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Kiyomizu-dera: i segreti del tempio dell’acqua pura di Kyoto

Kiyomizu-dera: i segreti del tempio dell’acqua pura di Kyoto

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Il Kiyomizu-dera è assieme al Kinkakuji il tempio più visitato di Kyoto. Quando al termine della salita di Higashiyama si inizia a intravedere l’imponente struttura del tempio arroccata sul fianco di un monte Otowa, Il motivo di tanto interesse non è difficile da capire.

La storia del Kiyomizu-dera inizia con un sogno. “Abbandona la regione meridionale” intimava un vecchio vestito di bianco apparso in sogno a Kenshin, un monaco di Nara. Il monaco allora si diresse a Nord fino a quando sul monte Otowa non scoprì una sorgente d’acqua pura. Li decise di costruire un tempio che è poi diventato il Kiyomizu-dera che significa appunto tempio della fonte pura. Da allora sono passati 1250 anni e il Kiyomizu-dera è stato più volte distrutto da incendi. L’attuale tempio risale al 1633.

Sembrerà incredibile ma per la sala principale, il grande terrazzo e la struttura che lo sorregge non sono stati utilizzati chiodi per la costruzione. Tutto questo sforzo d’ingegno per dare una dimora alla statua della Dea Kannon dalle mille braccia e 11 teste e accogliere il gran numero di pellegrini in visita alla divinità. Nella realtà le braccia della statua non sono 1000 ma “solo” 42 e sono simbolo di grande compassione. Chi prega Kannon lo fa per avere salute, benessere e successo nella vita e nelle relazioni.  

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Cosa vedere al Kiyomizu-dera

Un grande passo o un grande salto?

In Giappone c’è un modo di dire che corrisponde al nostro “fare il grande passo” ed è “saltare dalla terrazza del Kiyomizu”. Penserete che sia solo una metafora ma con i giapponesi la realtà spesso supera la fantasia. Nel periodo Edo era tradizione per chi voleva che il proprio desiderio si avverasse lanciarsi dalla terrazza del Kiyomizu-dera. Se si sopravviveva al volo di 13 metri si era sicuri che il desiderio si sarebbe realizzato. Le cronache documentano che 234 persone sono saltate nel vuoto, di cui 200 sono sopravvissute. Quanti di questi hanno avuto la realizzazione del loro desiderio? Non è dato a sapersi, e non possiamo nemmeno avere più testimonianze perché dal 1872 è stato vietato “saltare dal Kiyomizu”.

Edifici e luoghi segreti del Kiyomizu-dera

 Il Kiyomizu-dera è composto da molti altri edifici. Accedendo da Higashiyama i più importanti che si incontrano sono:

Il Nio-mon, il notevole portale a due piani da cui si accede risale ai primi del 1500 ed ha dimensioni e caratteristiche uniche per quel tempo.

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Sai-mon, il portale ovest costruito nel 1631 è considerato un luogo sacro per il Nissokan, una forma di meditazione in cui si contempla il sole.  Infatti il Sai-mon è in una posizione ideale per osservare il tramonto su Kyoto.

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Zuigudo, è un edificio che custodisce sia statue buddiste che shintoiste ma è anche l’accesso al luogo più segreto del Kiyomizu-dera. Scendendo un’anonima scala ci si ritrova in un corridoio completamente avvolto dall’oscurità che rappresenta il ventre materno della divinità. A farci da guida in questo percorso di rinascita c’è solo una spessa corda lungo la parete. Proseguendo si raggiunge una sala dove un’unica luce illumina una “pietra del potere” su cui è inciso un simbolo sacro. Superata si risale in superficie dove secondo la tradizione si “nasce” una seconda volta. Questa esperienza viene chiamata Tainai Meguri ed è sicuramente la cosa più particolare che si può fare al Kiyomizu-dera.

