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Ueno: tutto quello che c’è da sapere sul parco più famoso di Tokyo

Ueno: tutto quello che c’è da sapere sul parco più famoso di Tokyo

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Tempo di lettura: 23 minuti

Prima di venire la prima volta, avevo l’idea di Ueno formata guardando anime e manga degli anni ’90. Un parco con un laghetto, coppie su barchette a remi, ciliegi in fiore. Come sempre la realtà è più complicata e più interessante.

Ueno vale una giornata intera, non una mezza mattinata. Il parco in sé è gratuito, ma al suo interno si nascondono un santuario ricoperto d’oro, un tempio sospeso sulla collina, uno stagno con una storia che attraversa secoli, uno dei santuari più antichi e nascosti di Tokyo, cinque musei importanti e lo zoo più antico del Giappone. Se vai convinto di “darci un’occhiata veloce”, torni a casa con la lista delle cose non viste ancora più lunga.

La distanza da Asakusa è di soli 2 km a piedi, il che rende Ueno una tappa naturale per chi alloggia nel nord di Tokyo o arriva dall’aeroporto di Narita in Skyliner.

14 giorni in Giappone: l'itinerario che consiglio

Ho girato il Giappone da solo per anni, poi ho cominciato a portarci gli altri. Questo PDF è quello che consiglierei a un amico che parte per la prima volta: la sequenza giusta, i posti che non trovi negli altri itinerari, i numeri reali.

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Informazioni pratiche su Ueno

Come arrivareJR Yamanote / Keihin-Tohoku → Ueno Station (uscita Park Exit), 5 min a piedi. Tokyo Metro Ginza/Hibiya → Ueno Station, 10 min. Da Narita: Keisei Skyliner fino a Ueno in ~36 min.
Ingresso al parcoGratuito
Museo Nazionale di Tokyo1.000 yen (adulti) · Under 18 e over 70: gratis · Mar–dom 9:30–17:00, ven–sab fino alle 20:00 · Chiuso lunedì
Museo Nazionale di Scienze630 yen (adulti) · Mar–dom 9:00–17:00 · Chiuso lunedì
Zoo di Ueno600 yen (adulti) · Bambini under 12: gratis · Mar–dom 9:30–17:00, ultimo ingresso 16:00 · Chiuso lunedì
Museo d'Arte Occidentale500 yen (coll. permanente) · Chiuso lunedì
Museo Shitamachi300 yen (adulti) · Mar–dom 9:30–16:30
Toshogu — cortile interno500 yen · accesso al vialetto: gratuito
Gojo Tenjin-sha / Hanazono InariGratuito · 9:00–17:00
Noleggio barche (stagno)~700–800 yen / 30 minuti · verifica prezzi aggiornati in loco
Stagione miglioreFine marzo–inizio aprile (hanami) · autunno per il foliage · evita luglio–agosto
Budget orientativo1.600–2.100 yen se visiti zoo + 2 musei. Il parco e i templi non costano nulla.
Voto Rudy⭐⭐⭐⭐⭐ per il Museo Nazionale · ⭐⭐⭐⭐ per il parco in generale

Cosa vedere a Ueno

La storia, quella che non ti aspetti

Ueno non è sempre stato un parco pubblico. Per quasi tre secoli è stato il territorio del tempio Kaneiji, fondato nel 1625 dallo shogun Tokugawa Hidetada come tempio protettore della capitale Edo, quella che oggi chiamiamo Tokyo. Era uno dei complessi religiosi più grandi e potenti del Giappone, con oltre 35 strutture al suo interno e migliaia di monaci.

Poi, nel maggio del 1868, tutto cambiò in pochi giorni. Durante la Battaglia di Ueno, le forze imperiali che volevano restaurare il potere dell’imperatore Meiji sconfissero i fedeli dello shogunato asserragliati qui, circa 2.000 uomini detti Shōgitai. Le truppe imperiali diedero fuoco all’edificio principale. In un solo giorno, secoli di storia bruciarono. Su 35 strutture, ne sopravvissero pochissime.

Camminare oggi per il parco sapendo questo cambia la prospettiva. Quella pagoda a cinque piani visibile dall’esterno dello zoo? Era qui. Quei templi che la maggior parte dei visitatori sfiora senza fermarsi? Erano qui. Il parco è nato sopra le macerie di qualcosa che non c’è più, e lo senti, se ci pensi.

Santuario di Toshogu

È il punto più bello del parco, senza esitazione. Il Santuario di Toshogu è dedicato allo shogun Tokugawa Ieyasu, colui che unificò il Giappone nel 1603, e fu costruito nel 1627. Sopravvisse miracolosamente alla battaglia del 1868, al terremoto del 1923 e ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Il portone principale, il Karamon, è completamente ricoperto d’oro. Non è una metafora: c’è oro sulle decorazioni, sulle lanterne, sulle colonne. Il contrasto con la vegetazione intorno è visivamente assurdo. Arrivi aspettandoti un santuario come tanti, e trovi qualcosa di completamente diverso.

Le 48 lanterne in pietra lungo il vialetto d’accesso sono state donate da feudatari da tutto il Giappone, una forma di omaggio al potere dei Tokugawa che si è cristallizzata in pietra quasi 400 anni fa e sono ancora qui a testimoniarlo. Vale la pena fermarsi a guardarle.

Accesso al vialetto: gratuito. Accesso al cortile principale con il Karamon dorato: 500 yen. Secondo me è uno dei 500 yen meglio spesi a Tokyo.

Tempio Toshogu a Ueno, Tokyo

Tempio Kiyomizu Kannon

Il nome non è un caso: il Tempio Kiyomizu Kannon è ispirato al celebre Kiyomizu-dera di Kyoto, e come quello si trova su una terrazza con vista, in questo caso sullo stagno Shinobazu. Non aspettarti la stessa grandiosità. Il tempio è piccolo, raccolto, e le somiglianze architettoniche con Kyoto sono limitate.

Vale la salita, non ci vogliono più di 5 minuti, per la vista sullo stagno dall’alto, per l’atmosfera (quasi nessun turista occidentale si ferma qui), e per una curiosità: ogni settembre, nel tempio viene officiata una cerimonia in cui vengono bruciate le bambole portate in dono da donne che desideravano avere figli e che ora ringraziano. È dedicato a Kannon, dea della misericordia. Entra nella categoria delle cose che non trovi sulle guide standard.

Tempio Kaneji

Del grande Kaneiji originale rimane poco. Il tempio attuale, a nord-ovest del parco, fuori dall’area più frequentata  è un’ombra di quello che era. All’interno del parco sopravvivono la pagoda a cinque piani, visibile dall’esterno dello zoo, e alcune strutture sparse.

Devo essere onesto: il tempio, così com’è oggi, non mi ha trasmesso granché da un punto di vista visivo. Il valore è nella storia che ci sta dietro, quella che ho raccontato prima, non nell’esperienza di oggi. Ma se hai letto fin qui, avrai già un motivo in più per fermarti davanti alla pagoda invece di passarci accanto.

Leggi anche: Cosa vedere a Tokyo

Lo stagno Shinobazu: una storia che dura da secoli

Quello che immaginavo fosse un “laghetto romantico” è in realtà uno stagno con una storia secolare che non ha niente a che fare con le barchette a pedali.

Lo stagno Shinobazu si è formato quando il mare della baia di Tokyo si ritirò, trasformando la zona in palude. Nel Seicento, il monaco Jigen Daishi ne modificò la forma per ricordare il lago Biwa di Kyoto, aggiungendo un’isola artificiale al centro. Poi arrivò il periodo Meiji e una parte fu interrata per una pista da corsa per cavalli. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu prosciugato per trasformarlo in risaie. Dopo la guerra rischiò di diventare un campo da baseball, il progetto andò avanti per anni e ci mancò poco che si realizzasse. Per fortuna nel 1949 fu deciso di ripristinarlo.

Lo stagno è diviso in tre parti. La zona dei cormorani a nord-ovest ospita circa 10.000 uccelli tra migratori e stanziali. La zona del loto a est fiorisce in estate, solitamente luglio e agosto, con uno spettacolo che vale il viaggio da solo. La zona delle barche è quella che ho visto nei manga: pedalò a forma di cigno, attivi dal 1939. Ci sono entrato. Funziona.

Il Tempio Bentendo: l’isola al centro dello stagno

Sull’isola artificiale al centro dello stagno si trova il Tempio Bentendo, dedicato a Benzaiten, divinità dell’acqua, della musica e della prosperità. L’isola fu costruita sul modello dell’isola di Chikubu nel lago Biwa, altro riferimento al Biwa che il monaco Jigen Daishi ha dato al suo progetto paesaggistico. Si raggiunge a piedi attraverso il pontile che attraversa la zona dei loto.

Il tempio è piccolo, frequentato soprattutto da locali. Durante il nuovo anno giapponese, all’inizio di gennaio, si affolla di persone che vengono a pregare, Benzaiten è tra le Sette Divinità della Fortuna. Se ci vai in quel periodo, metti in conto la folla.

Shinobazu ueno cosa vedere Tokyo

Gojo Tenjin-sha: il santuario più antico

Il Gojo Tenjin-sha è uno dei santuari più antichi di Tokyo, e uno dei meno visitati dai turisti stranieri nonostante si trovi a pochi passi dallo stagno. La leggenda vuole che fosse fondato quasi 1.900 anni fa da Yamato Takeru no Mikoto, il guerriero leggendario che unificò il Giappone e che si fermò qui in segno di gratitudine agli dei. Nella forma attuale risale al 1928, dopo essere stato spostato più volte.

Le divinità principali sono Okuninushi no Mikoto e Sukunahikona no Mikoto, i due dei che, secondo il Kojiki e il Nihon Shoki, girarono il Giappone diffondendo la conoscenza della medicina. Per questo ci vengono famiglie con malati gravi, studenti di medicina, persone che cercano guarigione. L’atmosfera è diversa da quella del Toshogu, meno imponente, più raccolta.

Nel recinto del Gojo Tenjin-sha si trova anche il Hanazono Inari Shrine, con il suo tunnel di torii vermiglio, l’Inarizaka, che scende lungo la collina verso lo stagno. Inari è la divinità della fertilità e del riso, e i torii sono stati donati nel tempo da famiglie e aziende in segno di ringraziamento.

 L’Ana Inari: il santuario nella grotta

Lungo il percorso del Hanazono Inari, quasi nascosto nella collina, c’è un cancello vermiglio più piccolo degli altri. Si apre su un corridoio stretto e buio, scavato nella roccia, che porta a un piccolo altare. È l’Ana Inari, letteralmente “santuario Inari nella grotta”. Santuari di questo tipo, ricavati direttamente nel suolo o nella roccia, sono rarissimi in Giappone.

L’origine esatta non è documentata, ma la tradizione vuole che la grotta fosse già un luogo sacro prima ancora che venisse costruito il complesso del Kaneiji nel Seicento. L’oscurità del corridoio, le statuette di kitsune, le volpi messaggere di Inari, con i loro bavaglini rossi, la sensazione di entrare letteralmente sotto terra per pregare: è uno di quei posti che o ignori completamente o non dimentichi.

Le fotografie all’interno dell’Ana Inari sono vietate. Puoi documentare il cancello d’ingresso e il corridoio dall’esterno, ma una volta dentro si rispetta il divieto. È piccolo e puoi visitarlo in pochi minuti, ma vale la pena cercare il cancello invece di passarci accanto.

Il 3 febbraio, per il Setsubun, si svolge qui una cerimonia particolare chiamata Ukera-no-shinji: dopo il lancio dei fagioli contro gli spiriti maligni, si vendono gli ukera-mochi, dolci di riso abbinati a un’erba chiamata okera. Si dice che grigliarli e mangiarli ti protegga dalle malattie per un anno intero. Ne ho comprato uno con un po’ di scetticismo… ma non si sa mai.

