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Nakasendo: da Tsumago a Nojiri

Nakasendo: da Tsumago a Nojiri

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Tempo di lettura: 7 minuti

2° Giorno: Da Tsumago a Nagiso (4 km – 60/75 minuti)

Ore 7 mi sveglio con la faccia congelata ma tutto sommato ho dormito al caldo. Nella stanza comune il fuoco è acceso e la mia colazione tradizionale è già pronta. Non è molto diversa dalla cena: riso, salmone grigliato, funghi, radici di montagna e l’immancabile zuppa di miso. Solo i tre pezzi di frutta mi ricordano che sto facendo colazione. Ma tutto questo mi da la giusta energia per la lunga camminata che dovrò affrontare oggi.

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Tsumago colazione tradizionale minshuku ryokan

Colazione in Minshuku

Mi lascio alle spalle una deserta Tsumago ed inizio un tratto asfaltato in salita che, superato gli ultimi campi coltivati, si immerge nella foresta e qui la Nakasendo torna al suo aspetto antico: un sentiero lastricato di pietre circondato da fitti alberi. Purtroppo quando incrocia la deviazione per le rovine del castello di Tsumago la via postale si unisce di nuovo a una strada asfaltata, che per quanto stretta e per niente trafficata, perde un po’ del suo fascino. 

Superato il passo inizio a scendere verso la città di Nagiso e la foresta cambia aspetto. Diventa prima di bambù, poi di cipressi e infine sparisce per lasciare spazio ai primi edifici e ai campi coltivati. A un certo punto incrocio un cumulo di terra con in cima una pietra, questa è una delle poche pietre miliari Kamikubo rimaste ed è la 78° da Tokyo. La tappa successiva è un piccolo tempio che custodisce la statua di Kabuto Kannon. Tutti i signori feudali in viaggio verso Tokyo si fermavano a rendere omaggio alla dea e anch’io non posso essere da meno. Il tempio è piccolo ma è reso suggestivo dal rosso delle foglie degli aceri che lo circondano. È il luogo ideale per riposarsi così mi fermo qualche minuto.

Nakasendo nagiso Kabuto Kannon giappone

Kabuto Kannon

Non risale al periodo Edo ma poco più avanti devio per fermarmi al SL Park dove è esposta una delle locomotive a vapore che tra gli anni 60 e 70 attraversavano la valle del Kiso. È ben conservata per cui vale la pena darci un’occhiata.

Da Nagiso a Nojiri (10 km – 3/3,5 ore)/ via Yogawa (16 km – 5 ore)

Ritornato indietro proseguo sulla Nakasendo ma purtroppo in questo tratto l’antica via postale è scomparsa sotto l’asfalto e così si è costretti quasi sempre a camminare lungo strade cittadine in cui non sono rimaste case tradizionali. Ma questo non mi dispiace perché è comunque un modo per vedere come si vive fuori dalle grandi metropoli, è un Giappone diverso, meno frenetico, di abitazioni immerse nel silenzio dove si incrociano pochissime persone e che, se non fosse per i giardini curati, sembrerebbero abbandonate. Queste zone mi danno sempre una sensazione di pace.

Il primo luogo d’interesse lo incontro dopo 2 chilometri ed è Il Tokakuji. Un antico tempio zen che si distingue per lo splendido portale in legno.

Nakasendo nagiso Tokakuji

Tokakuji

Proseguendo per la Nakasendo “stradale” si attraversa una zona di case recenti dai giardini ben curati fino a quando non si sale una breve scalinata che porta a quella che era la città postale di Midono. Se nel periodo Edo a Midono c’erano 32 locande ed era simile a Tsumago, oggi sono sopravvissuti solo pochi edifici che nel tempo sono stati modificati e modernizzati per cui hanno perso molto del loro fascino antico.

Una volta lasciata Nagiso arrivo al bivio dove devo decidere se continuare sulla Nakasendo o prendere la via montana chiamata Yogawa.

Un chilometro più avanti la vecchia Nakasendo si unisce a quella nuova, una trafficata strada che attraversa la valle del Kiso. Dovrei percorrerne un tratto lungo 3 chilometri fino a quando l’antica via postale non devia dalla strada principale e attraversa stradine più tranquille fino alla tappa finale di oggi: la stazione di Nojiri.

Anche se più lunga e faticosa al bivio decido di seguire le indicazioni per “Yogawa Road”.

Nakasendo Yogawa Road Giappone

Yogawa Road

Capitava spesso che la Nakasendo venisse bloccata da frane ed esondazioni del fiume Kiso per cui è stata creata una via alternativa per raggiungere Noriji. La strada Yogawa che va in direzione delle montagne mi permette di allontanarmi dalla città e dalla strade trafficate. La strada per circa 7 chilometri attraversa piccoli villaggi montani e campi coltivati lungo la quale incrocio poche auto così da godermi il paesaggio che mi circonda in pace e tranquillità. Approfitto per riprendere fiato fermandomi al piccolo tempio Amida-do che custodisce vari monumenti commemorativi di cui il più antico risale al 1692.