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Foto di I, KENPEI, CC BY-SA 3.0, Link

Okunoin, costruito nello stesso periodo della sala principale, ne è una versione dalle dimensioni ridotte. Ma è indubbio che dalla sua terrazza offra una delle viste più belle. Infatti è da qui che vengono scattate le foto più spettacolari del Kiyomizu-dera

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Foto di I, KENPEI, CC BY-SA 3.0, Link

Jojuin è un edificio che custodisce un altro luogo segreto del Kiyomizu-dera: il giardino della luna. Dalla veranda del Jojuin si può ammirare il suo giardino progettato per essere in perfetta armonia con la natura circostante del monte Otowa. Si dice che quando la luna si specchia sul suo stagno chi lo osserva viene pervaso da una sensazione di pace. Purtroppo questo luogo magico è aperto al pubblico solo alcuni giorni in primavera (29 aprile – 7 maggio) e in autunno (18 – 30 novembre).

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Le cascate di Otowa, si trovano sotto l’edificio principale ed è il luogo in cui il monaco Kenshin fondò il Kiyomizu-dera.  L’acqua pura che sgorga dalla montagna viene divisa in tre fontane e i fedeli aiutandosi con un lungo mestolo prendono l’acqua per purificarsi.

Cascata otowa Kiyomizu-dera a Kyoto cosa vedere in Giappone

La Pagoda Koyasu la si vede spuntare tra gli alberi se si guarda verso ovest dalla terrazza della sala principale. È il luogo più lontano del tempio che si può visitare e per raggiungerlo si attraversa un bosco di ciliegi che in primavera durante la fioritura regala uno spettacolo incredibile. La pagoda è meta di pellegrinaggio di donne in gravidanza che vengono a pregare per avere un parto senza problemi. Immaginavo la pagoda molto più alta ma nella realtà ha “solo” tre piani e le dimensioni sono più piuttosto ridotte rispetto all’altra pagoda del Kiyomizu-dera. Questo però non deve farvi rinunciare a raggiungerla. Il percorso è immerso nella natura e la Pagoda Koyasu per la sua posizione è meno visitata dai turisti per cui non troverete quella confusione che spesso regna nel resto del tempio.

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Foto di Galvarez68 - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Le sfida delle Pietre dell’amore

Il buddhismo e shintoismo in Giappone sono stati per un lungo periodo quasi un’unica religione. Capita spesso che in templi buddhisti ci siano santuari shintoisti e viceversa. Per cui non c’è da stupirsi se tra gli edifici del Kiyomizu-dera ci sia il santuario Jishu dedicato alla divinità dell’amore. La fondazione del santuario è così antica che si sa ben poco sulla sua origine. Gli edifici attuali risalgono a quando il Kiyomizu-dera è stato ricostruito per l’ultima volta.

Oltrepassando l’unico torii del Kiyomizu-dera e salendo le ripide scalinate vi troverete di fronte a una pietra sacra. Guardate oltre, a circa dieci metri ne vedrete un’altra. Qui inizia la sfida per trovare l’amore. Chiudete gli occhi e cercate di raggiungere la seconda pietra. Se avrete successo il vostro desiderio d’amore si realizzerà. Potete anche farvi aiutare da qualcuno ma questo significherà che nella realizzazione del desiderio avrete bisogno dell’aiuto di una persona.

Volete ancora più potere d’amore? Acquistare al santuario uno dei tanti ciondoli e amuleti che vi aiuteranno nella ricerca dell’amore. Se non avete bisogno di trovare l’anima gemella il santuario va assolutamente visitato per vedere le sfide amorose di altri, per le statue delle divinità che lo popolano e per l’atmosfera gioiosa che trasmette questo luogo.

Purtroppo fino 2025 il santuario sarà in ristrutturazione e non visitabile per cui tutto quello che hai letto lo puoi vedere solo nei miei video…

santuario Jishu kyoto cosa vedere giappone

L’incubo Kiyomizu-dera

Visitare il Kiyomizu-dera in primavera o durante i periodi delle festività giapponesi vi potrebbe gettare nello sconforto per quanto è affollato. Da luogo sacro il Kiyomizu-dera si trasforma in un’attrazione turistica con code e confusione. Un modo per evitare tutto questo è andarci al mattino presto prima dell’arrivo della massa di turisti. Il Kiyomizu-dera apre alle 6 del mattino e i negozi di Higashiyama alle 9. L’ideale è essere al tempio verso le 7 o le 8, visitarlo in tutta tranquillità e poi attraversare Higashiyama quando i negozi stanno aprendo e la maggior parte dei turisti deve ancora arrivare.

