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Zojo-ji, tempio dei Tokugawa a Tokyo: guida e storia

Zojo-ji, tempio dei Tokugawa a Tokyo: guida e storia

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A pochi passi dalla Tokyo Tower, tra i palazzi del quartiere di Minato, sorge uno dei templi più carichi di storia della capitale giapponese: Zojo-ji . Qui, nel silenzio dei cortili e tra le ombre dei pini secolari, si percepisce ancora l’eco del potere degli shogun Tokugawa e la delicatezza della fede buddhista. È uno di quei luoghi di Tokyo dove il Giappone antico e quello moderno convivono in una perfetta armonia.

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Cosa vedere al tempio Zojo-ji di Tokyo

Un po’ di storia

Le origini del tempio risalgono al 1393, quando il monaco Yūyo Shōsō, appartenente alla scuola Jodo-shū (la setta della Terra Pura), fondò un piccolo monastero a Kaizuka, nell’attuale quartiere di Chiyoda. In quell’epoca, il buddhismo della Terra Pura si diffondeva rapidamente tra il popolo, e Zojo-ji divenne presto un punto di riferimento spirituale per il Kanto.

La storia del tempio cambiò radicalmente nel 1598, quando Tokugawa Ieyasu lo scelse come tempio di famiglia. Con l’inizio del periodo Edo, il complesso visse il suo massimo splendore: oltre centoventi edifici, scuole monastiche, giardini, pagode, e una comunità vivace di monaci e studenti. Zojo-ji divenne uno dei principali templi della capitale, ma anche un simbolo del potere spirituale e politico dei Tokugawa.

Nel corso dei secoli, il tempio accolse le sepolture di sei shogun, custodite in eleganti mausolei decorati con lacche e oro, ancora oggi visitabili in parte. Dopo la Restaurazione Meiji e la fine dello shogunato, il tempio perse il suo ruolo centrale e molti edifici andarono distrutti. La tragedia maggiore arrivò durante la Seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti del 1945 ridussero quasi tutto in cenere.

Solo il grande portale Sangedatsumon, costruito nel 1622, riuscì a sopravvivere: è il più antico edificio in legno di Tokyo e l’unica struttura originale del tempio rimasta intatta. Nel dopoguerra, grazie agli sforzi della comunità Jōdo-shū e dei fedeli, il Zojo-ji fu ricostruito. Nel 1974 venne completata la Sala principale, che ancora oggi si staglia con la Tokyo Tower sullo sfondo, in un contrasto che racconta meglio di ogni parola la capacità del Giappone di rinascere.

Guida agli edifici: un piccolo itinerario dentro Zojo-ji

Appena oltre il viale di alberi, il primo incontro è con il Sangedatsumon, il grande portale in lego del 1622. Passarci sotto è come attraversare un varco temporale: fuori, la Tokyo delle luci; dentro, l’Edo degli shōgun. Fermati un attimo a guardare le proporzioni, i piani che si sovrappongono, le iscrizioni consumate: è l’unica struttura storica superstite del complesso.

Dietro il portale si apre lo spazio cerimoniale che conduce alla Sala Principale (Daiden), ricostruita nel 1974. L’interno è un mare di tatami e lacca scura, con l’altare che accoglie l’icona di Amida Nyorai, cuore della scuola Jōdo. Qui, le preghiere dei fedeli si mescolano al rumore attutito dei passi: è il luogo più adatto per sedersi, respirare e lasciare fuori la fretta.

Accanto al Daiden si trova l’Ankokuden, sala di venerazione che custodisce un venerato Amida “salvifico”: è uno spazio più raccolto, con luci soffuse e offerte che cambiano di stagione in stagione. Se ami i dettagli, nota i paraventi, le lampade in metallo e i profili del legno: raccontano una devozione quotidiana, concreta.

Spostandoti verso il lato del complesso, sentirai il peso bronzeo della grande campana (Daibonshō), protagonista del Jōya no Kane, i 108 rintocchi della notte di Capodanno. Di giorno è silente, ma basta avvicinarsi per immaginare l’aria fredda di fine dicembre che vibra a ogni colpo.

Più in là, tra cipressi e pietre muschiose, si allineano i mausolei Tokugawa: pagode, lapidi e piccoli padiglioni che suggeriscono l’antico fasto. Molto fu danneggiato e molto è stato ricomposto con rispetto; resta, forte, il legame tra Zojo-ji e la dinastia che fece di Edo la capitale.

Infine, torna verso la zona più intima del complesso e lascia che il passo rallenti davanti al Giardino dei Jizō.

Il Giardino dei Jizō

Tra i luoghi più suggestivi del tempio c’è il Giardino dei Jizō, una lunga fila di piccole statue in pietra, ciascuna adornata con un cappellino di lana rossa, un bavaglino e un mulinello che gira con il vento. È uno degli angoli più intimi e commoventi di Tokyo.

Nel buddhismo giapponese, Jizō è la divinità protettrice dei bambini, dei viandanti e delle anime perdute. Secondo la leggenda, i bambini morti prima dei genitori non possono attraversare il fiume Sanzu, che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Jizō, mosso a compassione, li accoglie e li protegge, aiutandoli a trovare la pace.

Le famiglie che hanno perso un figlio, o che desiderano pregare per un bambino mai nato, offrono al tempio una statua Jizō, la vestono con piccoli abiti colorati e lasciano accanto fiori, giocattoli o mulinelli. Ogni gesto, ogni colore, racconta una storia di amore e memoria.

Camminare tra le file dei Jizō al Zojo-ji è come entrare in un tempio dentro al tempio: un luogo dove il dolore si trasforma in preghiera, e il silenzio del vento tra i mulinelli diventa il respiro stesso della città.

Tempio Zojo-ji di Tokyo cosa vedere Giappone

Perché visitarlo (e quando)

Perché qui Tokyo diventa qualcosa di diverso. La silhouette arancione della Tokyo Tower dietro il tetto del Daiden è una foto che non ci si stanca mai di rifare, ma soprattutto è un’immagine-ponte: tradizione e modernità che convivono senza sforzo.

  • Primavera: i ciliegi di Shiba e del sagrato accendono il tempio di rosa tenue. Le prime ore del mattino regalano luce morbida e cortili quasi vuoti.
  • Autunno: il fogliame arancio-rame crea un contrasto perfetto con le lacche scure e il portale. Verso il tardo pomeriggio, l’oro del sole scivola sulla facciata del Daiden.
  • Capodanno: se cerchi un rito potente, la notte del 31 dicembre il rintocco della campana segna l’ingresso nel nuovo anno con la sobrietà di chi sa contare il tempo, non inseguirlo.
  • Giorni feriali: il tempio vive di preghiere e visite discrete; è il momento giusto per sostare e osservare i gesti lenti dei monaci, le offerte, i fiocchi rossi dei Jizō che tremano al vento.

