la Landmark Tower, che con i suoi 296 metri è stata per anni l’edificio più alto del Giappone. Salire fino allo Sky Garden al 69° piano è un’esperienza imperdibile: gli ascensori ultraveloci impiegano appena 40 secondi per catapultarti in cima, e da lassù si apre una vista che spazia dalla baia di Yokohama al Monte Fuji, se la giornata è limpida. Al calare della sera le luci della città creano un paesaggio urbano tra i più suggestivi del Paese, tanto che questa zona viene spesso scelta come location per dorama e film romantici. Anche se conme di sera, il quando è tutto è illuminato,  sembra di essere dentro a Blade Runner o Cyberpunk 2077!

Proprio accanto alla torre si trova un’attrazione che rende la zona ancora più scenografica: la Yokohama Air Cabin, una funivia urbana unica in Giappone. In pochi minuti collega la stazione di Sakuragichō con i Red Brick Warehouse, sorvolando la baia e i palazzi di Minato Mirai. Prendere la cabinovia al tramonto o di sera è un’esperienza spettacolare, con la città che si illumina sotto di te e la ruota panoramica Cosmo Clock 21 che domina l’orizzonte.

Nei dintorni non mancano altri luoghi da visitare: il complesso commerciale Queen’s Square, ideale per shopping e pause caffè,  e il tranquillo Rinkō Park, perfetto per passeggiare al tramonto con vista sul porto. Poco distante trovi anche la Nippon Maru, la storica nave scuola trasformata in museo, e il centro congressi Pacifico Yokohama, con la sua architettura a forma di vela che ormai è parte dello skyline.

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Cosmo World e il Cosmo Clock 21

Proprio accanto a Minato Mirai si trova uno dei luoghi più iconici e fotografati di Yokohama: il Cosmo World, un parco divertimenti urbano che sembra incastrato tra grattacieli e centri commerciali. Non è un parco immenso come quelli di Tokyo, ma ha il fascino unico di trovarsi nel cuore della città, affacciato sulla baia.

Il simbolo indiscusso è la ruota panoramica Cosmo Clock 21: inaugurata nel 1989, con i suoi 112 metri è stata per anni la più grande del mondo. La particolarità? Non è solo una ruota panoramica, ma anche un gigantesco orologio digitale che scandisce le ore con le sue luci colorate. Vederla illuminarsi di notte, riflessa sull’acqua, è uno degli spettacoli più romantici e suggestivi di Yokohama.

Salire a bordo è un’esperienza che vale la pena, soprattutto al tramonto o la sera: in circa 15 minuti di giro la città si apre intorno a te, con Minato Mirai da un lato e il mare dall’altro. Ogni cabina può ospitare quattro persone, e alcune sono completamente trasparenti — non proprio l’ideale se soffri di vertigini, ma perfette per chi cerca un pizzico di brivido in più.

Oltre alla ruota panoramica, Cosmo World ha attrazioni per tutte le età: montagne russe che si tuffano in un finto laghetto, sale giochi in perfetto stile giapponese e aree dedicate ai bambini. L’ingresso al parco è gratuito e si paga solo per le giostre: questo lo rende un posto ideale anche per chi vuole solo fare una passeggiata, scattare qualche foto e respirare l’atmosfera da “città futuristica sul mare”.

Per un tocco in più, puoi concludere la serata con una passeggiata verso il vicino Yamashita Park, ammirando lo skyline illuminato: Cosmo Clock 21 sarà sempre lì, a ricordarti che sei nel cuore pulsante della Yokohama moderna.

Chinatown

Entrare a Chinatown a Yokohama è come varcare una porta che ti porta in un altro paese. Fondata nel 1859, quando la città si aprì al commercio internazionale, questa comunità è cresciuta fino a diventare la più grande Chinatown del Giappone e una delle più animate al mondo.

Le sue strade sono un tripudio di colori: lanterne rosse che si accendono al tramonto, insegne luminose, templi decorati con draghi e fenici. Passeggiando non si smette mai di stupirsi, e spesso ci si trova a guardare in alto tanto quanto in basso, perché ogni dettaglio,  dai tetti dorati alle bancarelle fumanti, racconta una cultura diversa ma allo stesso tempo comune a quella giapponese.

Il cuore spirituale del quartiere è il tempio Kanteibyo, dedicato al dio della prosperità Guan Yu. Con le sue decorazioni intricate e i colori sgargianti, è un luogo che unisce religiosità e spettacolo. Non è raro vedere turisti e giapponesi accendere incensi o fermarsi qualche minuto in preghiera.

Ma il vero protagonista di Chinatown è il cibo. Qui potresti passare un’intera giornata solo a mangiare, seguendo i profumi che escono dalle cucine. Tra gli Street food consiglio di provare:

  • i bao al vapore ripieni di carne o anko, soffici e caldi, perfetti da addentare mentre cammini
  • i celebri yaki shoronpo, ravioli croccanti con all’interno un brodo bollente, ma attenzione al primo morso, potresti scottarti!
  • i panda-man, panini dolci a forma di panda, che conquistano soprattutto i più piccoli
  • gli egg tart in stile cantonese, fragranti e appena sfornati, ideali come dolce conclusione

Chinatown è anche il luogo perfetto per lasciarsi andare: non serve avere una lista precisa, basta seguire il flusso, entrare in una via laterale, farsi guidare dai profumi e concedersi qualche assaggio qua e là. È un quartiere che stimola tutti i sensi, e che di sera, con le lanterne accese, diventa ancora più affascinante.

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Giardino Sankeien

Se Minato Mirai rappresenta la Yokohama del futuro, il Giardino Sankeien è la sua finestra sul passato. Questo grande giardino tradizionale giapponese si trova un po’ fuori dal centro, in una zona più tranquilla della città, e vale assolutamente la deviazione.

Fu creato all’inizio del Novecento da Hara Sankei, un ricco commerciante di seta che trasformò la sua passione per l’arte e l’architettura in un progetto unico: non solo piantò alberi e scavò stagni, ma trasferì qui interi edifici storici provenienti da Kyoto, Kamakura e altre città, salvandoli dall’abbandono. Così il suo giardino divenne un luogo dove natura e architettura si fondono, raccontando secoli di storia giapponese in un solo colpo d’occhio.