La fama del Kiyomizu-dera è meritata, non troverete un luogo simile in tutto il Giappone per questo anche se non amate i luoghi turistici è una tappa che non può mancare nel vostro itinerario alla scoperta di Kyoto.

Mappa del Kiyomizu-dera

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Kinkakuji: la guida al padiglione d’oro di Kyoto

Kinkakuji: la guida al padiglione d’oro di Kyoto

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Tempo di lettura: 6 minuti

Il Rokuon-ji, conosciuto da tutti come Kinkakuji, il tempio del padiglione d’oro, è sicuramente uno dei luoghi da visitare più famosi di Kyoto. Non a caso è presente in tutti i miei tour del Giappone, ma per quanto bello il Kinkakuji può anche deludere, per cui è meglio sapere cosa si andrà a vedere.

La storia del Kinkakuji inizia nel 1397 quando fu costruita la residenza per lo shogun Ashikaga Yoshimitsu. Yoshimitsu viene ricordato come lo shogun che ha unificato il Giappone dopo 50 anni di divisione e conflitti tra le corti del nord e quelle del sud. Nella residenza trascorse gli ultimi anni della sua vita e alla sua morte nel 1408 la residenza fu trasformata in un tempio Zen  dal figlio Yoshimochi perchè queste erano le volontà del padre.

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Cosa vedere al Kinkakuji

Il Tempio brucia!

Chi visita per la prima volta il Kinkakuji ha sicuramente pensato “è così bello che sembra nuovo!”. Non lo sembra, lo è. Quello attuale è stato costruito nel 1955. Cinque anni prima un giovane monaco con problemi psichiatrici appiccò un fuoco che distrusse completamente il tempio. Ma non era la prima volta, negli anni successivi alla sua costruzione fu distrutto ben due volte da degli incendi scoppiati durante i conflitti per la successione al titolo di shogun.

Oggi il tempio viene protetto e curato con restauri e sistemazioni frequenti, ultima quella del tetto avvenuta approfittando della chiusura del Giappone al turismo a causa della pandemia.

Un tempio a tre stili!

In un primo momento quello che colpisce del Kinkakuji sono le foglie d’oro che ricoprono le pareti ma se lo si osserva meglio ci si accorge che ogni piano ha uno stile differente:

  • Il piano terra ha uno stile che si rifà ai palazzi del periodo Heian (794-1185) con le travi di legno scuro che contrastano con il bianco delle pareti intonacate.
  • Il primo piano si rifà allo stile delle case dei samurai solo ricoperta di foglie d’oro.
  • Il secondo piano ha lo stile cinese di una sala Zen, tutto è ricoperto di foglie d’oro, anche la fenice in cima.
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Cosa c’è dentro il Kinkakuji

Non è possibile entrare nel padiglione d’oro ma si può osservare solo da lontano. Se lo si guarda bene dal lato dello stagno e se le pareti scorrevoli sono aperte, si può intravedere al piano terra una statua del Buddha e una dello shogun Yoshimitsu. Invece l’interno degli altri due piani non è mai visibile. Il primo ospita la statua della dea Kannon circondata da quelle dei Quattro Re Celesti. Il secondo ha le pareti interne ricoperte di foglie d’oro. Dopo aver visto il Kinkakuji si rimane sempre con un po’ di curiosità su quello che c’è all’interno, ma è pur sempre un luogo sacro e non solo un’attrazione turistica.