Come arrivarci: dal vialetto principale del parco, segui i cartelli verso lo stagno Shinobazu. Il Gojo Tenjin-sha si trova sul pendio tra il Kiyomizu Kannon e lo stagno. La maggior parte dei visitatori gli passa davanti senza riconoscerlo.

È uno di quei posti che metto sempre quando accompagno qualcuno a Ueno, non perché sia spettacolare, ma perché dà una misura di quanto si perde se si resta sul percorso standard. Se vuoi una giornata a Ueno con qualcuno che conosce questi angoli, c’è il servizio di guida privata in fondo all’articolo.

Gojo ueno cosa vedere Tokyo

I musei del parco di Ueno

Ueno ha il più alto numero di musei nazionali per chilometro quadrato in tutto il Giappone. Non è una battuta. All’interno o nelle immediate vicinanze del parco trovi cinque istituzioni di livello internazionale. Il problema è che non si visitano tutte in un giorno, a meno che non voglia uscirne stordito. Meglio sceglierne uno o due.

Se stai costruendo l’itinerario di Tokyo e non sai come bilanciare Ueno con il resto della città, è esattamente il tipo di domanda che si risolve in mezz’ora di consulenza , senza arrivare lì e scoprire che hai saltato il museo sbagliato o che avevi il giorno sbagliato.

Museo Nazionale di Tokyo

È il museo più grande e più antico del Giappone, fondato nel 1872. Raccoglie oltre 117.000 opere, di cui 89 sono Tesori Nazionali. La collezione permanente: armature samurai, sculture buddhiste, ceramiche, ukiyo-e, reperti archeologici, richiede almeno 2–3 ore per una visita decente. Io ogni volta ne passo di più.

L’edificio principale, l’Honkan, risale al 1937 e mescola lo stile imperiale giapponese con l’architettura dell’era Showa. Vale la pena anche solo guardarlo dall’esterno, prima di entrare. Nel cortile, quando il giardino è aperto (di solito in primavera e autunno), c’è una teahouse che poca gente trova.

Ingresso collezione permanente: 1.000 yen (adulti). Gratis per under 18 e over 70. Mostre temporanee: biglietto separato. Aperto martedì–domenica 9:30–17:00, venerdì e sabato fino alle 20:00. Chiuso il lunedì.

Museo Nazionale di Scienze Naturali

Il Museo Nazionale di Scienze Naturali è quello con il grande scheletro di balenottera blu appeso al soffitto all’entrata. La sezione sui dinosauri è ben curata, con scheletri montati in postura naturale. C’è anche una sezione interattiva di fisica e robotica, più orientata ai bambini ma onestamente non noiosa nemmeno per gli adulti. Ingresso: 630 yen. Aperto martedì–domenica 9:00–17:00.

Museo Nazionale d’Arte Occidentale

L’edificio è stato progettato da Le Corbusier nel 1959 ed è dal 2016 patrimonio dell’Umanità UNESCO. La collezione permanente è focalizzata sull’arte europea, soprattutto Impressionismo e Post-Impressionismo: Monet, Renoir, Rodin. Se sei interessato all’architettura, vale la pena anche solo l’esterno. Ingresso collezione permanente: 500 yen.

Museo Shitamachi

È il museo che apprezzo di più e che consiglio di meno ai turisti con poco tempo, il che è un paradosso che devo spiegare. Il Museo Shitamachi racconta il quartiere popolare di Tokyo tra la fine del periodo Meiji e l’inizio dello Showa, prima che terremoti e bombardamenti lo cancellassero. Gli ambienti sono ricostruiti in scala reale: una bottega di caramelle, una casa operaia, un bagno pubblico. Ci cammini dentro.

Senza un minimo di contesto storico, si rischia di non capire cosa si sta guardando. Se conosci già un po’ il periodo, o se hai visto qualcosa sull’atmosfera dello shitamachi,  è uno dei musei più toccanti che troverai a Tokyo. Ingresso: 300 yen.

Lo zoo di Ueno: senza panda, ma non senza sorprese

Quando esci dalla stazione di Ueno, i cartelli con i panda sono ancora ovunque. Ma i panda non ci sono più. Xiao Xiao e Lei Lei, i gemelli nati allo zoo nel 2021, sono tornati in Cina il 27 gennaio 2026, anticipo di un mese rispetto alla scadenza dell’accordo di prestito bilaterale. Il Giappone è per la prima volta senza panda dal 1972, da quando Cina e Giappone normalizzarono le relazioni diplomatiche. I genitori Ri Ri e Shin Shin erano già rientrati in Cina a settembre 2024.

C’è anche un sottofondo diplomatico: il governo giapponese ha chiesto alla Cina un nuovo prestito, ma le relazioni tra i due paesi si sono deteriorate dopo le dichiarazioni del primo ministro Takaichi sulla Taiwan. La risposta, per ora, è stata un silenzio eloquente. Non è detto che i panda tornino presto. Forse non tornano affatto. Lo zoo ha ancora i cartelli, ma l’enclosure è vuota.

Detto questo, lo zoo di Ueno è il più antico del Giappone, inaugurato nel 1882, e ospita molto altro. Lo Shoebill, una specie di pellicano preistorico con lo sguardo fisso nel vuoto, è diventato un’icona in Giappone proprio grazie agli esemplari di Ueno. I polari bianchi, con la loro piscina osservabile attraverso il vetro. Gli elefanti asiatici, specie in via di estinzione. L’area degli animali giapponesi, accanto alla pagoda a cinque piani che sopravvisse alla Battaglia di Ueno.

Devo essere diretto anche su un’altra cosa: lo zoo risente della sua età. Alcune gabbie hanno dimensioni che fanno storcere il naso. Non ho visto animali maltrattati, ma qualcuno sembrava annoiato. Il confronto con zoo moderni è impietoso. Lo dico non per scoraggiarti, ma perché arrivi sapendolo.

Per i bambini è fantastico. Per chi voleva i panda: questa volta no. Ingresso: 600 yen (adulti). Under 12: gratis. Aperto martedì–domenica 9:30–17:00. Chiuso lunedì.

Zoo Ueno cosa vedere Tokyo

Quando andare a Ueno: i festival per stagione

Ueno non è solo un posto da vedere, è un posto che cambia completamente a seconda del periodo in cui ci vai. C’è un matsuri quasi ogni stagione, ognuno con un carattere diverso. Non tutti sono da “turista in Giappone”: alcuni sono cerimonie molto locali, frequentate quasi solo da residenti di Taito Ward. Quelli sono, spesso, i più interessanti.

Gennaio-Febbraio: peonie invernali e l’Ukera-no-shinji

Il giardino di peonie del Toshogu apre anche in inverno, una cosa che quasi nessuno sa. Le piante sono protette da strutture di paglia chiamate waragoya, piccole capanne coniche che coprono ogni fiore. L’effetto visivo è strano e bellissimo: un giardino innevato con queste capanne di paglia sparse dappertutto, e dentro ognuna una peonia in fiore. Pochissima gente. Se sei a Tokyo in gennaio o febbraio, è uno dei momenti migliori per il Toshogu. Ingresso al giardino: 1.000 yen.

Il 3 febbraio, per il Setsubun, al Gojo Tenjin-sha si tiene l’Ukera-no-shinji, già descritto nella sezione dedicata al santuario. È una cerimonia con più di 1.000 anni di storia documentata: il dramma dello oni sconfitto, il fuoco dell’ukera, la vendita degli ukera-mochi. Libero, raro, quasi senza turisti stranieri.

Febbraio-Marzo: Ume Matsuri allo Yushima Tenjin

Tecnicamente è a 10 minuti a piedi da Ueno Park, non dentro il parco. Ma lo Yushima Tenjin è nell’orbita naturale di Ueno e si abbina perfettamente a una giornata lì, quindi lo cito.

Lo Yushima Tenjin è un santuario dedicato a Sugawara no Michizane, il dio della cultura e dell’apprendimento, e lo stesso Tenjin che è anche co-divinità del Gojo Tenjin-sha. Ogni anno da inizio febbraio a inizio marzo si tiene l’Ume Matsuri: le prugne del giardino, circa 300 piante, fioriscono prima dei ciliegi, in una gamma di bianchi e rosa che ha una qualità visiva completamente diversa dall’hanami. Meno spettacolare, più elegante.

Durante il festival ci sono bancarelle di cibo, concerti di musica tradizionale nei weekend, e a volte matrimoni shintoisti che puoi osservare dall’esterno del cortile. È tutto gratuito. Il motivo per cui lo consiglio: è meno conosciuto dei ciliegi, il parco non è affollato, e Yushima ha un carattere completamente diverso da Ueno, silenzioso, un po’ fuori dal tempo.

Fine marzo-inizio aprile: Ueno Sakura Matsuri

L’Ueno Sakura Matsuri è il festival più conosciuto del parco, e anche il più affollato. Circa 800 somei-yoshino lungo il viale principale, 800 lanterne appese che si accendono al tramonto, bancarelle di cibo, musica dal vivo, il Kotobuki Lion Dance dell’Edo. È autentico: i giapponesi vengono qui a fare hanami da oltre 400 anni, da quando il monaco Tenkai fece piantare i primi ciliegi sui terreni del Kaneiji.

La verità sull’affollamento: durante il picco il parco è talmente pieno che camminare è difficile. Se vuoi la foto con poca gente, vai all’alba. Se preferisci l’atmosfera della folla, la sera, con i teli blu dei picnic e i chioschi accesi, è effettivamente bella a modo suo. Sono due esperienze diverse, entrambe valide.

La fioritura dura in media 10–14 giorni, ma la data cambia ogni anno in base alle temperature invernali. Non pianificare con due mesi di anticipo sperando di indovinare il picco. Prima di partire controlla le previsioni su Japan Meteorological Corporation o Weathernews Japan. Nel tour di primavera finalizzo sempre l’itinerario nelle settimane precedenti la partenza, proprio per questo.

Aprile-maggio: Festival delle Peonie al Toshogu (Botan Matsuri)

Il Botan Matsuri è una delle cose meno conosciute di Ueno tra i visitatori stranieri, e una delle più belle. Nel giardino di peonie del Toshogu, aperto nel 1980 come simbolo dell’amicizia sino-giapponese, fioriscono circa 600 piante di 110 varietà, arrivate da Cina, Francia e America. Il risultato è una sequenza di colori, rosso scarlatto, bianco puro, rosa antico, bordeaux, in uno spazio raccolto che ha ancora le lanterne di pietra intorno.

Il giardino è all’interno del recinto del Toshogu, quindi già di per sé vale i 500 yen del cortile interno. Il biglietto per le peonie costa 1.000 yen in più. Non è un’attrazione per tutti, ma se sei a Ueno in quel periodo, di solito da inizio aprile a inizio maggio, è un’alternativa silenziosa all’hanami. Niente folla, niente teli blu.

25 maggio: Gran Matsuri del Gojo Tenjin-sha

Ogni anno il 25 maggio, il Gojo Tenjin-sha celebra il suo festival principale. È una processione con mikoshi, i santuari portatili, portati a spalla per le strade al suono di flauti, tamburi e canti rituali. La processione è così lunga che non si vede la fine dall’inizio. Qualcosa che vale la pena fermarsi a guardare, anche solo cinque minuti.

Ogni pochi anni, non è un ciclo fisso, si tiene la versione grande, con la mikoshi portata in giro per tutto il parco di Ueno. Se capita durante la tua visita, non ignorarla: un matsuri di quartiere autentico, frequentato quasi solo da residenti, è una cosa rara a Tokyo quanto un santuario nella roccia.