E poi, banalmente ma non troppo: è facile da inserire in un itinerario cittadino. Dopo Zojo-ji puoi salire alla Tokyo Tower, attraversare Shiba Park, spingerti verso Roppongi o tornare a Hamamatsucho per un treno. È un cardine comodo, oltre che suggestivo.

Conclusione: un tempio, due città

Zojo-ji è uno specchio. Da un lato vedi il Giappone degli shōgun, dei portali in legno antico, dei riti che resistono alle epoche; dall’altro la metropoli che corre, ridefinisce lo skyline e, nonostante tutto, sa fermarsi. Camminando tra il Sangedatsumon e il Giardino dei Jizō, ti accorgi che Tokyo non è una città da “spuntare” sulla lista, ma un organismo che respira: tradizione e futuro, incenso e acciaio. Zōjō-ji è il suo respiro più calmo. Se impari ad ascoltarlo, ti accompagnerà anche fuori dal tempio.

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Tokyo Tower: guida al simbolo più amato di Tokyo

Tokyo Tower: guida al simbolo più amato di Tokyo

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Tempo di lettura: 7 minuti

C’è un punto, tra i quartieri ordinati di Minato e le strade che vanno verso Roppongi, in cui Tokyo smette di correre e si lascia guardare dall’alto. È lì che sorge la Tokyo Tower, la torre rossa che da oltre sessant’anni illumina la città e accompagna ogni tramonto con la sua luce calda e familiare.

Vista da lontano sembra quasi irreale, un sogno in metallo e vernice arancione che si staglia nel cielo come un faro. Ma quando ci arrivi ai piedi, con il vento che soffia tra le travi e la folla che si ferma a scattare foto, capisci che non è solo un monumento: è parte del respiro stesso di Tokyo.

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Cosa vedere alla Tokyo Tower

Una storia che racconta la rinascita

La Tokyo Tower nasce nel 1958, in un Giappone che si rialzava dalle macerie della guerra e cominciava a credere di nuovo nel futuro. L’idea era quella di costruire una torre radio e televisiva che potesse coprire l’intera area di Kanto, ma finì per diventare qualcosa di molto più grande: un simbolo di rinascita.

Alta 333 metri, ispirata alla Torre Eiffel ma con un’anima tutta giapponese, la Tokyo Tower divenne presto il punto più alto del Paese. I colori arancio e bianco, imposti dalle norme aeronautiche, le conferirono quella personalità vivace che ancora oggi la distingue. Da allora non è più solo un’infrastruttura: è il cuore luminoso di una città che non dorme mai.

Salire sulla torre

Entrare nella Tokyo Tower è come attraversare due epoche. Al piano terra si trova il moderno FootTown, un piccolo mondo fatto di caffè, negozi e spazi espositivi. Lì puoi comprare un dolcetto a forma di torre, sorseggiare un matcha latte e persino incontrare Noppon, la mascotte gemella della torre, metà rossa e metà blu.

Da lì si sale verso il Main Deck, a 150 metri d’altezza. Le vetrate si aprono su Tokyo come un mare di luci, e i pavimenti trasparenti regalano quella leggera vertigine che ti fa sorridere di nervosismo. Se la giornata è limpida, puoi scorgere in lontananza la sagoma perfetta del Monte Fuji.

Più in alto ancora c’è il Top Deck, a 250 metri, raggiungibile solo su prenotazione. È uno spazio più intimo e futuristico, dove pareti di specchi e luci morbide amplificano la sensazione di sospensione. Da lassù, Tokyo sembra un mosaico infinito, un universo che brilla.

Visitare la Tokyo Tower

La torre è aperta ogni giorno dalle nove del mattino fino alle undici di sera. Il biglietto per il Main Deck costa circa 1.500 yen, mentre per salire al Top Deck serve un ticket dedicato, attorno ai 3.000 yen. È consigliato prenotare online: non solo per evitare code, ma anche per usufruire di sconti e pacchetti speciali come il nuovo Tokyo Diamond Tour, che include entrambi i livelli e un accesso esclusivo.

La torre si raggiunge facilmente in metro: la stazione più vicina è Akabanebashi, sulla linea Ōedo, ma anche Onarimon e Hamamatsucho sono a pochi minuti a piedi. Se arrivi da Zojo-ji, il grande tempio buddhista ai suoi piedi, potrai ammirare la Tokyo Tower incorniciata dalle lanterne e dai rami dei ciliegi: una delle immagini più iconiche della città.

Tokyo Tower cosa vedere Tokyo

Il momento giusto per salire

Ogni ora del giorno regala una sfumatura diversa. Al mattino la luce è limpida, i colori nitidi, e la città appare ordinata e calma. Al tramonto, invece, Tokyo cambia volto: il cielo si tinge di rosa, i grattacieli si accendono, e la torre comincia a brillare con le prime luci della sera.

È in quel momento, quando la giornata finisce e la notte comincia ad arrivare, che la Tokyo Tower mostra il suo volto più poetico. Le sue illuminazioni stagionali, il “Diamond Veil” in inverno, le tonalità dorate d’estate, cambiano costantemente, rendendo ogni visita diversa dalla precedente.

Un’icona della cultura pop giapponese

La Tokyo Tower non è solo una meraviglia architettonica: è anche un personaggio della cultura pop.
Negli anni è apparsa in decine di film, anime e manga, diventando il simbolo visivo di Tokyo nel mondo.

È stata distrutta e ricostruita mille volte da Godzilla, come se incarnasse la resilienza della capitale. È il punto d’incontro romantico di Usagi e Mamoru in Sailor Moon, il luogo dove si consumano addii e promesse nei film di Shunji Iwai, e la silenziosa testimone dei cataclismi in Tokyo Magnitude 8.0.

Perfino nei mondi immaginari di Digimon o Your Lie in April appare come sfondo di emozioni universali: la malinconia, la speranza, la voglia di non arrendersi.
La Tokyo Tower, più che un edificio, è una presenza: rappresenta la città che si rialza, l’amore che resiste, e il tempo che passa lasciando intatta la memoria.

Consigli dal mio viaggio

La prima volta che sono salito sulla Tokyo Tower era una sera d’inverno. Il vento era freddo, ma l’aria limpida e il cielo incredibilmente chiaro. Da lassù Tokyo sembrava infinita, un mare di luce che respirava piano. Ho aspettato il momento in cui le luci si sono accese, una dopo l’altra, fino a trasformare la città in un universo dorato.

Da allora torno spesso, ogni volta in orari diversi. A volte la mattina presto, quando la città si sveglia in silenzio; altre volte al tramonto, per vedere il sole sparire dietro il Fuji-san.
Se posso darti un consiglio, arriva quando il giorno sta finendo: potrai vivere la doppia magia della luce e della notte, e scendere poi fino al tempio Zojo-ji per vedere la torre brillare alle sue spalle.

C’è qualcosa di profondamente umano in quella vista. La Tokyo Tower non è solo ferro e vernice: è la luce che ricorda a questa città , e a chi la guarda, di non smettere mai di guardare in alto.