Una via obbligata

Per vedere il Kinkakuji bisogna pagare un biglietto e una volta entrati si ha solo la possibilità di proseguire attraverso un percorso prestabilito. La prima tappa è uno spiazzo da dove si può osservare lo stagno e il padiglione sullo sfondo. Questo è il punto da cui viene scattata la “famosa” foto che tutti vogliono fare e che trovi all’inizio dell’articolo. Il problema è proprio questo. Tutti la vogliono scattare. Tra selfie, foto di gruppo e da pubblicare sui social, durante i periodi di alta stagione, lo spiazzo è così pieno che bisogna lottare per fare una foto. Intanto “addetti al traffico” con megafono invitano a non sostare troppo a lungo e cercano inutilmente di evitare che si formino code e ingorghi.

Scattate le vostre foto, proseguite costeggiando lo stagno e passando vicino a un edificio in legno che era la residenza del capo sacerdote e le cui porte scorrevoli sono finemente decorate. Purtroppo non sono visibili le decorazioni, l’edificio è chiuso al pubblico e visibile solo a distanza. Il percorso si avvicina al retro del tempio, in modo da vederlo da vicino e poi attraversa un bellissimo giardino che mantiene lo stesso aspetto di quando ci passeggiava lo shogun Yoshimitsu. A un certo punto si incrociano delle statue di Buddha circondate da monete, se si vuole avere fortuna bisogna centrare il cerchio in pietra ai loro piedi.

Verso l’uscita c’è la Sekkatei, una sala da tè costruita durante il periodo Edo e il Fudodo, un tempio al cui interno si trova la statua di Fudo-Myo uno dei Cinque Re della Saggezza, che purtroppo non è visibile. Essendo un luogo molto turistico non poteva mancare una sala da tè e un negozio dove acquistare amuleti e souvenir prima di andarsene dal Kinkakuji.

In conclusione posso affermare che il Kinkakuji è un luogo che non può mancare quando si visita Kyoto. Questo però l’ha anche reso negli ultimi anni estremamente affollato soprattutto in primavera, rendendo la sua vista più “un dovere che un piacere”. Ma ora che lo sapete potete organizzare al meglio la visita. Cercate di evitare i fine settimana e andate alle 9 del mattino all’apertura quando i gruppi non sono ancora arrivati. Così potrete godere al meglio del Kinkakuji e avrete il tempo di coglierne la magia!

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Chofu: tra folklore, spiritualità e spaghetti di soba a Tokyo

Chofu: tra folklore, spiritualità e spaghetti di soba a Tokyo

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Tokyo sembra non avere confini, ha inglobato le città circostanti creando una distesa di edifici che, dal finestrino del treno che mi sta portando a Chofu, sembra infinita. Chofu è proprio una di quelle città che ora fanno parte del conurbato di Tokyo. Una città dormitorio o come direbbero i giapponesi “beddotoun”. Cosa mi ha spinto a Chofu? La curiosità di vedere dove è vissuto per 50 anni il mangaka Shigeru Mizuki e i luoghi in cui ha ambientato alcuni episodi del suo manga più famoso: Kitaro dei cimiteri. Mai mi sarei aspettato, quello che ho trovato in quei luoghi: templi, natura e un’atmosfera d’altri tempi che difficilmente si respira a Tokyo.

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Cosa vedere a Chofu

Tenjin Dori

A pochi passi dalla stazione si trova una via pedonale dello shopping, che non sarebbe diversa da tante altre che si possono incrociare a Tokyo, se non fosse che per le numerose statue dei personaggi del manga “Kitaro dei cimiteri”. Ed è proprio il protagonista, Kitaro, che fa capolino all’ entrata della via e proseguendo si incontrano anche gli altri personaggi ispirati al folklore giapponese disegnati da Shigeru Mizuki. Ed è stato proprio lui nel 1991 a convincere le istituzioni di Chofu a mettere le statue in questa via dove era solito fare shopping.  Però non tutte le statue sono così visibili, quante ne avete trovate? Ricordatevi che state cercando degli Yokai, spiriti che spesso si nascondono agli occhi degli umani… 

