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Onomichi: una passeggiata tra templi e lamiere

Onomichi: una passeggiata tra templi e lamiere

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Tempo di lettura: 8 minuti

“Fai conoscere Onomichi!” Mi disse il giovane figlio del proprietario di un ristorante di Ramen durante il mio soggiorno a Onomichi. Sicuramente non sono molti i turisti che arrivano a Onomichi per visitare la città. La maggior parte si ferma il tempo di noleggiare una bicicletta per poi ripartire per percorrere la Shimanami Kaido, la lunga pista ciclabile che permette di attraversare il Mare Interno e arrivare in Shikoku. Anche il mio intento era questo ma prima ho voluto dedicare una giornata all’esplorazione di Onomichi, scoprendo una città che dietro un’apparente decadenza nasconde luoghi e storie da conoscere.

Onomichi è una città portuale fin dalle origini.  La sua storia inizia nel 1168 con le costruzioni di magazzini per la conservazione dei tributi provenienti dai signori locali. Dai magazzini venivano poi trasportati verso Osaka e il resto del Giappone. Questo permise a Onomichi di giocare un ruolo centrale nel commercio portuale arricchendo i mercanti della zona che si costruirono le loro residenze nella zona collinare alle spalle del porto. E per aumentare il loro prestigio i mercanti investirono le loro ricchezze nella costruzione di templi.

Uscendo dalla stazione di Onomichi ci si accorge che i binari tagliano in due la città. Da un lato la zona pianeggiante del porto e dall’altro quella collinare. Ed è proprio in questa zona che si trovano i luoghi d’interesse di Onomichi.

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Cosa vedere a Onomichi

La passeggiata trai templi

Nel momento di maggior sviluppo la zona collinare era la sede di 81 tra templi e santuari. Tanti rispetto alle dimensioni di Onomichi. Oggi ne sono rimasti 25 e sono uniti da un percorso che parte dai piedi del monte Senkoji e arriva quasi in cima. Si percorrono circa 2,5 chilometri di saliscendi attraversando una zona residenziale. Alcune sezioni sono un po’ più ripide ma sono seguite da parti pianeggianti per cui avete il tempo di recuperare fiato. Non tutti i templi sono degni di nota, alcuni sono piccoli e poco curati, quelli che ho trovato più affascinanti sono:

  • Il tempio Senkoji che è arroccato sull’omonimo monte in una posizione da cui ammirare il panorama su Onomichi e sul Mare interno di Seto.
  • Saikokuji, il tempio più grande di Onomichi. Per arrivarci bisogna attraversare un portale dove sono appesi dei giganteschi sandali di paglia. E poi superare una ripida scalinata e finalmente accedere all’area del Saikokuji, dove tra i vari edifici c’è anche una pagoda a tre piani.
  • Il Jodoji, il tempio più antico di Onomichi, che si trova nel punto più a ovest del percorso. La costruzione dell’edificio principale del tempio è iniziata nel 1306. Poi nei secoli si sono aggiunti altri edifici tra cui una pagoda a due piani. Gli edifici hanno architetture influenzate dalla diversa epoca di costruzione, questo mix di stili rende il Jodoji il tempio più affascinante del percorso.
Onomichi Senkoji cosa vedere Giappone

Parco Senkoji

La cima del monte Senkoji è stata spianata per far spazio a un parco che prende nome dal tempio (o dal monte?). Nel parco c’è un piccolo osservatorio che assomiglia nella forma al centro commando della Fortezza delle Scienze del Grande Mazinga da cui ammirare un panorama a 360 gradi.

E se siete innamorati nel parco si trova il “Santuario degli innamorati”.  Suggellate il vostro legame con il rito del lucchetto (meglio se a forma di cuore), mi raccomando da appendere solo sulle apposite reti metalliche. Fate una foto alla rossa siluetta metallica di un grande cuore con al centro la statua di due gatti che si strusciano. E se non avete esaurito la vostra voglia di tenerezza, prendetevi per mano e percorrete il breve sentiero rosso a forma di cuore. Che romanticismo!  

Il Parco Senkoji è consigliato come la migliore attrazione di Onomichi ma a dire la verità l’ho trovato alquanto deludente e decadente.  L’unico vero motivo per visitare il parco Senkoji è il panorama sul Mare interno di Seto e i sui dintorni di Onomichi. Per raggiungerlo si può fare una deviazione durante il percorso dei 25 templi quando si è al Tempio Senkoji. Oppure prendere la funivia che con 500 yen vi porta in cima.

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Cat Alley

Se amate i gatti c’è un curioso luogo tra i decadenti edifici della zona collinare di Onomichi che va assolutamente visitato: Neko no Hosonimichi. Conosciuto anche come Cat Alley. Percorrendo una ripida e stretta stradina si iniziano a vedere sassi rotondi su cui sono dipinti musi di gatti. Sono 108 i sassi-gatto ed è stato l’artista Shunji Sonoyama a dipingerli. Nel 1997 passeggiando per questi luoghi probabilmente ispirato dai gatti che incrociava ebbe l’idea di crearli. I sassi-gatto sono un po’ ovunque, sugli alberi, nei giardini, sui tetti e sui muri. L’idea di Shunji Sonoyama è stata seguita da altri, così si trovano gatti dipinti sui muri e anche un museo che raccoglie una collezione di 3000 Maneki Neko, il famoso gatto con la zampa alzata che porta fortuna La zona di Cat Alley è famosa anche per i suoi cafè, le particolari gallerie d’arte e i sakè bar per cui anche se non siete appassionati di gatti va comunque visitata. E non dimenticate di accarezzare 3 volte un sasso-gatto, si dice che porti fortuna!