Luglio-agosto: Ueno Natsu Matsuri

Il Natsu Matsuri dura un mese intero, dalla seconda settimana di luglio alla seconda di agosto, e si svolge intorno allo stagno Shinobazu. È alla sua 74ª edizione nel 2025, il che dovrebbe già dire qualcosa sulla solidità della tradizione.

Cosa succede durante il mese: ogni giorno c’è un mercato dell’antiquariato sul bordo del laghetto, dalle 14:00 alle 20:00. I venerdì, sabato e domenica ci sono bancarelle di cibo, musica dal vivo, taiko, shamisen, danze, e il bon odori, la danza tradizionale in cerchio aperta a tutti. Sull’Hasumi Deck vengono appesi 3.000 campanelli a vento (furin) che suonano con la brezza che sale dallo stagno.

La notte del 17 luglio (data che può variare di qualche giorno): il toro nagashi, lanterne di carta galleggianti sull’acqua dello stagno, accese al tramonto. È uno dei momenti visivamente più forti di Ueno in tutto l’anno. Vale la pena pianificare la visita intorno a quella sera se sei a Tokyo in quel periodo.

Nota tecnica: il Natsu Matsuri coincide con la fioritura del loto sulla zona est dello stagno. Se vai la mattina presto, entro le 9:00, i fiori sono aperti e l’atmosfera è completamente diversa da quella del pomeriggio festival. Due ore di differenza, due posti diversi.

L’estate a Tokyo è calda e umida in modo genuinamente difficile. Il Natsu Matsuri è bello, ma arrivaci la sera, non alle 14:00 sotto il sole. E porta qualcosa da bere.

Zoo Ueno cosa vedere Tokyo
Foto di EllieBellie25 - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Il consiglio di Rudy

Ueno richiede una giornata, non mezza. Come strutturarla:

Mattina (9:00–12:00): Santuario di Toshogu appena apre, poi Gojo Tenjin-sha + Hanazono Inari, poi Kiyomizu Kannon e giro dello stagno Shinobazu.

Pomeriggio (13:00–17:00): Uno o due musei. Il Museo Nazionale di Tokyo è imprescindibile. Se ti interessa la storia naturale, aggiungi quello delle Scienze.

Zoo: Solo se sei con bambini. Senza panda, il tempo si spende meglio nei musei o a esplorare i santuari.

Stagione: primavera per l’hanami e le peonie, autunno per l’atmosfera. Luglio–agosto per il Natsu Matsuri (ma il caldo è brutale, vai la sera). Inverno per le peonie sotto la paglia al Toshogu. Evita le mezze giornate d’agosto in piena estate.

Per combinare Ueno con Asakusa, Akihabara e il resto del nord di Tokyo in un itinerario sensato, contattami per una consulenza, è una di quelle pianificazioni che sembra semplice e non lo è.

Domande frequenti su Ueno

Vale la pena passarci solo un paio d'ore?

Puoi farlo, ma stai comunque vedendo meno della metà di quello che c’è. Se hai solo due ore, scegli: o fai il parco con i templi (gratis, subito), o vai diretto al Museo Nazionale. Non puoi fare entrambe le cose con calma.

Ueno è adatta per i bambini?

Sì. Lo zoo è la prima attrazione ovvia, anche senza panda, Shoebill, elefanti e polari bianchi funzionano. Il Museo delle Scienze con i dinosauri e il laghetto con le barchette completano bene una giornata con bambini.

Quanto costa visitare Ueno in totale?

Il parco è gratuito. Zoo + Museo Nazionale + Museo delle Scienze: circa 2.230 yen. I templi nel parco sono gratuiti o con offerta libera, tranne il cortile interno del Toshogu (500 yen).

C'è qualcosa di aperto di lunedì?

Quasi nulla di pagamento. Zoo, musei nazionali e la maggior parte delle attrazioni sono chiuse il lunedì. Il parco, i templi e il Gojo Tenjin-sha sono accessibili, ma non è il giorno giusto per Ueno.

I panda ci sono ancora?

No. Xiao Xiao e Lei Lei sono tornati in Cina il 27 gennaio 2026. Prima di loro, i genitori Ri Ri e Shin Shin a settembre 2024, e la sorella Xiang Xiang nel 2023. Il Giappone è senza panda per la prima volta dal 1972. Al momento non ci sono piani confermati per nuovi prestiti.

Ci sono festival a Ueno oltre all'hanami?

Sì, e sono distribuiti su tutto l’anno. A febbraio l’Ukera-no-shinji al Gojo Tenjin-sha (cerimonia rarissima, oltre 1.000 anni di storia). A febbraio–marzo l’Ume Matsuri allo Yushima Tenjin vicino al parco. Ad aprile–maggio il Botan Matsuri con le peonie al Toshogu. Il 25 maggio il Gran Matsuri del Gojo Tenjin-sha con la processione di mikoshi. Luglio–agosto il Natsu Matsuri: un mese intero di eventi intorno allo stagno, con il toro nagashi del 17 luglio come momento clou.

Com'è Ueno durante l'hanami?

Affollato oltre ogni misura. Vai all’alba per le foto tranquille, la sera per l’atmosfera dei picnic illuminati. Non aspettarti una passeggiata tranquilla nei momenti di punta.

Posso combinare Ueno con Asakusa nella stessa giornata?

Dipende da quanto vuoi fare a Ueno. Solo parco senza musei: sì, Asakusa è a 2 km a piedi. Con un museo: scegli uno dei due e dedicagli la giornata intera. Non cercare di fare tutto.

Mappa di Ueno

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Shimokitazawa: cosa vedere nel quartiere vintage di Tokyo

Shimokitazawa: cosa vedere nel quartiere vintage di Tokyo

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Tempo di lettura: 13 minuti

Shimokitazawa è quel posto dove scendi alla stazione e dopo tre minuti ti fai fregare dalla frase più pericolosa del viaggio: “entro solo a dare un’occhiata”. Certo. Poi ti ritrovi con una giacca anni ’90 sotto braccio, una borsa piena di cose “utilissime” e l’idea geniale di ripassarci anche domani.

La cosa bella è che non stiamo parlando di una zona enorme: Shimokita (come viene chiamata da chi la frequenta) è densa, piena di vicoli, negozi al secondo piano, insegne piccole e posti che se non guardi bene non li vedi. Si arriva facilmente: da Shinjuku sono circa 10 minuti di Odakyu Line, da Shibuya pochi minuti con la Keio Inokashira.

Prima di organizzarti per lo shopping compulsivo: una cosa va detta. Shimokitazawa si “sveglia” tardi. Se arrivi troppo presto rischi di trovarti ancora molti negozi chiusi. Meglio andarci per pranzo o nel pomeriggio e poi starci fino a sera.

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Un po’ di storia di Shimokitazawa

Shimokitazawa esiste da prima che diventasse “Shimokita”: la stazione nasce nel 1927 con la  Odakyu Line e poi, qualche anno dopo, arriva anche la linea Keio Inokashira. Ed è lì che cambia tutto, perché quel punto diventa uno snodo comodissimo tra Shinjuku e Shibuya, perfetto per viverci, ma anche per far nascere negozi e attività attorno ai binari.

Dopo la guerra, la zona diventa ancora più importante: alcune parti dell’area di Shimokitazawa non vengono distrutte dai bonbordamenti, e nel dopoguerra diventa uno dei punti dove la gente si muove per trovare cibo e oggetti per le necessità quotidiane. Questo ha lasciato un’eredità chiara: negozi piccoli, tante attività indipendenti, e quella sensazione da quartiere vissuto.

Poi, negli anni, Shimokitazawa si costruisce una seconda identità: teatri e live house, cultura alternativa, negozi di abbigliamento usato, dischi, librerie… Non a caso ancora oggi l’area è piena di locali e teatri, oltre ai classici negozi indipendenti.

I cambiamenti più recenti hanno creato una Shimokita con due volti: da una parte vicoli e vintage, dall’altra spazi più nuovi e ordinati. Nel 2013 la linea Odakyu viene portata sottoterra: spariscono i passaggi a livello e, dove prima c’erano binari e barriere, si libera spazio per i progetti di riqualificazione.

E infatti tra il 2020 e il 2022 aprono i luoghi che oggi sono comodi anche solo per fare pausa e ricaricarsi prima di tornare a fare shopping: Bonus Track, Reload e MIKAN SHIMOKITA sotto i binari della Inokashira.

Shopping a Shimokitazawa

Shimokitazawa è uno dei posti migliori a Tokyo per il second hand e il vintage, ma qui vale una regola semplice: non tutto è affare. Nei negozi più curati paghi la selezione (e ci sta), in quelli più “da rovisto” paghi il tempo che ci metti a trovare il pezzo giusto.

Il trucco più furbo è fare così: primo giro veloce per capire prezzi e stile, poi torni dove avevi visto davvero qualcosa. Se compri nel primo negozio perché hai paura di perderlo, di solito finisci per trovarti lo stesso capo (o uno migliore) dieci minuti dopo.

E un’altra cosa: molti negozi stanno al 2° o 3° piano. Se guardi solo le vetrine a livello strada, ti perdi mezza Shimokitazawa.

2nd STREET: quando vuoi andare sul sicuro

Se vuoi un negozio grande, chiaro e senza casino, 2nd STREET è perfetta. È quella tappa che ti salva quando vuoi comprare qualcosa di buono senza passare un’ora a rovistare. Se invece stai cercando capo “strano” o la scoperta casuale particolare, qui rischi di essere troppo nell’ ordinato e nell’ordinario.

New York Joe Exchange: un icona

È uno di quei posti che hanno un’energia precisa: entri per curiosità e inizi a perdere il senso del tempo. Qui conviene guardare con calma, perché spesso la roba interessante non è quella davanti. Se ti piace lo streetwear con vibe anni ’90/2000, è una tappa imperdibile. Un consiglio banale ma utile: cerca il capo, non il brand e se ti piace come ti sta, compralo!

Chicago: il vintage accessibile

È un nome classico della zona: ottimo quando vuoi vintage ma senza farti un’ora a rovistare. Qui la dritta è sempre e una sola: prova. Vestibilità vintage e taglie giapponesi possono ingannare. Se ti basi solo sul cartellino e pensi  “è della mia taglia lo prendo” potresti trovarti con un capo che non ti va bene.

Flamingo: il vintage ricercato

Qui di solito trovi una selezione più curata, quindi meno roba molto usata e più probabilità di uscire con qualcosa che indosserai davvero. Non è sicuramente il posto dove fare affari assurdi, è più il negozio dove fare l’acquisto giusto.

BIG TIME: se ti piace rovistare sul serio

BIG TIME è secondo me il negozio adatto ai veri fissati con i vestiti vintage. Tanta roba,  tante varianti e tanto tempo per cercare. L’errore tipico è farlo come primissima tappa con il rischio che poi finisci la voglia e la pazienza così da vedere il resto del quartiere con superficialità.

Stick Out: l’affare a prezzo fisso…

È famoso per la formula del prezzo uguale per capo. È il posto dove entri dicendo “vedo un attimo” e ne esci con tre cose perché “tanto costa poco”. Meglio darsi un limite di tempo. Dieci minuti, quindici massimo. Se non trovi nulla, esci e non hai rimpianti. Se trovi, bene: prendi e vai via prima che il negozio ti fagociti.

Shimokita Garage Department e Toyo Department Store

Questa è la parte di Shimokitazawa che mi piace di più: una serie di micro-negozi, dove trovi accessori, cose handmade, oggetti e roba che non stavi cercando e proprio per questo ti porti a casa. È perfetto quando vuoi portarti via qualcosa di Shimokita che non sia la solita maglietta.