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Santuario Fudaten

La Tenjin dori termina difronte a un grande torii in pietra, attraversato ci si trova immersi in un piccolo bosco al cui interno si trova l’antico santuario Fudaten. Si ritiene che la sua fondazione risalga a circa 1940 anni fa e che sia stato spostato in questo luogo nel 1477. I fedeli vengo al Fudaten per pregare le due divinità, Sugawara no Michizane e Sukunahikona no Mikoto, custodite nel santuario per avere successo nello studio e negli affari. Tra le varie statue noterete quella di un bue di bronzo dal naso particolarmente lucido. In una trasmissione televisiva è stato indicato come “punto di potere spirituale” e da allora in migliaia vengono ad accarezzarlo. Il Fudaten non è solo meta di pellegrini del “naso” ma anche dei fan di Shigeru Mizuki. Nel manga “Kitaro dei Cimiteri” nel bosco alle spalle del santuario si trova la casa di Kitaro. Il bosco da cui Mizuki ha preso ispirazione probabilmente si estendeva ben oltre i confini attuali, ciò non toglie che ancora oggi è un’oasi di pace e spiritualità. Per questo e per il fatto che il Fudaten è il santuario più importante di Chofu, non potete non visitarlo!

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Jindaiji

Proseguendo a piedi verso nord dal Fudaten si raggiunge il Tempio buddista Jindaiji. Lungo il percorso, della durata di 15 minuti, si attraversa prima il fiume Nogawa e poi una zona residenziale. Più ci si avvicina alla zona del tempio più gli edifici lasciano spazio agli alberi fino a quando non si è immersi completamente nella natura. Per accedere al tempio si attraversa un portale dal tetto spesso in paglia, risalente al periodo Edo. Costruito nel 1695 è sopravvissuto a un incendio devastante che colpì il tempio arrivando intatto fino ad oggi.

Non ha avuto la stessa fortuna l’edificio principale. Costruito nel 733, è il tempio più antico di Tokyo dopo il Sensoji di Asakusa, l’edificio fu distrutto più volte nei secoli e quello attuale risale al 1919. Il Jindaiji è formato da diversi edifici ed ospita due antiche statue, la prima è l’Hakuho Buddha che ha circa 1400 anni ed è considerata tesoro nazionale ed è visibile; la seconda chiamata Ganzandaishi viene esposta solo una volta ogni 25 anni durante un importante evento, il prossimo nel 2034, che si tiene al tempio.

Quello che mi ha colpito del Jindaiji è l’atmosfera, il luogo è pervaso da un senso di pace e serenità che fa dimenticare di essere a Tokyo. Nessun altro tempio che ho visitato a Tokyo mi ha dato le stesse sensazioni che di solito provo quando visito un tempio di montagna nel Giappone rurale. Questo rende il Jindaiji qualcosa di unico.

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Cimitero degli animali di Jindaiji

Nell’area del tempio si trova un luogo molto curioso: un cimitero degli animali. Simile a questo non ne ho ancora trovati in Giappone. La cosa che lo rende così particolare è che, all’interno dell’area del cimitero, c’è tutto quello che serve a chi vuole dare una degna sepoltura al suo amato animale domestico. Nell’elegante ufficio all’entrata si può scegliere il tipo di cremazione tra “di gruppo”, singola o con rito simile a quello umano. Una volta cremato l’animale viene messo nell’urna, scelta tra i molti disponibili, e può essere riconsegnato al proprietario oppure, se si è disposti spendere di più, si può seppellire nel cimitero. Ogni cosa ha il suo prezzo e di sicuro non è un servizio economico, ma il prezzo è destinato a salire se si aggiungono tutto il necessario per la veglia in casa, i fiori, la lapide con foto o con l’immagine scolpita.

