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Zojo-ji, tempio dei Tokugawa a Tokyo: guida e storia

Zojo-ji, tempio dei Tokugawa a Tokyo: guida e storia

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A pochi passi dalla Tokyo Tower, tra i palazzi del quartiere di Minato, sorge uno dei templi più carichi di storia della capitale giapponese: Zojo-ji . Qui, nel silenzio dei cortili e tra le ombre dei pini secolari, si percepisce ancora l’eco del potere degli shogun Tokugawa e la delicatezza della fede buddhista. È uno di quei luoghi di Tokyo dove il Giappone antico e quello moderno convivono in una perfetta armonia.

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Cosa vedere al tempio Zojo-ji di Tokyo

Un po’ di storia

Le origini del tempio risalgono al 1393, quando il monaco Yūyo Shōsō, appartenente alla scuola Jodo-shū (la setta della Terra Pura), fondò un piccolo monastero a Kaizuka, nell’attuale quartiere di Chiyoda. In quell’epoca, il buddhismo della Terra Pura si diffondeva rapidamente tra il popolo, e Zojo-ji divenne presto un punto di riferimento spirituale per il Kanto.

La storia del tempio cambiò radicalmente nel 1598, quando Tokugawa Ieyasu lo scelse come tempio di famiglia. Con l’inizio del periodo Edo, il complesso visse il suo massimo splendore: oltre centoventi edifici, scuole monastiche, giardini, pagode, e una comunità vivace di monaci e studenti. Zojo-ji divenne uno dei principali templi della capitale, ma anche un simbolo del potere spirituale e politico dei Tokugawa.

Nel corso dei secoli, il tempio accolse le sepolture di sei shogun, custodite in eleganti mausolei decorati con lacche e oro, ancora oggi visitabili in parte. Dopo la Restaurazione Meiji e la fine dello shogunato, il tempio perse il suo ruolo centrale e molti edifici andarono distrutti. La tragedia maggiore arrivò durante la Seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti del 1945 ridussero quasi tutto in cenere.

Solo il grande portale Sangedatsumon, costruito nel 1622, riuscì a sopravvivere: è il più antico edificio in legno di Tokyo e l’unica struttura originale del tempio rimasta intatta. Nel dopoguerra, grazie agli sforzi della comunità Jōdo-shū e dei fedeli, il Zojo-ji fu ricostruito. Nel 1974 venne completata la Sala principale, che ancora oggi si staglia con la Tokyo Tower sullo sfondo, in un contrasto che racconta meglio di ogni parola la capacità del Giappone di rinascere.

Guida agli edifici: un piccolo itinerario dentro Zojo-ji

Appena oltre il viale di alberi, il primo incontro è con il Sangedatsumon, il grande portale in lego del 1622. Passarci sotto è come attraversare un varco temporale: fuori, la Tokyo delle luci; dentro, l’Edo degli shōgun. Fermati un attimo a guardare le proporzioni, i piani che si sovrappongono, le iscrizioni consumate: è l’unica struttura storica superstite del complesso.

Dietro il portale si apre lo spazio cerimoniale che conduce alla Sala Principale (Daiden), ricostruita nel 1974. L’interno è un mare di tatami e lacca scura, con l’altare che accoglie l’icona di Amida Nyorai, cuore della scuola Jōdo. Qui, le preghiere dei fedeli si mescolano al rumore attutito dei passi: è il luogo più adatto per sedersi, respirare e lasciare fuori la fretta.

Accanto al Daiden si trova l’Ankokuden, sala di venerazione che custodisce un venerato Amida “salvifico”: è uno spazio più raccolto, con luci soffuse e offerte che cambiano di stagione in stagione. Se ami i dettagli, nota i paraventi, le lampade in metallo e i profili del legno: raccontano una devozione quotidiana, concreta.

Spostandoti verso il lato del complesso, sentirai il peso bronzeo della grande campana (Daibonshō), protagonista del Jōya no Kane, i 108 rintocchi della notte di Capodanno. Di giorno è silente, ma basta avvicinarsi per immaginare l’aria fredda di fine dicembre che vibra a ogni colpo.

Più in là, tra cipressi e pietre muschiose, si allineano i mausolei Tokugawa: pagode, lapidi e piccoli padiglioni che suggeriscono l’antico fasto. Molto fu danneggiato e molto è stato ricomposto con rispetto; resta, forte, il legame tra Zojo-ji e la dinastia che fece di Edo la capitale.

Infine, torna verso la zona più intima del complesso e lascia che il passo rallenti davanti al Giardino dei Jizō.

Il Giardino dei Jizō

Tra i luoghi più suggestivi del tempio c’è il Giardino dei Jizō, una lunga fila di piccole statue in pietra, ciascuna adornata con un cappellino di lana rossa, un bavaglino e un mulinello che gira con il vento. È uno degli angoli più intimi e commoventi di Tokyo.