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La passeggiata tra lamiere e decadenza

Seguendo il percorso dei 25 templi si attraversa quella che un tempo era la zona residenziale dei mercanti. Alcuni edifici storici sono sopravvissuti altri sono stati sostituiti da abitazioni che erano moderne probabilmente 50 anni fa, ma che oggi stanno cedendo sotto il peso degli anni. Le case sono così arroccate in un equilibrio instabile sul Monte Senkoji che sembrano sempre sul punto di scivolare giù. Le stradine che si percorrono sono così strette che si infilano tra il poco spazio tra un’abitazione e un’altra. Camminando si entra anche nella vita di chi abita in questa zona di Onomichi.  Noi come ospiti indesiderati possiamo sbirciare nei giardini e attraverso le finestre, rubando momenti di quotidianità. Quello che mi ha colpito sono gli oggetti arrugginiti nei giardini, le cose polverose ammassate nelle piccole stanze e la quantità di lamiere. Consumate dalla ruggine le lamiere sono usate per tamponare i buchi sui tetti, per coprire le grosse crepe delle pareti e per sostituire muri crollati. Certo ci sono anche edifici nuovi, ma sono una minoranza, quello che si respira è un’atmosfera decadente, quasi rassegnata al tempo. Come se la salsedine portata dal vento avesse corroso non solo gli edifici ma anche la volontà degli abitanti di Onomichi. Questa decadenza è un volto del Giappone spesso celato ai turisti perché escluso dagli itinerari. Ad alcuni probabilmente può non piacere ma il Giappone è anche questo, e Onomichi ne è la dimostrazione.

Onomichi cosa vedere Giappone

Ho rispettato la richiesta di far conoscere Onomichi. Ora sta a vuoi fermarvi qui, uscire dalla stazione, perdervi nei vicoli e scoprire il fascino di Onomichi e del Giappone che non “abbaglia” come Tokyo e Kyoto, ma che resiste e vive nonostante tutto.

Mappa di Onomichi

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Kurashiki non è la Venezia del Giappone

Kurashiki non è la Venezia del Giappone

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Tempo di lettura: 7 minuti

Prima dei miei consigli voglio fare una precisazione. In molti altri siti si legge che Kurashiki è la Venezia del Giappone. Certo Kurashiki ha il suo fascino ma questo paragone è un’assurdità! Non basta un canale, qualche edificio storico e dei tizi che ti portano in barca a fare di una città “Venezia”. Anzi cercare similitudini che non ci sono non fa altro che sminuire la bellezza di Kurashiki.

Kurashiki nasce nel periodo Edo come snodo commerciale. Sorgeva al centro di una rete di canali navigabili che venivano utilizzati per trasportare il riso dai campi della pianura circostante. Il riso veniva stoccato nei magazzini lungo i canali per poi essere spedito a Kyoto e Osaka.  Lo stesso nome Kurashiki deriva dalla parola “Kura” che significa magazzino. Lo sviluppo di Kurashiki prosegue anche nel periodo Meiji con la costruzione di fabbriche tessili.

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Cosa vedere a Kurashiki

Quartiere storico di Bikan

A Kurashiki nel quartiere storico di Bikan, che si sviluppa attorno a un canale, sono sopravvissuti magazzini ed edifici storici. I magazzini che si contraddistinguono per il colore bianco e le piastrelle nere sono stati trasformati in caffè, ristoranti, negozi e musei. Il canale che attraversa Bikan è costellato di salici e attraversato da ponti in pietra.

In questo contesto d’altri tempi si può anche partecipare a un tour in barca così da avere una breve esperienza di come era navigare lungo il canale nel periodo Edo.  Si sale su una piccola imbarcazione in legno spinta dal remo di un uomo con addosso uno yukata e in testa un cappello a punta in paglia di riso.  Per partecipare bisogna recarsi al centro turistico di Kurashiki e se si vuole calarsi ancora di più nella parte si può noleggiare un oyukata e indossare il tipico cappello giapponese.

Kurashiki Bikan cosa vedere Giappone

Nonostante le piccole dimensione del centro storico, Kurashiki ospita molti musei che possono rendere ancora più interessante la visita. Nessuno è gratuito e tutti, tranne il Museo Ohara, si visitano in 15-20 per cui consiglio di scegliere quello che più è vicino ai vostri interessi.

Museo Archeologico

In questo magazzino nel 1950 è stato aperto un museo che espone una collezione di oggetti e ceramiche risalenti alle epoche antiche del Giappone. Ingresso 500 yen

Kurashiki cosa vedere Giappone
foto di takeokahp, CC BY 3.0, Link

Museo del giocattolo

Interessante museo che raccoglie più di 5.000 giocattoli prodotti in Giappone dal 1600 agli anni ’80. Oltre all’esposizione il museo ospita un negozio e un caffè. Ingresso 500 yen

Kurashiki cosa vedere Giappone

Museo dell’artigianato

Il museo è ospitato nel primo magazzino convertito di Kurashiki ed espone oggetti di uso comune giapponesi come ceramiche, tessuti e utensili.  Ingresso 1000 yen

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Foto di User: (WT-shared) Volfgang at wts wikivoyage, CC BY-SA 4.0, Link

Museo d’arte Ohara

Questo edificio, completamente fuori contesto, che ricorda un tempio romano ha avuto il primato di ospitare la prima collezione permanente di opere d’arte occidentali. Aperto nel 1930 con solo dipinti e sculture francesi, negli anni sono state aggiunte opere di artisti italiani, spagnoli, olandesi e americani come Monet, Picasso, Pollock e Modigliani. Ingresso 1500 yen che include anche il Museo Kojima.