Nakasendo Yogawa Road Giappone

Amida-do

Percorro gli ultimi chilometri di strada fino all’inizio del sentiero che si immerge in una fitta foresta e sale fino a superare il passo Nenoue-Touge, questo è il tratto più faticoso e impegnativo della Yogawa. Arrivo alla fine del sentiero stremato ma non posso fermarmi a riposare, mancano 5 chilometri alla stazione di Nojiri e ho ancora poche ore prima del tramonto. A passo veloce percorro la vecchia strada di montagna, per fortuna in discesa, che arriva a Nojiri. Anche in questo caso della vecchia città postale rimangono pochi edifici che hanno poco del loro aspetto originale. Arrivato alla stazione posso finalmente riposarmi mentre aspetto il treno per Kiso-Fukushima dove ho prenotato una stanza in una ryokan abbastanza economica, ma che include cena e colazione. Questa è una scelta che consiglio sempre in zone rurali come questa perché ci sono pochi ristoranti che spesso chiudono molto presto e dopo la camminata di oggi non avrei avuto energie per uscire a cercare un posto aperto per mangiare. Immancabile per cena riso, funghi, verdure in salamoia, zuppa di miso ma al posto del “solito” pesce… tonkatsu. Buono ma un po’ poco, così abbondo con le ciotole di riso.

Nakasendo Kiso-Fukushima cena giapponese

cena a Kiso-Fukushima

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Nakasendo: da Karuizawa a Sakamoto

Nakasendo: da Karuizawa a Sakamoto

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Tempo di lettura: 7 minuti

4° Giorno: Da Karuizawa a Sakamoto (9 km – 6 ore)

La scelta di percorrere questo tratto della Nakasendo è dettato dal fatto che è l’ultimo prima della pianura del Kanto, in cui si trovava Edo. Del suo passato di città postale a Karuizawa non c’è nulla, alla fine dell’800 i missionari occidentali la scelsero per via della sua altitudine come luogo dove fuggire dal caldo estivo di Tokyo iniziando a sostituire gli edifici tradizionali con quelli in stile occidentale. La completa trasformazione avvenne però nel dopoguerra con l’apertura della linea ferroviaria che la collegava a Tokyo e con la costruzione di esclusivi club di golf che attirarono l’elite giapponese che vedeva nel saper giocare una dimostrazione di successo. Quando negli anni ‘50 si diffuse la notizia che l’allora principe Akihito aveva conosciuto la sua futura moglie sui campi da tennis di Karuizawa, rese famosa la città tra tutta la popolazione nipponica e i più ricchi costruirono qui la loro lussuose seconde case.

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Nakansendo Karuizawa guida Giappone

Outlet a Karuizawa

Svegliarmi in un hotel mi riporta alla mia routine normale di quando sono a Tokyo che prevede la colazione al Konbini con caffè caldo e bignè. Esco per dirigermi al vicino 7 eleven e un freddo pungente mi avvolge. Le nuvole grigie preannunciano che la giornata non sarà delle migliori. Attraverso la città verso quello che dovrebbe essere l’inizio del sentiero che sale fino al passo Usui per poi scendere fino a Sakamoto, quella che mi circonda ha poco del Giappone ma più di una località montana occidentale con negozi per ricchi. Non ci sono edifici tradizionali del periodo Edo, ma chiese cattoliche che testimoniano il recente passato di luogo per missionari. Con passo veloce arrivo a quello che, secondo le poche informazioni che ho trovato, è il punto in cui inizia l’antica via postale. C’è un un sentiero ma non ci sono i cartelli che ho sempre trovato nei giorni precedenti, decido comunque di inoltrarmi nella foresta. Dopo poche centinaia di metri il sentiero è scomparso sotto un tappeto di foglie secche e come se non bastasse inizia a piovere.

Nakasendo Karuizawa guida Giappone

Il sentiero scomparso…

Mi rendo conto che il rischio di perdersi è alto, per cui torno sui miei passi ma non ritrovo più il sentiero. Mi sono perso. Fortunatamente sono immerso nel silenzio e in lontananza si sente il rumore di auto che passano, che mi indicano la direzione da seguire per tornare al punto di partenza. Risbucato sulla strada mi assale il dubbio che quello non sia il sentiero, ma ho già perso un paio di ore e anche se ha smesso di piovere il tempo è troppo incerto per cercare il vero ingresso. Decido così di percorrere una strada alternativa che mi indica Google Maps, ma dopo 3 chilometri mi trovo di fronte a una sbarra con un cartello che indica “Strada chiusa”. Dove mi ha portato Maps?

Nakasendo Karuizawa guida Giappone

Dove mi ha portato Maps?

A questo punto non ho scelta, deluso ritorno alla stazione di Karuizawa e prendo un bus per la stazione di Yokokawa vicino a Sakamoto. Ho poi scoperto che il sentiero iniziava qualche chilometro più a nord rispetto la mia posizione e che dopo una salita impegnativa ma breve iniziava una discesa lunga e ripida su rocce insidiose, uno dei tratti più difficili di tutta la Nakasendo. Viste le condizioni meteorologiche anche se non ho completato tutto il percorso che mi ero prefissato è stato meglio così…

Il bus si ferma alla stazione Yokokawa, dove scendo. Qui termina la linea Shinetsu ma fino al 1997 in questo punto passavano i treni che raggiungevano Karuizawa attraverso 18 ponti e 26 tunnel scavati nella montagna. Dopo l’apertura delle nuova linea Shinkansen e la chiusura della vecchia linea questa è stata trasformata in un percorso pedonale. Ho ancora del tempo prima dell’ultimo treno per Tokyo per cui decido di percorrere un tratto dell’ “Apt Road Walking Trail”.