Passeggiando tra i sentieri si rimane incantati dalla pagoda a tre piani del tempio di Tomyoji, che spunta elegante tra gli alberi e regala prospettive da cartolina, soprattutto al tramonto. Ma il Sankeien è soprattutto un giardino che muta con le stagioni: in primavera i ciliegi si specchiano negli stagni e tingono il paesaggio di rosa, d’estate le ninfee e i fiori di loto sbocciano come piccoli gioielli sull’acqua, in autunno gli aceri incendiano i viali con i loro colori intensi e in inverno la neve copre di silenzio tetti e ponticelli, trasformando l’intero parco in un luogo quasi meditativo.

Non mancano le case da tè, dove ci si può fermare a sorseggiare un matcha accompagnato da wagashi, i dolcetti tradizionali giapponesi, osservando in silenzio le carpe koi che nuotano nello stagno. È uno di quei posti che riescono a farti dimenticare di essere a pochi chilometri da una delle città più moderne del Giappone.

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Foto di Joe deSousa , CC0, Link

Cup Noodles Museum

Tra i musei più curiosi di Yokohama c’è il Cup Noodles Museum, dedicato a uno dei simboli del Giappone moderno: il ramen istantaneo. L’idea di questo spazio nasce per raccontare la vita e le invenzioni di Momofuku Andō, l’uomo che nel 1958 creò il primo ramen istantaneo e che, qualche anno dopo, rivoluzionò il mondo con i famosi cup noodles.

Il museo non è una semplice esposizione di confezioni colorate. È pensato per essere interattivo e divertente: qui si può scoprire come sono nati i noodles istantanei, ripercorrere la storia del loro successo mondiale e soprattutto cimentarsi in attività pratiche. La più amata è il laboratorio dove ognuno può creare il proprio cup noodle personalizzato: si sceglie il tipo di zuppa, gli ingredienti, il disegno del bicchiere e alla fine si porta a casa un souvenir unico e… commestibile.

Il percorso si completa con installazioni multimediali, mostre che spiegano come il ramen istantaneo abbia influenzato le abitudini alimentari del Giappone e perfino un’area dedicata al “ramen nello spazio”, perché Andō progettò una versione pensata per essere mangiata dagli astronauti.

È un luogo che piace a tutti, dai bambini agli adulti, perché riesce a trasformare un gesto quotidiano come aprire un cup noodle in una storia fatta di creatività, innovazione e un pizzico di ironia. Visitandolo si capisce bene come un’idea nata da un piccolo laboratorio possa diventare un fenomeno globale, capace di raccontare un pezzo della modernità giapponese.

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Foto di KCyamazaki - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Shin-Yokohama Ramen Museum

Se il Cup Noodles Museum racconta l’invenzione del ramen istantaneo, il Shin-Yokohama Ramen Museum celebra invece il ramen tradizionale, quello vero, che da semplice piatto popolare è diventato una delle cucine più amate al mondo.

Aperto nel 1994, è un museo che sembra più un parco a tema. Appena si entra si trovano pannelli e mostre che raccontano la storia del ramen, le sue origini cinesi e la sua diffusione in Giappone, con tutte le varianti regionali. Ma la vera magia si scopre scendendo al piano sotterraneo: qui si apre una perfetta ricostruzione della Tokyo degli anni ’50, con stradine, lanterne e insegne che sembrano uscite da un film in bianco e nero.

In questo scenario nostalgico si trovano diversi piccoli ristoranti, ognuno specializzato in un tipo di ramen proveniente da varie parti del Giappone: dal tonkotsu di Kyūshū al miso di Hokkaidō, fino a versioni più particolari che raramente si trovano fuori dalle loro regioni d’origine. La cosa bella, e che consiglio di scegliere, è che si possono ordinare anche porzioni ridotte, le cosiddette mini bowl, così da assaggiarne più di uno nello stesso giro.

L’atmosfera è vivace, tra il profumo del brodo che invade le vie e i visitatori che si spostano di locale in locale come in un piccolo matsuri gastronomico. È un’esperienza che va oltre il semplice “mangiare ramen”: qui si respira la cultura giapponese del dopoguerra, quando questo piatto divenne un simbolo di rinascita e di vita quotidiana.

Il consiglio è di arrivare nel tardo pomeriggio e rimanere per cena: così ci si può godere con calma sia la parte museale sia l’esperienza del ramen, chiudendo la giornata di visita a Yokohama con un viaggio nel tempo e nei sapori del Giappone.

Yamashita Park e Red Brick Warehouse

Se vuoi respirare l’anima marittima di Yokohama, non c’è posto migliore di Yamashita Park, un lungo giardino affacciato sulla baia che corre parallelo alla passeggiata costiera. Aperto nel 1930, il parco nacque come simbolo di rinascita dopo il grande terremoto del Kanto del 1923, quando le macerie della città vennero usate per bonificare l’area e creare un nuovo spazio verde per i cittadini.

Oggi è uno dei luoghi più amati per una passeggiata lenta, soprattutto al tramonto, quando la luce dorata si riflette sull’acqua e gli edifici moderni di Minato Mirai si accendono in lontananza. È anche un posto molto vissuto dai giapponesi: qui si incontrano famiglie in gita, coppie che si fermano a guardare le navi passare e artisti di strada che animano i vialetti. Non è raro imbattersi in eventi stagionali, mercatini o spettacoli all’aperto.

Poco distante dal parco si trovano i celebri Red Brick Warehouse, due ex magazzini portuali costruiti agli inizi del ’900 e oggi riconvertiti in uno dei centri culturali e commerciali più vivaci della città. Le strutture in mattoni rossi, sopravvissute a incendi e terremoti, conservano un fascino industriale che si sposa perfettamente con la modernità del quartiere circostante. All’interno ospitano boutique di design, negozi artigianali, ristoranti e spazi espositivi: un luogo dove fare shopping diverso dal solito e magari fermarsi a cena con vista sulla baia.