Museo d’arte Ohara Kurshiki

Casa Ohashi

L’edificio più interessante da visitare a Kurashiki è sicuramente la residenza della famiglia Ohashi. Gli Ohashi erano una ricca famiglia di mercanti che si fecero costruire questa residenza cittadina nel 1796.  L’edificio è molto grande e ben conservato. Le stanze hanno pavimenti in tatami, paraventi decorati e in alcune ci sono anche degli arredi. Il fatto che si possono visitare tutte le stanze permette di avere un’idea più precisa di come si viveva in una ricca famiglia nel periodo Edo. Ingresso 550 yen

Kurashiki Ohashi cosa vedere Giappone

Ivy Square

Poco distante dalla zona di Bikan si trova un complesso di edifici di mattoni rossi ricoperti di edera. Questo era la sede del cotonificio Kurashiki Bosekijo, conosciuta anche come Kurabo, il primo a introdurre la produzione industriale del cotone in Giappone. Oggi gli edifici ospitano un hotel, ristoranti, e due musei:

  • Il Museo Kurabo che racconta e glorifica la storia del cotonificio dalle origini a oggi. Ingesso costa 300 yen, ma avrei preferito fosse gratis visto che la Kurabo oggi è un colosso industriale e il museo è un forma di pubblicità!
  • Il Museo Kojima che raccoglie la collezione del pittore Kojima Torajiro. Sono esposte sia le sue opere che quello che ha collezionato. Ingresso 1500 yen che include anche il Museo d’arte Ohara.
Kurashiki Ivy Square cosa vedere Giappone
Foto di 663highland - Own work, CC BY 2.5, Link

Nelle vicinanze di Ivy Square c’è un museo che raccoglie gli oggetti ispirati a Momotaro, il ragazzo pesca protagonista di leggende molto amate in Giappone. Le gesta di Momotaro sono state trasposte anche in film, anime e manga e questo ha generato gadget di ogni tipo.

Sempre nei dintorni si trova il curioso museo dei salvadanai.  Nella realtà i salvadanai sono esposti al secondo piano dell’edificio, invece nel primo ci sono oggetti d’antiquariato in vendita. Tutto è ammassato alla rinfusa e più che un museo sembra il magazzino di un accumulatore compulsivo, ma è anche vero che visitandolo si può fare un tuffo tra gli oggetti del recente passato del Giappone.

Ho visitato Kurashiki mentre percorrevo in bici il percorso ciclabile Kibiji, ma questo mi ha costretto a una deviazione dal percorso originale che lo ha allungato molto.  Per cui consiglio di raggiungere Kurashiki in treno da Okayama. Kurashiki non sarà la Venezia del Giappone ma ha sicuramente il pregio di immergere chi la visita nel mondo dei mercati giapponesi.

Mappa di Kurashiki

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Kobe: la guida alla città resiliente

Kobe: la guida alla città resiliente

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Tempo di lettura: 9 minuti

Kobe nell’immaginario comune è la città della carne più costosa al mondo o, per chi come me ha visto le immagini in Tv, è il luogo del devastante terremoto del 1995. Kobe grazie alla sua posizione è stata tra le prime città portuali a beneficiare dei commerci con l’occidente e ancora oggi è uno dei porti più importanti del Giappone. Ho trascorso a Kobe un giorno intero spinto dalle guide che la definiscono come “una delle città più attraenti del Giappone”. È veramente così? Assolutamente no, ma prima di cercare un’altra meta arrivate alla fine dell’articolo perché ho trovato comunque dei motivi per visitare Kobe!

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Cosa vedere a Kobe

Santuario Ikuta

Il santuario Ikuta è tra i più antichi del Giappone e secondo le cronache è stato fondato dalla leggendaria imperatrice Jingu nel 201 d.C.  Luogo di cruente battaglie, inondato, bombardato nel 1945 e in parte crollato durante il terremoto del 1995, il santuario per la sua importanza è sempre stato ricostruito grazie all’aiuto dei fedeli e degli abitanti di Kobe.  Il santuario si trova vicino alla stazione Sanomiya, si accede attraverso un primo Torii in legno, poi un secondo più grande dipinto di rosso dove ci si trova in un grande piazzale che fa anche da parcheggio da cui si accede attraverso un portale rosso all’area sacra del santuario. L’edificio principale non è molto grande e non è diverso dagli altri santuari minori che si possono visitare in Giappone ma è comunque affascinante. Il Santuario Ikuta è la dimora di Wakahirume-no-Mikoto, dea della tessitura, che come ha la capacità di intrecciare i fili per formare un tessuto e può anche intrecciare i fili dell’amore che uniscono due persone così da formare un matrimonio felice e duraturo. Per questo il santuario è frequentato da giovani donne che chiedono alla dee un amore duraturo.

Alle spalle del tempio c’è la foresta Ikuta luogo al centro delle antiche cronache giapponesi che oggi è ridotto a un boschetto attraversato da un ruscelletto artificiale. La “foresta” non mi ha colpito particolarmente, ma se come me visitate il santuario nel periodo estivo, può essere un buon luogo per fuggire dal caldo e per riposarsi all’ombra di un albero secolare.