Nakasendo Sakamoto guida Giappone

Apt Road Walking Trail

Inizia da quello che un tempo era il deposito dei treni e che ora è un parco a tema ferroviario in cui sono esposti i treni che percorrevano la linea e si possono anche visitare all’interno, una vera mecca per gli appassionati di treni. Io non lo sono per cui preferisco guardarlo dall’esterno e proseguire, lungo il percorso la natura è rigogliosa e le foglie sono di un rosso acceso, l’unico edificio che incontro è una grande costruzione in mattoni rossi al cui interno un tempo si trovavano i motori elettrici che alimentavano la linea ferroviaria e oggi è diventato un punto d’interesse. Attraverso vari tunnel fino a quando non incrocio un cartello che indica “Nakasendo” e un sentiero che si inoltra nella montagna. Se tutto fosse andato bene sarei arrivato qui…

Nakasendo Sakamoto guida Giappone

Uno dei tunel da attraversare

Non ci penso troppo e proseguo fino a quando si vede il lago Usui, la vista è spettacolare, il contrasto del rosso delle foglie con il verde delle acque del lago è quasi irreale. Raggiungo infine il ponte Mengane che con i suoi 91 metri di lunghezza e 31 di altezza è il ponte ad arco in mattoni più grande del Giappone. Da qui ammiro il panorama della pianura del kanto e ripenso a questi 4 giorni di cammino.

Nakasendo Sakamoto guida Giappone

Lago Usui

Arrivare alla fine e percorrere l’antica via postale è stata l’ennesima sfida con me stesso vinta, non tutto è andato come previsto e non tutti i tratti erano all’altezza delle mie aspettative, ma in certi momenti mi sono sentito anche io come un samurai solitario che attraversa foreste e montagne e che stanco si ferma per la notte in qualche locanda di una città postale. Questa sensazione è quella che mi porto dentro di questa indimenticabile esperienza e di quello che è stata la “mia” Nakasendo.

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Nakasendo: da Magome a Tsumago

Nakasendo: da Magome a Tsumago

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Tempo di lettura: 4 minuti

1° Giorno: Da Magome a Tsumago (10 km – 4 ore)

Raggiungo al mattino Magome in bus dalla vicina stazione di Nakatsugawa. La “mia” Nakasendo inizia da questa città postale, che assieme a Tsumago è la più visitata dai turisti perché le meglio conservate, e il sentiero che le collega lo si percorre in 3 ore e non è particolarmente difficile. È un lunedì di fine novembre, Magome è in pieno momiji, la parola giapponese che indica quando le foglie d’acero diventano rosse, e i visitatori sono pochi. Questo rende più affascinante camminare lungo il tratto di Nakasendo che attraversa il paese costellato da edifici ben conservati. Dopo qualche chilometro la via postale lascia Magome e attraversa prima campi coltivati, dove incrocio una scimmia intenta a rubare qualche frutto da un orto, e poi la foresta.

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Magome

Il sentiero sale fino al passo per poi scendere, questa è una zona di orsi per cui lungo il sentiero ci sono delle campane da suonare in caso di avvistamento, il suono dovrebbe spaventare l’animale, ma per fortuna non ho dovuto provare se funziona veramente.

Sentiero

Percorsi 8 chilometri arrivo a Tsumago, la città sembra essersi fermata al tempo dei samurai, edifici perfettamente restaurati, non ci sono auto e tutti i segni del progresso sono ben nascosti..

Dopo aver mangiato udon in brodo con funghi e radici di montagna visito Tsumago fino a oltre il tramonto quando i turisti se ne sono andati con l’ultimo bus delle 17.41 e ora l’atmosfera all’imbrunire è ancora più magica. 

Tsumago cosa vedere in Giappone

Tsumago

Trascorro la notte a in una minshuku, una locanda tradizionale gestita da 200 anni dalla stessa famiglia. Riscaldato dal fuoco acceso nel braciere della stanza comune mangio una classica cena giapponese a base di pesce, riso, verdure in salamoia, zuppa di miso e frutti delle montagna come funghi e radici. Nel mentre il padrone di casa con un inglese stentato, peggio del mio, racconta di quando il nonno andava a caccia di orsi e prima di congedarsi ci canta anche delle canzoni tipiche della valle del Kiso. Gli edifici tradizionali giapponesi sono fatti in legno e non hanno termosifoni, nella mia stanza l’unica fonte di calore è una stufa a cherosene. L’odore che emana non mi dà molta fiducia. La spengo. Mi infilo nel futon già disteso sul tatami, ma fa troppo freddo per cui prendo una coperta pesante dall’armadio a muro da mettere sopra il futon. Così mi addormento pensando a come facevano in inverno a scaldarsi i viandanti quando si fermavano in una locanda come questa…mah…forse il saké aiutava…

cena in minshuku

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Magome e Tsumago: L’antica via dei samurai

Magome e Tsumago: L’antica via dei samurai

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Tempo di lettura: 7 minuti

Uno degli aspetti del Giappone che mi ha sempre affascinato è la vita errante samurai. Nei film, manga, anime vediamo i samurai viaggiare tra le montagne e fermarsi in villaggi e locande, ma esistono ancora luoghi così nell’odierno Giappone? La risposta è SI! Basta percorrere una parte dell’antica Nakasendo, una via postale che collegava Kyoto a Edo, l’odierna Tokyo. Il modo più semplice per farlo è visitare Magome e Tsumago percorrendo il sentiero che le collega.