Nel buddhismo giapponese, Jizō è la divinità protettrice dei bambini, dei viandanti e delle anime perdute. Secondo la leggenda, i bambini morti prima dei genitori non possono attraversare il fiume Sanzu, che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Jizō, mosso a compassione, li accoglie e li protegge, aiutandoli a trovare la pace.

Le famiglie che hanno perso un figlio, o che desiderano pregare per un bambino mai nato, offrono al tempio una statua Jizō, la vestono con piccoli abiti colorati e lasciano accanto fiori, giocattoli o mulinelli. Ogni gesto, ogni colore, racconta una storia di amore e memoria.

Camminare tra le file dei Jizō al Zojo-ji è come entrare in un tempio dentro al tempio: un luogo dove il dolore si trasforma in preghiera, e il silenzio del vento tra i mulinelli diventa il respiro stesso della città.

Tempio Zojo-ji di Tokyo cosa vedere Giappone

Perché visitarlo (e quando)

Perché qui Tokyo diventa qualcosa di diverso. La silhouette arancione della Tokyo Tower dietro il tetto del Daiden è una foto che non ci si stanca mai di rifare, ma soprattutto è un’immagine-ponte: tradizione e modernità che convivono senza sforzo.

  • Primavera: i ciliegi di Shiba e del sagrato accendono il tempio di rosa tenue. Le prime ore del mattino regalano luce morbida e cortili quasi vuoti.
  • Autunno: il fogliame arancio-rame crea un contrasto perfetto con le lacche scure e il portale. Verso il tardo pomeriggio, l’oro del sole scivola sulla facciata del Daiden.
  • Capodanno: se cerchi un rito potente, la notte del 31 dicembre il rintocco della campana segna l’ingresso nel nuovo anno con la sobrietà di chi sa contare il tempo, non inseguirlo.
  • Giorni feriali: il tempio vive di preghiere e visite discrete; è il momento giusto per sostare e osservare i gesti lenti dei monaci, le offerte, i fiocchi rossi dei Jizō che tremano al vento.

E poi, banalmente ma non troppo: è facile da inserire in un itinerario cittadino. Dopo Zojo-ji puoi salire alla Tokyo Tower, attraversare Shiba Park, spingerti verso Roppongi o tornare a Hamamatsucho per un treno. È un cardine comodo, oltre che suggestivo.

Conclusione: un tempio, due città

Zojo-ji è uno specchio. Da un lato vedi il Giappone degli shōgun, dei portali in legno antico, dei riti che resistono alle epoche; dall’altro la metropoli che corre, ridefinisce lo skyline e, nonostante tutto, sa fermarsi. Camminando tra il Sangedatsumon e il Giardino dei Jizō, ti accorgi che Tokyo non è una città da “spuntare” sulla lista, ma un organismo che respira: tradizione e futuro, incenso e acciaio. Zōjō-ji è il suo respiro più calmo. Se impari ad ascoltarlo, ti accompagnerà anche fuori dal tempio.

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Tokyo Tower: guida al simbolo più amato di Tokyo

Tokyo Tower: guida al simbolo più amato di Tokyo

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C’è un punto, tra i quartieri ordinati di Minato e le strade che vanno verso Roppongi, in cui Tokyo smette di correre e si lascia guardare dall’alto. È lì che sorge la Tokyo Tower, la torre rossa che da oltre sessant’anni illumina la città e accompagna ogni tramonto con la sua luce calda e familiare.

Vista da lontano sembra quasi irreale, un sogno in metallo e vernice arancione che si staglia nel cielo come un faro. Ma quando ci arrivi ai piedi, con il vento che soffia tra le travi e la folla che si ferma a scattare foto, capisci che non è solo un monumento: è parte del respiro stesso di Tokyo.

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Cosa vedere alla Tokyo Tower

Una storia che racconta la rinascita

La Tokyo Tower nasce nel 1958, in un Giappone che si rialzava dalle macerie della guerra e cominciava a credere di nuovo nel futuro. L’idea era quella di costruire una torre radio e televisiva che potesse coprire l’intera area di Kanto, ma finì per diventare qualcosa di molto più grande: un simbolo di rinascita.

Alta 333 metri, ispirata alla Torre Eiffel ma con un’anima tutta giapponese, la Tokyo Tower divenne presto il punto più alto del Paese. I colori arancio e bianco, imposti dalle norme aeronautiche, le conferirono quella personalità vivace che ancora oggi la distingue. Da allora non è più solo un’infrastruttura: è il cuore luminoso di una città che non dorme mai.

Salire sulla torre

Entrare nella Tokyo Tower è come attraversare due epoche. Al piano terra si trova il moderno FootTown, un piccolo mondo fatto di caffè, negozi e spazi espositivi. Lì puoi comprare un dolcetto a forma di torre, sorseggiare un matcha latte e persino incontrare Noppon, la mascotte gemella della torre, metà rossa e metà blu.