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Shinnyodo Kyoto: il tempio segreto tra giardini e silenzio

Shinnyodo Kyoto: il tempio segreto tra giardini e silenzio

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Tempo di lettura: 4 minuti

Kyoto è una città che sembra non finire mai di sorprendere. Ogni volta che pensi di aver visto tutto, ecco che ti ritrovi davanti a un tempio immerso nella quiete, lontano dal caos dei flussi turistici. Uno di questi luoghi è lo Shinnyodō, un tempio che spesso sfugge agli itinerari più battuti ma che merita senza dubbio una visita.

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Cosa vedere al Shinnyodō di Kyoto

Un po’ di storia

Lo Shinnyodō venne fondato nel 984 da un monaco della scuola buddista Tendai. Il nome ufficiale è Shinshō Gokuraku-ji, ma tutti lo chiamano semplicemente Shinnyodō, che significa “Tempio della Vera Pace”.

Nel corso dei secoli ha vissuto momenti di splendore e di decadenza: ricostruito più volte dopo incendi e guerre, oggi appare come un insieme armonioso di edifici che raccontano la spiritualità e l’eleganza del buddismo giapponese.

All’interno del tempio si custodisce una statua di Amida Nyorai, ovvero il Buddha della Luce Infinita, una delle figure più amate del buddismo giapponese. Amida rappresenta la compassione assoluta e la promessa di rinascita nella Terra Pura, un paradiso spirituale accessibile a chi recita con fede il suo nome. È considerata una delle statue più importanti del Paese, tanto che in passato lo Shinnyodō era frequentato dai nobili della corte imperiale proprio per venerare questa presenza sacra.

Cosa vedere allo Shinnyodō

Appena varcato l’ingresso si apre un ampio cortile con la sala principale, l’Hondo, un edificio imponente che custodisce le statue sacre e le reliquie. Intorno si sviluppano padiglioni più piccoli, tra cui una sala dedicata a Kannon, la divinità della misericordia.

La vera magia del tempio, però, si scopre nei giardini. Sono spazi curati con precisione e sensibilità, che cambiano volto a seconda delle stagioni. In primavera i ciliegi in fiore creano un’atmosfera quasi irreale, mentre in autunno gli aceri trasformano ogni angolo in un mosaico di sfumature rosse e arancioni. Tra gli alberi si intravede la pagoda a tre piani, elegante e armoniosa, che sembra quasi vegliare sul complesso e gli conferisce quella dimensione sospesa che appartiene solo ai templi più antichi.

Il periodo migliore per visitarlo

Lo Shinnyodō offre sempre un motivo per fermarsi, ma ci sono momenti dell’anno che lo rendono particolarmente indimenticabile. In primavera, a inizio aprile, i ciliegi rendono poetico il tempio, con i petali che scendono leggeri intorno alla pagoda. In autunno, verso metà novembre, è il foliage degli aceri a trasformarlo in un luogo incantato, quando le tonalità calde sembrano accendere i tetti e i sentieri di una luce nuova. Anche l’estate e l’inverno hanno il loro fascino: il verde intenso dei mesi caldi trasmette freschezza, mentre la neve, quando cade, regala allo Shinnyodō un silenzio ancora più profondo e quasi mistico.

Perché andarci

Lo Shinnyodō non è il tempio che compare nelle guide più popolari, e forse è proprio questa la sua forza. Qui non ci sono comitive rumorose né file davanti agli edifici principali, ma solo il ritmo lento della vita quotidiana, fatto di vento che muove le foglie, riflessi di luce sulla pagoda e giardini che invitano a sedersi in silenzio. Visitare lo Shinnyodō significa regalarsi un frammento di pace nel cuore di Kyoto, un luogo che non cerca di stupire con la grandiosità, ma con la sincerità di un ambiente che sembra fatto apposta per la contemplazione. È un piccolo segreto che, una volta scoperto, rimane nel cuore come uno dei ricordi più autentici del viaggio.

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Yokohama in un giorno: itinerario, attrazioni e cibo

Yokohama in un giorno: itinerario, attrazioni e cibo

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Tempo di lettura: 17 minuti

Yokohama è una città che sorprende sempre. A 30 minuti di treno da Tokyo, sembra quasi un mondo a parte: più rilassata, affacciata sul mare, con quartieri che mescolano influenze straniere, modernità e angoli tradizionali. È stata una delle prime città del Giappone ad aprirsi al commercio internazionale nel 1859, e questo spirito cosmopolita lo si respira ancora passeggiando tra le sue strade.

Visitare Yokohama in un giorno è possibile, ma attenzione: è una città che rischia di farti venire voglia di tornare (o almeno è così per me)!

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Cosa vedere a Yokohama

Minato Mirai e Landmark Tower

Minato Mirai 21 è il cuore moderno di Yokohama, un quartiere che fino a pochi decenni fa era fatto solo di moli e cantieri navali. Oggi, invece, è diventato il “porto del futuro”, con grattacieli che si riflettono nell’acqua, centri commerciali immensi e passeggiate sul mare dove la città si mostra nella sua versione più internazionale.

Il simbolo indiscusso di quest’area è la Landmark Tower, che con i suoi 296 metri è stata per anni l’edificio più alto del Giappone. Salire fino allo Sky Garden al 69° piano è un’esperienza imperdibile: gli ascensori ultraveloci impiegano appena 40 secondi per catapultarti in cima, e da lassù si apre una vista che spazia dalla baia di Yokohama al Monte Fuji, se la giornata è limpida. Al calare della sera le luci della città creano un paesaggio urbano tra i più suggestivi del Paese, tanto che questa zona viene spesso scelta come location per dorama e film romantici. Anche se conme di sera, il quando è tutto è illuminato,  sembra di essere dentro a Blade Runner o Cyberpunk 2077!

Proprio accanto alla torre si trova un’attrazione che rende la zona ancora più scenografica: la Yokohama Air Cabin, una funivia urbana unica in Giappone. In pochi minuti collega la stazione di Sakuragichō con i Red Brick Warehouse, sorvolando la baia e i palazzi di Minato Mirai. Prendere la cabinovia al tramonto o di sera è un’esperienza spettacolare, con la città che si illumina sotto di te e la ruota panoramica Cosmo Clock 21 che domina l’orizzonte.

Nei dintorni non mancano altri luoghi da visitare: il complesso commerciale Queen’s Square, ideale per shopping e pause caffè,  e il tranquillo Rinkō Park, perfetto per passeggiare al tramonto con vista sul porto. Poco distante trovi anche la Nippon Maru, la storica nave scuola trasformata in museo, e il centro congressi Pacifico Yokohama, con la sua architettura a forma di vela che ormai è parte dello skyline.