Magome e Tsumago si trovano tra le montagne dell’Hoshu centrale ed erano tra le città postali che lungo la Nakasedo davano riparo e ristoro ai viaggiatori.

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A Magome gli edifici che costellano la parte di Nakasendo che l’attraversa non sono tutti originali del periodo Edo, alcuni sono più recenti e risalgono al periodo Meiji, ma sono tutti ben conservati e donano un’atmosfera piacevole e affascinante per una passeggiata, anche grazie alla cura per i dettagli che abbelliscono gli edifici, come fiori, mulini, giardini ben curati e lanterne in pietra.

Cosa vedere a Magome

Magome è legata all’importante scrittore giapponese Shimazaki Toson, che è nato qui nel 1872 e a lui è dedicato un piccolo museo che si trova nell’ Honji di Magome. L’ Honji era la locanda principale della città postale ed era usata dai signori feudali e dagli ufficiali in viaggio. Altro piccolo museo dedicato alla storia della città si trova nella wakihonji, la locanda che serviva mercanti e persone di minor importanza. Gradevole è anche il museo Shimizuya, ospitato in un edificio tradizionale in cui sono esposte ceramiche, vestiti e pergamene sospese. Seppur interessanti, come ho già detto, quello che rende speciale Magome è soprattutto percorrere il tratto della Nakasenso e proseguire verso Tsumago.

Il cammino di Nakasendo

Una volta lasciata Magome il sentiero sale tra le montagne e continua per 8 chilometri, ma non è una passeggiata particolarmente impegnativa e la si conclude in circa tre ore. Il percorso è ben segnato e in alcuni punti è anche lastricato in pietra come era in origine la Nakasendo. Durante il cammino ci si immerge nella natura giapponese, tra risaie, foreste e cascate e si incontrano alcuni edifici tradizionali, tra cui uno visitabile: il Tateba. In questo edificio potete riposarvi e bere un buon tè servito da un abitante della zona, osservando come era l’interno di una casa rurale e gli attrezzi utilizzati. Anche se tutto questo è gratuito lasciate comunque un’offerta in modo da sostenere questa piccola ma piacevole esperienza.

Arrivati a Tsumago sembra che il tempo si sia fermato, se non fosse affollato di turisti ci si aspetterebbe di veder uscire un samurai da un locanda. Si attraversano vie costellate da edifici in legno del periodo Edo perfettamente conservati dove non ci sono automobili e le linee elettriche sono state interrate e parabole ed antenne sono ben nascoste, così da ripristinare ancora di più l’aspetto originale. Ma se all’apparenza Tsumago sembra un museo a cielo aperto, nella realtà, tranne per gli edifici turistici, i negozi e i ristoranti, le altre strutture sono le case degli abitanti di Tsumago. Ed è proprio loro che dobbiamo ringraziare se l’antica città postale è così ben conservata. Nel 1968 di loro iniziativa cominciarono a restaurare gli edifici e successivamente decisero che nessun edificio storico sarebbe stato distrutto, venduto o affittato. Questa straordinaria iniziativa convinse per fortuna il governo giapponese a dichiarare Tsumago zona d’importanza nazionale e a salvare definitivamente la città.

Cosa vedere a Tsumago

Le antiche honji e wakihonji di Tsumago sono visitabili. Le locande sono state trasformate in musei dove oltre a visitare le stanze è possibile vedere oggetti, foto e documenti che raccontano il passato della città postale. Se la honji è una ricostruzione recente, la wakihonji è originale e risale al 1800. Altri luoghi d’interesse di Tsumago sono gli antichi uffici e le stalle dove i potenti signori in viaggio affittavano cavalli e aiutanti. Interessante è anche la Kosatsuba, la “bacheca” dove venivano affisse le insegne che decretavano i divieti e gli ordini emessi dagli shogun. In città ci sono vari santuari e templi ma di poco interesse, tranne il tempio buddista Kotoku che, nonostante non sia molto grande, vale pena visitare. Se avete ancora voglia di camminare attraversate tutta Tsumago e proseguite per la Nakasendo fino a quando non trovate l’indicazione per il castello. Nonostante si trovasse in cima a una montagna che dominava la valle, il castello è stato teatro di aspre battaglie e distrutto nel 1600. Il motivo per raggiungere il luogo in cui si trovava è per poter ammirare dall’alto un magnifico panorama su Tsumago e sulle montagne che la circondano.

Dormire in una Minshuku

Una esperienza che consiglio di fare, se si ha la possibilità è di passare una notte, a Tsumago in una minshuku. La minshuku è una casa tradizionale giapponse che i proprietari hanno trasformato per ospitare turisti. Spesso una minshuku ha poche stanze in cui si dorme sul futon e solitamente il bagno in comune come è d’uso nelle abitazioni tradizionali. Nel prezzo può essere inclusa la cena e la colazione tradizionale. Forse per molti mangiare pesce, riso e verdure in salamoia la mattino sembrerà strano ma non fatevi fermare da questo. Passare una notte in una minshuku è una esperienza che resterà nei vostri ricordi per sempre!

La prima volta che ho visitato Magome e Tsumago percorrendo il tratto delle Nakasendo che le collega, è stato durante il mio primo viaggio in Giappone. Ed è stata una delle esperienze più belle ed emozionanti. Mi colpì così tanto che anni dopo decisi di tornarci e percorrere a piedi tutti i tratti ancora esistenti dell’antica via postale. Questi luoghi sono per me speciali e per questo li consiglio sempre a chi vuole vedere il Giappone più antico.