Tokyo Retro a.m.a.store:  il Giappone nostalgico

Qui trovi oggetti e arredamento in stile Showa, quell’estetica giapponese anni 70-80 che ti fa venire voglia di comprare tutto. Solo che prima di innamorarti di una cosa voluminosa, chiediti dove la metti in valigia e quanto ti costa nel caso spedirla!

Village Vanguard: la catena di negozi insolita

Se vuoi un regalo strano o un souvenir che non sia “la solita roba”, Village Vanguard è sempre un colpo sicuro. È un mix di cultura pop, oggetti assurdi, cose utili (forse), cose inutili (sicuro), e quell’energia da “Tokyo che non si prende troppo sul serio”. È uno di quei posti che o ami o odi. Io di solito lo amo!

Reload: la Shimokita nuova e ordinata

Quando hai bisogno di respirare, Reload è perfetta: più nuova, più curata, più da “mi siedo un attimo e poi riparto”. Qui lo shopping tende a essere più sul lifestyle edesign, spesso più selezionato, ed è anche il punto ideale per fare una pausa caffè.

Bonus Track: il cortile delle micro-botteghe

Bonus Track è uno di quei posti che ci vai per curiosare, fare un acquisto diverso, prendere fiato e rimettere insieme le borse. Se  Shimokitazawa ti sta iniziando a saturare, qui resetti un po’ e poi riprendi con lo shopping.

Shimokitazawa Flea Market

Shimokitazawa ospita ogni mese un mercatino dell’usato dove oltre a rovistare roba tra le varie bancarelle puoi viverti appieno l’atmosfera del quartiere. Sul profilo instagram ufficiale puoi trovare le date in cui viene organizzato.

Shimokitazawa cosa vedere a Tokyo

Cosa mangiare a Shimokitazawa

Shimokitazawa è famosa soprattutto per il curry. Non il solo il classico curry giapponese, ma curry fatto in mille modi diversi, spesso molto speziato, spesso con verdure e combinazioni che ti fanno dire “non pensavo ma è buono davvero!”. Un consiglio, se non vuoi fare la classica coda giapponese, evita l’ora di pranzo. O mangi un po’ prima, o un po’ dopo.

Rojiura Curry Samurai

È uno dei nomi classici della zona, molto amato per curry ricchi e spesso pieni di verdure. Qui l’unico errore, se non si è abituati, è esagerare col piccante e rovinarsi il pranzo.

Magic Spice

Se vuoi un versione più particolare, Magic Spice è famoso per la soup curry e per un ambiente decisamente… colorato. Anche qui: perfetto se vuoi qualcosa di diverso dal solito, e se ti piace sperimentare col livello di piccantezza.

Pannya

Qui ci vieni per un motivo preciso: il katsu completamente nero. A vederlo pensi “ok, è carbonizzato”, e invece è l’effetto dei panko al nero di seppia. La crosta resta croccante, il tonkatsu è bello asciutto e il curry sotto punta più sul gusto che sul piccante esagerato. Se vuoi un piatto che è Shimokitazawa al 100%, strano al punto giusto, ma con un senso, questo è uno dei ristoranti che più consiglio.

Curry Spice Gelateria Kalpasi

Questa è una delle cose più Shimokitazawa possibili: curry e gelato nello stesso posto. Se hai voglia di provare qualcosa che racconta proprio la creatività in cucina del quartiere, è una tappa perfetta.

Bear Pond Espresso

So benissimo che gli italiani sono difficili con il caffè e che spesso in Giappone non lo bevono volentieri, ma l’espresso di questa caffetteria ti potrebbe far ricredere!

Ogawa Coffee Laboratory

Se ti piace l’idea di vedere il caffè trattato con una cura quasi da laboratorio, questo posto è perfetto per una pausa caffè diversa: più minimale ma con più attenzione ai dettagli. E sta benissimo quando vuoi staccare un attimo dallo shopping.

Shiro-Hige’s Cream Puff Factory

Non è in mezzo alla confusione del centro di Shimokitazawa, ma è abbastanza vicino da diventare una deviazione perfetta se ami lo Studio Ghibli. I bignè a forma di Totoro sono un’idea geniale e assicuro che dopo averli provati consiglierai questo posto a chiunque ami anche solo lontanamente lo Studio Ghibli.

Shimokitazawa cosa mangiare a Tokyo

Cosa fare la sera a Shimokitazawa

Shimokitazawa è uno dei quartieri di Tokyo dove la cultura delle live house è parte del DNA: locali piccoli, palchi vicini, concerti frequenti. E se ti piacciono anime e manga legati alla musica, come il recente Bocchi the Rock!, alcuni locali ti sembreranno familiari perché l’estetica delle live house di Shimokita è esattamente quella che molte storie usano come sfondo.

Shelter

Un classico per chi cerca live house vere, sotterranee, ravvicinate. Se ti interessa vedere una band senza filtri, questo è il tipo di posto dove finisci a due metri dal palco anche quando non era nei piani.

CLUB Que

Altro nome che torna sempre quando si parla di live a Shimokitazawa. Controlla prima sul loro sito chi suona quel giorno, perché trovi di tutto e puoi beccare la serata perfetta (o quella totalmente fuori dal tuo mondo musicale).

440 Four Forty

Se non vuoi la serata “spinta”, 440 è una buona alternativa: spesso più tranquillo, più rilassato, ma comunque dentro alla scena di Shimokita.

Mother

Shimokitazawa è piena di bar piccoli, ma Mother ha quella vibe un po’ fuori dal tempo che piace a chi cerca posti con personalità. Qui funziona la regola più semplice: entra, guarda com’è dentro e decidi se restare. A Shimokita spesso va così.

B&B

Non è “locale” nel senso classico, ma è un posto bellissimo per chiudere la serata in modo alternativo tra libri, birra e atmosfera calma. È una Shimokitazawa forse più silenziosa, ma sempre con grande personalità.

shimokitazawa live house tokyo
Foto di Syced - Own work, CC0, Link

Come vivere Shimokitazawa al meglio

Shimokitazawa è uno di quei quartieri non pensato per i turisti, che non stupisce per qualcosa in particolare ma che per la sua atmosfera ti lascia un ricordo “speciale”. Se ti piace lo shopping, qui ti diverti davvero, ma solo se lo prendi con calma e con un minimo di strategia: un giro per capire, poi torni dove vale. Se invece sei più da cibo e serata, il curry e le live house sono un combo perfetta.

Il consiglio finale è banalissimo ma voglio comunque dartelo: non cercare “il posto perfetto”. A Shimokitazawa funziona proprio l’opposto, scegli quello che ti ispira, fai due deviazioni in più, guarda i piani alti e lascia spazio all’imprevisto e all’improvvisazione. È così che Shimokitazawa diventa Shimokita, e non solo “un quartiere carino dove hai comprato una giacca”.

 

Mappa di Shimokitazawa

FAQ su Shimokitazawa

Quanto tempo serve per Shimokitazawa?

Mezza giornata è l’ideale. In meno tempo rischi di fare due negozi e andartene convinto che “sì, carina ma pensavo meglio”.

Shimokitazawa vale la pena se ho poco tempo a Tokyo?

Sì, se ti interessa shopping o atmosfera “indie”. Se invece vuoi solo monumenti e panorami, ci sono quartieri più adatti.

Quando conviene andarci?

Pomeriggio e sera è la soluzione migliore: trovi più negozi aperti e poi puoi chiudere con curry o live. La mattina presto è spesso troppo “spenta”.

È un quartiere economico per il vintage?

Può esserlo, ma non è automatico: ci sono negozi super curati e quindi più cari. Se vuoi spendere meno, devi rovistare e girare più di un posto.

Cosa mangio di tipico a Shimokitazawa?

Qui il “tipico” è più da scena urbana: curry (anche molto particolare) e caffè fatti bene. Il soup curry è una delle cose più divertenti da provare in zona.

Qual è il posto “strano ma giusto” da provare?

PANNYA per il katsu nero al nero di seppia: non è il classico curry e proprio per questo vale la prova.

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Shibuya: 11 Cose da vedere nel quartiere più famoso di Tokyo

Shibuya: 11 Cose da vedere nel quartiere più famoso di Tokyo

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Tempo di lettura: 20 minuti

Shibuya è famosa per due cose: l’incrocio più affollato del mondo e la statua di Hachiko. Ed è vero, la prima volta che ti trovi lì in mezzo – soprattutto la sera – l’effetto è forte: luci ovunque, schermi giganti, gente che attraversa in ogni direzione come se fosse la cosa più normale del mondo.

Il problema è che Shibuya è anche uno di quei posti che rischi di “consumare” in dieci minuti: crossing, foto di rito, via. E invece Shibuya dà il meglio quando smetti di guardarla e inizi a esplorarla: basta uscire dal corridoio “stazione–incrocio” e ti si apre un altro quartiere. La Shibuya che tutti conoscono è davanti alla stazione. Quella che ti resta addosso spesso è due strade più in là.

Per questo qui sotto trovi tre modi semplici per visitarla, in base al tempo che hai: 2 ore, mezza giornata o solo la sera. Poi, se vuoi andare più a fondo, trovi le tappe spiegate una per una con consigli pratici e qualche deviazione nerd per chi non si accontenta dell’incrocio.

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Informazioni pratiche su Shibuya

Come arrivareStazione di Shibuya (渋谷駅): JR Yamanote Line, Tokyo Metro Ginza / Hanzomon / Fukutoshin Line, Tokyu Toyoko / Den-en-toshi Line. Uscita Hachiko (lato ovest) per il crossing.
Shibuya Sky¥2.200 online · ¥2.500 alla biglietteria (mar. 2026). Prenotazione a fasce orarie obbligatoria — al tramonto si esaurisce giorni prima. Verifica su shibuya-scramble-square.com.
Orari Shibuya Sky10:00–22:30 · ultimo ingresso 21:20. Possibili limitazioni per maltempo.
MAG's Park (MAGNET)¥1.800 incluso 1 drink (mar. 2026). Verificare eventuali chiusure meteo il giorno stesso.
Miyashita ParkRooftop e parco: gratuiti, aperto 24h. Negozi e ristoranti: 11:00–21:00 ca.
Shibuya PARCO11:00–21:00 tutti i giorni. Nintendo TOKYO e Pokémon Center al 6° piano.
Mandarake ShibuyaSotterraneo Shibuya BEAM · orari tipici 12:00–20:00 · verifica sul sito prima di andare.
Stagione miglioreAutunno (ott–nov): clima ottimo, folla gestibile. Primavera per i ciliegi a Miyashita Park. Agosto: caldo umido e affollamento al massimo.
Tempo consigliato2 ore (minimo) · mezza giornata (ideale) · giornata intera (versione completa con serata)
Budget orientativo1.600–2.100 yen se visiti zoo + 2 musei. Il parco e i templi non costano nulla.
Voto Rudy⭐⭐⭐⭐ obbligatoria, ma con la giusta aspettativa

Shibuya da quartiere di periferia a icona pop

Prima di diventare Shibuya come la conosciamo, questa zona era ben lontana dall’essere un centro urbano da guida turistica. Per molto tempo è stata una periferia, una parte di Tokyo che viveva più di collegamenti e spostamenti che di monumenti.

La svolta, come spesso succede a Tokyo, è legata ai trasporti: quando l’area diventa un nodo comodo e frequentato, attorno iniziano ad arrivare negozi, locali, centri commerciali, e soprattutto persone. Nel dopoguerra Shibuya cresce con una vocazione precisa: intrattenimento e consumo. Non era glamour. Era sopravvivenza. Nel 1945, dopo la resa giapponese, qui come in molti quartieri di Tokyo si era sviluppato uno dei mercati neri più attivi della città. Si vendeva di tutto: cibo, medicinali, merci di contrabbando. Da quel caos è emerso il quartiere che vedi oggi.