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Cosmo World e il Cosmo Clock 21

Proprio accanto a Minato Mirai si trova uno dei luoghi più iconici e fotografati di Yokohama: il Cosmo World, un parco divertimenti urbano che sembra incastrato tra grattacieli e centri commerciali. Non è un parco immenso come quelli di Tokyo, ma ha il fascino unico di trovarsi nel cuore della città, affacciato sulla baia.

Il simbolo indiscusso è la ruota panoramica Cosmo Clock 21: inaugurata nel 1989, con i suoi 112 metri è stata per anni la più grande del mondo. La particolarità? Non è solo una ruota panoramica, ma anche un gigantesco orologio digitale che scandisce le ore con le sue luci colorate. Vederla illuminarsi di notte, riflessa sull’acqua, è uno degli spettacoli più romantici e suggestivi di Yokohama.

Salire a bordo è un’esperienza che vale la pena, soprattutto al tramonto o la sera: in circa 15 minuti di giro la città si apre intorno a te, con Minato Mirai da un lato e il mare dall’altro. Ogni cabina può ospitare quattro persone, e alcune sono completamente trasparenti — non proprio l’ideale se soffri di vertigini, ma perfette per chi cerca un pizzico di brivido in più.

Oltre alla ruota panoramica, Cosmo World ha attrazioni per tutte le età: montagne russe che si tuffano in un finto laghetto, sale giochi in perfetto stile giapponese e aree dedicate ai bambini. L’ingresso al parco è gratuito e si paga solo per le giostre: questo lo rende un posto ideale anche per chi vuole solo fare una passeggiata, scattare qualche foto e respirare l’atmosfera da “città futuristica sul mare”.

Per un tocco in più, puoi concludere la serata con una passeggiata verso il vicino Yamashita Park, ammirando lo skyline illuminato: Cosmo Clock 21 sarà sempre lì, a ricordarti che sei nel cuore pulsante della Yokohama moderna.

Chinatown

Entrare a Chinatown a Yokohama è come varcare una porta che ti porta in un altro paese. Fondata nel 1859, quando la città si aprì al commercio internazionale, questa comunità è cresciuta fino a diventare la più grande Chinatown del Giappone e una delle più animate al mondo.

Le sue strade sono un tripudio di colori: lanterne rosse che si accendono al tramonto, insegne luminose, templi decorati con draghi e fenici. Passeggiando non si smette mai di stupirsi, e spesso ci si trova a guardare in alto tanto quanto in basso, perché ogni dettaglio,  dai tetti dorati alle bancarelle fumanti, racconta una cultura diversa ma allo stesso tempo comune a quella giapponese.

Il cuore spirituale del quartiere è il tempio Kanteibyo, dedicato al dio della prosperità Guan Yu. Con le sue decorazioni intricate e i colori sgargianti, è un luogo che unisce religiosità e spettacolo. Non è raro vedere turisti e giapponesi accendere incensi o fermarsi qualche minuto in preghiera.

Ma il vero protagonista di Chinatown è il cibo. Qui potresti passare un’intera giornata solo a mangiare, seguendo i profumi che escono dalle cucine. Tra gli Street food consiglio di provare:

  • i bao al vapore ripieni di carne o anko, soffici e caldi, perfetti da addentare mentre cammini
  • i celebri yaki shoronpo, ravioli croccanti con all’interno un brodo bollente, ma attenzione al primo morso, potresti scottarti!
  • i panda-man, panini dolci a forma di panda, che conquistano soprattutto i più piccoli
  • gli egg tart in stile cantonese, fragranti e appena sfornati, ideali come dolce conclusione

Chinatown è anche il luogo perfetto per lasciarsi andare: non serve avere una lista precisa, basta seguire il flusso, entrare in una via laterale, farsi guidare dai profumi e concedersi qualche assaggio qua e là. È un quartiere che stimola tutti i sensi, e che di sera, con le lanterne accese, diventa ancora più affascinante.

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Giardino Sankeien

Se Minato Mirai rappresenta la Yokohama del futuro, il Giardino Sankeien è la sua finestra sul passato. Questo grande giardino tradizionale giapponese si trova un po’ fuori dal centro, in una zona più tranquilla della città, e vale assolutamente la deviazione.

Fu creato all’inizio del Novecento da Hara Sankei, un ricco commerciante di seta che trasformò la sua passione per l’arte e l’architettura in un progetto unico: non solo piantò alberi e scavò stagni, ma trasferì qui interi edifici storici provenienti da Kyoto, Kamakura e altre città, salvandoli dall’abbandono. Così il suo giardino divenne un luogo dove natura e architettura si fondono, raccontando secoli di storia giapponese in un solo colpo d’occhio.

Passeggiando tra i sentieri si rimane incantati dalla pagoda a tre piani del tempio di Tomyoji, che spunta elegante tra gli alberi e regala prospettive da cartolina, soprattutto al tramonto. Ma il Sankeien è soprattutto un giardino che muta con le stagioni: in primavera i ciliegi si specchiano negli stagni e tingono il paesaggio di rosa, d’estate le ninfee e i fiori di loto sbocciano come piccoli gioielli sull’acqua, in autunno gli aceri incendiano i viali con i loro colori intensi e in inverno la neve copre di silenzio tetti e ponticelli, trasformando l’intero parco in un luogo quasi meditativo.

Non mancano le case da tè, dove ci si può fermare a sorseggiare un matcha accompagnato da wagashi, i dolcetti tradizionali giapponesi, osservando in silenzio le carpe koi che nuotano nello stagno. È uno di quei posti che riescono a farti dimenticare di essere a pochi chilometri da una delle città più moderne del Giappone.

Yokohama Sankeien cosa vedere Giappone
Foto di Joe deSousa , CC0, Link

Cup Noodles Museum

Tra i musei più curiosi di Yokohama c’è il Cup Noodles Museum, dedicato a uno dei simboli del Giappone moderno: il ramen istantaneo. L’idea di questo spazio nasce per raccontare la vita e le invenzioni di Momofuku Andō, l’uomo che nel 1958 creò il primo ramen istantaneo e che, qualche anno dopo, rivoluzionò il mondo con i famosi cup noodles.

Il museo non è una semplice esposizione di confezioni colorate. È pensato per essere interattivo e divertente: qui si può scoprire come sono nati i noodles istantanei, ripercorrere la storia del loro successo mondiale e soprattutto cimentarsi in attività pratiche. La più amata è il laboratorio dove ognuno può creare il proprio cup noodle personalizzato: si sceglie il tipo di zuppa, gli ingredienti, il disegno del bicchiere e alla fine si porta a casa un souvenir unico e… commestibile.

Il percorso si completa con installazioni multimediali, mostre che spiegano come il ramen istantaneo abbia influenzato le abitudini alimentari del Giappone e perfino un’area dedicata al “ramen nello spazio”, perché Andō progettò una versione pensata per essere mangiata dagli astronauti.

È un luogo che piace a tutti, dai bambini agli adulti, perché riesce a trasformare un gesto quotidiano come aprire un cup noodle in una storia fatta di creatività, innovazione e un pizzico di ironia. Visitandolo si capisce bene come un’idea nata da un piccolo laboratorio possa diventare un fenomeno globale, capace di raccontare un pezzo della modernità giapponese.