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Nankinmachi

Nel centro di Kobe si trova una “Chinatown” chiamata Nankinmachi. Il nome si riferisce al fatto che in origine il quartiere era abitato da cinesi provenienti da Nanchino. Questi si stabilirono a Kobe dopo che il Giappone fu costretto ad aprire agli stranieri dal Commodoro Perry.  Come qualsiasi altra Chinatown anche quella di Kobe si distingue per i ristoranti tipici, i negozi di paccottiglia spacciata per souvenir e le bancarelle che vendono il tipico cibo di strada cinese. Le architetture di alcuni edifici, gli addobbi con le tipiche lanterne e un’atmosfera molto più vivace e colorata rende Nankinmachi una delle zone di Kobe più turistiche e animate. Il motivo principale per visitare Nankinmachi, secondo me, è la possibilità di provare del buon cibo di strada cinese. Non andatevene senza aver assaggiato un panino al vapore ripieno.

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Tetsujin 28-go

Il simbolo della resilienza di Kobe è sicuramente la statua in metallo di 18 metri e dal peso di 50 tonnellate di Tetsujin 28-go. Conosciuto in Italia come Super Robot 28, grazie alla trasposizione animata degli anni ’80, è il robot protagonista dell’omonimo manga di Mitsuteru Yokoyama che ne disegnò le gesta tra 1956 e il 1966. Mitsuteru Yokoyama è nato a Kobe e la statua voleva essere allo stesso tempo un omaggio all’autore ma anche un modo per rivitalizzare il centro di Kobe e attrarre turisti in una città che si stava rialzando dopo la devastazione del terremoto del 1995. Tutto inizia nel 2007 con la progettazione della statua per poi proseguire con una raccolta fondi per realizzarla. I primi a donare sono stati gli stessi abitanti del distretto di Nagata, il più colpito dal terremoto, riuscendo a raccogliere ben 45 milioni di yen, a cui si aggiunsero 90 milioni di yen donati dalle aziende locali. Raggiungere il traguardo finale prefissato non è stato facile ma grazie alla determinazione e all’aiuto dei cittadini di Kobe il 4 ottobre 2009 la statua di Tetsujin 28-go è stata inaugurata.

Per raggiungere la statua di Tetsujin 28-go si percorre la “Tetsujin Street” dove accompagnati dalla sigla dell’anime che viene diffusa dalle casse poste lungo tutta la strada si arriva al parco Wakamatsu dove vi troverete di fronte all’imponente robot di ferro. Questo luogo non è tra i consigliati di Kobe ma per me rimane il più importante sia per il suo significato di rinascita sia per il suo profondo legame con la cittadinanza di Kobe. Una volta di fronte a Tetsujin 28-go alzate anche voi il pugno al cielo e urlate: “Tetsujin Nijuuhachi-Go!”

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Cascate Nunobiki

Le cascate Nunobiki sono facilmente raggiungibili dal centro di Kobe. Una volta raggiunta la stazione di Shin-Kobe, uscite e attraversate il parcheggio sotto la stazione e vi troverete in pochi minuti immersi nella foresta. Per raggiungere le cascate si deve superare una breve scalinata e poi proseguire su un sentiero circondati da fitti alberi. Lungo il percorso si incrociano quattro cascate: Mentaki, Tsutsumigadaki, Meotodaki e Ontaki. Ontaki è alta 43 metri ed è considerata una delle più grandi “cascate divine” del Giappone e ha ispirato poeti e letterati. Le cascate saranno anche divine e spettacolari per gli standard giapponesi ma non aspettatevi nulla di diverso dalle normali cascate che si possono vedere anche nelle Alpi. Quello che le rende particolari è la vicinanza con la città di Kobe è l’essere immerse in una fitta foresta. Per raggiungere Ontaki ci si impiega circa 20 minuti, e con altrettanti proseguendo sul sentiero si raggiunge l’ingresso del Nurobiki Herb Garden, il giardino botanico di erbe aromatiche più grande del Giappone. Purtroppo l’accesso è riservato solo a chi ha preso la funivia vicino alla stazione Shin-Kobe. Camminando altri 30 minuti si arriva al punto di osservazione da cui ammirare Kobe dall’alto.

Per chi non vuole fare troppa fatica può prendere la funivia che arriva al punto d’osservazione. Scendere attraversando il giardino botanico, dove si trovano anche ristoranti e cafè e varie attrazioni, e poi proseguire a piedi verso le cascate e la stazione Shin-Kobe. Oppure prendere la funivia dalla stazione di “mezzo” e saltare le cascate Nunobiki, ma non ve lo consiglio vi perdereste la parte più affascinante del percorso.

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Parco Meriken

Il Parco Meriken si trova sul lungomare di Kobe, da molti è considerato una delle cose da vedere di Kobe ma sinceramente l’ho trovato deludente. Nulla a che vedere con quello futuristico di Yokohama. Quello che ne è considerato il simbolo è la Kobe Port Tower, una torre in acciaio dipinta di rosso alta 108 metri. La torre è chiusa in ristrutturazione fino all’estate del 2023 e il fatto che sia stata costruita nel 1963 si vede… Vicino alla torre si trova un edificio che in una parte ospita il Museo Marittimo di Kobe che mostra la storia del porto di Kobe ed espone modelli in scala di varie tipologie di navi. Sicuramente più interessante l’altra parte occupata dal Kawasaki Good Times World, il museo della famosa industria conosciuta nel mondo per le moto da corsa. Visitando il museo capirete che nella realtà Kawasaki produce anche treni, aerei, navi e tecnologia all’avanguardia. La particolarità del museo è l’essere molto interattivo per cui adatto anche ai bambini.  