Se tutto questo sembra esagerato, basta farsi un giro per le tombe per accorgersi del contrario, non solo cani, gatti ma anche conigli, uccelli, rettili, nel cimitero sono sepolti animali di ogni genere che hanno ricevuto un trattamento riservato di solito agli umani. E per averlo i padroni hanno speso sicuramente migliaia di euro. La cosa non deve stupirvi, durante il vostro viaggio vi capiterà sicuramente di incrociare giapponesi con passeggini in cui non ci sono bambini ma cani o gatti. L’idea che mi sono fatto è che questi animali sono dei surrogati di figli, mogli, mariti e affetti che diversi giapponesi non hanno più o non hanno mai avuto. Per cui è “normale” che ci sia un cimitero per gli animali come quello di Jindaiji.

cimitero animali jindaij tokyo

Giardino botanico di Jindai

A monte del tempio e vicino al cimitero degli animali si trova l’entrata del giardino botanico di Jindai. 100.000 alberi e arbusti, 4800 differenti varietà suddivise in 30 aree che coprono una superficie di 42 ettari. Questi numeri fanno capire la dimensione del giardino botanico. Prima della seconda guerra mondiale era il vivaio per gli alberi delle strade di Tokyo, per poi nel dopoguerra essere aperto al pubblico e diventare quello che è ora. Nel 1984 è stata inaugurata anche una mega serra per piante tropicali rare. Uno degli scopi del giardino botanico è quello di preservare le specie di piante originarie del Giappone.

Il Giardino botanico di Jindai è sicuramente un luogo che ogni appassionato di botanica dovrebbe visitare, ma viste le dimensioni potrebbe volerci molto tempo per cui mi sento di consigliarlo solo se ne avete.

iardino botanico jindai tokyo

Kitaro Chaya

Arrivando al Tempio Jindaiji il primo edificio tradizionale che incontrerete è il Kitaro Chaya, il cafè-museo dedicato a Kitaro dei Cimiteri. È impossibile non notarlo con quei giganteschi geta, i sandali giapponesi, sopra il tetto e i vari personaggi disegnati sulle pareti. Se siete fan di Kitaro non serve dirlo: è una tappa di obbligata. Nel caso non siate fan di Kitaro, non tirate dritto, visitate prima il museo, entrate, toglietevi le scarpe, infilate 100 yen nella buca delle lettere a forma di yokai e salite le scale. Al secondo piano Kitaro Chaya ci sono dei cimeli di Shigeru Mizuki e soprattutto le riproduzioni degli yokai da lui disegnati. Molti sono visibili, ma alcuni sono nascosti negli armadi e nelle fessure, dopotutto secondo il folklore giapponese molte creature e spiriti si nascondono nelle nostre case ed escono solo di notte o quando non sono visti. Se tutto questo può sembrare qualcosa da bambini, non lo è. Questo è omaggiare il lavoro di ricerca fatto da Shigeru Mizuki, se non fosse per lui molte leggende e creature del folklore giapponese sarebbero andate perse!

Kitaro Chaya al primo piano ha un negozietto che vende gadget e souvenir e dei tavolini dove provare dolci giapponesi accompagnati da tè o caffè latte, tutto a tema Kitaro dei Cimiteri. Non andatevene senza aver provato un dolce a forma di bulbo oculare!

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La soba di Chofu

Camminando per la zona del tempio Jindaiji ci si accorge che è ricca di acqua e ci sono sorgenti, torrenti, laghetti. Qui nel periodo Edo si coltivava il grano saraceno o la soba, come viene chiamato in giapponese. Le coltivazioni erano così ricche che al tempio si donava la soba e non il riso come avveniva di solito. Oggi non ci sono più le coltivazioni di soba, ma le vie che portano al Jindaiji sono costellate di edifici tradizionali in legno che ospitano ristoranti di soba. Per cui è d’obbligo fermarsi a mangiare un piatto di spaghetti di soba, freddi o caldi, prima o dopo la visita della zona.

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Natura, spiritualità, creature fantastiche e tanta tradizione: questo è Chofu. Ammetto che dopo averla visitata è entrata dritta nelle zone mie preferite di Tokyo e se vi ho convinto a visitarla dopo questo articolo, sono sicuro che lo diventerà anche per voi!