Da lì si sale verso il Main Deck, a 150 metri d’altezza. Le vetrate si aprono su Tokyo come un mare di luci, e i pavimenti trasparenti regalano quella leggera vertigine che ti fa sorridere di nervosismo. Se la giornata è limpida, puoi scorgere in lontananza la sagoma perfetta del Monte Fuji.

Più in alto ancora c’è il Top Deck, a 250 metri, raggiungibile solo su prenotazione. È uno spazio più intimo e futuristico, dove pareti di specchi e luci morbide amplificano la sensazione di sospensione. Da lassù, Tokyo sembra un mosaico infinito, un universo che brilla.

Visitare la Tokyo Tower

La torre è aperta ogni giorno dalle nove del mattino fino alle undici di sera. Il biglietto per il Main Deck costa circa 1.500 yen, mentre per salire al Top Deck serve un ticket dedicato, attorno ai 3.000 yen. È consigliato prenotare online: non solo per evitare code, ma anche per usufruire di sconti e pacchetti speciali come il nuovo Tokyo Diamond Tour, che include entrambi i livelli e un accesso esclusivo.

La torre si raggiunge facilmente in metro: la stazione più vicina è Akabanebashi, sulla linea Ōedo, ma anche Onarimon e Hamamatsucho sono a pochi minuti a piedi. Se arrivi da Zojo-ji, il grande tempio buddhista ai suoi piedi, potrai ammirare la Tokyo Tower incorniciata dalle lanterne e dai rami dei ciliegi: una delle immagini più iconiche della città.

Tokyo Tower cosa vedere Tokyo

Il momento giusto per salire

Ogni ora del giorno regala una sfumatura diversa. Al mattino la luce è limpida, i colori nitidi, e la città appare ordinata e calma. Al tramonto, invece, Tokyo cambia volto: il cielo si tinge di rosa, i grattacieli si accendono, e la torre comincia a brillare con le prime luci della sera.

È in quel momento, quando la giornata finisce e la notte comincia ad arrivare, che la Tokyo Tower mostra il suo volto più poetico. Le sue illuminazioni stagionali, il “Diamond Veil” in inverno, le tonalità dorate d’estate, cambiano costantemente, rendendo ogni visita diversa dalla precedente.

Un’icona della cultura pop giapponese

La Tokyo Tower non è solo una meraviglia architettonica: è anche un personaggio della cultura pop.
Negli anni è apparsa in decine di film, anime e manga, diventando il simbolo visivo di Tokyo nel mondo.

È stata distrutta e ricostruita mille volte da Godzilla, come se incarnasse la resilienza della capitale. È il punto d’incontro romantico di Usagi e Mamoru in Sailor Moon, il luogo dove si consumano addii e promesse nei film di Shunji Iwai, e la silenziosa testimone dei cataclismi in Tokyo Magnitude 8.0.

Perfino nei mondi immaginari di Digimon o Your Lie in April appare come sfondo di emozioni universali: la malinconia, la speranza, la voglia di non arrendersi.
La Tokyo Tower, più che un edificio, è una presenza: rappresenta la città che si rialza, l’amore che resiste, e il tempo che passa lasciando intatta la memoria.

Consigli dal mio viaggio

La prima volta che sono salito sulla Tokyo Tower era una sera d’inverno. Il vento era freddo, ma l’aria limpida e il cielo incredibilmente chiaro. Da lassù Tokyo sembrava infinita, un mare di luce che respirava piano. Ho aspettato il momento in cui le luci si sono accese, una dopo l’altra, fino a trasformare la città in un universo dorato.

Da allora torno spesso, ogni volta in orari diversi. A volte la mattina presto, quando la città si sveglia in silenzio; altre volte al tramonto, per vedere il sole sparire dietro il Fuji-san.
Se posso darti un consiglio, arriva quando il giorno sta finendo: potrai vivere la doppia magia della luce e della notte, e scendere poi fino al tempio Zojo-ji per vedere la torre brillare alle sue spalle.

C’è qualcosa di profondamente umano in quella vista. La Tokyo Tower non è solo ferro e vernice: è la luce che ricorda a questa città , e a chi la guarda, di non smettere mai di guardare in alto.

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teamLab Planets Tokyo: Cammina nell’acqua, galleggia tra i fiori

teamLab Planets Tokyo: Cammina nell’acqua, galleggia tra i fiori

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Tempo di lettura: 6 minuti

C’è un posto a Tokyo dove l’arte non si guarda. Si attraversa. Si tocca. Si sente sotto i piedi. Un luogo dove cammini scalzo dentro vasche d’acqua tiepida, perdi l’equilibrio in stanze che affondano e ti ritrovi circondato da fiori sospesi che respirano con te.