Durante l’inverno, nella piazza davanti ai magazzini, viene allestita una pista di pattinaggio sul ghiaccio e mercatini natalizi che attirano tantissimi visitatori. In estate, invece, qui si svolgono festival musicali e birrerie all’aperto che trasformano l’area in un punto di ritrovo per giovani e turisti.

Se vuoi concederti un momento speciale, ti consiglio di arrivare ai Red Brick nel tardo pomeriggio: da qui si gode una delle vedute più suggestive dello skyline di Yokohama, con la Landmark Tower e il Cosmo Clock che si accendono all’orizzonte, mentre la baia si tinge di luci e riflessi.

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Anpanman Museum

Se stai viaggiando con bambini piccoli, l’Anpanman Children’s Museum è una piccola “magia” che vale la pena sperimentare. Anche se non conosci Anpanman (personaggio amatissimo in Giappone) e non capisci la lingua, l’atmosfera colorata, le scenografie interattive e il movimento continuo di bambini rendono comunque l’esperienza piacevole e coinvolgente.

È vicino a Minato Mirai, quindi logisticamente comodo, e al mattino i bambini hanno più energie per godersi giochi e spettacoli. Dopo due ore (che bastano per esplorare il museo e fare una pausa merenda a tema), puoi proseguire a piedi verso la Landmark Tower e il resto di Minato Mirai.

In alternativa, se vuoi un ritmo più rilassato, puoi inserirlo nel pomeriggio, dopo aver visitato Minato Mirai e la Landmark Tower. In questo modo i bambini trovano un po’ di svago dopo le attrazioni “da grandi”, e tu puoi approfittarne per una pausa nei negozi o al caffè del museo.

Considera che i piccoli si stancano presto: difficilmente ci passerai più di due ore. Per questo l’ideale è combinarlo con attività vicine, senza lunghi spostamenti.

Se invece sei senza bambini, puoi tranquillamente saltarlo e dedicare quel tempo in più al Sankeien Garden o a Chinatown, che hanno molto più da offrire a un pubblico adulto.

Cosa mangiare a Yokohama

Yokohama è una città che si racconta anche a tavola, con piatti che uniscono tradizione locale e influenze esterne.

Uno dei simboli gastronomici nati qui è l’iekei ramen, dal brodo denso e saporito. Per provarlo nella sua versione originale l’indirizzo da segnare è Yoshimuraya (vicino alla stazione di Yokohama), il locale storico che ha dato il via a questo stile.

Più delicato ma altrettanto tipico è il sanmamen, un ramen servito con verdure saltate sopra il brodo. Un buon posto per assaggiarlo è vicino a Chinatown dove c’è Gyokusentei, un ristorante storico che propone il sanmamen nella sua forma più autentica, perfetto per una pausa tra una visita e l’altra..

Se vuoi un salto nella storia, Yokohama è stata la porta d’ingresso della carne bovina in Giappone e qui nasce il gyū-nabe, considerato l’antenato del sukiyaki. Il luogo migliore dove provarlo oggi è Janomeya, un ristorante storico che da oltre un secolo prepara gyū-nabe con carne di altissima qualità. L’atmosfera richiama quella delle taverne di una volta, ma con un tocco elegante, e la posizione a Isezakichō lo rende facilmente raggiungibile dopo una passeggiata a Minato Mirai o una visita a Chinatown.

Per un’esperienza più legata all’anima internazionale della città, Chinatown rimane il cuore pulsante della gastronomia cinese in Giappone. Oltre allo street food da provare lungo le vie, ci sono ristoranti che meritano una sosta più lunga: Manchinro, elegante e tradizionale, conosciuto per la cucina cantonese; Jūkeihanten Shinkan, con un menu vario e piatti ben curati; e Yokohama Daihanten, che conserva un’atmosfera un po’ rétro ed è perfetto per chi cerca un pranzo abbondante in stile cinese.

Per gli amanti dei dolci, due tappe imperdibili: la Pompadour Motomachi Honten, catena di panetterie nata proprio a Yokohama nel 1969, dove trovare pane dolce e salato di qualità, e il Yokohama Pudding, un budino cremoso venduto in graziosi vasetti di vetro, disponibile in negozi come Yokohama Pudding 96 Fukupun.

Se ti viene fame nella zona di Minato Mirai, offre tante opzioni: dai pancake soffici e famosi del Bills Yokohama nei Red Brick Warehouse, alla birra artigianale di Antenna America, fino ai piatti eleganti di shabu-shabu e sukiyaki al Seryna Yokohama. E se vuoi semplicemente sorseggiare qualcosa con la città ai tuoi piedi, il bar panoramico dello Sky Garden è la scelta giusta.

Mangiare a Yokohama significa viaggiare con il palato: dal ramen robusto delle taverne popolari al pudding delicato che racconta l’anima dolce della città. Un percorso che unisce passato e presente, proprio come fa Yokohama in ogni suo angolo.

Conclusione

Yokohama non è una semplice gita fuori porta da Tokyo, ma una città con una personalità tutta sua. Qui il Giappone si mostra diverso: più rilassato, con il respiro del mare e il fascino di un passato fatto di commerci e aperture al mondo. È il luogo dove puoi salire su un grattacielo e poco dopo perderti tra lanterne cinesi, dove un giardino antico convive con musei dedicati al ramen e con ruote panoramiche illuminate che segnano l’orizzonte.

È anche una città che si assaggia: dal ramen nato qui e diventato famoso in tutto il Paese, al budino che addolcisce una passeggiata sul porto, fino allo street food che rende Chinatown un’esperienza di viaggio a sé.

Visitare Yokohama significa lasciarsi sorprendere, scoprire una città che non vive all’ombra di Tokyo ma che brilla di luce propria. E quando alla sera ti ritroverai sul lungomare di Yamashita Park, con lo skyline illuminato alle spalle e il profumo del mare davanti, capirai che questa città non è stata solo una parentesi, ma una tappa che resterà nei tuoi ricordi più autentici del Giappone.