Il motivo principale per visitare il Parco Meriken è il memoriale del terremoto dove si può ancora vedere una parte della banchina distrutta lasciata così a memoria delle vittime di quel tragico 17 gennaio 1995. 

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…e la carne di Kobe?

Sono molti i ristoranti che offrono la succulenta e costosa carne di manzo giapponese, ma prima di sceglierne uno e aprire il portafoglio consiglio di leggere la guida di Chef Alberto per capire meglio cosa vi accingete a mangiare e come sceglierla. 

Il mio consiglio è di aggiungere Kobe come escursione da Osaka o Kyoto includendo anche il pranzo che è il momento ideale per provare la carne di Kobe perché i ristoranti offrono dei set con più piatti a un prezzo più economico. 

Arrivati alla fine posso dire di non essere stato deluso da Kobe, alcuni luoghi come Tetsujin 28-go e il Memoriale del Terremoto vanno assolutamente visitati perché sono le dimostrazioni di come i giapponesi affrontano e ricordano le tragedie che purtroppo colpiscono la loro nazione!

Mappa di Kobe

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Monte Kurama: nel regno del leggendario Re dei Tengu

Monte Kurama: nel regno del leggendario Re dei Tengu

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Tempo di lettura: 10 minuti

Il monte Kurama si trova a nord di Kyoto e si può raggiungere con il treno della linea Eizan in 30 minuti. È un monte sacro dove si può percorrere un sentiero  che porta in cima.  Lungo il percorso si possono visitare templi e santuari antichi immersi nella lussureggiante foresta giapponese

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Cosa vedere sul monte Kurama

Il Re dei Tengu

Nel parcheggio della stazione di Kurama sarete accolti da un grande volto rosso dal naso lungo e fallico, è la statua del Re dei Tengu che vive nella foresta del monte Kurama. I tengu sono creature del folklore giapponese e sono rappresentati in alcuni casi come degli esseri dalla forma umana con il becco, in altri con il volto rosso e invece di un becco hanno un naso lungo e fallico. I Tengu sono presenti in molti racconti e leggende dove possono essere sia malvagi che buoni, e sono tra le creature del folklore più amate dai i giapponesi non a caso sono presenti anche nella cultura pop giapponese. Sono innumerevoli i manga e anime in cui appaiono i tengu in diverse interpretazioni, come quella realizzata da Rumiko Takahashi nel suo manga Lamù, dove Kurama, la regina dei tengu, ha le sembianze di una aliena sexy con due ali che le spuntano dalla testa e circondata da uno stormo di tengu-corvi spesso ubriachi. Anche nel più recente manga Demon Slayer il protagonista impara a combattere grazie agli insegnamenti di un eremita che vive in montagna e indossa una maschera da tengu. Sono così manti che durante un viaggio in Giappone sicuramente vi imbatterete nelle maschere di tengu vendute come souvenir o altri gadget che ne riproducono le sembianze.

Tengu Monte Kurama Kyoto cosa vedere Giappone

Kurama-dera

Il motivo principale che spinge i giapponesi a visitare il monte kurama è la presenza del tempio Kurama-dera. Le sue origini vengono fatte risalire alla fine 700 d.C. quando, secondo la leggenda, un monaco decise di costruire un tempio per convogliare il grande potere spirituale del monte così che i fedeli potessero trarne beneficio. Anche il Kurama-dera nei secoli è stato più volte distrutto e ricostruito, dalle distruzioni si sono salvate le statue delle divinità venerate nel tempio: Bishamonte, Kannon e Maoson che formano una sorta di trinità chiamata Soten.  Purtroppo però non sono visibili e quelli presenti nell’edificio principale sono delle copie. Il Kurama-dera è passato attraverso la guida di tre differenti scuole di buddismo per finire nel dopoguerra nelle mani del monaco Kouun Shigaraki che si è creato una propria religione esoterica ispirata al Shugendo, la religione sincretica che fonde elementi dello shintoismo e del buddismo esoterico. Il tempio è circondato dalla foresta e ha una terrazza da cui si può ammirare uno splendido panorama montano che diventa spettacolare in autunno quando le foglie dei cedri si colorano delle sfumature di rosso e arancione. Gli edifici del Kurama-dera, di cui si notano influenze cinesi nell’architettura, secondo la mia opinione non sono molto affascinati, inoltre la sensazione che ho avuto visitandolo è che il tempio fosse fuori luogo. Forse l’esagerata cementificazione del terrazzo panoramico con qualche alberello striminzito contrasta con l’idea di un tempio che voglia glorificare il rapporto con la natura.

Sul pavimento del terrazzo difronte all’edificio principale c’è una stella a 6 punte con un triangolo al centro. Posizionandosi in quel punto si dovrebbe sentire un’onda energetica pervadere il proprio corpo che risveglierebbe i poteri innati che si posseggono.

Per raggiungere il Kurama-dera di deve percorrere la strada laterale alla stazione dei treni. Superato il portale il sentiero si trasforma presto in una ripida scalinata che potrebbe inizialmente spaventare i meno allenati ma non rinunciate, per raggiungere il tempio ci si impiega solo 30-45 minuti. Lungo il sentiero ci sono alcuni santuari e tempi minori da vedere  che possono essere anche un buon motivo per fermarsi a riprendere fiato. Se proprio non vi ho convinto a raggiungere il Kurama-dera a piedi potete prendere una funivia che parte all’inizio del sentiero e che vi porta, con soli 200 yen, a metà del percorso. Da questo punto non avete più scuse, la parte più difficile l’avete evitata per cui farte un piccolo sforzo e superate le ultime scalinate per arrivare al tempio.