Cup Noodles Museum Yokohama cosa vedere Giappone
Foto di KCyamazaki - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Shin-Yokohama Ramen Museum

Se il Cup Noodles Museum racconta l’invenzione del ramen istantaneo, il Shin-Yokohama Ramen Museum celebra invece il ramen tradizionale, quello vero, che da semplice piatto popolare è diventato una delle cucine più amate al mondo.

Aperto nel 1994, è un museo che sembra più un parco a tema. Appena si entra si trovano pannelli e mostre che raccontano la storia del ramen, le sue origini cinesi e la sua diffusione in Giappone, con tutte le varianti regionali. Ma la vera magia si scopre scendendo al piano sotterraneo: qui si apre una perfetta ricostruzione della Tokyo degli anni ’50, con stradine, lanterne e insegne che sembrano uscite da un film in bianco e nero.

In questo scenario nostalgico si trovano diversi piccoli ristoranti, ognuno specializzato in un tipo di ramen proveniente da varie parti del Giappone: dal tonkotsu di Kyūshū al miso di Hokkaidō, fino a versioni più particolari che raramente si trovano fuori dalle loro regioni d’origine. La cosa bella, e che consiglio di scegliere, è che si possono ordinare anche porzioni ridotte, le cosiddette mini bowl, così da assaggiarne più di uno nello stesso giro.

L’atmosfera è vivace, tra il profumo del brodo che invade le vie e i visitatori che si spostano di locale in locale come in un piccolo matsuri gastronomico. È un’esperienza che va oltre il semplice “mangiare ramen”: qui si respira la cultura giapponese del dopoguerra, quando questo piatto divenne un simbolo di rinascita e di vita quotidiana.

Il consiglio è di arrivare nel tardo pomeriggio e rimanere per cena: così ci si può godere con calma sia la parte museale sia l’esperienza del ramen, chiudendo la giornata di visita a Yokohama con un viaggio nel tempo e nei sapori del Giappone.

Yamashita Park e Red Brick Warehouse

Se vuoi respirare l’anima marittima di Yokohama, non c’è posto migliore di Yamashita Park, un lungo giardino affacciato sulla baia che corre parallelo alla passeggiata costiera. Aperto nel 1930, il parco nacque come simbolo di rinascita dopo il grande terremoto del Kanto del 1923, quando le macerie della città vennero usate per bonificare l’area e creare un nuovo spazio verde per i cittadini.

Oggi è uno dei luoghi più amati per una passeggiata lenta, soprattutto al tramonto, quando la luce dorata si riflette sull’acqua e gli edifici moderni di Minato Mirai si accendono in lontananza. È anche un posto molto vissuto dai giapponesi: qui si incontrano famiglie in gita, coppie che si fermano a guardare le navi passare e artisti di strada che animano i vialetti. Non è raro imbattersi in eventi stagionali, mercatini o spettacoli all’aperto.

Poco distante dal parco si trovano i celebri Red Brick Warehouse, due ex magazzini portuali costruiti agli inizi del ’900 e oggi riconvertiti in uno dei centri culturali e commerciali più vivaci della città. Le strutture in mattoni rossi, sopravvissute a incendi e terremoti, conservano un fascino industriale che si sposa perfettamente con la modernità del quartiere circostante. All’interno ospitano boutique di design, negozi artigianali, ristoranti e spazi espositivi: un luogo dove fare shopping diverso dal solito e magari fermarsi a cena con vista sulla baia.

Durante l’inverno, nella piazza davanti ai magazzini, viene allestita una pista di pattinaggio sul ghiaccio e mercatini natalizi che attirano tantissimi visitatori. In estate, invece, qui si svolgono festival musicali e birrerie all’aperto che trasformano l’area in un punto di ritrovo per giovani e turisti.

Se vuoi concederti un momento speciale, ti consiglio di arrivare ai Red Brick nel tardo pomeriggio: da qui si gode una delle vedute più suggestive dello skyline di Yokohama, con la Landmark Tower e il Cosmo Clock che si accendono all’orizzonte, mentre la baia si tinge di luci e riflessi.

Yokohama Cosa vedere Giappone

Anpanman Museum

Se stai viaggiando con bambini piccoli, l’Anpanman Children’s Museum è una piccola “magia” che vale la pena sperimentare. Anche se non conosci Anpanman (personaggio amatissimo in Giappone) e non capisci la lingua, l’atmosfera colorata, le scenografie interattive e il movimento continuo di bambini rendono comunque l’esperienza piacevole e coinvolgente.

È vicino a Minato Mirai, quindi logisticamente comodo, e al mattino i bambini hanno più energie per godersi giochi e spettacoli. Dopo due ore (che bastano per esplorare il museo e fare una pausa merenda a tema), puoi proseguire a piedi verso la Landmark Tower e il resto di Minato Mirai.

In alternativa, se vuoi un ritmo più rilassato, puoi inserirlo nel pomeriggio, dopo aver visitato Minato Mirai e la Landmark Tower. In questo modo i bambini trovano un po’ di svago dopo le attrazioni “da grandi”, e tu puoi approfittarne per una pausa nei negozi o al caffè del museo.

Considera che i piccoli si stancano presto: difficilmente ci passerai più di due ore. Per questo l’ideale è combinarlo con attività vicine, senza lunghi spostamenti.

Se invece sei senza bambini, puoi tranquillamente saltarlo e dedicare quel tempo in più al Sankeien Garden o a Chinatown, che hanno molto più da offrire a un pubblico adulto.

Cosa mangiare a Yokohama

Yokohama è una città che si racconta anche a tavola, con piatti che uniscono tradizione locale e influenze esterne.

Uno dei simboli gastronomici nati qui è l’iekei ramen, dal brodo denso e saporito. Per provarlo nella sua versione originale l’indirizzo da segnare è Yoshimuraya (vicino alla stazione di Yokohama), il locale storico che ha dato il via a questo stile.

Più delicato ma altrettanto tipico è il sanmamen, un ramen servito con verdure saltate sopra il brodo. Un buon posto per assaggiarlo è vicino a Chinatown dove c’è Gyokusentei, un ristorante storico che propone il sanmamen nella sua forma più autentica, perfetto per una pausa tra una visita e l’altra..

Se vuoi un salto nella storia, Yokohama è stata la porta d’ingresso della carne bovina in Giappone e qui nasce il gyū-nabe, considerato l’antenato del sukiyaki. Il luogo migliore dove provarlo oggi è Janomeya, un ristorante storico che da oltre un secolo prepara gyū-nabe con carne di altissima qualità. L’atmosfera richiama quella delle taverne di una volta, ma con un tocco elegante, e la posizione a Isezakichō lo rende facilmente raggiungibile dopo una passeggiata a Minato Mirai o una visita a Chinatown.