Informazioni utili

Per pernottare in una minshuku bisogna fare richiesta con largo anticipo attraverso il sito del turismo di Tsumago.

Presso gli uffici del turismo di Magome e Tsumago si può richiedere che i propri bagagli siano trasportati da un ufficio all’altro così da poter percorrere il sentiero più “leggeri”.

Magome si raggiunge in bus dalla stazione dei treni di Nakatsugawa e Tsumago sempre in Bus dalla stazione di Nagiso. Controllate bene gli orari dei bus perchè in queste zone non ce ne sono molti e l’ultimo  di solito è attorno le 17.

Secondo me il modo migliore per organizzare la visita è arrivare al mattino presto a Magome in modo da percorrere la Nakasendo per essere a Tsumago per l’ora di pranzo. Dopo aver pranzato in uno di ristoranti tipici visitate la città postale e prendete il bus delle 17.41 per la stazione di Nagiso.

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10 incredibili luoghi abbandonati del Giappone

10 incredibili luoghi abbandonati del Giappone

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Tempo di lettura: 14 minuti

Durante i mie viaggi attraverso il Giappone ho incontrato spesso edifici abbandonati come case, hotel, ristoranti e scuole. Dietro ad un edificio abbandonato c’è sempre un storia fatta di persone, vite e anche di sogni. Ma cosa ha portato al declino e poi all’abbandono? Il cambiamento.

L’economia del Giappone è cambiata. Dopo la devastazione della seconda guerra mondiale il Paese del Sol Levante ha dato il via a una straordinaria rinascita, che l’ha fatto diventare una delle potenze economiche mondiali. Il boom economico ha portato ricchezza e investimenti per lo sviluppo di tutto il territorio giapponese. Oggi sembrerebbe impossibile ma nei primi anni ‘60 il governo non concede facilmente il passaporto per viaggiare all’estero per cui il turismo interno ha un boom. Ma con lo scoppio della bolla speculativa negli anni ‘90, e poi con la globalizzazione e la crisi economica, tutto è cambiato. Molti degli investimenti fatti sul territorio per incentivare il turismo si sono così rivelati negli anni fallimentari, portando alla chiusura di molti hotel e luoghi di divertimento.

Inoltre durante il boom economico i paesi del Giappone rurale sono stati spesso abbandonati dai giovani, che hanno cercato nelle grandi metropoli più opportunità lasciando le case tradizionali ai loro nonni, che hanno avuto sempre meno voglia ed energia per salvarle da un lento degrado. Così lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione giapponese ha portato alla chiusura di scuole, cliniche e interi ospedali.

Inoltre in Giappone ci sono interi paesi nati attorno a miniere che, con l’esaurirsi delle materie estratte, non hanno saputo cambiare e col tempo sono stati abbandonati.

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14 giorni in Giappone: l'itinerario che consiglio

Ho girato il Giappone da solo per anni, poi ho cominciato a portarci gli altri. Questo PDF è quello che consiglierei a un amico che parte per la prima volta: la sequenza giusta, i posti che non trovi negli altri itinerari, i numeri reali.

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Questi luoghi ormai sono Haikyo: “Rovine”. Negli ultimi anni con questo termine si indica anche chi pratica l’urbex, l’esplorazione urbana. Questi moderni esploratori, violando spesso i divieti d’accesso, hanno fatto riscoprire, attraverso le foto pubblicate sul web, un Giappone che non ti aspetti…

Questi sono i luoghi abbandonati del Giappone più famosi e incredibili:

Nara Dreamland: la Disneyland giapponese

Questo parco dei divertimenti nei dintorni di Nara è stato uno dei luoghi abbandonati più visitati e fotografati del Giappone, fino a quando nel 2016 è iniziata la demolizione.

Il Parco ha aperto nel 1961 ed è stato progettato per essere come Disneyland. Ci fu anche un contatto con Walt Disney per trovare un accordo per far diventare Nara Dreamland una Disneyland a tutti gli effetti. L’accordo non andò mai in porto e nel 1983 aprì Tokyo Disneyland, che diede il via al declino del parco dei divertimenti di Nara. Ogni anno i visitatori erano sempre meno e nel 2001 l’apertura ad Osaka dell’Universal Studios Japan diede il colpo di grazia. Il 31 agosto 2006 Nara Dreamland chiuse.

Western Village: il parco a tema Far West

“Lo scopo della vita non è guadagnare soldi ma far avverare i sogni” disse in un’intervista Ominami, il proprietario di questo parco a tema “Western Village”. Aperto nelle vicinanze di Nikko nel 1973 come un ranch in cui poter provare a fare i cowboy, diventò nel 1975 un parco a tema western. Il parco riproduceva un villaggio del far west, con molti edifici classici come saloon, prigione, chiesa e banca, tutti “abitati” da manichini che rappresentano i personaggi tipici dei film di cow boy. Ogni anno il buon Ominami in barba ai guadagni continuò a espandere il parco arrivando ad aggiungere perfino una copia del monte Rushmore. Nel 2007 il sogno si infranse: il parco chiuse i battenti. Nonostante l’abbandono il parco è ancora lì e negli ultimi anni ha visto nuovi visitatori che vengono ad esplorare quello che rimane del sogno di Ominami.