Sto parlando di teamLab Planets TOKYO DMM, uno dei due spettacolari musei immersivi creati dal celebre collettivo artistico giapponese teamLab (l’altro è il famoso teamLab Borderless, situato ora ad Azabudai Hills). teamLab Planets si trova a Toyosu, a pochi minuti dalla baia di Tokyo.

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Cosa vedere al teamLab Planets TOKYO DMM

Leggi anche: Cosa vedere a Tokyo

Un’esperienza sensoriale firmata teamLab

Appena entri, ti chiedono di toglierti le scarpe. Non è solo una formalità. È l’inizio di un viaggio in cui il corpo diventa lo strumento principale di esplorazione. Ogni stanza ti mette alla prova: con l’acqua, con la luce, con la materia. Le opere digitali create dal collettivo teamLab si muovono, si deformano, cambiano a seconda della tua presenza. Tu entri, e l’arte ti risponde.

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Le installazioni principali: quando l’arte si attraversa

The Infinite Crystal Universe

Un tunnel fatto di specchi e luci LED. Ti trovi immerso in uno spazio infinito, come un cielo stellato tridimensionale che si accende e si spegne intorno a te. Puoi controllare la luce con il tuo smartphone, creando galassie e comete. Ma anche solo camminare lentamente è sufficiente: ogni tuo passo cambia la composizione della stanza. È come muoversi dentro una costellazione viva.

Drawing on the Water Surface Created by the Dance of Koi and People

Cammini dentro una grande vasca d’acqua tiepida, con le proiezioni di carpe koi che nuotano attorno ai tuoi piedi. Si spostano quando ti avvicini, si moltiplicano, cambiano colore. Se le tocchi, si trasformano in fiori di luce che si disperdono sulla superficie dell’acqua. Un’installazione che ti costringe a rallentare, a stare attento a ogni passo e a meravigliarti come un bambino.

Floating Flower Garden

Una stanza riempita da migliaia di orchidee vere, sospese in aria. Appena entri, i fiori si alzano lentamente, creando uno spazio vuoto solo per te. È come se il giardino ti riconoscesse, ti accogliesse, ti lasciasse respirare con lui. Il profumo è reale. Il silenzio, totale. Un’esperienza meditativa firmata teamLab, che ti isola dal mondo esterno e ti avvolge in una calma irreale.

Soft Black Hole – Your Body Becomes a Space That Influences Another Space

Una stanza nera, completamente imbottita. Il pavimento affonda sotto i piedi, ti costringe a cercare l’equilibrio, a usare mani e gambe.
Ogni movimento si trasmette agli altri visitatori. È uno spazio che ti destabilizza, letteralmente, ma che ti fa riflettere su come occupiamo e modifichiamo lo spazio intorno a noi.

Expanding Three-dimensional Existence in Transforming Space

Una sala dove pareti, pavimento e soffitto sono ricoperti da proiezioni digitali continue. Figure geometriche si espandono, collassano, esplodono nello spazio.  La percezione si perde. Non sai più se stai camminando o galleggiando. Un’esperienza visiva potente e ipnotica, nello stile inconfondibile del collettivo teamLab.

 

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Il collettivo teamLab

Tutto questo nasce dal genio del collettivo artistico teamLab, fondato nel 2001 e composto – come amano definirsi loro stessi – da un “gruppo interdisciplinare di ultratecnologi”, che da anni lavorano per creare opere capaci di unire arte, scienza, tecnologia, design e natura.

Il collettivo è formato da artisti, programmatori, ingegneri, matematici, architetti e specialisti di animazione digitale (CG animation). teamLab aveva già conquistato il pubblico italiano nel 2015 con due spettacolari installazioni realizzate nel Padiglione Giapponese all’Expo di Milano.

Dopo due anni di ricerca e progettazione, con il supporto di DMM.com, teamLab ha dato vita a teamLab Planets, creando un museo immersivo dove arte e corpo si fondono in un’esperienza sensoriale unica e coinvolgente. Un nuovo modo di vivere l’arte, in cui il visitatore è parte attiva e protagonista assoluto delle opere stesse.

Cosa rende unico teamLab Planets rispetto al Borderless?

A differenza del teamLab Borderless, dove le opere digitali migrano da una stanza all’altra, qui l’interazione è diretta, fisica, corporea.
Cammini nell’acqua, tocchi, perdi l’equilibrio, ti fermi. Il corpo è il vero protagonista di questo museo.

Dove fare i biglietti per il teamLab Planets TOKYO DMM

I biglietti per il teamLab Planets si possono acquistare sia direttamente al museo che sul qui. Ti consiglio però assolutamente di prenderli online in anticipo, perché ogni giorno possono entrare solo un numero limitato di persone e si esauriscono in fretta.

Dove mangiare nei dintorni di teamLab Planets

Dopo un’esperienza sensoriale così intensa, ecco tre luoghi imperdibili dove gustare del buon cibo giapponese:

  • Toyosu Senkyaku Banrai, un nuovissimo villaggio gastronomico tradizionale, a soli 5 minuti a piedi. Sushi, ramen e street food per tutti i gusti.