Dagli anni del boom economico in poi Shibuya diventa sempre più una calamita per giovani, mode, musica, tendenze. L’incrocio non è nato per diventare iconico: è l’effetto naturale di un posto che per decenni ha assorbito flussi, linee, strade e persone. Negli ultimi anni sta vivendo un’altra trasformazione: più grattacieli, più spazi progettati, rooftop, nuove aree pedonali. È una Shibuya un po’ più ordinata, ma ancora capace di essere caotica quando vuole.

Cosa vedere a Shibuya in base al tempo che hai

Shibuya in 2 ore

Esci dalla stazione lato Hachiko, vai dalla statua, attraversi il crossing una volta (poi rifallo). Se hai prenotato, sali a Shibuya Sky. Se no, vai al MAG’s Park per la vista sull’incrocio. Chiudi con dieci minuti in Center Gai. In due ore ti porti via il ritmo del quartiere, non solo le tappe.

Shibuya in mezza giornata

Parti da Hachiko e il crossing quando hai l’entusiasmo del primo impatto. Poi fai la cosa che molti saltano: allontanati di due strade. È lì che Shibuya diventa meno cartolina e più Tokyo reale.

La tappa che ti consiglio è Shibuya PARCO. Non tanto per lo shopping in sé, ma perché è un buon riassunto della Shibuya recente: più curata, più progettata. È anche il posto dove incastri Nintendo TOKYO e Pokémon Center senza spostarti. Dopo PARCO, a piedi verso Miyashita Park: sali sul rooftop e prenditi dieci minuti di pausa. A Shibuya averlo è già un’esperienza. Poi Center Gai o Koen Dori a seconda di che Shibuya vuoi.

Shibuya di sera

Shibuya di giorno è famosa. Shibuya di sera è Shibuya.

Quando cala la luce tutto si accende: gli schermi diventano più aggressivi, le insegne tirano su l’energia del quartiere, e l’incrocio smette di essere un posto e diventa una scena. Il mio itinerario: arrivi quando il cielo è ancora chiaro, giusto per vedere la trasformazione. Fai Hachiko senza fretta (di sera c’è sempre fila). Attraversi il crossing una o due volte. Non serve di più. Se hai la prenotazione, Shibuya Sky al tramonto è il momento migliore. Se no, MAG’s Park con la vista diretta sull’incrocio funziona benissimo anche di notte.

Poi scendi e fai Center Gai: non perché sia bella in senso classico, ma perché è il termometro del quartiere. E quando vuoi cambiare atmosfera senza cambiare quartiere, sali verso Dogenzaka. Bastano pochi metri.

La statua di Hachiko

La statua di Hachiko è il classico posto dove dici “ok, ci passo un attimo” e poi ti ritrovi comunque a fare la coda per la foto. Si trova appena fuori dalla stazione, lato Hachiko Exit. È uno dei punti di incontro più famosi di Tokyo. Lo usano anche i giapponesi per darsi appuntamento a Shibuya.

Ma vale sapere chi era Hachiko davvero. Era un Akita Inu che ogni giorno aspettava il suo padrone, il professor Hidesaburo Ueno, all’uscita della stazione. Nel 1925 il professor Ueno morì di infarto durante una lezione all’università. Hachiko continuò ad aspettarlo ogni giorno per quasi dieci anni, fino alla propria morte nel 1935. I pendolari lo nutrivano e lo conoscevano. La prima statua gli fu dedicata nel 1934, ancora in vita. Quella attuale è del 1948.

Fermati due minuti. Non per la foto. La faranno tutti quelli intorno a te. Ma per pensarci. Un consiglio, se vuoi la foto senza trasformarla in una lunga attesa, passa la mattina presto o tarda sera.

Hachiko a Shibuya,  cosa vedere tokyo

Shibuya Scramble Crossing

Lo Shibuya Scramble Crossing è “solo” un incrocio, ma dal vivo è molto più di quello che immagini. Non perché sia più grande di altri, ma perché qui vedi la vera natura di Shibuya: un nodo di passaggio dove linee ferroviarie, strade e persone si sono accumulate fino a creare questo flusso continuo.

Il meccanismo è reale: scatta il verde, e per qualche secondo sembra che sia la città intera che si muova. Si parla di circa 3.000 persone per ogni ciclo di semaforo.

Fallo così: attraversalo una prima volta senza pensarci, seguendo la massa. Poi rifallo (sì, due volte) e a metà concediti un secondo per guardarti attorno. Non per fare l’eroe in mezzo al traffico. Solo per capire la scena. È lì che passa da “è solo un incrocio” a “ok, adesso capisco”.

Se conosci Jujutsu Kaisen, l’arco narrativo della “Shibuya Incident” è ambientato interamente qui: l’incrocio, la stazione, i sotterranei. Attraversarlo, per un appasionato, con questo in testa dà la sensazione di essere nel manga e nell’anime.

shibuya cosa vedere tokyo

Dove vedere l’incrocio dall’alto

Lo Starbucks storico è il grande classico, ma spesso è anche la trappola perfetta: tanta gente, poco spazio e rischi di passare più tempo a caccia di un tavolo che a goderti davvero la vista.

Se vuoi vedere lo Scramble “dall’alto” gratis, le opzioni che consiglio sono queste:

    • La più semplice (e davvero sottovalutata): la passerella tra Shibuya Station e Mark City.
      Non è molto alto, ma da una bella visuale sul’incrocio. Inltre sei al coperto, quindi è ottimo anche quando piove.
    • Shibuya Hikarie – Sky Lobby (11° piano). È una lobby con vetrate enormi: non sei attaccato all’incrocio come al MAGNET, ma hai una vista panoramica molto piacevole e soprattutto gratuita. Se vuoi fare “pausa” senza perdere tempo, è perfetta.
    • Shibuya Scramble Square – 12° piano (area ristoranti / affacci).Tutti pensano subito a Shibuya Sky (pagamento), ma al 12° piano ci sono punti da cui puoi vedere gratis la zona e anche dell’incrocio (non è la vista più “instagrammabile”, ma per uno stop veloce è ottima).

E se vuoi la soluzione “paghi poco ma vai sul sicuro”: MAGNET (MAG’s Park). Il prezzo attuale indicato dal sito ufficiale è 1.800 yen a persona con 1 drink incluso. Attenzione solo che ci possono essere delle chiusure o limitazioni  a causa del meteo, quindi meglio controllare al volo quel giorno.

Se l’obiettivo è vedere la coreografia dell’incrocio, queste soluzioni bastano e avanzano (soprattutto quelle gratuite, che ti fanno risparmiare tempo). Se invece vuoi proprio la vista “Tokyo infinita”, allora il passo successivo è Shibuya Sky: lì non guardi solo l’incrocio, guardi la città che ci gira attorno.

Shibuya Sky cosa vedere Tokyo

Shibuya Sky: la vista migliore su Tokyo

Da Shibuya Sky non guardi solo l’incrocio: guardi Tokyo. Il rooftop è all’aperto, senza vetri, e quando arrivi su capisci subito perché è uno dei punti panoramici migliori della città.

Il momento migliore è circa mezz’ora prima del tramonto: ti fai luce naturale, golden hour, e poi le luci che si accendono una a una. Orari: 10:00–22:30 (ultimo ingresso 21:20).

I biglietti sono a fasce orarie. Online: ¥2.200 · Biglietteria: ¥2.500 (marzo 2026). Verifica sempre su shibuya-scramble-square.com prima di andare. Al tramonto e nei weekend si esaurisce con giorni di anticipo. Non aspettarti di comprarlo il giorno stesso per quelle fasce.

Da sapere: sul rooftop niente valigie, cibo o bevande, e attenzione agli oggetti “volanti” (cappelli, selfie stick). Con vento forte o maltempo possono limitare l’area aperta.

Acquista qui i biglietti per accedere allo Shibuya Sky

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Se stai costruendo il tuo itinerario e non sai come incastrare Shibuya Sky con il resto della giornata, o se vale comprare il biglietto a questa o quella fascia oraria, è una di quelle domande che in una consulenza si risolve in cinque minuti.

Shibuya Scramble Square cosa vedere tokyo

Shibuya PARCO: la Shibuya nuova

A proposito: “PARCO” non è un nome inventato perché suona bene. È proprio italiano, scelto perché il concetto era un luogo dove ci si ritrova e si passa tempo. Non solo dove si compra. E funziona ancora così.

Non è il classico centro commerciale: è più una Shibuya ripulita, progettata, fatta di piani e spazi che ti invogliano a fermarti. Funziona benissimo anche come tappa salva-pioggia. Entri, ti asciughi, e ti ritrovi a fare un giro che dura più del previsto.

Nintendo TOKYO

Nintendo TOKYO è una di quelle cose dove entri anche se “non sei un fan”. Perché a Shibuya le cose si fanno sempre al meglio: una passione trasformata in destinazione, gadget e edizioni speciali che ti fanno sentire di nuovo bambino. Perfetto anche con poco tempo o con bambini.

Pokémon Center Shibuya

Stesso discorso, ma con Pokémon. Questo Pokémon Center è più “Neo-Shibuya”: curato, urbano, meno caos da parco giochi. Non serve essere super fan. È una tappa facile da incastrare. Entri dicendo “guardo solo un attimo” ed esci con un Pikachu appeso allo zaino. Entrambi al 6° piano, orario 11:00–21:00.

Se hai poco tempo, PARCO è la tappa facile da incastrare perché ti concentra più cose nello stesso posto (e ti salva anche se piove). Io lo farei così: prima l’incrocio e Hachiko, poi PARCO, e solo dopo ti sposti verso Miyashita Park o Center Gai.

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Miyashita Park: il rooftop park di Shibuya

Miyashita Park è uno di quei posti che ti fanno capire dove sta andando la “Neo-Shibuya”. Sotto hai negozi e ristoranti. Sopra un rooftop-park con zone verdi, passerelle con vista urbana e uno skate park vero.

Lo cito non perché sia l’attrazione più spettacolare di Shibuya. Lo cito perché è l’unico posto dove puoi fermarti senza sentirti nel mezzo di qualcosa. Dieci minuti lassù, con una bottiglia d’acqua presa al konbini, cambiano la percezione di tutta la giornata.

Da Hachiko sono circa 8 minuti a piedi verso est lungo Meiji Dori. Arrivarci a piedi è parte del bello: in quel tratto Shibuya smette di essere l’incrocio e diventa un quartiere normale.

Un consiglio così non fai il mio stesso errore. I locali e gli izakaya sotto sono carini ma tendono a costare più della media (stai pagando anche la posizione). Se vuoi mangiare, spostati in zone meno turistiche. 

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Shibuya a piedi: le strade da non perdere

Dopo Hachiko, incrocio e (se vuoi) la vista dall’alto, il modo migliore per capire Shibuya è semplice: camminarla. Perché qui basta spostarsi di poche strade per cambiare atmosfera: dal cuore giovane e rumoroso di Center Gai alla passeggiata più “ordinata” di Koen Dori, passando per la salita di Supeinzaka fino ad arrivare a Dogenzaka, dove Shibuya diventa più notturna e meno “instagrammabile”. È la parte del quartiere che non si “visita” con una tappa sola: la attraversi, ti perdi, e sei nel cuore di Shibuya.

Center Gai

Center Gai è una zona pedonale che è il cuore pulsante del quartiere: qui nascono (e muoiono) in fretta le nuove mode dei giovani di Tokyo. È una strada sempre piena, costellata di negozi, ristoranti, locali e sale giochi. Non è “bella” in senso classico, ma è il termometro di Shibuya: se vuoi sentire l’energia del quartiere, basta camminarci anche solo cinque minuti qui.