Kurama-dera Kyoto cosa vedere Giappone
foto di mariemon, CC 表示 3.0, リンクによる

Santuario Yuki

A metà del sentiero che porta al Kurama-dera incrocerete il piccolo santuario Yuki che custodisce un cedro giapponese di circa 800 anni alto 53 metri. Il cedro è sacro e si crede che pregando con un cuore puro abbia la capacità di avverare i desideri. A guardia del santuario ci sono due statue di leoni chiamate Komainu, molto comuni nei santuari shintoisti, ma se notate bene uno ha un cucciolo. Sono rari i casi di Komainu così rappresentati in Giappone, si pensa simboleggi la protezione della salute dei bambini.

Yuki-jinja Kurama Kyoto cosa vedere Giappone
foto di Daderot - Own work, CC0, Link

Ōsugi-Gongen-sha

Alle spalle del Kurama-dera troverete una scalinata da cui potete raggiungere la cima del monte Kurama. Durante la salita vedrete il paesaggio cambiare, il terreno circostante non sarà più ricoperto di erba e arbusti, ma dalle radici degli alberi cha affiorano dalla terra che non riescono a penetrare in profondità a causa della terra più dura e rocciosa. Fate attenzione a non inciampare! Una volta arrivati verso la cima troverete un cartello che indica la direzione da prendere per raggiungere Ōsugi-Gongen-sha. Se siete praticanti di reiki sappiate che secondo molti questo è il luogo in cui il fondatore Mikao Usui rimase per 21 giorni a meditare fino a quando non ricevette da una divinità i poteri da cui poi sviluppò il reiki. Alcuni ritengono che non fosse una divinità ma una forma di energia spirituale, ma poco importa quale sia la verità siete sul monte Kurama dove per chi ha fede può accadere di tutto!

Il tempio Ōsugi-Gongen-sha è molto piccolo ma è immerso in un’atmosfera misteriosa. Sembra emergere dalle radici degli alberi che sono così fitti che la luce del sole raggiunge il santuario a fatica.

Mao-den Kurama Kyoto cosa vedere Giappone

Kibune

Arrivati in cima potete scegliere se tornare su i vostri passi o proseguire dalla parte opposta in direzione di Kibune. Questa parte del sentiero è tutta in discesa ma fate molta attenzione alle radici e ai gradini che non sono in pietra ma in terra per cui se il terreno è bagnato diventa fangoso e scivoloso.

Lungo il percorso incrocerete il santuario Mao-den, il più sacro della montagna. Qui 6 milioni di anni fa la divinità Maoson proveniente da venere è atterrata con lo scopo di salvare l’umanità e tutti gli esseri viventi.

Il sentiero termina al ponte sul fiume Kibune, una voltra attraversato vi troverete nell’omonimo paesino. Kibune, schiacciato tra la montagna e il fiume, è un villaggio che si sviluppa lungo la strada che costeggia il corso d’acqua. Molti degli edifici di Kibune sono ryokan o ristoranti tradizionali che propongono la rinomata e costosa cucina Kaiseki. Visitare Kibune d’estate potrebbe aggiungere alla vostra esperienza con la cucina Kaiseki qualcosa di unico: il kawadoko. Il kawadoko consiste nel gustare i piatti seduti su dei terrazzamenti costruiti sopra al fiume per godersi la frescura creata dallo scorrere dell’acqua.

A Kibune potete visitare il santuario Kifune accedendo da una scalinata costellata di lanterne rosse molto caratteristica. Gli edifici di Kifune sono tutti in legno e sono immaersi nella foresta, qui sì che si percepisce l’armonia del santuario con la natura. Kifune è dedicato alla divinità dell’acqua infatti si possono acquistare dei foglietti chiamati okikuji con scritte delle predizioni, che sono comuni a tutti i santuari shintoisti con la differenza che quelli di Kifune vanno bagnati per far comparire il messaggio. Più a monte, a un chilometro di distanza si trova Okunomiya il santuario dimora della dea e luogo in cui originalmente si trovava il santuario di Kibune. Secondo la leggenda la divinità arrivo su una barca gialla e si fermò in questo luogo, la barca si troverebbe ancora sepolta sotto la grossa pietra custodita nel santuario.

Leggi la mia guida su Kibune

Kibune Kyoto cosa vedere Giappone
foto di 663highland - Own work, CC BY 2.5, Link

Come visitare il monte Kurama

Il monte Kurama si presta per diversi tipi di escursione:

  • Il sentiero completo. Partite la mattina da Kyoto arrivare in treno a Kurama salite in cima al monte e poi scendete verso Kibune dove arriverete per pranzo, di solito ci si impiegano 2-3 ore per percorrere tutto il sentiero. Da Kibune potete raggiungere la vicina stazione Kibuneguchi, a piedi in 20 minuti a piedi o, se siete troppo stanchi, in bus che vi può portare in pochi minuti. Dalla stazione prendete il treno della linea Eizan per tornare a Kyoto.
  • Visitare solo Kurama. Raggiungete il Kurama-dera e tornate a Kurama e immergetevi nelle onsen a 10 minuti dalla stazione.
  • Visitare solo Kibune. Scendete alla stazione Kibuneguchi e da qui o a piedi o in bus raggiungete Kibune. Provate la cucina Kaiseki e visitate il santuario Kifune e Okunomiya. Sconsiglio di partire da Kibune per percorre il sentiero del monte Kurama perché da questo lato la salita è più difficile e faticosa.