Gluck Kingdom: il parco a tema Germania

Spesso mi è capitato di pensare che i giapponesi per attrarre turisti in zone poco interessanti si inventano le cose più assurde e fantasiose. Il Gluck Kingdom è una di queste. Un parco a tema “Germania” a chi sarebbe mai venuto in mente? Il Gluck Kingdom fa parte di una serie di attrazioni costruite in Hokkaido per incrementare il turismo sull’isola. Il parco inaugurato nel 1989 riproduce un villaggio bavarese e ospita una riproduzione del castello di Bückeburg fedele in tutto, e come dice il sito “Dalle opere d’arte alle tegole, tutte sono state fedelmente realizzate da artigiani tedeschi” ma gli arredi invece sono italiani (!?!?). A differenza dell’originale questo castello è un hotel con stanze a tema. Inoltre all’interno del Gluck Kingdom c’è un parco divertimenti ispirato alle favole dei fratelli Grimm con ruota panoramica e montagne russe. Ha chiuso nel 2007. Sarà grazie alla bravura degli artigiani tedeschi ma oggi, nonostante la natura cerchi di prenderne il sopravvento, gli edifici resistono come resiste l’insegna dell’ultima mostra temporanea di Gluck Kingdom dedicata al “tedesco” John Lennon.

Foto di: Nancy O

Tenkaen: il parco a tema Cina 

Come se non bastasse un parco a tema “Germania” in Hokkaido hanno voluto anche quello a tema “Cina”. Il China Park of Heaven chiamato anche Tenkaen fa sempre parte di quel progetto fallimentare di marketing dell’Hokkaido per incrementare il turismo. Inaugurato nel 1992 nella località termale di Noboribetsu, dove esistono già altri 3 parchi a tema: “orsi”, “mondo marino” e “periodo Edo”. Tenkaen ha una superficie di 40.000 metri quadri e riproduce una corte cinese della dinastia Qing con una pagoda a 5 piani alta 40 metri e una campana donata dalla Cina per commemorare i 20 anni di rapporti diplomatici amichevoli tra i due paesi. Amichevoli per finta, aggiungo io. Forse a causa del prezzo alto d’ingresso, 1.900 yen, il parco ha avuto vita breve, nel 1992 chiuse. Nonostante le molte parti in legno fossero marcite gli edifici e la pagoda rimasero in piedi per anni facendo diventare Tenkaen un affascinante Haikyo fino quando nel 2017 venne demolito.

Gunkanjima: l’isola nave da battaglia

L’isola di Hashima nella baia di Nagasaki, chiamata Gunkanjima “isola nave da battaglia”, per la sua forma è il luogo abbandonato più iconico del Giappone. La storia di Gunkanjima inizia nel 1890 quando la Mitsubishi acquista l’isola per sfruttare la sua miniera di carbone. Il primo insediamento è un “semplice” villaggio, ma con l’arrivo del cemento armato anche in Giappone si inizia la costruzione del primo condominio che termina nel 1916 e che diede il via alla trasformazione dell’isola. Ogni metro quadrato disponibile dell’isola viene occupato da edifici in cemento e nel 1959 questa isola, lunga 480 metri con i suoi 5259 abitanti, è il luogo con la più alta densità di popolazione del pianeta. Hashima era un “mondo” autosufficiente dove i minatori con le loro famiglie potevano vivere. Oltre agli appartamenti ci sono due scuole, una prigione, un ospedale, una piscina, un cinema, una palestra, bar, negozi, bagni pubblici, una sala da pachinko, e addirittura un bordello. Il declino comincia quando il petrolio inizia a sostituire il carbone e il fabbisogno a diminuire, così i minatori con le loro famiglie cominciano ad abbandonare l’isola. Nel 1974 Mitsubishi chiude l’isola e nel 2001 cede la proprietà alla città di Nagasaki. Dal 2009 è possibile partecipare a dei tour guidati, in cui però non è possibile visitare la zona residenziale per la quale ci vogliono permessi speciali. Nella zona residenziale si possono ancora vedere alcuni degli oggetti abbandonati corrosi dal tempo e dalle intemperie che testimoniano la vita che si faceva ad Hashima. Gunkanjima è qualcosa di unico e affascinante, ma allo stesso tempo malinconico, come a ricordarci che nulla dura per sempre.

Foto di: Jordy Meow

La città fantasma di Nichitsu

La storia della città di Nichitsu è simile a quella di Hashima. I primi insediamenti risalgono al 1600 per la vicinanza con una miniera dove si estrae oro, e successivamente zinco e ferro. Nel 1937 la società Nichitsu acquista la miniera e dà il proprio nome al villaggio. Il villaggio, che si trova nella prefettura di Saitama, non ha città nella vicinanze per cui si sviluppa diventando un vera e propria città con due scuole, una clinica e un cinema. La zona residenziale si differenza tra quella per i dirigenti, che vivono in case singole, da quella per i minatori, che hanno a disposizione appartamenti senza bagno. All’apice della produzione Nichitsu contava 3000 abitanti, ma nel 1978 la miniera inizia a esaurirsi e i lavoratori cominciarono ad abbandonare la città. A Nichitsu il tempo si è fermato, ancora oggi si trovano gli oggetti abbandonati dagli abitanti e nella clinica medicine, bisturi e vasi di vetro che sembrano contenere pezzi di organi umani…