 

Mappa di Yokohama

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Dall’aeroporto di Narita a Tokyo centro in treno, bus e taxi

Dall’aeroporto di Narita a Tokyo centro in treno, bus e taxi

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Tempo di lettura: 6 minuti

Come raggiungere Tokyo dall’ aeroporto di Narita

Atterrare all’aeroporto di Narita rappresenta l’inizio del viaggio in Giappone per molti. L’aeroporto si trova a circa 60 km a est del centro di Tokyo, ed è uno dei principali aeroporti internazionali del Giappone. Esistono diversi modi per raggiungere Tokyo dall’aeroporto, ognuno con i propri vantaggi in termini di costo, tempo e comodità. Ecco una guida completa per aiutarvi a scegliere il mezzo di trasporto più adatto alle vostre esigenze.

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Treno

Raggiungere Tokyo dall’ aeroporto di Narita in treno è molto semplice. Una volta atterrati e superati i controlli doganali seguite le indicazione per il piano sotterraneo B1F – Narita Airport Station dove potete scegliere se raggiungere Tokyo con il Narita express o lo Skyliner. Consiglio di scegliere in base al quartiere  in cui avete l’Hotel, perché le due linee non raggiungono le stesse zone di Tokyo.

Narita Express (N’EX)

Il Narita Express, gestito da JR East, è uno dei modi più comodi e veloci per raggiungere Tokyo. Il treno offre un servizio diretto e senza fermate, impiegando circa 60 minuti per arrivare alla stazione di Tokyo. Le fermate principali includono Shinagawa, Shibuya, Shinjuku e Ikebukuro.

  • Durata: 60-90 minuti, a seconda della destinazione
  • Costo: Circa 3,070 yen (solo andata)
  • Vantaggi: Servizio diretto, comodo, ampi spazi per i bagagli. Incluso nel Japan Rail Pass
  • Svantaggi: Prezzo relativamente alto
  • Biglietterie:
    • Terminal 1: JR East Travel Service Center situato nella zona Arrivi al piano B1. Biglietterie automatiche sono disponibili vicino all’ingresso delle piattaforme ferroviarie.
    • Terminal 2: JR East Travel Service Center situato nella zona Arrivi al piano B1. Biglietterie automatiche sono disponibili vicino all’ingresso delle piattaforme ferroviarie.
  • Orari: sito orari

Acquista qui il biglietto del Narita Express per Shibuya

Acquista qui il biglietto del Narita Express per Shinjuku

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Keisei Skyliner

l Keisei Skyliner è un’altra opzione rapida, con collegamenti tra Narita e la stazione di Ueno o Nippori. Questo treno è noto per la sua velocità e puntualità.

  • Durata: 41 minuti fino a Nippori
  • Costo: Circa 2,520 yen (solo andata)
  • Vantaggi: Molto veloce, conveniente per chi alloggia nella zona nord di Tokyo
  • Svantaggi: Può richiedere un cambio di treno per raggiungere altre destinazioni
  • Biglietterie:
      • Terminal 1: Keisei Information Center situato nella zona Arrivi al piano B1. Biglietterie automatiche sono disponibili vicino all’ingresso delle piattaforme ferroviarie Keisei.
      • Terminal 2: Keisei Information Center situato nella zona Arrivi al piano B1. Biglietterie automatiche sono disponibili vicino all’ingresso delle piattaforme ferroviarie Keisei.
  • Orari: sito orari

Acquista qui il biglietto del Keisei Skyliner

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Autobus

Airport Limousine Bus

L’Airport Limousine Bus offre una soluzione diretta e comoda, soprattutto per chi porta molti bagagli. Questi autobus collegano Narita con molte aree di Tokyo, inclusi i principali hotel e stazioni.

  • Durata: 60-120 minuti, a seconda del traffico e della destinazione
  • Costo: Circa 3,200 yen (solo andata)
  • Vantaggi: Servizio porta a porta per molti hotel, senza necessità di trasferimenti
  • Svantaggi: Possibile traffico nelle ore di punta
  • Biglietterie:
    • Terminal 1:  Airport Limousine Bus Ticket Counter situato nella zona Arrivi al piano 1. Biglietterie automatiche sono disponibili nelle vicinanze delle uscite degli Arrivi.
    • Terminal 2: Airport Limousine Bus Ticket Counter situato nella zona Arrivi al piano 1. Biglietterie automatiche sono disponibili nelle vicinanze delle uscite degli Arrivi.
  • Orari: sito orari

Acquista qui il biglietto del Limousine Bus

Taxi

Prendere un taxi da Narita a Tokyo è l’opzione più costosa, ma offre il massimo della comodità, specialmente per chi viaggia in gruppo o con molti bagagli.

  • Durata: 60-90 minuti, a seconda del traffico
  • Costo: 20,000-30,000 yen (tariffa fissa)
  • Vantaggi: Comfort, privacy, servizio porta a porta
  • Svantaggi: Molto costoso

Servizi di Ride-Sharing

Servizi come Uber e JapanTaxi sono disponibili a Narita, offrendo una comoda alternativa ai taxi tradizionali.

  • Durata: 60-90 minuti, a seconda del traffico
  • Costo: Variabile, ma generalmente simile al taxi
  • Vantaggi: Facile prenotazione tramite app, trasparenza dei costi
  • Svantaggi: Costi elevati, potenziale variabilità delle tariffe

Consigli Utili

  • Personale di Assistenza: In ogni terminal, troverai personale multilingue pronto ad aiutarti con l’acquisto dei biglietti e a fornire informazioni sui trasporti.
  • Pagamento: La maggior parte dei punti di vendita accetta sia contanti che carte di credito internazionali.
  • Verifica gli orari: Gli orari dei treni e degli autobus possono variare, quindi controlla gli orari aggiornati prima del viaggio.
  • Orari di Apertura: I centri di servizio e le biglietterie automatiche sono generalmente operativi durante gli orari di volo, ma è sempre meglio verificare gli orari specifici in anticipo.

Conclusione

Scegliere il mezzo di trasporto giusto dipende dalle tue esigenze specifiche, dal budget e dal livello di comfort desiderato. Con questa guida, spero di averti aiutato nel vostro trasferimento dall’aeroporto di Narita a Tokyo. La soluzione che io preferisco è il Keisei Skyliner perchè spesso scelgo l’hotel a Ueno e la vostra?