  • Sushidai al Toyosu Market, storico ristorante famoso per l’omakase e il sushi freschissimo, a 10 minuti a piedi.

  • LaLaport Toyosu, centro commerciale fronte mare, con tantissimi ristoranti per un pasto più veloce.

Il mio consiglio

Vai al mattino, nei giorni feriali, e prenditi tutto il tempo. TeamLab Planets non è solo una mostra. È un luogo dove rallentare, stupirsi, riconnettersi con i sensi. Se ti lasci andare, potresti uscirne diverso da come sei entrato.

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Tsukuda: il volto segreto di Tokyo

Tsukuda: il volto segreto di Tokyo

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Tsukuda è un quartiere unico nel cuore di Tokyo che conserva un’atmosfera storica e tranquilla, in netto contrasto con il ritmo frenetico della metropoli. Situata lungo il fiume Sumida, quest’area offre una miscela affascinante di tradizione e modernità, rendendola una destinazione perfetta per chi cerca un’esperienza autentica. 

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Cosa vedere a Tsukuda

Le origini e la storia di Tsukuda

Tsukuda-jima è un’isola artificiale con una storia che risale al periodo Edo. Fu creata per ospitare i pescatori provenienti da Osaka che portarono con sé la tradizione del “tsukudani”, un piatto conservato in salsa di soia ancora oggi famoso in Giappone. Passeggiare lungo le strade strette di quest’isola è come fare un tuffo nel passato.

Durante la mia visita, sono rimasto colpito dalla tranquillità di questa zona, un piccolo angolo di storia che sembra quasi dimenticato nel tempo. Le case basse e tradizionali contrastano con i moderni grattacieli visibili sullo sfondo, creando uno skyline unico e suggestivo.

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Santuario Sumiyoshi

Il Santuario Sumiyoshi è uno dei luoghi più emblematici di Tsukuda. Dedicato alle divinità protettrici dei marinai e dei viaggiatori, questo santuario è noto per la sua architettura tradizionale e l’atmosfera serena. Una visita qui offre un momento di pace e la possibilità di ammirare le usanze religiose giapponesi.

Le origini del Santuario Sumiyoshi risalgono al periodo Edo, quando venne costruito per proteggere i pescatori e i marinai che vivevano a Tsukuda. È uno dei santuari Sumiyoshi presenti in Giappone, noti per il loro legame con il mare e la navigazione. L’architettura del santuario, con il suo tipico stile Sumiyoshi-zukuri, riflette l’influenza dei santuari deicati alle divinità del mare della zona di Osaka, città di origine dei pescatori che si stabilirono qui.

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Parco Tsukuda

Per una vista mozzafiato sul fiume Sumida e sullo skyline di Tokyo, il Parco Tsukuda è una tappa obbligata. Questo spazio verde è ideale per una passeggiata rilassante o un picnic. Da qui, si possono scattare splendide foto degli edifici moderne che si ergono sulla baia.

Camminando per il parco, ho avuto modo di apprezzare come Tokyo sia davvero una città d’acqua, un aspetto che spesso si dimentica. Il riflesso degli edifici sul fiume e l’atmosfera tranquilla del parco creano un’armonia perfetta.

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Case tradizionali e stradine

Uno degli aspetti più affascinanti di Tsukuda è la presenza di case tradizionali in legno e stradine acciottolate che evocano il Giappone di un tempo. Esplorare questi angoli nascosti permette di scoprire il lato più autentico di Tokyo.

Durante il mio giro, mi ha colpito particolarmente un edificio in legno in stile tradizionale che sembra raccontare storie di un’epoca lontana.

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Tsukudakobashi

Il ponte Tsukudakobashi è uno dei simboli storici di Tsukuda. Costruito originariamente nel periodo Edo, collegava l’isola di Tsukuda con la terraferma e fungeva da punto di passaggio per i pescatori e gli abitanti locali. La versione attuale del ponte, sebbene ristrutturata, mantiene l’aspetto e il fascino del passato con la sua struttura semplice.

Attraversando Tsukudakobashi, si può percepire l’antica atmosfera del quartiere e godere di una prospettiva unica sulle case tradizionali e sui moderni grattacieli che lo circondano. È un luogo perfetto per scattare foto e immergersi nella storia di questa affascinante area.

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Tsukuda Machikado Museum

Questo piccolo museo locale è una tappa imperdibile per chi vuole approfondire la storia e le tradizioni di Tsukuda. Al suo interno sono esposti oggetti antichi, documenti e fotografie che raccontano la vita quotidiana di questo affascinante quartiere. Inoltre, è possibile ammirare un magnifico mikoshi, il palanchino sacro utilizzato durante il matsuri di Tsukuda, una festa tradizionale che anima il quartiere con colori e tradizioni.