Per un’esperienza più legata all’anima internazionale della città, Chinatown rimane il cuore pulsante della gastronomia cinese in Giappone. Oltre allo street food da provare lungo le vie, ci sono ristoranti che meritano una sosta più lunga: Manchinro, elegante e tradizionale, conosciuto per la cucina cantonese; Jūkeihanten Shinkan, con un menu vario e piatti ben curati; e Yokohama Daihanten, che conserva un’atmosfera un po’ rétro ed è perfetto per chi cerca un pranzo abbondante in stile cinese.

Per gli amanti dei dolci, due tappe imperdibili: la Pompadour Motomachi Honten, catena di panetterie nata proprio a Yokohama nel 1969, dove trovare pane dolce e salato di qualità, e il Yokohama Pudding, un budino cremoso venduto in graziosi vasetti di vetro, disponibile in negozi come Yokohama Pudding 96 Fukupun.

Se ti viene fame nella zona di Minato Mirai, offre tante opzioni: dai pancake soffici e famosi del Bills Yokohama nei Red Brick Warehouse, alla birra artigianale di Antenna America, fino ai piatti eleganti di shabu-shabu e sukiyaki al Seryna Yokohama. E se vuoi semplicemente sorseggiare qualcosa con la città ai tuoi piedi, il bar panoramico dello Sky Garden è la scelta giusta.

Mangiare a Yokohama significa viaggiare con il palato: dal ramen robusto delle taverne popolari al pudding delicato che racconta l’anima dolce della città. Un percorso che unisce passato e presente, proprio come fa Yokohama in ogni suo angolo.

Conclusione

Yokohama non è una semplice gita fuori porta da Tokyo, ma una città con una personalità tutta sua. Qui il Giappone si mostra diverso: più rilassato, con il respiro del mare e il fascino di un passato fatto di commerci e aperture al mondo. È il luogo dove puoi salire su un grattacielo e poco dopo perderti tra lanterne cinesi, dove un giardino antico convive con musei dedicati al ramen e con ruote panoramiche illuminate che segnano l’orizzonte.

È anche una città che si assaggia: dal ramen nato qui e diventato famoso in tutto il Paese, al budino che addolcisce una passeggiata sul porto, fino allo street food che rende Chinatown un’esperienza di viaggio a sé.

Visitare Yokohama significa lasciarsi sorprendere, scoprire una città che non vive all’ombra di Tokyo ma che brilla di luce propria. E quando alla sera ti ritroverai sul lungomare di Yamashita Park, con lo skyline illuminato alle spalle e il profumo del mare davanti, capirai che questa città non è stata solo una parentesi, ma una tappa che resterà nei tuoi ricordi più autentici del Giappone.

 

Mappa di Yokohama

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Distretto del Sakè di Fushimi tra storia e degustazioni a Kyoto

Distretto del Sakè di Fushimi tra storia e degustazioni a Kyoto

Home » Giappone » Pagina 3

Tempo di lettura: 5 minuti

Il quartiere di Fushimi, a sud di Kyoto, è conosciuto in tutto il Giappone per due motivi: il famoso santuario Fushimi Inari Taisha e la sua tradizione secolare nella produzione di sakè. Qui si trovano decine di cantine storiche, molte delle quali ancora attive, che devono la loro fama all’acqua pura della zona, ideale per la fermentazione. Passeggiando tra i magazzini in legno e i canali del distretto si respira un’atmosfera autentica e, soprattutto, si può scoprire il mondo del sakè attraverso musei, visite guidate e degustazioni.

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Cosa vedere a Fushimi, Kyoto

Una tradizione che affonda nei secoli

La produzione di sakè a Fushimi ha radici antiche. Già alla fine del Cinquecento, durante il periodo Momoyama, la zona era nota per la qualità delle sue acque. Non è un caso che Toyotomi Hideyoshi, uno dei grandi shogun unificatori del Giappone, avesse scelto proprio Fushimi come sede del suo castello. Attorno a quella residenza nacquero locande, attività artigiane e le prime cantine di sakè.

Nei secoli successivi, grazie alla posizione strategica tra Kyoto e Osaka e al canale Horikawa che favoriva il trasporto delle botti, il sakè di Fushimi divenne sempre più richiesto. Il suo gusto, più morbido e leggermente aromatico rispetto ad altre zone del Giappone, è rimasto fino a oggi una delle caratteristiche distintive di questa produzione.

Il Museo Gekkeikan Okura

Tra le cantine storiche di Fushimi, la più famosa è senza dubbio Gekkeikan, fondata nel 1637. Con oltre tre secoli di storia, è ancora oggi uno dei marchi di sakè più diffusi e apprezzati.

Il Museo Gekkeikan Okura, ospitato in un magazzino tradizionale, permette di conoscere da vicino l’intero processo di produzione. All’interno si trovano strumenti originali, fotografie storiche e ambientazioni che raccontano la vita delle sakagura di un tempo. La visita si conclude con una degustazione, inclusa nel biglietto, che permette di assaggiare diverse varietà di sakè prodotte dalla cantina.

Altre cantine da scoprire

Fushimi non è solo Gekkeikan. Passeggiando per il quartiere si incontrano altre realtà storiche come Kizakura, che unisce alla produzione di sakè anche una piccola birreria artigianale, o Fushimi Yume Hyakushu, ospitata in un edificio restaurato dove è possibile provare diversi tipi di sakè e imparare a riconoscerne aromi e consistenze.

Molte cantine propongono anche piccole porzioni di piatti locali per accompagnare le degustazioni, rendendo l’esperienza ancora più completa.

Passeggiare lungo il canale Horikawa

Il cuore del distretto è il canale Horikawa, che attraversa l’area e un tempo serviva per trasportare il sakè verso Kyoto e Osaka. Oggi le sue sponde sono perfette per una passeggiata, soprattutto in primavera con la fioritura dei ciliegi o in autunno, quando le foglie si tingono di rosso e oro.

Nei mesi più miti è anche possibile salire sulle barche tradizionali che attraversano il canale, rivivendo idealmente il percorso che facevano le botti di sakè nei secoli passati. 

Fushimi sake kyoto cosa vedere giappone

Come arrivare al Distretto del Sakè di Fushimi

Il distretto di Fushimi si trova a sud di Kyoto e si raggiunge facilmente in treno:

  • Dalla stazione di Kyoto si prende la linea Keihan fino a Chushojima o Fushimi-Momoyama.
  • Dal santuario Fushimi Inari, sempre con la linea Keihan, bastano pochi minuti di treno.

Quando visitare il Distretto del Sakè di Fushimi

Ogni stagione ha il suo fascino. La primavera e l’autunno offrono scenari naturali spettacolari, ma anche l’inverno regala un’atmosfera particolare: degustare un sakè caldo mentre fuori l’aria è frizzante è una piccola esperienza da ricordare.