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Kamakura 5 luoghi da vedere in 1 giorno

Kamakura 5 luoghi da vedere in 1 giorno

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Tempo di lettura: 8 minuti

Nell’itinerario di chi visita Tokyo per la prima volta sicuramente Kamakura, assieme a Nikko, sono i luoghi ideali per una escursione in giornata. Ma quello che ho scritto per Nikko vale anche per Kamakura: non basta una giornata per vedere tutto quello che questa città ha da offrire! Ma posso provare a consigliare quello che secondo me è imperdibile. Quella che oggi è una tranquilla città di mare famosa per i suoi templi e santuari per più di un secolo è stata la capitale del Giappone. Nel 1192 lo shogun Minamoto scelse di spostare il centro del suo potere qui, dando il via allo sviluppo di Kamakura. Nel 1250 con i suoi 200.000 abitanti era la città più popolosa del Giappone e la quarta al mondo. Questo periodo che prende il nome di “Periodo Kamakura” non era destinato a durare. Con la sconfitta in battaglia dello shogunato e il ritorno del governo a Kyoto iniziò un lento ma inesorabile declino di Kamakura. I secoli successivi sono stati segnati da distruzioni, incendi, terremoti e guerre ma con un lavoro immenso di recupero e ricostruzione la città di Kamakura può oggi vantare un patrimonio storico e architettonico che forse non ha eguali in Giappone.

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Cosa vedere a Kamakura

Il Grande Buddha

La statua in bronzo del Buddha Amida alta più di 13 metri è il simbolo di Kamakura ed è probabilmente una delle immagini iconiche del Giappone nel mondo. La sua storia è incredibile. Un tempo qui si trovava il tempio Kotokui, che custodiva nell’edificio principale una gigantesca statua in legno. Una tempesta nel 1248 distrugge l’edificio e danneggia la statua. L’alto sacerdote del tempio decide di ricostruire tutto e di sostituire la statua con una in bronzo.  Terminata nel 1252 la statua del Grande Buddha viene ricoperta di foglie d’oro e posizionata all’interno della sala principale del tempio. Come mai ora è all’aperto? Semplice, si fa per dire, nel 1334 una tempesta distrugge la sala.

Grande Buddha Kamakura cosa vedere Giappone

Santuario Tsurugaoka Hachiman

Se si guarda su Google Maps Kamakura si vede una strada diritta lunga quasi 2 chilometri che dal mare alle montagne taglia in due la città. É un’arteria, che seguendo le regole del Feng-Shui, porta energia al cuore spirituale di Kamakura: il Santuario Tsurugaoka Hachiman. La Wakamiya Ōji, così si chiama l’arteria, è la strada principale di Kamakura che ha una particolarità: le corsie sono divise al centro dal viale d’accesso al Santuario costellato da lanterne di pietra che attraversa due giganteschi torii.

Il santuario è stato fondato nel 1063 come dimora delle versioni divinizzate dell’imperatore Ojin, chiamato Hachiman, di sua madre e di sua moglie. Il primo shogun Minamoto decise di spostare il santuario nell’attuale posizione e chiese alle divinità di “traslocare” nella nuova dimora molto più grande e più adatta alla loro importanza.

Tsurugaoka Hachiman Kamakura cosa vedere Giappone

Komachi-dori

Un modo alternativo per raggiungere il Santuario Tsurugaoka Hachiman è percorrere la Komachi-dori. Una strada di 350 metri parallela a Wakamiya Ōji che dalla stazione di Kamakura porta all’ingresso del santuario. Dall’aspetto un po’ retrò la Komachi-dori è costellata da caffè, ristoranti e negozi di tutti i tipi. Quando sarete all’ingresso guardando la folla sarete tentati di cambiare strada. Avreste anche ragione dopotutto ogni anno passano da qui 18 milioni di persone, ma se passano tutti di qui, un motivo ci sarà. Per cui gettatevi nella mischia e scoprite da soli la motivazione di tanta gente. Quello che posso dire è che nella Komachi-dori si possono provare diversa prelibatezza più o meno tradizionali ma anche acquistare souvenir, gadget e oggetti alla moda. Non è un caso che le trasmissioni televisive giapponesi mandino qui i loro inviati a provare nuovi piatti e snack e che questo attragga persone per provare le nuove tendenze del momento. Quello che invece non passano di moda a Komachi-dori sono i pesci shirasu, o bianchetti. Li troverete crudi, cotti, nel ramen e…sulla pizza. Ok, dimenticate questa ultima cosa, piuttosto provate i fagioli canditi, altra specialità di Komachi-dori. Una cosa è certa, i 350 metri della Komachi-dori vi sembreranno i 350 metri più lunghi della vostra vita!

komachi dori Kamakura cosa vedere Giappone

Per visitare Kamakura di solito arriva alla Stazione di Kamakura.  Ma scendendo alla stazione precedente, Kita-Kamakura, si può scoprire alcuni luoghi meno turistici della città.

Engakuji

Tra tutti i luoghi che ho visitato di Kamakura, di sicuro il tempio Engakuji è tra i miei preferiti. È spesso ignorato dai turisti e questo permette all’Engakuji di mantenere tutta la pace e serenità che ci si aspetta di trovare in un tempio Zen. La sua fondazione è legata a un motivo molto particolare: celebrare i caduti di entrambi gli schieramenti della guerra tra giapponesi e mongoli. Tokimune capo del governo durante il periodo Kamakura respinse il tentativo d’invasione da parte dei mongoli che terminò nel 1281. Per volontà di Tokimune l’anno seguente fu fondato Engakuji.

Oggi l’Engakuji è un complesso di 18 edifici immersi nella natura che seguendo le regole zen vanno a formare una precisa linea retta che si fonde in armonia con la natura circostante.