Residenza della famiglia Iida

La Residenza della famiglia Iida è una storica dimora risalente al periodo Taisho con successivi ampliamenti negli anni Showa. Originariamente appartenente a un grossista di pesce, questa residenza è sopravvissuta sia al Grande Terremoto del Kanto che ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, mantenendo intatta l’atmosfera del villaggio di pescatori dell’epoca.

All’interno, si possono osservare dettagli come un pavimento in terra battuta, un pozzo e una vasca per i pesci, che offrono uno spaccato autentico della vita quotidiana di allora. Recentemente restaurata, questa residenza è stata riconosciuta come Bene Culturale Tangibile e rappresenta un’importante testimonianza della storia di Tsukuda.

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Tsukudani

Non puoi visitare Tsukuda senza assaggiare il famoso “tsukudani”. Questo piatto è composto da ingredienti come pesce, alghe o molluschi cotti lentamente in salsa di soia dolce. Per una degustazione autentica, ti consiglio di visitare Tsukuda Minamoto Tanakaya, un negozio storico vicino al ponte Tsukuda Ohashi. Qui puoi acquistare tsukudani preparati secondo le ricette tradizionali.

Se preferisci un pasto completo, esplora i piccoli ristoranti e caffè lungo le stradine del quartiere, dove il tsukudani viene spesso servito come accompagnamento a piatti locali. Tra i locali più consigliati dai giapponesi ci sono Tsukudani Marukyu, conosciuto per la sua storia di lunga tradizione iniziata 160 anni fa, e Tsukuda Tenyasu, famoso per la preparazione artigianale di questo piatto.

Tsukudani cosa mangiare tokyo giappone

Conclusione

Tsukuda è una gemma nascosta di Tokyo che combina storia, cultura e bellezze naturali. Che tu sia un appassionato di storia, un amante della cucina o semplicemente in cerca di una pausa dal trambusto della città, questo quartiere ha qualcosa da offrire.

Camminando per le sue strade in una mattina fredda e nuvolosa, ho avuto l’impressione di trovarmi in un’altra Tokyo, lontana dal caos cittadino. La prossima volta che visiti Tokyo, non perderti l’opportunità di esplorare Tsukuda!

Mappa di Tsukuda

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teamLab Borderless Tokyo: il museo digitale a Azabudai Hills

teamLab Borderless Tokyo: il museo digitale a Azabudai Hills

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Dopo il successo mondiale della sua prima sede a Odaiba, il teamLab Borderless riapre a Tokyo, all’interno del futuristico complesso Azabudai Hills, portando l’arte digitale a un nuovo livello.
Il nuovo teamLab Borderless: MORI Building DIGITAL ART MUSEUM è stato inaugurato nel febbraio 2024, offrendo un’esperienza ancora più immersiva e coinvolgente.

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Cosa vedere al teamLab Borderless: MORI Building DIGITAL ART MUSEUM

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Un museo senza confini: arte digitale in movimento

Questo innovativo museo d’arte digitale non ha pareti, cornici o percorsi fissi. Le installazioni si muovono liberamente, si trasformano davanti agli occhi del visitatore e interagiscono con l’ambiente circostante.

Il concetto di “Borderless” riflette l’essenza del museo: un luogo dove arte, tecnologia, natura e corpo umano si fondono, creando uno spazio sensoriale unico al mondo

Borderless World

È la parte più iconica del museo. Un labirinto di luce e suoni, dove ogni stanza è collegata all’altra e nulla resta immobile. Le opere digitali si muovono, cambiano forma, passano attraverso i muri. Puoi restare fermo e vedere il mondo trasformarsi intorno a te, oppure seguirle, lasciarti guidare dal flusso. Qui dentro, l’arte ha vita propria. Non ci sono confini, solo emozioni che scorrono da una parete all’altra.

Forest of Resonating Lamps

Una stanza che sembra uscita da un sogno. Decine di lanterne sospese che si accendono al tuo passaggio, reagendo ai movimenti in modo armonioso e silenzioso. Il colore di una lanterna si propaga alle altre, come un’onda di luce che attraversa la stanza. Ogni visita è diversa, ogni passo crea una nuova combinazione. Un’esperienza poetica, delicata, perfetta per rallentare e respirare bellezza.

Athletics Forest

Qui l’arte si vive con il corpo. Un’area pensata per il movimento, per saltare, arrampicarsi, esplorare. Le superfici sono irregolari, i pavimenti inclinati, gli spazi sorprendenti. Ogni azione genera una reazione visiva: una cascata di luci, un suono improvviso, una nuova forma che appare. Non serve essere bambini per divertirsi. Serve solo lasciarsi andare.

Future Park

Una zona creativa, pensata per i più piccoli, ma irresistibile anche per gli adulti. Puoi disegnare un animale e vederlo prendere vita su un grande schermo. Puoi creare città, inventare scenari, interagire con quello che hai appena immaginato. È uno spazio collaborativo, che premia la fantasia. Perfetto se viaggi in famiglia, ma anche se vuoi tornare bambino per qualche minuto.