Per raggiungerla è semplicissimo: usciti dalla stazione attraversate l’incrocio e cercate la grande insegna DMM, che di fatto segna l’inizio di Center Gai. Se di giorno è più un strada da shopping, è la sera quando dà il meglio, tra luci e gente che va e viene come se fosse una festa continua.

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Koen Dori

Koen Dori significa “strada del parco”: collega la zona commerciale di Shibuya verso Yoyogi Park. Qui l’atmosfera cambia. Meno caos da Center Gai, più passeggiata, negozi e caffè. È la via perfetta se dopo l’incrocio e la folla vuoi respirare senza uscire davvero da Shibuya.

shibuya koen dori cosa vedere tokyo

Supeinzaka

Supeinzaka significa “Collina Spagnola” ed è una strada pedonale a scale che sale verso PARCO. È piena di negozi, caffè e ristoranti, ed è una deviazione breve ma carina perché ti sposta subito fuori dal corridoio principale di Shibuya.

Il nome dovrebbe derivare da una somiglianza con una tipica strada spagnola… anche se, sinceramente, non so cosa ci vedano di così “spagnolo” i giapponesi. Della Spagna io ci ho ritrovato soprattutto la bandiera del ristorante “Vidrio”.

Dogenzaka

Conosciuta anche come “Love Hotel Hill”, Dogenzaka deve il suo nome a un personaggio di nome Dogen, un bandito medievale che si dice vivesse in questa zona. Non si sa quanto ci sia di vero, ma è uno di quei dettagli che trasformano un nome di strada in qualcosa di più interessante di una toponomastica generica.

Adesso Dogenzaka è famosa soprattutto per i love hotel (alberghi a ore, spesso a tema, dove le coppie si fermano da un’ora a tutta la notte) e per i locali notturni. Di giorno è quasi anonima. Di sera cambia. Vale la deviazione anche solo per capire che Shibuya non finisce all’incrocio: è un insieme di livelli, e questo è uno di quelli.

shibuya Dogenzaka cosa vedere tokyo
Foto di 鋸香具師 - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Shibuya per otaku e nerd

Shibuya non è Akihabara, però se ti interessa la cultura pop “di adesso” (store ufficiali, collab, pop-up, roba nuova e curata) qui ti fai un giro super comodo. Il cuore è sempre Shibuya PARCO, soprattutto il 6° piano: se lì hai già fatto Nintendo TOKYO e Pokémon Center, c’è molto alto da vedere.

JUMP SHOP

Se sei cresciuto a shonen (One Piece, Jujutsu, ecc.), questa è la tappa “rischiosa”: entri per curiosità e poi inizi a giustificare mentalmente l’acquisto di merch che non ti serviva fino a 30 secondi prima. Sta sempre al 6° piano di PARCO, quindi la incastri senza fatica.

CAPCOM STORE TOKYO 

Qui troivi Monster Hunter, Resident Evil, Street Fighter e molto altri personaggi Capcom. Anche questo è al 6° piano: è una tappa perfetta se ti piace il gaming “giapponese vero” e vuoi roba ufficiale fatta bene.

SHIBUYA TSUTAYA 

A due passi dall’incrocio, TSUTAYA ormai è un posto dove spesso trovi pop-up e collaborazioni IP (anime, VTuber, ecc.). Anche solo entrare e controllare “cosa c’è adesso” ha senso, perché Shibuya è fortissima sulle cose del momento.

Mandarake Shibuya 

Nel sotteraneo del palazzo Shibuya BEAM si trova una delle sedi di Mandarake, è la tappa giusta per manga usati, artbook, figure e memorabilia. Se ti piace rovistare, questo è il posto dove perdi tempo volentieri.

Animate Shibuya 

Sempre nel palazzo Shibuya BEAM al 3° piano c’è uno di quei negozi perfetto se vuoi fare scorta di merchandising di anime e manga recenti senza dover andare fino ad Akihabara.

GiGO Shibuya

Se divertirti a Shibuya, GiGO è perfetta: rhythm game, purikura, crane game e la classica sensazione di “entro 10 minuti” (e poi esci mezz’ora dopo).

Tower Records Shibuya

Non è “otaku” in senso stretto, ma se ti piace il lato J-pop, idol, anime soundtrack, Tower Records è una tappa che ha senso eccome. Anche solo per farti un giro e vedere quanto seriamente qui prendono la musica.

Village Vanguard Shibuya

È unnegozio “strano”: un mix di subculture, idee regalo, oggetti assurdi e spesso anche roba legata ad anime e pop culture. È una negozio che o ami o odi, ma siccome io lo amo non posso non consigliarlo.

MEGA Don Quijote Shibuya 

Se non sei ancora sazio di shopping ti serve una tappa al Donki di Shibuya dove trovi di tutto (compresi character goods e giocattoli). Puoi starci anche solo per 10 minuti, ma rischio di farti risucchiare dal labirinto di scaffali è molto alto!

Come goderti Shibuya davvero

Shibuya è uno di quei quartieri che ti lasciano addosso una sensazione precisa: energia continua, ma mai uguale. In poche ore passi dal caos più totale a strade laterali dove l’atmosfera cambia, poi sali su un rooftop e ti ritrovi a guardare Tokyo dall’alto.

Se hai seguito il giro qui sopra, hai già una Shibuya completa: panorami, strade, deviazioni nerd. Il resto è solo questione di ritmo. Se la fai veloce, Shibuya funziona. Se ti perdi un po’, funziona ancora meglio.

E quando torni (perché a Shibuya ci si torna) la ritrovi sempre diversa.

Il consiglio di Rudy

Shibuya è obbligatoria. Ma il momento in cui la fai cambia tutto.

Evita il fine settimana se puoi. L’affollamento sale di un livello che toglie il piacere di camminare. Giovedì o venerdì sera è il compromesso migliore: il quartiere è vivo senza essere una bolgia.

Non farla di mattina. Shibuya si sveglia tardi. Arrivi alle 9 e trovi l’incrocio semivuoto (che toglie tutto il senso) e i negozi chiusi. Meglio pomeriggio-sera.

Stagione: autunno se scegli. Clima ottimo, folla gestibile. Agosto è agosto. Caldo umido e affollamento al massimo.

Se vuoi vivere Shibuya con qualcuno che conosce il quartiere davvero (non solo i posti da guida, ma quelli che si trovano conoscendo il quartiere come in local) è una delle destinazioni dove avere una guida privata che parla italiano cambia l’esperienza. Non perché il quartiere sia difficile da trovare, ma perché entri in posti diversi e vedi cose diverse.

→ Servizio guide private

Mappa di Shibuya

FAQ su Shibuya

Quanto tempo serve per vedere Shibuya senza correre?

Se vuoi farti un’idea completa senza stress, mezza giornata è perfetta. Se invece sei di passaggio, in 2 ore visitando le tappe essenziali.

Quando conviene andarci: mattina, pomeriggio o sera?

Se vuoi atmosfera e “Shibuya vera”, la sera vince facile. La mattina è più tranquilla e fotografabile, ma meno affascinante.

Dove si trova esattamente Hachiko?

È fuori dalla stazione, lato Hachiko Exit. Segui le indicazioni in stazione e ci arrivi senza problemi.

Qual è un punto gratuito per vedere l’incrocio dall’alto?

La soluzione più furba è la passerella verso Mark City (comoda e spesso sottovalutata). In alternativa, le lobby panoramiche tipo Hikarie funzionano bene per una vista più ampia.

Shibuya Sky vale davvero la pena?

Se ti piacciono i viewpoint e vuoi vedere Tokyo dall’alto sul serio, sì. Se invece ti interessa solo l’incrocio, puoi cavartela benissimo con i punti gratuiti o meno costosi.

Serve prenotare Shibuya Sky?

Meglio di sì. È uno di quei posti dove senza prenotazione rischi di trovarti con slot scomodi o sold-out, soprattutto per il tramonto.

Dove mangiare a Shibuya senza spendere troppo?

Evita di scegliere “a caso” nei punti più centrali e nei posti super instagrammabili: spesso costano di più. Se ti sposti anche solo di una o due strade dal’incrocio e da Center Gai trovi opzioni più oneste.

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Narita: la guida tra templi, tradizione e cucina oltre l’aeroporto

Narita: la guida tra templi, tradizione e cucina oltre l’aeroporto

Home » Giappone » Tokyo

Tempo di lettura: 12 minuti

Narita è un nome che per molti significa soltanto “aeroporto”. Ma basta prendere il treno e in pochi minuti ti ritrovi in una cittadina che custodisce una delle tradizioni spirituali più forti del Giappone, strade dal sapore antico e piatti tipici che ti restano nel cuore.
Se hai qualche ora libera tra un volo e l’altro, oppure vuoi iniziare il tuo viaggio in modo diverso dal solito, fermarti a Narita può diventare una sorpresa indimenticabile.

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Cosa vedere a Narita

Naritasan Shinshoji: il grande tempio dei mille anni

Ci sono luoghi in Giappone che sembrano vivere in un tempo diverso dal resto del mondo, e il tempio Naritasan Shinshoji è uno di questi. Fondato nell’anno 940, è dedicato a Fudō Myōō, la divinità del fuoco e della saggezza, colui che brucia l’ignoranza per purificare l’anima.

La nascita del tempio è legata a un episodio antico: durante la ribellione di Taira no Masakado, il monaco Kancho Daisojo portò in questa zona una statua di Fudō Myōō per pregare la fine del conflitto. Quando la pace tornò, la statua rifiutò simbolicamente di essere spostata, e così venne eretto il tempio proprio qui, come segno della presenza permanente della divinità.

Da allora il Naritasan è diventato uno dei principali centri del buddismo Shingon, e ogni anno accoglie milioni di pellegrini, soprattutto durante il Capodanno e le principali festività religiose.

Appena si attraversa la Porta dei Guardiani (Niōmon), si entra in quel mondo sospeso nel tempo. Le due imponenti statue che la fiancheggiano rappresentano i protettori del tempio, figure vigorose e minacciose che tengono lontani gli spiriti malvagi.
Salendo la lunga scalinata si giunge al cuore del complesso, dove si susseguono i principali edifici sacri:

Sala Principale (Daihondō)

Costruita nel 1968, è il fulcro del tempio. Qui ogni giorno si celebra la cerimonia del fuoco sacro (Goma), un rito suggestivo in cui i monaci recitano sutra e gettano tavolette votive nelle fiamme per purificare i desideri terreni. L’atmosfera è intensa: il profumo dell’incenso, il battito dei tamburi e il crepitio del fuoco creano un’esperienza quasi ipnotica.

Pagoda a tre piani (Sanjū-no-tō)

Eretta nel 1712, questa pagoda è un capolavoro del periodo Edo. Le sue pareti sono decorate con dorature e pitture vivaci che raccontano scene del Sutra del Loto. È un esempio straordinario di arte sacra giapponese e, con la luce del tardo pomeriggio, sembra brillare come un gioiello tra gli alberi.

Pagoda della Grande Pace (Heiwa no Tō)

Costruita nel 1984 per celebrare gli 1100 anni del tempio, si innalza per 58 metri e custodisce reliquie del Buddha. È il simbolo della preghiera per la pace universale e uno dei punti panoramici più belli del complesso. Da qui si ammira il verde del parco e i tetti dei padiglioni antichi.

Sala di Shakyamuni (Shakado)

Realizzata nel 1858, è una delle strutture più antiche ancora esistenti. In passato era la sala principale e ospita una statua del Buddha Shakyamuni, il fondatore del buddhismo. Le travi e le colonne in legno sono finemente scolpite con draghi e motivi floreali, segno dell’altissimo livello artistico raggiunto dagli artigiani dell’epoca.