Foto di: Kitsuney

Shime: la fortezza anti-zombi

La torre mineraria di Shime è diventata famosa come “la fortezza anti-zombi”. La sua particolare architettura, secondo un meme, la rende il luogo ideale per salvarsi dall’apocalisse zombie. La torre fa parte di un complesso minerario per l’estrazione di carbone. La sua costruzione inizia nel 1941 e termina due anni dopo. Alta quasi 48 metri è una struttura dal design particolare, che ospita nella parte superiore gli uffici e la sala comando del meccanismo che calava container vuoti nel buco al centro della base. Calato a una profondità di 430 metri, i minatori riempivano il container di carbone per poi essere sollevato e scaricato. La torre e la miniera è stata attiva fino al 1964. In stato di abbandono per anni è diventata meta di molti esploratori urbani fino a quando nel 2009, forse per evitare il via vai di intrusi o per creare un “nuova” attrazione turistica per la città di Shime, il governo giapponese l’ha designata come “Importante proprietà culturale”. Ora la torre è ben recintata e di sera viene illuminata con potenti fari per rendere ancora più suggestiva la fortezza anti-zombie.

Foto di: そらみみ (Soramimi) - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Hachijo Royal Resort: l’hotel più lussuoso del Giappone

Sono molti gli hotel abbandonati in Giappone ma l’Hachijo Royal Resort è il più famoso e visitato nonostante la posizione: è su un’isola a 287 km dalla baia di Tokyo!

L’isola di Hachijo venne pubblicizzata negli anni ‘60 dal governo giapponese come le “Hawaii del Giappone” e, complice anche la facilità con cui la si può raggiungere in traghetto o in aereo, attirò molti investitori e così il turismo si sviluppò facilmente.

Aperto nel 1963 per essere l’hotel più lussuoso del Giappone, l’ Hachijo Royal Resort è un gigantesco hotel dall’architettura ispirata al barocco francese. Ha vissuto un periodo d’oro fino a quando per i giapponesi non è stato possibile viaggiare all’estero, ma quando questo è successo è iniziato il declino. Ha resistito per 30 anni, poi chiuse e riaprì cambiando nome un paio di volte fino al 2006 quando ha chiuso definitivamente. Oggi nonostante la vegetazione stia sempre più prendendo più possesso del resort e la struttura sia logorata dal clima tropicale, alcuni degli interni dell’ Hachijo Royal Resort testimoniano ancora il lusso di un tempo.

Furiin Motel: un Love Hotel abbandonato molto strano

I love hotel in cui le coppiette vanno a trascorrere qualche ora in intimità esistono ancora e spesso hanno stanze a tema ma quelle del Furiin Motel sono di un kitsch estremo. Il Furiin Motel si trova nella campagna nei dintorni di Chiba, ma la sua posizione esatta è quasi sconosciuta e chi la sa mantiene il segreto. Le poche informazioni trapelate sono che ha chiuso circa 20 anni fa e che ha 10 suite molto spaziose che includono sala da pranzo e bagno. Ogni suite è a tema, si va quella in stile ryokan con giardinetto tradizionale giapponese, a quella greca adornata con della colonne bianche. Ma se la vista di uccelli impagliati vi eccita meglio c’è anche la suite “cacciatori”. Menzione speciale va a quella medioevale dove il letto è una carrozza e a farvi da guardia c’è una armatura completa! Non tutte le suite del Furiin Motel hanno resistito al passare del tempo ma quelle “migliori” nonostante la polvere sono ancora lì ad attendere la prossima coppia.

Tribune Negishi: una fortezza inespugnabile

A Yokohama si erge una delle Haikyo più conosciute del Giappone: le tribune di Negishi. Nel 1866 l’imperatore Meiji volle che fosse realizzato un ippodromo e diede l’incarico ad un architetto inglese di costruire le tribune. Sopravvissute quasi intatte al grande terremoto del Kanto del 1923, le tribune furono risistemate e utilizzate fino all’inizio della seconda guerra mondiale, quando vennero utilizzate dall’esercito giapponese come stamperia e prigione. Con l’occupazione del Giappone da parte dell’esercito statunitense la stamperia di Negishi venne usata per pubblicare i termini della resa da distribuire in tutto il territorio nipponico. Successivamente attorno alla tribuna venne costruita una zona residenziale per i militari occupanti e Negishi ne diventò la sede degli uffici amministrativi. Solo nel 1983 la zona e le tribune furono restituite al governo giapponese così il piano terra venne trasformato in una pista da bowling, ma durò poco e Negishi venne sigillato e abbandonato. Le tribune Negishi resistono ancora al tempo che passa, e oggi sono una fortezza quasi inespugnabile per gli esploratori urbani. Sono circondate da un frequentato parco pubblico e con le entrate sigillate con portoni di ferro, l’edificio è anche protetto da una recinzione con filo spinato, e come se non bastasse è controllato da telecamere. Chi è riuscito ad entrare racconta che all’interno si trovano ancora i segni del passato militare delle tribune e che nel sottosuolo c’è un labirinto di gallerie, che portano a una grande stanza con due gigantesche porte metalliche. Nessuno è riuscito ad aprire e vedere cosa c’è oltre…almeno per ora.