EN Tea House

Una sala da tè dove ogni tazza diventa un’opera d’arte. Ordini il tuo tè, ti siedi, aspetti. E poi succede qualcosa: un fiore di luce sboccia nella tua tazza, fluttua sopra il liquido, reagisce ai tuoi movimenti.  Un rituale lento e ipnotico, che unisce tradizione giapponese e innovazione tecnologica. Qui l’esperienza diventa contemplazione.

 

Il collettivo teamLab Tokyo

Tutto questo è stato creato dal teamLab, un collettivo artistico fondato nel 2011 e formato come è scritto nel loro sito da “un gruppo interdisciplinare di ultratecnologi” che cercano di unire arte, scienza, tecnologia, design e lo studio della natura. teamLab è formato da artisti, programmatori, ingegneri, esperti di CG animation, matematici e architetti che avevano già dato prova delle loro capacità all’Expo di Milano nel 2015 con due installazione nel Padiglione Giapponese. Grazie all’appoggio di Mori Building Co e lavorando due anni al progetto teamLab è riuscito a creare qualcosa di nuovo, un modo nuovo,secondo me, di fare e vivere l’arte.

Dove fare i biglietti per MORI Building Digital Art Museum

I biglietti si possono acquistare direttamente al museo oppure qui, vi consiglio di prenderli online in anticipo perchè vengono fatte entrare un numero limitato di persone al giorno per cui vanno esauriti velocemente, e se avete la possibilità evitate i weekend e andate un po’ prima dell’apertura così evitate le lunghe file che si creano durante la giornata. Io sono andato di venerdì alle 10 del mattino,il biglietto l’avevo preso sul sito un mese prima, per entrare ho atteso circa 15 minuti, ma quando sono uscito alle 13 c’era una fila di persone di più di 100 metri e un cartello diceva che per quel giorno non si potevano più acquistare biglietti al museo perché esauriti.

Perché visitare il teamLab Borderless a Tokyo

Il teamLab Borderless Tokyo è molto più di un museo: è un viaggio immersivo in un mondo digitale senza confini, dove la tecnologia incontra l’emozione, e l’arte prende vita davanti ai tuoi occhi.
Se stai pianificando un viaggio in Giappone, questa tappa è assolutamente imperdibile.

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Roppongi: guida al quartiere per stranieri di Tokyo

Roppongi: guida al quartiere per stranieri di Tokyo

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Tempo di lettura: 8 minuti

Roppongi è il quartiere più internazionale di Tokyo e per questo non è tra i miei preferiti. Durante i miei innumerevoli viaggi in Giappone le volte che sono stato a Roppongi si contano sulle dita di una mano: 2. Il motivo è semplice, quando viaggio voglio entrare in contatto con le realtà più genuine del Paese che visito e, non sentendo la nostalgia dell’Italia, non cerco mai un luogo che mi ricordi “casa”.

L’origine della sua internazionalità Roppongi la deve al dopoguerra, quando l’esercito statunitense e gli Alleati occuparono la zona portando all’apertura di negozi, locali e bordelli per i loro ufficiali. Con l’abbandono degli occupanti il quartiere di Roppongi non perse la sua peculiarità perché negli anni divenne la sede di molte ambasciate e di aziende straniere. Se di giorno Roppongi è un luogo frequentato da uomini d’affari giapponesi e stranieri per lavoro, di notte cambia volto. Fin dagli anni ‘60 Roppongi è stato sinonimo di divertimento notturno, allora per le discoteche oggi per i pub, night club e hostess club per stranieri. Di notte Roppongi è molto frequentata soprattutto dagli stranieri che  vivono a Tokyo e che vengono qui per divertirsi e socializzare con i propri “simili”, ma anche da giapponesi che vogliono conoscere stranieri e amano la loro cultura. Purtroppo questo ha reso Roppongi poco giapponese e di sera in alcuni casi può anche essere “pericolosa”. Molti vi potrebbero dire che è un retaggio del passato e il fatto che la yakuza non abbia più il controllo dei locali perché ha trasferito i suoi interessi altrove può essere solo che un bene, ma questo nella realtà ha lasciato un “vuoto” che è stato sicuramente colmato. Non a caso oggi la maggior parte dei locali del divertimento di Roppongi sono gestiti da cinesi e africani… Con questo non dico che sia un quartiere pericoloso ma sicuramente bisogna avere una certa attenzione di sera se si frequentano i locali per stranieri, cosa che non si deve avere in nessun’altra zona di Tokyo.

Ma Roppongi non è solo questo per fortuna, negli ultimi anni grazie all’apertura di molti musei d’arte è diventato uno dei centri culturali di Tokyo ed è questo uno dei motivi che mi ha spinto a visitarla.