Engakuji Kamakura cosa vedere Giappone

Sentiero Daibutsu

Dalla stazione di Kita-Kamakura c’è un modo alternativo per raggiungere il Grande Buddha, percorrere il sentiero Daibutsu. Lungo circa 2,5 chilometri lo si può percorre in circa un’ora e mezza. Anche se non particolarmente difficile non lo affrontate se non avete scarpe adeguate. Percorrere il Sentiero Daibutsu significa salire punti anche particolarmente ripidi dove si è aiutati da scalini in pietra o in legno che dopo una giornata di pioggia possono essere scivolosi. E Non mancano radici dove è possibile inciampare. Scrivo questo non per far desistere dal percorrerlo ma solo per non farvi arrivare impreparati perché ho visto persone affrontarlo con scarpe non adatte cadere… Dopo questa premessa è il caso di spiegare cosa ha di speciale il sentiero Daibutsu. Per prima cosa non è molto diverso da quello che percorrevano un tempo i samurai della zona, infatti lungo il percorso incrocerete piccoli santuari e templi nascosti nella foresta. Inoltre da uno dei punti più alti potrete ammirare una vista spettacolare su Kamakura che arriva fino al mare. Ma la cosa più speciale è sicuramente, per chi durante il proprio viaggio in Giappone non ha altre occasioni, la possibilità di immergersi nella vibrante natura giapponese. E quale occasione migliore di farlo così vicino a Tokyo!

Sentiero Daibutsu Kamakura cosa vedere Giappone

Kamakura come ho scritto all’inizio ha molto altro da offrire e l’elenco dei templi e santuari che potete visitare è lungo. Ma in questa mia guida di Kamakura ho deciso di inserire i luoghi per me imperdibili per chi da Tokyo la visita in giornata. Un ultimo consiglio se venite in estate portatevi il costume e concludete la giornata sulla spiaggia di Kamakura. Questo consiglio vale solo per chi non ha tatuaggi, altrimenti o li coprite o niente spiaggia. Qui sono vietati…io vi ho avvisato…

Mappa di Kamakura

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Chofu: tra folklore, spiritualità e spaghetti di soba a Tokyo

Chofu: tra folklore, spiritualità e spaghetti di soba a Tokyo

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Tempo di lettura: 10 minuti

Tokyo sembra non avere confini, ha inglobato le città circostanti creando una distesa di edifici che, dal finestrino del treno che mi sta portando a Chofu, sembra infinita. Chofu è proprio una di quelle città che ora fanno parte del conurbato di Tokyo. Una città dormitorio o come direbbero i giapponesi “beddotoun”. Cosa mi ha spinto a Chofu? La curiosità di vedere dove è vissuto per 50 anni il mangaka Shigeru Mizuki e i luoghi in cui ha ambientato alcuni episodi del suo manga più famoso: Kitaro dei cimiteri. Mai mi sarei aspettato, quello che ho trovato in quei luoghi: templi, natura e un’atmosfera d’altri tempi che difficilmente si respira a Tokyo.

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Cosa vedere a Chofu

Tenjin Dori

A pochi passi dalla stazione si trova una via pedonale dello shopping, che non sarebbe diversa da tante altre che si possono incrociare a Tokyo, se non fosse che per le numerose statue dei personaggi del manga “Kitaro dei cimiteri”. Ed è proprio il protagonista, Kitaro, che fa capolino all’ entrata della via e proseguendo si incontrano anche gli altri personaggi ispirati al folklore giapponese disegnati da Shigeru Mizuki. Ed è stato proprio lui nel 1991 a convincere le istituzioni di Chofu a mettere le statue in questa via dove era solito fare shopping.  Però non tutte le statue sono così visibili, quante ne avete trovate? Ricordatevi che state cercando degli Yokai, spiriti che spesso si nascondono agli occhi degli umani… 

Tenjin Dori Chofu Tokyo cosa vedere giappone

Santuario Fudaten

La Tenjin dori termina difronte a un grande torii in pietra, attraversato ci si trova immersi in un piccolo bosco al cui interno si trova l’antico santuario Fudaten. Si ritiene che la sua fondazione risalga a circa 1940 anni fa e che sia stato spostato in questo luogo nel 1477. I fedeli vengo al Fudaten per pregare le due divinità, Sugawara no Michizane e Sukunahikona no Mikoto, custodite nel santuario per avere successo nello studio e negli affari. Tra le varie statue noterete quella di un bue di bronzo dal naso particolarmente lucido. In una trasmissione televisiva è stato indicato come “punto di potere spirituale” e da allora in migliaia vengono ad accarezzarlo. Il Fudaten non è solo meta di pellegrini del “naso” ma anche dei fan di Shigeru Mizuki. Nel manga “Kitaro dei Cimiteri” nel bosco alle spalle del santuario si trova la casa di Kitaro. Il bosco da cui Mizuki ha preso ispirazione probabilmente si estendeva ben oltre i confini attuali, ciò non toglie che ancora oggi è un’oasi di pace e spiritualità. Per questo e per il fatto che il Fudaten è il santuario più importante di Chofu, non potete non visitarlo!

Santuario Fudaten Chofu Tokyo cosa vedere giappone

Jindaiji

Proseguendo a piedi verso nord dal Fudaten si raggiunge il Tempio buddista Jindaiji. Lungo il percorso, della durata di 15 minuti, si attraversa prima il fiume Nogawa e poi una zona residenziale. Più ci si avvicina alla zona del tempio più gli edifici lasciano spazio agli alberi fino a quando non si è immersi completamente nella natura. Per accedere al tempio si attraversa un portale dal tetto spesso in paglia, risalente al periodo Edo. Costruito nel 1695 è sopravvissuto a un incendio devastante che colpì il tempio arrivando intatto fino ad oggi.

Non ha avuto la stessa fortuna l’edificio principale. Costruito nel 733, è il tempio più antico di Tokyo dopo il Sensoji di Asakusa, l’edificio fu distrutto più volte nei secoli e quello attuale risale al 1919. Il Jindaiji è formato da diversi edifici ed ospita due antiche statue, la prima è l’Hakuho Buddha che ha circa 1400 anni ed è considerata tesoro nazionale ed è visibile; la seconda chiamata Ganzandaishi viene esposta solo una volta ogni 25 anni durante un importante evento, il prossimo nel 2034, che si tiene al tempio.