Foto di: dice_k_goto

Conclusione

I luoghi abbandonati in Giappone sono tantissimi però, a differenza di altri Paesi, spesso non sono vandalizzati per quel senso di rispetto civico insito nella cultura giapponese. L’esplorazione urbana è diventata un “hobby” che va di moda, ma chi lo pratica in Giappone lo fa con rispetto, non rubando e distruggendo. Questo ha permesso, a chi continua a esplorare questi luoghi sospesi nel tempo, di trovare oggetti e segni che testimoniano ancora la loro storia passata.

Se questo articolo ti ha ispirato a cercare questi luoghi unici, ricordati che è illegale anche in Giappone entrare nelle proprietà private. Se proprio lo vuoi fare lo stesso non dimenticare la parola d’ordine per esplorare un Haikyo: RISPETTO.

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Tokyo Sky Tree: la guida alla torre più alta al mondo

Tokyo Sky Tree: la guida alla torre più alta al mondo

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Tempo di lettura: 5 minuti

Nell’immaginario collettivo di ogni amante di Anime, dai robottoni anni 80 fino alle ultime produzioni tutti hanno presente la famosissima Tokyo Tower, la tore di 333 metri per telecomunicazioni che ha sempre servito per la diffusione nella piana del Kanto fino a quando a causa dei grattacieli sorti in seguito non ha più avuto una altezza sufficiente per coprire tutta la zona circostante. Ebbene viste le limitazioni raggiunte era necessario creare una nuova torre che non solo fosse funzionale ma anche un simbolo di rilancio dell’architettura giapponese. E la Tokyo Sky Tree ci è riuscita appieno!

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La guida alla Tokyo Sky Tree

14 giorni in Giappone: l'itinerario che consiglio

Ho girato il Giappone da solo per anni, poi ho cominciato a portarci gli altri. Questo PDF è quello che consiglierei a un amico che parte per la prima volta: la sequenza giusta, i posti che non trovi negli altri itinerari, i numeri reali.

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Leggi anche: Cosa vedere a Tokyo

Quanto è alta la Tokyo Sky Tree

Con i suoi 634 metri e il design partorito dalla mente di Tadao Ando questa struttura che sorge e svetta sino al cielo si trova nella zona di Sumida vicino alla fermata di Oshiage . Per chi ama i numeri possiamo riassumere questa torre con uno sforzo durato 4 anni circa e 65 miliardi di Yen. Vi hanno lavorato ininterrottamente 580.000 operai e il tutto è stato finanziato da 6 emittenti terrestri con a capo la NHK ( la nostra RAI pubblica per fare un esempio ) e le Ferrovie Tobu.

È una opera di ingegneria davvero notevole in quanto lo sviluppo in verticale prevede che la sezione della torre stessa muti in base all’altezza. La base è un triangolo che a circa 320 metri diventa circolare . Questo oltre che per un vezzo estetico è stato studiato perché raggiunte quelle altitudini i venti che si scontrano con una struttura simile creerebbero dei vortici e la forma circolare minimizza questi fenomeni aumentando enormemente la stabilità.

Inoltre la Tokyo Sky Tree essendo in Giappone, terrà ricca di opportunità ma che è una delle più soggette al mondo a movimenti tellurici è stata progettata con rigidissime norme antisismiche e nella fattispecie di un sistema idraulico di ammortizzatori che collegano il pilastro centrale alla struttura esterna rendendola flessibile in caso di terremoti. L’idea è stata ripresa da alcune pagode giapponesi al cui interno era sospeso un palo di legno lasciato libero di flottare. In caso di sisma questo palo si muoveva in controfase alle oscillazioni del terreno stabilizzando la struttura a cui era collegato.

Dentro la Tokyo Sky Tree

La torre ospita ogni giorno migliaia di visitatori e comprende un apparato di ricezione turistica con tutto ciò che può servire per una visita andando dalla zona ristoranti a negozi di shopping. Nulla manca in questa enorme struttura che può essere visitata salendo sulla torre stessa o semplicemente restando ai suoi piedi all’interno degli innumerevoli negozi del complesso.

By Kakidai - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Prezzo biglietti Tokyo Sky Tree

Per chi fosse interessato ovviamente alla salita per vedere il panorama è possibile comprare i biglietti direttamente alla Tokyo Sky Tree oppure prenderli con prenotazione da questo sito, cosa che consiglio così da risparmiare tempo ed evitare code. È possibile scegliere tra 2 tipi di ticket. Uno consente di arrivare “solo” a 350 metri circa che è il piano intermedio dal quale comunque è già possibile avere una vista di Tokyo magnifica. Spendendo qualcosa in più (al momento il biglietto cumulativo è di 3200 yen per avre accesso anche al punto più elevato ) potete con un secondo ascensore arrivare alla Tembo Deck e ai 451.2 metri del Sorakara Point, la zona più elevata possibile raggiungibile dal pubblico. È una vista mozzafiato che io consiglio di fare verso l’ora del tramonto per godere appieno del sole che scende dietro la linea dell’orizzonte e la magnificenza delle mille luci di Tokyo che iniziano ad accedersi.

Acquista qui i biglietti per la Tokyo Sky Tree

By Rwendland - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Esistono altre soluzioni per poter vedere Tokyo dall’alto, anche gratuite. Personalmente le ritengo valide ma non assolutamente paragonabili alla vista che una struttura come la Tokyo Sky Tree può donare. E se siete particolarmente fortunati è possibile addirittura vedere il monte Fuji se la giornata è limpida e tersa. Al tramonto si vedrà la sua silhouette inconfondibile e questo spettacolo per me vale tutto il costo del biglietto di ingresso.