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Cosa vedere a Roppongi

Roppongi Hills

Roppongi Hills è stato terminato nel 2003 ed è un complesso di edifici voluti e costruiti dal magnate giapponese Minori Mori che ha creato una “città nella città” dove  chi vi abita può trovare tutto quello di cui ha bisogno a pochi passi. Per cui abbiamo 793 appartamenti di lusso, negozi, boutique, ristoranti, cinema, parchi e un anfiteatro. Su tutto questo svetta la Mori Tower, un grattacielo di 54 piani e 238 metri al cui interno si trovano ancora altri appartamenti, negozi, ristoranti, cinema. Oltre a un Hotel, uffici di importanti compagnie, ma anche 2 cose che mi hanno spinto a visitare Roppongi Hills.

Roppongi Hills cosa vedere a Tokyo Giappone

Osservatorio e Mori Art Museum

La prima è l’osservatorio posto in cima alla Mori Tower da cui ammirare una fantastica vista sullo skyline di Tokyo, la seconda, e più interessante, il Mori Art Museum. Questo museo d’arte moderna giapponese e internazionale ha un approccio innovativo e coinvolgente che ha lo scopo di rendere fruibile l’arte a tutti sia adulti sia bambini. Scordatevi quei musei noiosi e spesso poco comprensibili a chi non ha una conoscenza di base, al Mori Art Museum ci si può anche divertire conoscendo l’arte moderna. Le mostre sono sempre temporanee e di solito sono 2 in contemporanea, per cui vi consiglio di visitare il sito ufficiale per sapere cosa è esposto durante il vostro soggiorno a Tokyo. Spesso ci sono esibizioni dedicate alla cultura pop giapponese per cui non è raro trovare mostre a tema manga e anime.

Mori Art Museum Roppongi Hills cosa vedere a Tokyo Giappone
By Syced - Own work, CC BY-SA 3.0, Link

Roppongi Hills Bon Odori

L’ultimo weekend di agosto l’anfiteatro di Roppongi Hills ospita un festival di danza Bon Odori, la tradizionale danza della festa dei morti. Al centro viene costruito un yagura, il palco dove si esibiscono i cantanti tradizionali accompagnati dal possente suono dei Taiko, i tamburi giapponesi. Insieme a loro ci sono anche alcuni che eseguono la danza Bon Odori. Ma il vero evento si svolge attorno al yagura dove centinaia di persone vestite in yukata danzano girando attorno al palco. La partecipazione è libera per cui potete anche voi farvi trascinare dal ritmo e gettarvi nella “mischia”. Per l’occasione l’anfiteatro viene illuminato da lanterne e tutto attorno ci sono bancarelle dove si può provare il tipico cibo di strada dei festival giapponesi. Una bontà! Come avete capito, che siate o no dei ballerini provetti, se siete a Tokyo in questo periodo, il Roppongi Hills Bon Odori è uno dei pochi motivi per visitare il quartiere di sera.

Roppongi Bon Odori cosa vedere a Tokyo Giappone
By Pocsywe - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

National Art Center Tokyo

Aperto nel 2007 il National Art Center Tokyo è il museo d’arte più grande del Giappone. Ospita solo esibizioni temporanee e sicuramente ha un approccio meno Pop del Mori Art Museum ma qui vengono esposte opere di immenso valore ed importanza che possono interessare chiunque sia appassionato di arte giapponese e internazionale. In ogni caso il National Art Center Tokyo è un “capolavoro” di architettura metabolistica a opera dell’architetto Kisho Kurokawa che ha creato un immenso spazio vuoto in un edificio dalle forme ondulate che lo rende affascinante e unico, per cui se siete a Roppongi va visitato anche se non siete interessati alle mostre del momento che si possono trovare nel sito ufficiale del museo.

National Art Center Tokyo
By Kakidai - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Non ci sono molti altri luoghi d’interesse a Roppongi e avrete capito che i motivi per visitarlo sono solo due, come le volte che l’ho visitato io. Il primo sono le mostre d’arte e il secondo il festival. Nel mio caso la prima volta è stata quando su Tokyo imperversava un tifone per cui ho guardato cosa c’era al Mori Art Museum e con mia sorpresa ho scoperto una mostra dedicata allo Studio Ghibli e ho aspettato che il tifone passasse mentre mi tuffavo nel mondo fantastico uscito dalla mente di Hayao Miyazaki. La seconda è stata durante un afoso agosto in cui ero a Tokyo e cercando qualche festival tradizionale mi sono imbattuto nel Roppongi Hills Bon Odori. C’era tantissima gente e dalla mia posizione sopraelevata vedere tutte quelle persone vestite negli abiti tradizionali ballare all’unisono è stata un’esperienza indimenticabile. Nonostante le premesse di questo articolo avete capito che per visitare Roppongi qualche motivo c’è, ora sta a voi decidere se tra questi c’è quello giusto per voi!

Mappa di Roppongi

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