Quello che mi ha colpito del Jindaiji è l’atmosfera, il luogo è pervaso da un senso di pace e serenità che fa dimenticare di essere a Tokyo. Nessun altro tempio che ho visitato a Tokyo mi ha dato le stesse sensazioni che di solito provo quando visito un tempio di montagna nel Giappone rurale. Questo rende il Jindaiji qualcosa di unico.

Jindaiji Chofu Tokyo cosa vedere giappone

Cimitero degli animali di Jindaiji

Nell’area del tempio si trova un luogo molto curioso: un cimitero degli animali. Simile a questo non ne ho ancora trovati in Giappone. La cosa che lo rende così particolare è che, all’interno dell’area del cimitero, c’è tutto quello che serve a chi vuole dare una degna sepoltura al suo amato animale domestico. Nell’elegante ufficio all’entrata si può scegliere il tipo di cremazione tra “di gruppo”, singola o con rito simile a quello umano. Una volta cremato l’animale viene messo nell’urna, scelta tra i molti disponibili, e può essere riconsegnato al proprietario oppure, se si è disposti spendere di più, si può seppellire nel cimitero. Ogni cosa ha il suo prezzo e di sicuro non è un servizio economico, ma il prezzo è destinato a salire se si aggiungono tutto il necessario per la veglia in casa, i fiori, la lapide con foto o con l’immagine scolpita.

Se tutto questo sembra esagerato, basta farsi un giro per le tombe per accorgersi del contrario, non solo cani, gatti ma anche conigli, uccelli, rettili, nel cimitero sono sepolti animali di ogni genere che hanno ricevuto un trattamento riservato di solito agli umani. E per averlo i padroni hanno speso sicuramente migliaia di euro. La cosa non deve stupirvi, durante il vostro viaggio vi capiterà sicuramente di incrociare giapponesi con passeggini in cui non ci sono bambini ma cani o gatti. L’idea che mi sono fatto è che questi animali sono dei surrogati di figli, mogli, mariti e affetti che diversi giapponesi non hanno più o non hanno mai avuto. Per cui è “normale” che ci sia un cimitero per gli animali come quello di Jindaiji.

cimitero animali jindaij tokyo

Giardino botanico di Jindai

A monte del tempio e vicino al cimitero degli animali si trova l’entrata del giardino botanico di Jindai. 100.000 alberi e arbusti, 4800 differenti varietà suddivise in 30 aree che coprono una superficie di 42 ettari. Questi numeri fanno capire la dimensione del giardino botanico. Prima della seconda guerra mondiale era il vivaio per gli alberi delle strade di Tokyo, per poi nel dopoguerra essere aperto al pubblico e diventare quello che è ora. Nel 1984 è stata inaugurata anche una mega serra per piante tropicali rare. Uno degli scopi del giardino botanico è quello di preservare le specie di piante originarie del Giappone.

Il Giardino botanico di Jindai è sicuramente un luogo che ogni appassionato di botanica dovrebbe visitare, ma viste le dimensioni potrebbe volerci molto tempo per cui mi sento di consigliarlo solo se ne avete.

iardino botanico jindai tokyo

Kitaro Chaya

Arrivando al Tempio Jindaiji il primo edificio tradizionale che incontrerete è il Kitaro Chaya, il cafè-museo dedicato a Kitaro dei Cimiteri. È impossibile non notarlo con quei giganteschi geta, i sandali giapponesi, sopra il tetto e i vari personaggi disegnati sulle pareti. Se siete fan di Kitaro non serve dirlo: è una tappa di obbligata. Nel caso non siate fan di Kitaro, non tirate dritto, visitate prima il museo, entrate, toglietevi le scarpe, infilate 100 yen nella buca delle lettere a forma di yokai e salite le scale. Al secondo piano Kitaro Chaya ci sono dei cimeli di Shigeru Mizuki e soprattutto le riproduzioni degli yokai da lui disegnati. Molti sono visibili, ma alcuni sono nascosti negli armadi e nelle fessure, dopotutto secondo il folklore giapponese molte creature e spiriti si nascondono nelle nostre case ed escono solo di notte o quando non sono visti. Se tutto questo può sembrare qualcosa da bambini, non lo è. Questo è omaggiare il lavoro di ricerca fatto da Shigeru Mizuki, se non fosse per lui molte leggende e creature del folklore giapponese sarebbero andate perse!

Kitaro Chaya al primo piano ha un negozietto che vende gadget e souvenir e dei tavolini dove provare dolci giapponesi accompagnati da tè o caffè latte, tutto a tema Kitaro dei Cimiteri. Non andatevene senza aver provato un dolce a forma di bulbo oculare!

Kitaro Chaya Chofu Tokyo cosa vedere giappone

La soba di Chofu

Camminando per la zona del tempio Jindaiji ci si accorge che è ricca di acqua e ci sono sorgenti, torrenti, laghetti. Qui nel periodo Edo si coltivava il grano saraceno o la soba, come viene chiamato in giapponese. Le coltivazioni erano così ricche che al tempio si donava la soba e non il riso come avveniva di solito. Oggi non ci sono più le coltivazioni di soba, ma le vie che portano al Jindaiji sono costellate di edifici tradizionali in legno che ospitano ristoranti di soba. Per cui è d’obbligo fermarsi a mangiare un piatto di spaghetti di soba, freddi o caldi, prima o dopo la visita della zona.

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Natura, spiritualità, creature fantastiche e tanta tradizione: questo è Chofu. Ammetto che dopo averla visitata è entrata dritta nelle zone mie preferite di Tokyo e se vi ho convinto a visitarla dopo questo articolo, sono sicuro che lo diventerà anche per voi!

Mappa di Chofu

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Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo

Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo

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Tempo di lettura: 7 minuti

27 anni è l’età media di un edificio giapponese. 30 sono gli anni stabiliti per legge come limite di vita di una costruzione. E se in Italia spesso un edificio vecchio è considerato storico, in Giappone è solamente vecchio. Aggiungiamoci terremoti e incendi che nei secoli hanno distrutto vaste aree urbane, si comprende come il Giappone rischia di non avere testimonianze di come è cambiata nei secoli l’architettura degli edifici, soprattutto in una metropoli in continuo mutamento come Tokyo.