Mappa di Chofu

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Matsue: la città d’acqua del Giappone

Matsue: la città d’acqua del Giappone

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Matsue per molti è solo il nome di una stazione in cui si ferma il treno mentre stanno viaggiando verso Tottori o Izumo. Nel mio girovagare attraverso il Giappone sono sceso da quel treno e mi sono fermato una notte a Matsue per scoprire cosa ha da offrire il capoluogo della prefettura di Shimane e quello che ho trovato non mi ha deluso.

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Cosa vedere a Matsue

Il castello di Matsue

Matsue viene chiamata “la città d’acqua” perché schiacciata a ovest dal lago Shinji, a est dal lago Nakaumi e al nord dal Mare del Giappone. Questa particolare posizione spinse Horio Yoshiharua, capo del Clan Matsue a creare qui la sua città-castello. I lavori di costruzione del castello iniziarono nel 1607 e si conclusero 4 anni dopo quando le battaglie che infiammavano il periodo Edo erano ormai terminate.  Così il castello prosperò durante un lungo periodo di pace.  Quando nel periodo Meiji molti dei castelli vennero smantellati per ordine dell’imperatore quello di Matsue rimase al suo posto, per questo è oggi uno dei 12 castelli originali del Giappone.

Il Castello si trova in cima a una collina e per raggiungerlo bisogna attraversare la prima linea difensiva: Il fiume navigabile Horikawa, il corso è stato deviato per formare un anello d’acqua attorno alla collina. Una volta attraversato uno dei ponti sul fiume ci si trova immersi nella foresta del parco del Castello.  Percorrendo i sentieri che portano al castello si sale verso la cima della collina dove, una volta superate alcune ripide scalinate in pietra e attraversati dei massicci portali ci si trova di fronte al mastio del castello.

Quello che colpisce del castello è il colore nero che domina le sue pareti e la sua perfetta conservazione dovuta anche ai lavori per preservarlo fatti negli anni ‘50. L’interno ospita alcune armature, armi e oggetti d’epoca, ma come succede sempre nei castelli originali, gli interni completamente in legno sono molto spogli. 

Trovo che il fascino di visitare un castello non risieda negli oggetti che si possono vedere, ma nel poter “sentire” l’atmosfera rimasta intatta attraverso i secoli e immaginare come poteva essere la vita di un signore feudale giapponese.  

Salire le scale interne di un castello giapponese è sempre una sfida, sono strette, ripide e gli scalini consumati sono scivolosi, ma arrivati all’ultimo piano si è sempre ripagati da una vista spettacolare a 360 gradi sui dintorni. Devo ammettere che, tra tutti i castelli originali che ho visitato, quello di Matsue ha le scale meno ripide e strette per cui arrivare alla fine è alla portata di quasi tutti. Dico “quasi” perché per chi ha qualche difficoltà a camminare non esiste un ascensore per arrivare all’ultimo piano, la scelta è fatta per mantenere la struttura originale del mastio. Questo però non deve farvi rinunciare alla visita,  anche visto dal “basso” il castello è spettacolare!

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Shiomi Nawate

Nelle vicinanze del castello c’è quello che resta del quartiere un tempo abitato dai samurai di Matsue. Quello che ne rimane sono alcuni edifici ben conservati che si affacciano lungo la strada Shiomi Nawate che costeggia il fossato. Tra questi ce ne sono alcuni che possono essere visitati:

