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Ogni anno 5 milioni di Giapponesi visitano il Santuario Yasukuni a Tokyo. Già un numero così alto di visitatori fa capire l’importanza di questo santuario ma stranamente se chiedete ai turisti stranieri che visitano la capitale e che affollano Asakusa e il Meiji Jingu se lo conoscono, la risposta è: no. Mi sono chiesto il motivo di questa poca notorietà, dopotutto i giapponesi hanno la capacità di rendere turistiche le cose più assurde. Forse la motivazione va ricercata nella sua storia così controversa.
Una storia controversa
Il santuario Yasukuni è stato fondato dall’imperatore Meiji nel 1869 per commemorare le anime di chi era morto durante la “Rivoluzione giapponese” che riportò il potere politico nelle mani dell’imperatore dopo secoli di dominio dello Shogunato Tokugawa. Alla commemorazione si aggiunsero successivamente tutte le anime di chi era morto nelle guerre che coinvolsero il Giappone fino al 1954, anno in cui si concluse la prima guerra d’indocina.
2.466.532 sono i nomi delle anime presenti nei documenti del santuario. Uomini, donne, bambini, animali di compagnia e criminali di guerra. Si, avete letto bene, al santuario Yasukuni si celebrano criminali di guerra, e di questi 14 hanno creato le proteste più feroci perché considerati di classe A. Ma facciamo un passo indietro, alla fine della seconda guerra mondiale i leader militari e politici del Giappone sconfitto furono processati e condannati durante il Processo di Tokyo per crimini di classe A cioè crimini contro la pace, di classe B crimini di guerra, e classe C per crimini contro l’umanità. I condannati dal tribunale furono esclusi dalla sepoltura a Yasukuni fino a quando, con la fine dell’occupazione degli alleati, il ministero della salute giapponese iniziò a inviare al santuario le informazione dei criminali di classe B e C per essere inseriti nel “libro delle anime”, spesso anche a insaputa dei familiari dei defunti. I primi tentativi per inserire anche i 14 criminali di classe A, che includevano primi ministri e generali, iniziarono nel 1966 con l’invio della richiesta da parte del ministero, ma bisogna aspettare il 1978 quando con una cerimonia segreta i 14 sono stati sepolti a Yasukuni. Un anno dopo la notizia diventa di dominio pubblico e da quel momento l’imperatore Hiroito e il suo successore non hanno più visitato il santuario. Al contrario di politici e primi ministri, che negli anni hanno continuato a partecipare alle cerimonie rendendo omaggio ai caduti e scatenando ogni volta proteste da parte dei governi di Cina e Corea, che a distanza di anni non hanno ancora ricevuto le scuse ufficiali da parte del Giappone per i crimini e le vittime causate dalle sue mire espansionistiche. Come se tutto questo non bastasse, su richiesta del capo sacerdote del santuario, nel 1980 Papa Giovanni Paolo II tenne in Vaticano una messa per le anime commemorate a Yasukuni, comprese quelle dei 1618 criminali di guerra. Un giorno sarà messa la parola fine a questa controversa storia? Ho qualche dubbio…
Cosa vedere al Santuario Yasukuni
Lasciando da parte storia, polemiche e controversie è indubbio che il Santuario Yasukuni è uno dei più importanti del Giappone e di Tokyo. Lo si capisce appena arrivati. Per accedere all’area del santuario bisogna superare un gigantesco torii in acciaio, alto 25 metri e largo 34, che alla sua costruzione, nel 1921, era il più grande del Giappone. Proseguendo si supera un secondo torii, il più grande in bronzo di tutto il Paese del Sol Levante. Ci si trova poi difronte a un portale in legno con due grandi crisantemi in bronzo che rappresentano il sigillo imperiale. Ma bisogna superare un terzo torii prima di trovarsi finalmente difronte al Haiden, la principale sala della preghiera e limite invalicabile per chi viene in visita al santuario. Come succede in tutti i santuari shintoisti l’Hoden, l’edificio principale e dimora delle divinità, che in questo caso sono i caduti in guerra divinizzati, è accessibile quasi solo esclusivamente ai sacerdoti.