Il monte Kurama è un luogo poco conosciuto e frequentato dai turisti nonostante la sua vicinanza con Kyoto. Sia che crediate o meno a tutte le leggende, al Re de Tengu e ai fantomatici poteri del monte Kurama vi assicuro che qualcosa di “magico” c’è in questo luogo.

 

Mappa del Monte Kurama

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Kyoto International Manga Museum

Kyoto International Manga Museum

Home » Giappone » Pagina 15

Tempo di lettura: 7 minuti

Per ogni appassionato di manga ai primi posti dei luoghi da vedere di Kyoto c’è il Kyoto International Manga Museum. Quando l’ho visitato per la prima volta avevo già visto mostre e musei dedicati a specifici autori di fumetti giapponesi, per cui mi aspettavo qualcosa di simile. Nella realtà il Kyoto International Manga Museum è qualcosa di unico. La sua unicità tuttavia può farlo essere il paradiso per l’appassionato di manga o una grande delusione. Per cui prima di visitarlo è il caso di sapere cosa troverai al suo interno.

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Cosa vedere al Kyoto International Manga Museum

Esternamente il Kyoto International Manga Museum tradisce la sua origine di scuola elementare costruita nel periodo Showa (1926-1989). Gli edifici sono stati costruiti tra il 1928 e il 1937 e, nonostante alcune ristrutturazioni, sia l’esterno che l‘interno sono cambiati poco. Infatti visitandolo si ha la sensazione di essere all’interno di una delle scuole viste in tanti manga.

La proposta di creare il museo arriva nel 2003 dalla Università Kyoto Seika, l’idea era quella di creare un centro studi sui manga che fosse sia biblioteca che museo. Nel 2006 il Kyoto International Manga Museum apre al pubblico.

Wall of Manga

Una volta entrati non si ha la sensazione di essere in un museo ma in una biblioteca, ogni parete delle stanze e dei corridoi è ricoperta di librerie colme di manga, da qui il nome “Wall of Manga”. Sono circa 50.000 i volumi sul Wall of Manga, dagli anni ‘70 ad oggi, catalogati per autore e suddivisi su tre piani per genere: 1° per ragazzi, 2° per ragazze e 3° per adulti. Quasi tutti i manga sono stati donati da una libreria che li noleggiava e ora sono a disposizione dei visitatori che possono leggerli liberamente negli spazi del museo. L”’international” nel nome non è a caso, infatti nella collezione sono presenti le edizioni internazionali di alcuni manga e non mancano quelle italiane, a cui è dedicato uno scaffale.

Kyoto International Manga Museum cosa vedere Giappone

Foto by Kentaro Ohno

Ricerca Accademica sul manga

Uno degli aspetti che rende unico il museo è quello di essere un centro ricerche e studi sui manga ed è per questo che ospita un archivio di 250.000 pezzi tra manga del dopoguerra, stampe ukiyo e pubblicazioni satiriche in voga tra la metà del 18° secolo e l’inizio del 19° secolo, che rappresentano l’antenato del moderno manga. L’archivio non è aperto ai visitatori ma solo a chi vuole svolgere attività di ricerca e ne fa preventivamente richiesta.

Mostre permanenti

Il Kyoto International Manga Museum ha alcune interessanti esposizioni permanenti che danno significato al nome di Museo.

  • “Cosa è il Manga?”. Un’esposizione di volumi al secondo piano che ripercorre la storia del manga e del ruolo sociale che ha avuto dai primi del novecento a oggi. Oltre ai manga sono esposti anche alcuni strumenti dell’epoca utilizzati per disegnare.
  • “Mani di artisti manga”. Una curiosa esposizione di calchi delle mani dei 100 mangaka che hanno visitato il museo accompagnate da un disegno originale, da cui sicuramente riconoscerete alcuni dei mangaka pubblicati anche in Italia.
  • “100 illustrazioni di Maiko”. Lungo le pareti del museo sono appese 100 illustrazioni di mangaka famosi che rappresentano lo stesso soggetto: una Maiko, l’apprendista geisha. Anche qui sarà facile riconoscere dallo stile alcuni autori conosciuti in Italia.

Ogni appassionato di manga che si rispetti sa che Osamu Tezuka è considerato il “Dio dei Manga” per cui non poteva non esserci un omaggio a lui nel museo. È esposta una riproduzione della sua Hi no Tori (La fenice) realizzata da uno dei migliori scultori di Kyoto che di solito realizza statue in legno per templi utilizzando le tecniche tradizionali. La statua della Fenice è lunga 11 metri e alta 5, i cui colori e forme rappresentano alla perfezione lo stile di Tezuka. Ammetto che è la cosa che ricordo con più piacere della mia visita al museo. Il museo ospita anche mostre temporanee che puoi trovare nel sito ufficiale.

Workshop

Durante i weekend e i giorni di festa all’interno del museo c’è la possibilità di farsi fare un ritratto in stile manga e osservare mangaka professionisti che lavorano a un proprio manga, così da vedere tutte le fasi di lavoro dietro alla pagina di un fumetto.

Kyoto International Manga Museum cosa vedere Giappone

Maeda Coffee

Questo locale che si trova vicino all’entrata del museo fa parte di una catena di caffetterie molto apprezzate dagli abitanti di Kyoto ma l’apertura all’interno dell’area del Kyoto International Manga Museum non poteva non influenzare questa sede del Maeda Coffee. L’interno arredato in maniera elegante e retrò contrasta con le pareti ricoperte di disegni e autografi di mangaka. Cosa c’è di meglio per un appassionato di gustare un caffè di qualità circondati dai personaggi dei manga? Il Maeda Coffee offre anche un Manga Lunch set a 1050 yen ma sono solo di piatti Yoshoku, per cui io consiglio di fermarsi solo per un caffè.