Conclusione

Visitare il distretto del sakè di Fushimi significa scoprire un volto diverso di Kyoto, meno legato ai templi e più alla tradizione artigianale e gastronomica. È un luogo che unisce storia, cultura e gusto, facilmente raggiungibile dopo la visita al Fushimi Inari Taisha.

Sedersi in una cantina, alzare il bicchiere, dire Kanpai(mi raccomando non cincin che è una parolaccia in giapponese!), e assaporare un sakè nato proprio da queste acque è forse il modo migliore per salutare il quartiere e portarsi a casa un ricordo autentico di Kyoto.

 

Mappa di Fushimi

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Itinerario Higashiyama Kyoto: templi, vicoli storici e cerimonia del tè

Itinerario Higashiyama Kyoto: templi, vicoli storici e cerimonia del tè

Home » Giappone » Pagina 3

Tempo di lettura: 11 minuti

Nel cuore del quartiere storico di Higashiyama, tra il Kiyomizu-dera e il santuario Yasaka, si snoda un dedalo di stradine lastricate che sembrano sopravvissute intatte al passare dei secoli. Sannenzaka e Ninenzaka sono il fulcro di questo itinerario, ma la loro bellezza è amplificata da una costellazione di templi, giardini e vicoli segreti che meritano di essere scoperti con lentezza.

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Cosa vedere a Higashiyama

Una storia lunga più di mille passi

Il nome di queste strade non è casuale: Ninenzaka (二年坂) significa “pendio dei due anni”, mentre Sannenzaka (三年坂) è “pendio dei tre anni”. Secondo la tradizione, se dovessi inciampare e cadere qui, avresti “due” o “tre” anni di sfortuna. Un ammonimento antico, forse inventato per far camminare con attenzione lungo queste ripide salite in pietra, ma che oggi aggiunge un tocco di superstizione al percorso.

Questi vicoli risalgono al periodo Heian ed erano la via di accesso per i pellegrini diretti al Kiyomizu-dera. Nei secoli, le botteghe che si affacciavano sulle loro curve si specializzarono in dolci tradizionali, ceramiche di Kiyomizu-yaki e souvenir legati alla vita quotidiana di Kyoto. Ancora oggi, passeggiando per Higashiyama, si percepisce il ritmo lento di un tempo in cui ogni oggetto era fatto a mano.

Yasaka Kōshin-dō: il tempio delle scimmie colorate

Poco oltre la salita di Ninenzaka, nel cuore di Higashiyama, si trova uno dei luoghi più singolari di Kyoto: il Yasaka Kōshin-dō. Nonostante le dimensioni ridotte, questo piccolo tempio esplode di colore grazie alle centinaia di kukurizaru, sfere di stoffa variopinta appese ovunque, che ondeggiano al vento come una cascata di amuleti. Ognuna di queste palline racchiude un desiderio o un impegno personale: secondo la tradizione, scrivere un proprio proposito e appenderlo significa affidarlo a Kōshin-san, la divinità qui venerata, affinché lo custodisca.

Il culto Kōshin, oggi raro in Giappone, affonda le sue radici in un sincretismo che unisce elementi shintoisti, buddisti e taoisti. La figura centrale è Shōmen Kongō, protettore severo ma giusto, accompagnato dalle tre scimmie sagge – “non sento, non vedo, non parlo” – simbolo di purezza morale e controllo dei desideri terreni. Fondato in epoca Heian, il Yasaka Kōshin-dō è sopravvissuto nei secoli grazie alla devozione della comunità locale, diventando un angolo di spiritualità vivace e accessibile.

Visitare questo tempio è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi: l’odore dell’incenso, i colori saturi delle kukurizaru, il fruscio delle corde delle campane votive e il brusio sommesso dei visitatori. È un luogo dove fermarsi qualche minuto in più, per osservare i dettagli delle stoffe cucite a mano e percepire la devozione che resiste alla curiosità dei turisti.

Yasaka Kōshin-dō cosa vedere giappone

Yasaka Pagoda: il simbolo silenzioso di Higashiyama

Impossibile non notarla: la Yasaka Pagoda, ufficialmente conosciuta come Hōkan-ji, svetta elegante tra i tetti delle machiya e si staglia contro il cielo di Kyoto. La sua silhouette a cinque piani è una delle immagini più iconiche della città, fotografata da ogni angolazione lungo Sannenzaka e Ninenzaka. Ma oltre alla sua bellezza estetica, la pagoda custodisce secoli di storia.

Le origini del tempio risalgono al VII secolo, quando fu fondato come parte di un complesso buddhista legato alla scuola Hossō. Nei secoli subì distruzioni e ricostruzioni, soprattutto a causa degli incendi che più volte devastarono Kyoto. La struttura attuale risale al 1440, ricostruita grazie al sostegno del potente shōgun Ashikaga Yoshinori. Durante il medioevo giapponese, il tempio fu conteso tra il santuario di Gion e il Kiyomizu-dera, fino a diventare un luogo di culto affiliato alla scuola Zen Rinzai.

Oggi è diventata luogo di selfie e foto da social, presa d’assalto da migliaia di turisti ogni giorno a cui poco importa del suo essere testimone della storia di Kyoto. Per poter trovare una connessione con questo luogo consiglio di venire all’alba o al tramonto quando è di nuovo immersa nel silenzio.

Nene no Michi e Ishibe-koji

Dalla pagoda, puoi deviare verso Nene no Michi, una strada lastricata intitolata a Nene, la moglie di Toyotomi Hideyoshi. Le mura in pietra, i cancelli in legno e le lanterne la rendono uno dei percorsi più fotogenici di Kyoto. Poco distante, si nasconde Ishibe-koji, un vicolo stretto e suggestivo, fiancheggiato da ryokan e case da tè, che sembra fermo all’epoca Edo.

Yasaka pagoda cosa vedere giappone

Kodaiji, Il Tempio tra Giardini Incantevoli e Spiritualità Zen

Proseguendo su Nene no Michi, si raggiunge il Kodaiji, tempio zen fondato nel 1606 da Nene in memoria del marito. I suoi giardini zen, il laghetto Garyū-chi e le sale decorate con lacche dorate sono tra le più eleganti testimonianze del periodo Momoyama. In primavera e autunno, le illuminazioni notturne trasformano il tempio in un sogno di luci e riflessi.

Leggi la guida completa al Kodaiji

Entoku-in, un rifugio intimo nel cuore di Higashiyama

A pochi passi dal Kōdai-ji, quasi nascosto tra vicoli e mura in pietra, si trova l’Entoku-in, un piccolo tempio che custodisce un’atmosfera raccolta e meditativa. Fu fondato nel 1605 come residenza secondaria di Nene, la vedova di Toyotomi Hideyoshi, e conserva ancora oggi molti legami con la sua figura. Gli interni ospitano dipinti e porte scorrevoli originali, che raccontano episodi della vita della coppia e momenti della storia del periodo Momoyama.