A porre rimedio a tutto questo ci pensa il Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo, dove sono stati trasferiti e ricostruiti importanti edifici storici di Tokyo e non solo. Gli edifici sono 30 e la maggior parte risale al periodo Meiji (1868-1912) e alcuni del periodo Edo.

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Cosa vedere al Museo Edo Tokyo

Quello che rende speciale il museo dal mio punto di vista è la possibilità di entrare negli edifici e vedere come si viveva nel periodo Edo e Meiji. Interessanti sono gli edifici del periodo Meiji, che testimoniano il periodo in cui il Giappone iniziò ad aprirsi all’occidente e decise di modernizzarsi copiandone stili e modi di vivere. Infatti si passa da edifici all’apparenza tradizionali con interni occidentali a viceversa, edifici dal design europeo ma con stanze in stile giapponese.

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Case in movimento

Tra tutti gli edifici del museo mi ha colpito la storia della residenza Hachirouemon Mitsui appartenuta a una delle famiglie più potenti del Giappone. Dopo che la precedente abitazione era stata distrutta dai bombardamenti, nel 1952 il capofamiglia Mitsui decise che la sua nuova residenza sarebbe stata costruita a Tokyo nel prestigioso quartiere di Nishi-Azabu.

La particolarità della residenza è che per la costruzione sono stati utilizzati anche materiali e oggetti provenienti da altri edifici legati ai Matsui. La stanza degli ospiti e la sala da pranzo provengono da una residenza di Kyoto del 1897. Una delle stanze con i tatami invece proviene da una villa di famiglia che si trovava a Oiso. E il lampadario al secondo piano prima illuminava gli interni della Banca Mitsui.

È strano pensare che per costruire un edificio nuovo si utilizzano materiali di case storiche che si trovano a centinaia di chilometri di distanza, ma in Giappone non è una cosa inusuale, ad esempio l’importante santuario di Ise ogni 20 anni viene smontato e ricostruito con nuovi materiali e i vecchi vengono donati per la costruzione di altri santuari. Dopotutto molti degli edifici del museo hanno una storia analoga, nessuno prima del 1993, anno di apertura, si trovava qui. La residenza Hachirouemon Mitsui è “arrivata” nel 1996 quando viene donata dalla famiglia Mitsui al governo di Tokyo che la sposta nell’area museo.

Hachirouemon Mitsui Museo all’aperto dell’architettura di Edo-Tokyo

Fare shopping nell’antica Tokyo

Quello che non manca nella moderna Tokyo sono quartieri dedicati allo shopping, ma era la stessa cosa in passato? La risposta è si. Ovviamente non così estesa come ora ma con la stessa idea di via commerciale costellata di negozi come dimostra un’ampia zona del museo, dove sono stati collocati diversi edifici che un tempo erano attività commerciali.

Oltre all’esterno gli edifici sono stati restaurati all’interno utilizzando anche le riproduzioni degli oggetti e degli strumenti del periodo. Per cui tra gli altri ritroviamo il fioraio, la drogheria, la cartoleria, il bar, il negozio di ombrelli di carta, quello di saké, di salse di soia e non manca la Koban, la sottostazione di polizia di quartiere.

Se poi vi siete sempre chiesti come è un vero Sento, il bagno pubblico giapponese, è stato portato qui il Kadakara-yu, un lussuoso Sento che esternamente assomiglia a un tempio. Non è il primo bagno pubblico che visito ma di sicuro è il più grande e poi è l’unica occasione in cui sono potuto entrare in un Sento vestito…per cui se siete tra quelli che non vogliono mostrarsi nudi ad altre persone ma volete vedere cosa c’è all’interno di un Sento solo per questo merita una visita al Museo.

Museo all’aperto dell’architettura di Edo-Tokyo

Hayao Myazaki e la città incantata

Se siete appassionati delle opere dello Studio Ghibli il museo per voi è una tappa obbligatoria. Il Maestro Myazaki ha disegnato “Edomaru” la mascotte del museo e durante la lavorazione de “La Città Incantata” ha visitato più volte il museo per prende ispirazione dagli edifici per progettare quelli visti nel film. Sono 5 gli edifici del museo che potete ritrovare ne “La Città Incantata”:

  • Il Bar Kakiya è il bar dove i genitori di Chihiro vengono trasformati in maiali.
  • Gli interni del Kodakara-yu sono stati d’ispirazione per il design del bagno pubblico del film.
  • L’interno della cartoleria Takei Sanshoodo è uguale a dove lavora Kamaji nel bagno pubblico del “La Città Incantata”.
  • La residenza di Korekiyo Takahashi, un importante politico del periodo Meiji, ha ispirato l’ambientazione delle scene in cui Haku è ferito.
  • Il vagone del Tram che un tempo collegava le stazioni Shibuya, Shinbashi e Kanda custodito nell’area del museo nel film è diventato il treno che Chihiro prende per raggiungere Zeniba.

 

Hayao Myazaki, Studio Ghibli al Museo all’aperto dell’architettura di Edo-Tokyo

Il Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo si raggiunge in 45 minuti di treno dalla stazione di Shinjuku (Chuo Line della JR scendere a Musashi-Koganei Station) e sono pochi i turisti occidentali che lo visitano nonostante siano molti i motivi per farlo. Non è un museo solo per appassionati di architettura, io non lo sono, ma è per tutti. Per chi vuole conoscere come era la Tokyo che “non c’è più”, per chi vuole fuggire dal caos dei quartieri più affollati e visitare un luogo tranquillo e rilassante visto che il museo è all’interno di un parco. È anche un luogo adatto ai bambini, che possono liberamente esplorare degli edifici “fantastici” e curiosare ovunque. Ma la cosa più importante è che in un unico luogo potete visitare edifici di stili ed epoche che altrimenti per vedere sareste costretti a viaggiare attraverso il Giappone come faccio io…ma so che non sempre è possibile…e un’ultima cosa, se ci veniva spesso anche il Maestro Miyazaki vuol dire che forse non è solo un museo ma qualcosa di più…incantato.

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