Sala della Luce (Komyodo)

Risalente al 1701, è oggi considerata un bene culturale di valore nazionale. Per secoli fu il centro della vita religiosa del tempio, e la sua architettura sobria e armoniosa trasmette un senso di quiete profonda.

Il fuoco che purifica

La cerimonia del fuoco sacro, che si svolge più volte al giorno, è il cuore della devozione del Naritasan. Le fiamme rappresentano la saggezza che dissolve l’avidità e l’odio, e ogni visitatore può partecipare portando un amuleto o una tavoletta votiva da far benedire. È un rito antico che unisce la forza della fede al calore della vita quotidiana. Parterciparvi è un’esperienza unica!

Tradizioni e vita del tempio

Il Naritasan non è un monumento “immobile”, ma un luogo vivo. Ogni giorno riecheggiano i canti dei monaci, il suono delle campane e il passo lento dei pellegrini. Durante la festa di Setsubun, che segna l’inizio della primavera, gli attori di teatro kabuki vengono ancora oggi a lanciare fagioli portafortuna dalla terrazza della sala principale. È una tradizione che si ripete da secoli e che lega il tempio alla cultura popolare.

Visitare il Naritasan significa toccare con mano l’anima religiosa del Giappone: un luogo dove la fede, l’arte e la storia si incontrano in un’armonia che resta nel cuore. 

Naritasan Shinshoji cosa vedere Giappone

Omotesando: la via dell’anguilla e delle botteghe

Dal piazzale della stazione fino alle porte del tempio Naritasan si snoda la Narita Omotesando, una strada lunga circa ottocento metri che sembra essersi fermata a un’altra epoca. È qui che Narita rivela il suo volto più autentico: insegne dipinte a mano, profumo di salsa di soia che si caramellizza sull’anguilla alla griglia, artigiani che lavorano ancora con strumenti antichi dietro vetrine di legno.

La Omotesando di Narita esiste da più di tre secoli. Nacque nel periodo Edo come strada di pellegrinaggio per i fedeli diretti al tempio Shinshoji, e attorno ad essa fiorirono locande, botteghe di tè, laboratori di incenso e negozi di dolci tradizionali. Ancora oggi molte case conservano le facciate originali in legno scuro e il fascino delle insegne verticali che oscillano al vento.

Camminare qui è come seguire un filo che unisce il presente alla storia: tra un negozio di geta (sandali di legno) e una bottega di ventagli, si respira quella calma quotidiana che è rara nelle grandi città giapponesi.

Dove assaggiare l’anguilla, simbolo di Narita

Narita è famosa in tutto il Giappone per la sua anguilla alla griglia (unagi). In passato i corsi d’acqua e gli stagni della zona erano ricchi di anguille, e i ristoranti nati per sfamare i pellegrini ne fecero la loro specialità.

Il piatto tipico è l’unaju: anguilla grigliata con salsa dolce e servita su riso bianco in eleganti scatole laccate. Il profumo invade tutta la strada, e ogni ristorante custodisce una propria ricetta segreta per la salsa, spesso tramandata di generazione in generazione.

  • Kawatoyo (川豊本店) – Il più celebre ristorante della via, fondato alla fine del XIX secolo. Dalla strada puoi vedere i cuochi che sfilettano le anguille vive e le arrostiscono lentamente sul carbone. La carne resta morbida, la pelle croccante, e il sapore è incredibilmente delicato. Preparati a un po’ di attesa: è parte del rito.
  • Surugaya (駿河屋) – Più tranquillo e frequentato dai locali. Gli interni in legno lucidato e la vista sul piccolo giardino interno lo rendono un luogo perfetto per una pausa rilassata.

Molti ristoranti aprono già a metà mattina e servono fino al primo pomeriggio: ideale se vuoi pranzare prima di visitare il tempio.

 

Narita Omotesando cosa vedere Giappone
Foto di Xser21 - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Narita-san Calligraphy Museum

Poco conosciuto ma affascinante è il Narita-san Shodō Museum, un museo dedicato alla calligrafia giapponese. Custodisce oltre 6.000 opere, dalle più antiche pergamene buddiste a lavori moderni. Un’occasione per capire quanto la scrittura, in Giappone, sia considerata una vera e propria forma d’arte spirituale.

Naritasan Park: un’oasi verde tra laghetti e foliage

Alle spalle del grande tempio Naritasan si estende il Naritasan Park, un giardino armonioso di laghetti, ponti e sentieri dove la spiritualità lascia spazio al silenzio della natura. Creato alla fine del XIX secolo, fu pensato come luogo di meditazione e raccoglimento per i pellegrini, e ancora oggi conserva quella serenità che invita a rallentare.

Tra i punti più suggestivi ci sono i tre laghetti, Monju, Ryuchi e Yamamoto, popolati da carpe colorate e circondati da salici e aceri. In primavera il parco si accende di fiori di ciliegio, in autunno si tinge di rosso e oro, e ogni stagione regala un volto diverso al paesaggio.

Passeggiare nel Naritasan Park dopo la visita al tempio è comprendere l’unione profonda tra spiritualità e natura nella sua forma più intima.

Museo del Narita Yokan: dolci segreti

Narita non è solo anguilla: è anche la patria dello yokan, un dolce tradizionale a base di pasta di fagioli rossi e agar. Il Narita Yokan Museum racconta la storia di questa prelibatezza, introdotta qui nel XVII secolo dai monaci del Naritasan come cibo energetico.

Passeggiando tra esposizioni e degustazioni, puoi assaggiare versioni classiche e moderne del yokan. È un souvenir insolito ma molto apprezzato, soprattutto dagli anziani giapponesi che lo considerano un dolce “elegante”.

Narita Yokan cosa vedere Giappone
Foto di Joe deSousa , CC0, Link

Boso no Mura: un viaggio nel Giappone dell’epoca Edo

A pochi chilometri dal centro di Narita, immerso nella campagna della prefettura di Chiba, si trova il Boso no Mura, un villaggio-museo all’aperto che ricrea fedelmente la vita del Giappone dell’epoca Edo. Entrare qui è come varcare la soglia di un’altra epoca: strade sterrate, case dai tetti di paglia, botteghe di mercanti e antiche fattorie raccontano la quotidianità di un Paese che viveva ancora in equilibrio tra natura e spiritualità.

Gestito dal Museo Storico della Prefettura di Chiba, il Boso no Mura è un luogo vivo, dove le tradizioni non vengono soltanto mostrate ma praticate. Si può assistere a dimostrazioni di mestieri antichi — dalla ceramica alla tintura dei tessuti — o partecipare ad attività manuali come la scrittura con il pennello, la preparazione dei dolci di riso e la realizzazione di piccoli oggetti in bambù. Chi lo desidera può anche indossare abiti tradizionali e passeggiare tra le case come un abitante del periodo Edo.

Tra le costruzioni più suggestive spiccano la casa del samurai, con il suo giardino essenziale e silenzioso, la bottega del fabbro, dove risuona ancora il colpo del martello sul ferro, e la locanda di viaggio, dove i viandanti di un tempo si fermavano per la notte lungo le vie di pellegrinaggio. Non mancano la scuola elementare dell’epoca Meiji e le abitazioni contadine, che mostrano la semplicità e la forza della vita rurale giapponese.

Durante l’anno il villaggio ospita rievocazioni storiche, fiere e spettacoli popolari, e spesso viene scelto come set cinematografico per film e serie ambientate nel Giappone antico.

Dal centro di Narita si può raggiungere il Boso no Mura in circa 30-35 minuti:

  1. Dalla stazione di Narita prendi l’autobus Chiba Kōtsū in direzione Ryūkakuji-dai Shako o Ajiro.
  2. Scendi alla fermata Ryūkakuji Iriguchi (龍角寺入口) e prosegui a piedi per circa 8 minuti fino all’ingresso del museo.

In alternativa, il taxi impiega circa 20 minuti e costa intorno ai 3.000 yen.

Il Bōsō no Mura è uno di quei luoghi che sanno rendere speciale il viaggio: un Giappone che profuma di legno antico, di fumo e di silenzio. Camminando tra le sue stradine, con il rumore del vento nei campi di riso, ci si accorge che la storia (ricostruita)  vive ancora, a pochi chilometri dall’aeroporto più trafficato del Paese.

Bōsō no Mura Narita cosa vedere Giappone

Quando visitare Narita e perché fermarsi

Narita è una meta che si può visitare in ogni periodo dell’anno, ma il momento migliore dipende da ciò che cerchi nel tuo viaggio.

In primavera, la città si riempie di colori: i ciliegi del Naritasan Park e dei viali intorno al tempio creano uno scenario poetico, mentre lungo la Omotesando l’aria profuma di dolci e di anguilla grigliata. L’autunno, invece, trasforma i giardini in un mosaico di rossi e gialli che si riflettono nei laghetti del parco.

L’estate è più tranquilla: il caldo e l’umidità allontanano molti turisti, ma proprio per questo si può godere di un’atmosfera più autentica, fatta di rituali e di vita locale. In inverno, il cielo limpido e la calma delle giornate fredde donano al tempio un fascino austero e spirituale, soprattutto durante il Capodanno, quando migliaia di fedeli si riuniscono per pregare il primo giorno dell’anno.

Ma il vero motivo per fermarsi a Narita non ha a che fare solo con le stagioni. È il ritmo della città, più lento, la sua capacità di accogliere il viaggiatore con gesti semplici e sorrisi sinceri. È un luogo che non ha bisogno di stupire: basta camminare lungo la Omotesando, sedersi davanti a un piatto di unagi o ascoltare il vento tra gli alberi del parco per capire che anche a pochi passi da un aeroporto, il Giappone sa ancora custodire la sua anima.

 

Mappa di Narita

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Zojo-ji, tempio dei Tokugawa a Tokyo: guida e storia

Zojo-ji, tempio dei Tokugawa a Tokyo: guida e storia

Home » Giappone » Tokyo

Tempo di lettura: 7 minuti

A pochi passi dalla Tokyo Tower, tra i palazzi del quartiere di Minato, sorge uno dei templi più carichi di storia della capitale giapponese: Zojo-ji . Qui, nel silenzio dei cortili e tra le ombre dei pini secolari, si percepisce ancora l’eco del potere degli shogun Tokugawa e la delicatezza della fede buddhista. È uno di quei luoghi di Tokyo dove il Giappone antico e quello moderno convivono in una perfetta armonia.

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Cosa vedere al tempio Zojo-ji di Tokyo

Un po’ di storia

Le origini del tempio risalgono al 1393, quando il monaco Yūyo Shōsō, appartenente alla scuola Jodo-shū (la setta della Terra Pura), fondò un piccolo monastero a Kaizuka, nell’attuale quartiere di Chiyoda. In quell’epoca, il buddhismo della Terra Pura si diffondeva rapidamente tra il popolo, e Zojo-ji divenne presto un punto di riferimento spirituale per il Kanto.

La storia del tempio cambiò radicalmente nel 1598, quando Tokugawa Ieyasu lo scelse come tempio di famiglia. Con l’inizio del periodo Edo, il complesso visse il suo massimo splendore: oltre centoventi edifici, scuole monastiche, giardini, pagode, e una comunità vivace di monaci e studenti. Zojo-ji divenne uno dei principali templi della capitale, ma anche un simbolo del potere spirituale e politico dei Tokugawa.

Nel corso dei secoli, il tempio accolse le sepolture di sei shogun, custodite in eleganti mausolei decorati con lacche e oro, ancora oggi visitabili in parte. Dopo la Restaurazione Meiji e la fine dello shogunato, il tempio perse il suo ruolo centrale e molti edifici andarono distrutti. La tragedia maggiore arrivò durante la Seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti del 1945 ridussero quasi tutto in cenere.