All’interno dell’area del santuario ci sono diversi monumenti e anche qui non ne mancano alcuni controversi, come quello che onora il giudice indiano Radha Binod Pal. Descritto qui come uno dei pochi a dichiarare innocenti tutti gli imputati del Processo di Tokyo, in realtà era sicuro delle atrocità commesse ma riteneva che il tribunale fosse “unilaterale per cui ingiusto”. Famosa è anche la statua del pilota kamikaze, e qui mi ha colpito molto la devozione con cui viene pregata e la quantità di offerte lasciate ai suoi piedi, da questo si capisce come molti giapponesi rispettino ancora oggi la figura dei piloti suicidi. Infatti i Kamikaze erano molto legati al santuario ed erano soliti dire prima di partire per una missione, che si sarebbero incontrati di nuovo a Yasukuni dopo la morte. Curiose sono le tre statue in onore dei cavalli, dei piccioni viaggiatori e dei cani uccisi in guerra a cui vengono lasciate di solito in dono bottiglie d’acqua.
Museo Yushukan
Fa parte del santuario anche lo Yushukan, un museo commemorativo delle guerre giapponesi che espone armi e cimeli tra cui il temibile aereo da caccia Zero e una locomotiva a vapore modello C56 che percorreva la linea che collegava la Thailandia alla Birmania. Quello che non troverete scritto nella didascalia è che stata costruita dai giapponesi tra il 1940 e il 1944 utilizzando prigionieri di guerra e lavoratori del sud-est asiatico, tutti costretti a lavorare in condizioni disumane. Inoltre tra i Cannoni, carri armati e aerei è esposto il poco conosciuto siluro Kaiten, progettato per essere guidato dall’interno da un uomo che si lanciava in un attacco suicida contro le navi nemiche. Sono poi esposti oggetti appartenuti ad alcuni soldati, lettere dei piloti Kamikaze, le foto e i ritratti dei caduti commemorati nel santuario. Certo il museo sembra più una celebrazione dello spirito guerriero giapponese che una testimonianza degli orrori della guerra, non a caso anche lo Yushukan è al centro di molte polemiche. Il museo viene accusato di un certo revisionismo storico nelle didascalie e di minimizzare, se non omettere, i crimini e gli orrori commessi dal Giappone durante i suoi tentativi di colonizzare l’Asia. Ma anche in questo caso, lasciando da parte le controversie, la visita al museo è interessante perché dà la possibilità di vedere alcuni cimeli di guerra, come lo ZERO, di cui abbiamo letto solo nei libri di storia. Ingresso: Adulti 1000 yen – Bambini 300 yen Orari: 9.00 – 16.30 (ultimo ingresso ore 16)
Quando andare al Santuario Yasukuni
Se il santuario è interessante da visitare tutto l’anno, ci sono tre momenti assolutamente da non mancare.:
- Nei primi giorni di gennaio quando i giapponesi affollano Yasukuni per le preghiere di capodanno, ed è in questo periodo che vengono aperte le botti di sakè donate al santuario che potete assaggiare facendo un’offerta. E Non mancano le bancarelle dove provare del buon street food tipico. A gennaio l’atmosfera è contrastante, se da un lato si commemorano i caduti dall’altra si festeggia mangiando.
- Dal 13 al 16 luglio quando si tiene il festival Mitama, che corrisponde al periodo dell’Obon quando si celebrano gli spiriti dei morti. Nel giardino del santuario vengono appese 30.000 lanterne che di sera sono uno spettacolo incredibile.
- Durante l’Hanami. Lo sbocciare dei ciliegi del Santuario Yasukuni sono il riferimento dell’ Agenzia Meteorologica giapponese per annunciare l’inizio dell’Hanami in Giappone. Yasukuni è uno dei luoghi di Tokyo più amati dai giapponesi per ammirare la fioritura, allora perché non unirsi ai festeggiamenti?
Forse alla fine della lettura sarete un po’ perplessi se visitare o meno il Santuario Yasukuni. Però la sua storia, le polemiche, il revisionismo non vi devono fermare. Il Santuario nell’aspetto non è diverso da molti altri ma quello che lo rende speciale è l’atmosfera. In questo “angolo” di Tokyo la frenesia della metropoli lascia spazio alla vera devozione. Non dimenticherò mai quel momento durante la mia visita in cui un uomo suonava al tramonto l’ocarina in onore di un kamikaze, anche questo è il Giappone che non ti aspetti…
Mappa del Santuario Yasukuni
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