Il vero gioiello dell’Entoku-in, però, sono i suoi giardini. Il giardino sud, con il tappeto di muschio verde e le pietre posizionate con precisione zen, invita a sedersi in silenzio e osservare il passare lento del tempo. Il giardino nord, invece, cambia volto con le stagioni: in primavera è punteggiato di fiori, in autunno si incendia di rosso e oro, in inverno riposa sotto un velo di neve.

Meno frequentato rispetto ai templi vicini, l’Entoku-in è una sosta preziosa per chi desidera rallentare il passo e immergersi in un angolo di Higashiyama dove la storia e la natura si incontrano senza clamore. È anche uno dei luoghi migliori per apprezzare l’estetica wabi-sabi, quella bellezza silenziosa che nasce dall’imperfezione e dalla semplicità.

Ryozen Kannon, il tempio fuoriluogo

Proseguendo oltre Kōdai-ji, ci si imbatte in un luogo che difficilmente passa inosservato: il Ryozen Kannon. La statua bianca alta 24 metri raffigurante la dea della misericordia Kannon domina l’ingresso, circondata da un ampio cortile. Fu eretta nel 1955 come memoriale per le vittime giapponesi e straniere della Seconda guerra mondiale e oggi ospita al suo interno un piccolo altare e un’urna contenente ceneri provenienti da diversi Paesi, portate qui come simbolo di pace e riconciliazione.

L’accesso prevede un’offerta e, oltre alla statua, si visitano un piccolo padiglione, il memoriale e un’area dove i visitatori possono accendere incenso in ricordo delle vittime. L’atmosfera è diversa rispetto agli altri templi di Higashiyama: meno legata alla tradizione estetica di Kyoto e più impostata come monumento commemorativo moderno, quasi solenne ma privo del fascino storico delle strutture circostanti.

Personalmente, l’ho trovato un luogo un po’ fuori contesto rispetto al resto dell’itinerario: imponente ma meno armonioso, soprattutto se paragonato alla raffinatezza dei templi vicini come il Kodai-ji. Per questo, se è la tua prima volta a Higashiyama e hai poco tempo, potresti considerare di lasciarlo per una visita successiva, quando vorrai approfondire aspetti meno tradizionali e più legati alla memoria contemporanea.

Ryozen Kannon cosa vedere giappone
Foto di Andrea Schaffer from Sydney, Australia - Ryozen Kannon temple, Kyoto, CC BY 2.0, Link

Parco Maruyama e Chion-in

Scendendo verso Gion, si incontra il parco Maruyama, famoso per il suo ciliegio piangente monumentale che in primavera diventa un’attrazione per l’hanami. Il parco è piacevole in ogni stagione e rappresenta un punto di sosta perfetto.

Vicino al parco si erge il Chion-in, tempio principale della scuola Jōdo. La sua porta Sanmon, imponente e perfettamente conservata, è una delle più grandi del Giappone, e l’interno ospita un complesso vasto e scenografico.

Leggi la guida completa al Chion-in

Chion-in a Kyoto cosa vedere Giappone

Dove mangiare a Higashiyama

Lungo Sannenzaka e Ninenzaka non mancano occasioni per assaggiare Kyoto in tutte le sue sfumature, grazie a caffè nascosti, botteghe specializzate e piccoli ristoranti amati dai giapponesi.

  • Otowa Saryo – Un rifugio tranquillo dove il matcha viene servito con dolci delicati. Perfetto per una pausa lenta lontano dalla folla.
  • Gokago – Il paradiso degli amanti del matcha: parfait e gelati cremosi, bilanciati e raffinati.
  • Starbucks Coffee – Kyoto Nineizaka Yasaka Chaya – Un’esperienza unica, seduti su tatami all’interno di una machiya restaurata. Da provare la mattina presto per evitare attese.
  • Kirakuan Okamoto – Karaage caldo e croccante servito su spiedini: uno snack ideale mentre si passeggia.
  • Kawakatsusohonke Kiyomizuderasandoten – Spiedini di cetriolo freschissimi, croccanti e rinfrescanti, perfetti nelle giornate calde ma buoni tutto l’anno. Io non riesco a farne a meno di mangiarne uno quando sono a Higashiyama!
  • Kumonocha Kiyomizu Sannenzaka – Dolci scenografici come il “mousse nuvola”, serviti in un ambiente fotogenico che unisce tradizione e creatività.
  • Wagyu Teppanyaki Steak House Kiyomizu Sou – Cucina raffinata con manzo Wagyu preparato alla piastra davanti ai clienti.

Dove fare la cerimonia del tè a Higashiyama

Tra un vicolo e l’altro, Sannenzaka e Ninenzaka offrono la possibilità di fermarsi per un’esperienza autentica: la cerimonia del tè a Kyoto. Un rituale che unisce bellezza, lentezza e spiritualità.

Sakaguchian si trova a pochi minuti dal Kiyomizu-dera, in una casa storica circondata da un giardino progettato da Ogawa Jihei VII. Qui la cerimonia è un viaggio nella storia: il maestro dimostra la preparazione del matcha e guida i partecipanti a realizzarlo, accompagnandolo con wagashi stagionali. Nagomi, nel cuore di Ninenzaka, è ospitato al secondo piano di una storica bottega di bambù e propone sessioni intime in cui si prepara il proprio matcha in ciotole Kiyomizu-yaki. Infine, il Camellia Flower, elegante e moderno, offre sessioni condivise o private, con possibilità di indossare il kimono.

Prenota qui la cerimonia del tè a Sakaguchian

higashiyama cosa vedere giappone

Il problema dell’overturism a Higashiyama

Sannenzaka e Ninenzaka sono tra i luoghi più fotografati di Kyoto. La loro bellezza attira visitatori da tutto il mondo, ma negli ultimi anni il flusso costante di turisti ha trasformato questi vicoli in luoghi spesso affollati. Per vivere appieno l’esperienza è meglio arrivare al mattino presto, oppure in serata, quando le lanterne illuminano i vicoli. Fermarsi nelle piccole botteghe e nei caffè locali aiuta a sostenere la comunità, mentre evitare di bloccare i passaggi durante le fotografie è un gesto di rispetto verso chi abita e lavora qui.

Il momento migliore per visitare Higashiyama

Ogni stagione ha il suo fascino: in primavera i ciliegi in fiore trasformano le stradine in un tunnel rosa, in autunno le tonalità rosse e dorate creano un’atmosfera calda e malinconica, in inverno la neve rende tutto più intimo, mentre in estate l’aria si riempie di profumi freschi e dolci ghiacciati al tè verde.

Consiglio finale

Higashiyama non si attraversa, si vive. Ogni passo tra Sannenzaka e Ninenzaka, ogni deviazione verso un tempio o un vicolo nascosto, racconta una storia. Prenditi il tempo per ascoltarla, e quando ti volterai indietro, saprai di aver camminato in un Kyoto che nonostante tuto resiste al tempo e al turismo

 

Mappa del Higashiyama

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