Solo il grande portale Sangedatsumon, costruito nel 1622, riuscì a sopravvivere: è il più antico edificio in legno di Tokyo e l’unica struttura originale del tempio rimasta intatta. Nel dopoguerra, grazie agli sforzi della comunità Jōdo-shū e dei fedeli, il Zojo-ji fu ricostruito. Nel 1974 venne completata la Sala principale, che ancora oggi si staglia con la Tokyo Tower sullo sfondo, in un contrasto che racconta meglio di ogni parola la capacità del Giappone di rinascere.

Guida agli edifici: un piccolo itinerario dentro Zojo-ji

Appena oltre il viale di alberi, il primo incontro è con il Sangedatsumon, il grande portale in lego del 1622. Passarci sotto è come attraversare un varco temporale: fuori, la Tokyo delle luci; dentro, l’Edo degli shōgun. Fermati un attimo a guardare le proporzioni, i piani che si sovrappongono, le iscrizioni consumate: è l’unica struttura storica superstite del complesso.

Dietro il portale si apre lo spazio cerimoniale che conduce alla Sala Principale (Daiden), ricostruita nel 1974. L’interno è un mare di tatami e lacca scura, con l’altare che accoglie l’icona di Amida Nyorai, cuore della scuola Jōdo. Qui, le preghiere dei fedeli si mescolano al rumore attutito dei passi: è il luogo più adatto per sedersi, respirare e lasciare fuori la fretta.

Accanto al Daiden si trova l’Ankokuden, sala di venerazione che custodisce un venerato Amida “salvifico”: è uno spazio più raccolto, con luci soffuse e offerte che cambiano di stagione in stagione. Se ami i dettagli, nota i paraventi, le lampade in metallo e i profili del legno: raccontano una devozione quotidiana, concreta.

Spostandoti verso il lato del complesso, sentirai il peso bronzeo della grande campana (Daibonshō), protagonista del Jōya no Kane, i 108 rintocchi della notte di Capodanno. Di giorno è silente, ma basta avvicinarsi per immaginare l’aria fredda di fine dicembre che vibra a ogni colpo.

Più in là, tra cipressi e pietre muschiose, si allineano i mausolei Tokugawa: pagode, lapidi e piccoli padiglioni che suggeriscono l’antico fasto. Molto fu danneggiato e molto è stato ricomposto con rispetto; resta, forte, il legame tra Zojo-ji e la dinastia che fece di Edo la capitale.

Infine, torna verso la zona più intima del complesso e lascia che il passo rallenti davanti al Giardino dei Jizō.

Il Giardino dei Jizō

Tra i luoghi più suggestivi del tempio c’è il Giardino dei Jizō, una lunga fila di piccole statue in pietra, ciascuna adornata con un cappellino di lana rossa, un bavaglino e un mulinello che gira con il vento. È uno degli angoli più intimi e commoventi di Tokyo.

Nel buddhismo giapponese, Jizō è la divinità protettrice dei bambini, dei viandanti e delle anime perdute. Secondo la leggenda, i bambini morti prima dei genitori non possono attraversare il fiume Sanzu, che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Jizō, mosso a compassione, li accoglie e li protegge, aiutandoli a trovare la pace.

Le famiglie che hanno perso un figlio, o che desiderano pregare per un bambino mai nato, offrono al tempio una statua Jizō, la vestono con piccoli abiti colorati e lasciano accanto fiori, giocattoli o mulinelli. Ogni gesto, ogni colore, racconta una storia di amore e memoria.

Camminare tra le file dei Jizō al Zojo-ji è come entrare in un tempio dentro al tempio: un luogo dove il dolore si trasforma in preghiera, e il silenzio del vento tra i mulinelli diventa il respiro stesso della città.

Tempio Zojo-ji di Tokyo cosa vedere Giappone

Perché visitarlo (e quando)

Perché qui Tokyo diventa qualcosa di diverso. La silhouette arancione della Tokyo Tower dietro il tetto del Daiden è una foto che non ci si stanca mai di rifare, ma soprattutto è un’immagine-ponte: tradizione e modernità che convivono senza sforzo.

  • Primavera: i ciliegi di Shiba e del sagrato accendono il tempio di rosa tenue. Le prime ore del mattino regalano luce morbida e cortili quasi vuoti.
  • Autunno: il fogliame arancio-rame crea un contrasto perfetto con le lacche scure e il portale. Verso il tardo pomeriggio, l’oro del sole scivola sulla facciata del Daiden.
  • Capodanno: se cerchi un rito potente, la notte del 31 dicembre il rintocco della campana segna l’ingresso nel nuovo anno con la sobrietà di chi sa contare il tempo, non inseguirlo.
  • Giorni feriali: il tempio vive di preghiere e visite discrete; è il momento giusto per sostare e osservare i gesti lenti dei monaci, le offerte, i fiocchi rossi dei Jizō che tremano al vento.

E poi, banalmente ma non troppo: è facile da inserire in un itinerario cittadino. Dopo Zojo-ji puoi salire alla Tokyo Tower, attraversare Shiba Park, spingerti verso Roppongi o tornare a Hamamatsucho per un treno. È un cardine comodo, oltre che suggestivo.

Conclusione: un tempio, due città

Zojo-ji è uno specchio. Da un lato vedi il Giappone degli shōgun, dei portali in legno antico, dei riti che resistono alle epoche; dall’altro la metropoli che corre, ridefinisce lo skyline e, nonostante tutto, sa fermarsi. Camminando tra il Sangedatsumon e il Giardino dei Jizō, ti accorgi che Tokyo non è una città da “spuntare” sulla lista, ma un organismo che respira: tradizione e futuro, incenso e acciaio. Zōjō-ji è il suo respiro più calmo. Se impari ad ascoltarlo, ti accompagnerà anche fuori dal tempio.

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Tokyo Tower: guida al simbolo più amato di Tokyo

Tokyo Tower: guida al simbolo più amato di Tokyo

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Tempo di lettura: 7 minuti

C’è un punto, tra i quartieri ordinati di Minato e le strade che vanno verso Roppongi, in cui Tokyo smette di correre e si lascia guardare dall’alto. È lì che sorge la Tokyo Tower, la torre rossa che da oltre sessant’anni illumina la città e accompagna ogni tramonto con la sua luce calda e familiare.

Vista da lontano sembra quasi irreale, un sogno in metallo e vernice arancione che si staglia nel cielo come un faro. Ma quando ci arrivi ai piedi, con il vento che soffia tra le travi e la folla che si ferma a scattare foto, capisci che non è solo un monumento: è parte del respiro stesso di Tokyo.

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Cosa vedere alla Tokyo Tower

Una storia che racconta la rinascita

La Tokyo Tower nasce nel 1958, in un Giappone che si rialzava dalle macerie della guerra e cominciava a credere di nuovo nel futuro. L’idea era quella di costruire una torre radio e televisiva che potesse coprire l’intera area di Kanto, ma finì per diventare qualcosa di molto più grande: un simbolo di rinascita.

Alta 333 metri, ispirata alla Torre Eiffel ma con un’anima tutta giapponese, la Tokyo Tower divenne presto il punto più alto del Paese. I colori arancio e bianco, imposti dalle norme aeronautiche, le conferirono quella personalità vivace che ancora oggi la distingue. Da allora non è più solo un’infrastruttura: è il cuore luminoso di una città che non dorme mai.

Salire sulla torre

Entrare nella Tokyo Tower è come attraversare due epoche. Al piano terra si trova il moderno FootTown, un piccolo mondo fatto di caffè, negozi e spazi espositivi. Lì puoi comprare un dolcetto a forma di torre, sorseggiare un matcha latte e persino incontrare Noppon, la mascotte gemella della torre, metà rossa e metà blu.

Da lì si sale verso il Main Deck, a 150 metri d’altezza. Le vetrate si aprono su Tokyo come un mare di luci, e i pavimenti trasparenti regalano quella leggera vertigine che ti fa sorridere di nervosismo. Se la giornata è limpida, puoi scorgere in lontananza la sagoma perfetta del Monte Fuji.

Più in alto ancora c’è il Top Deck, a 250 metri, raggiungibile solo su prenotazione. È uno spazio più intimo e futuristico, dove pareti di specchi e luci morbide amplificano la sensazione di sospensione. Da lassù, Tokyo sembra un mosaico infinito, un universo che brilla.

Visitare la Tokyo Tower

La torre è aperta ogni giorno dalle nove del mattino fino alle undici di sera. Il biglietto per il Main Deck costa circa 1.500 yen, mentre per salire al Top Deck serve un ticket dedicato, attorno ai 3.000 yen. È consigliato prenotare online: non solo per evitare code, ma anche per usufruire di sconti e pacchetti speciali come il nuovo Tokyo Diamond Tour, che include entrambi i livelli e un accesso esclusivo.

La torre si raggiunge facilmente in metro: la stazione più vicina è Akabanebashi, sulla linea Ōedo, ma anche Onarimon e Hamamatsucho sono a pochi minuti a piedi. Se arrivi da Zojo-ji, il grande tempio buddhista ai suoi piedi, potrai ammirare la Tokyo Tower incorniciata dalle lanterne e dai rami dei ciliegi: una delle immagini più iconiche della città.

Tokyo Tower cosa vedere Tokyo

Il momento giusto per salire

Ogni ora del giorno regala una sfumatura diversa. Al mattino la luce è limpida, i colori nitidi, e la città appare ordinata e calma. Al tramonto, invece, Tokyo cambia volto: il cielo si tinge di rosa, i grattacieli si accendono, e la torre comincia a brillare con le prime luci della sera.

È in quel momento, quando la giornata finisce e la notte comincia ad arrivare, che la Tokyo Tower mostra il suo volto più poetico. Le sue illuminazioni stagionali, il “Diamond Veil” in inverno, le tonalità dorate d’estate, cambiano costantemente, rendendo ogni visita diversa dalla precedente.

Un’icona della cultura pop giapponese

La Tokyo Tower non è solo una meraviglia architettonica: è anche un personaggio della cultura pop.
Negli anni è apparsa in decine di film, anime e manga, diventando il simbolo visivo di Tokyo nel mondo.

È stata distrutta e ricostruita mille volte da Godzilla, come se incarnasse la resilienza della capitale. È il punto d’incontro romantico di Usagi e Mamoru in Sailor Moon, il luogo dove si consumano addii e promesse nei film di Shunji Iwai, e la silenziosa testimone dei cataclismi in Tokyo Magnitude 8.0.

Perfino nei mondi immaginari di Digimon o Your Lie in April appare come sfondo di emozioni universali: la malinconia, la speranza, la voglia di non arrendersi.
La Tokyo Tower, più che un edificio, è una presenza: rappresenta la città che si rialza, l’amore che resiste, e il tempo che passa lasciando intatta la memoria.

Consigli dal mio viaggio

La prima volta che sono salito sulla Tokyo Tower era una sera d’inverno. Il vento era freddo, ma l’aria limpida e il cielo incredibilmente chiaro. Da lassù Tokyo sembrava infinita, un mare di luce che respirava piano. Ho aspettato il momento in cui le luci si sono accese, una dopo l’altra, fino a trasformare la città in un universo dorato.

Da allora torno spesso, ogni volta in orari diversi. A volte la mattina presto, quando la città si sveglia in silenzio; altre volte al tramonto, per vedere il sole sparire dietro il Fuji-san.
Se posso darti un consiglio, arriva quando il giorno sta finendo: potrai vivere la doppia magia della luce e della notte, e scendere poi fino al tempio Zojo-ji per vedere la torre brillare alle sue spalle.

C’è qualcosa di profondamente umano in quella vista. La Tokyo Tower non è solo ferro e vernice: è la luce che ricorda a questa città , e a chi la guarda, di non smettere mai di guardare in alto.

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