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Ci sono luoghi in Giappone che sembrano fatti apposta per farti rallentare. Non solo fisicamente, mentre cammini su vialetti ombreggiati da pini secolari, ma anche con la testa, con il cuore. Il Ninnaji, uno dei grandi templi di Kyoto patrimonio UNESCO, è uno di quei posti.
Non è tra i primi nomi che ti vengono in mente quando pensi alla città dei mille templi. Non ha il clamore del Kinkakuji, né la folla del Kiyomizu-dera. E forse è proprio questo il suo punto di forza: la sua bellezza non urla, ma sussurra. E se ti fermi ad ascoltare, racconta storie antiche e affascinanti.
Cosa vedere al Ninnaji di Kyoto
Un tempio nato dal sangue imperiale
Il Ninnaji è un tempio buddhista della scuola Shingon, ma quello che lo rende speciale è il suo legame con la famiglia imperiale. Fu fondato nel 888 dall’Imperatore Uda, che dopo aver l’asciato il ruolo decise di farsi monaco e di vivere proprio qui. Da allora, per secoli, il ruolo di abate del tempio fu riservato a membri della famiglia imperiale. Una tradizione interrotta solo in epoca moderna.
Passeggiando nel suo vasto complesso si respira ancora quel senso di eleganza raffinata, un po’ aristocratica, ma mai ostentata. È come se ogni sala, ogni giardino, ogni scorcio avesse ereditato un certo portamento, una grazia discreta che ti invita a muoverti piano, a osservare con attenzione, a restare in silenzio.
Il Goten: un angolo di corte dentro il tempio
Una delle cose che colpiscono di più al Ninnaji è il Goten, l’antica residenza dell’abate, che sembra quasi un piccolo palazzo imperiale. Pavimenti di tatami, porte scorrevoli decorate con pitture di fiori e uccelli, corridoi di legno lucido che si affacciano su giardini zen curatissimi.
C’è una calma rarefatta, lì dentro, che ti riporta a un altro tempo. Il giardino principale del Goten, con il suo laghetto e le pietre sapientemente disposte, è uno di quei luoghi in cui ti basta stare seduto per qualche minuto per sentire il ritmo del respiro che cambia.
La pagoda a cinque piani e il ciliegio Omuro
Nel cuore del complesso si staglia la pagoda a cinque piani, alta e armoniosa, che spicca tra i tetti bassi e i pini. Non si può salire, ma la si può ammirare da diversi punti del giardino, e ogni angolazione regala un’immagine diversa, quasi fosse un quadro sempre nuovo.
Se visiti il tempio in primavera, c’è un altro spettacolo da non perdere: i ciliegi Omuro Zakura. Sono una varietà di sakura bassi e tozzi, ma quando fioriscono (spesso più tardi rispetto agli altri ciliegi di Kyoto), trasformano l’intero viale in un tunnel rosa. È una delle fioriture più amate dai giapponesi, forse perché arriva quando gli altri alberi hanno già finito, come un bis inaspettato alla fine di un concerto.
Perché venire fin qui?
Il Ninnaji si trova nella parte nord-occidentale di Kyoto, vicino ad altri templi famosi come il Ryoanji e il Kinkakuji, ma solo in pochi lo visitano. Eppure ha tutto: storia, bellezza, spiritualità, e anche spazi ampi dove perdersi senza fretta.
Non è solo un tempio da vedere, ma un luogo da vivere. Da attraversare piano, magari con una giornata di sole tenue, lasciando che siano i suoni, il vento tra i rami, il cigolio delle assi sotto i piedi a guidarti.
In un itinerario troppo spesso pieno di tappe e scadenze, il Ninnaji ti insegna che non serve correre per vedere il Giappone. A volte basta sedersi, ascoltare e lasciarsi attraversare.
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