Maeda Coffee Kyoto International Manga Museum cosa vedere Giappone

Il Kyoto International Manga Museum per i giapponesi è anche il luogo in cui condividere con altri la propria passione o dove rifugiarsi ed essere liberi di leggere senza essere giudicati. Non a caso esiste un abbonamento annuale (l’ingresso giornaliero costa 900 yen). Sono molti che vengono qui per leggere, non solo negli appositi spazi ma ovunque, si trovano persone intente a leggere distesi nel giardino, seduti o addirittura distesi sulle scale, in piedi e camminando come in trance. Nel giardino si ritrovano spesso ragazzi e ragazze in cosplay per farsi foto. Tutto questo per quanto divertente e affascinante non mi ha spinto a tornarci più volte, nonostante sia un lettore di manga dal 1990. Forse solo se ci saranno mostre che mi interessano ci tornerò.

Il Kyoto International Manga Museum è o non è una delusione? Lo devi decidere tu. Per me lo è stato perché mi è sembrato più una biblioteca che un museo. Questo non significa che lo sconsiglio ma ho preferito essere sincero perché tu abbia le giuste aspettative.

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Shimogamo: il santuario più antico di Kyoto

Shimogamo: il santuario più antico di Kyoto

Home » Giappone » Pagina 15

Tempo di lettura: 5 minuti

Se siete alla ricerca di un santuario importante ma non preso d’assalto dai turisti o cercate un luogo di Kyoto dove si respira spiritualità, Shimogamo è il santuario che dovete visitare.

Anche solo per la sua posizione il santuario va visitato. È al centro di un lembo di terra tra il fiume Kamo e il fiume Takano immerso in una foresta primordiale.

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Cosa vedere al Santuario Shimogamo di Kyoto

Una lunga storia

Si ritiene che Il santuario di Shimogamo sia tra i più antichi del Giappone, alcuni fanno risalire la sua origine come luogo di culto a 2000 anni fa per via dei reperti archeologici ritrovati nella foresta. La cosa certa è che il santuario esisteva prima che Kyoto nel 794 diventasse capitale del Giappone. Shimogamo ha un valore spirituale oltre che storico, è la dimora della divinità Kamotaketsunomi-no-mikoto fondatore e protettore di Kyoto e della figlia Tamayorihime-no-mikoto divinità delle prosperità. Shimogamo oggi è un complesso di affascinanti edifici perfettamente conservati di color rosso vermiglio che contrastano con il verde della foresta.

Festival a Shimogamo

Durante tutto l’anno a si tengono molti festival a Shimogamo, i più importanti sono:

  • 1 gennaio: Capodanno tradizionale.
  • 5 gennaio: festa di capodanno.
  • 3 maggio: il Rituale Yabusame. Una occasione unica per vedere l’antica arte marziale del Yasabune dove arcieri in abiti tradizionali gareggiano cavalcando un cavallo in corsa scoccando frecce verso dei bersagli, il tutto contornato da ritualità shintoiste.
  • 15 Maggio: Aoi Matsuri. Considerato uno dei tre festival più importanti di Kyoto è una processione sacra che parte alle 10.30 dal Palazzo Imperiale passa per il Santuario di Shimogamo e arriva al vicino Santuario di Kamigamo.
  • Inizio giugno: Cerimonia del tè tra le lucciole. Lungo la via che porta al santuario vengono allestite delle sale da tè dove partecipare alla cerimonia circondati dalle lucciole che pullulano nella foresta.
antuario Shimogamo Kyoto cosa vedere Giappone
By Zairon - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

La foresta sacra

La foresta che circonda il santuario è considerata sacra e secondo la leggenda è il luogo ideale per porre termine alle dispute perché al suo interno tutte le bugie vengono a galla. Tadasu-no-Mori è una foresta primordiale e si ritiene che non sia mai stata distrutta completamente e se anche alcune zone sono state bruciate durante gli incendi che hanno colpito Kyoto la foresta è sempre ricresciuta autonomamente. È anche vero che anticamente la foresta si estendeva oltre gli attuali confini che risalgono al periodo Meiji quando i dintorni furono confiscati e disboscati per permettere lo sviluppo della città. Ancora oggi la foresta è lasciata libera di crescere e al suo interno vivono più di 600 alberi che hanno dai 600 ai 200 anni d’età. La foresta è un insieme di intricata vegetazione e ruscelli che muta aspetto durante le stagioni. È impossibile non rimanere colpiti dalla sua “forza primordiale” mentre la si attraversa per raggiungere il santuario di Shimogamo.

Santuario Shimogamo Kyoto cosa vedere Giappone
By Cun Cun - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Conclusione

La posizione del Santuario non gioca a suo favore essendo lontano dagli itinerari turistici ma questo lo rende sicuramente più genuino e “giapponese” non a caso durante la mia visita, un afoso sabato mattina di luglio, ero l’unico visitatore straniero. Difficilmente dimenticherò la limonata fresca bevuta sotto un antico albero della Tadasu-no-Mori mentre osservavo i fedeli inchinarsi al grande Torii vermiglio prima di entrare nell’area sacra del Santuario di Shimogamo. Questo è quello che cerco del Giappone ed è il motivo per cui vi consiglio assolutamente di visitare questo affascinante luogo di Kyoto.

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