  • La Matsue Buke Yashiki è una residenza dove vissero samurai di alto rango e ne è dimostrazione la notevole dimensione dell’edificio principale.  L’originale è andato distrutto in un incendio nel 1733 per poi essere ricostruito e successivamente ampliato e modificato. Nel 2016 sono iniziati dei lavori di conservazione e ripristino dell’aspetto originale attraverso lo studio dei disegni del periodo Meiji. Tutto questo ha permesso a chi visita il Matsue Buke Yashiki di vedere come viveva un ricco samurai nel periodo Edo.
Matsue Buke Yashiki cosa vedere giappone
  • Il Tanabe Art Museum ospita una collezione di utensili per la cerimonia del tè appartenuti al settimo signore di Matsue oltre ad altri oggetti e opere d’arte, tutti appartenuti alla famiglia Tanabe e donati al museo. Se le mura possono far pensare al periodo Edo, una volta superate, ci si trova di fronte a un edificio moderno in cemento. Questo potrebbe essere una delusione per i non appassionati della cerimonia del tè per cui consiglio di visitare il Tanabe Art Museum solo a questi ultimi.
  • Residenza di Lafcadio Hearn, in questo edificio ha vissuto per un anno lo scrittore e giornalista Lafcadio Hearn.  Hearn si trasferì in Giappone nel 1889 come giornalista ma presto si dedicò allo studio e alla scrittura di libri sulla cultura e il folklore giapponese. Fu tra i primi a far conoscere attraverso i suoi libri il Giappone in occidente e proprio a Matsue iniziò ad approfondire la conoscenza della cultura nipponica. Per questo motivo la città ha un “debito” nei suoi confronti e la sua residenza per quanto temporanea è uno dei luoghi più visitati di Matsue. La residenza è in stile tradizionale giapponese con qualche elemento di arredo occidentale.  Come si può immaginare l’edificio è perfettamente conservato ed inoltre è circondato da un bel giardino. Accanto alla residenza si trova il museo dedicato a Hearn che, anche se all’apparenza ricorda un edificio tradizionale, in realtà è stato costruito nel 1984 e gli interni sono estremamente moderni.  A differenza del mio precedente consiglio, che siate interessati o meno alla figura di Lafcadio Hearn, la sua residenza va comunque visitata perché si ha la possibilità di visitare un edificio storico dal mio punto di vista interessante.

Shimane Art Museum

Lungo la riva del lago Shinji sorge un enorme edificio moderno che ospita lo Shimane Art Museum. Al suo interno sono raccolte una serie di opere d’arte unite tra di loro dal tema dell’acqua. Inoltre espone una collezione di quadri giapponesi e occidentali, fotografie, sculture, stampe giapponesi e Ukiyo-e. Il museo ospita anche mostre temporanee e in alcuni casi dedicate anche ad anime e manga, per cui consiglio agli appassionati di passaggio a Matsue di controllare sul sito ufficiale del museo le mostre in corso.

Shimane Art Museum Matsue cosa vedere giappone

Aver trascorso un paio di notti a Matsue è stato sicuramente troppo, ma è anche vero che da qui ho visitato in giornata la vicina Izumo. Se invece non è vostra intenzione fare la stessa cosa, il mio consiglio è di fermarvi per mezza giornata a Matsue, il tempo necessario per visitare il castello e i dintorni. Nel caso in cui  non troviate nulla che possa veramente interessarvi in questo articolo, non scendete dal treno alla stazione di Matsue, ma proseguite il vostro viaggio attraverso il Giappone!

 

Mappa di Matsue

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L’isola di Miyajima: il luogo più “magico” del Giappone

L’isola di Miyajima: il luogo più “magico” del Giappone

Home » Giappone » Pagina 14

Tempo di lettura: 10 minuti

L’isola di Miyajima è uno dei luoghi più visitati del Giappone e il torii al centro della baia dell’isola che sembra fluttuare sul mare è una delle immagini più iconiche del Paese del Sol Levante.

In realtà il vero nome dell’isola è Itsukushima anche se tutti la conoscono come Miyajima che significa “isola del santuario”. Ogni giorno orde di turisti invadono Itsukushima, in poche ore fotografano il torii, visitano il santuario principale, alcuni dei templi vicini per poi riprendere il traghetto per Hiroshima e continuare verso la prossima tappa del loro viaggio.

Anche io la prima volta ho fatto la stessa cosa, ma quando sul traghetto che mi riportava a Hiroshima vedevo l’isola diventare sempre più piccola avevo la crescente sensazione di aver visitato qualcosa di bello ma di non aver visto nulla di Miyajima. Durante il mio primo viaggio in solitaria attraverso il Giappone sono tornato a Itsukushima, questa volta per trascorrerci anche una notte. Così ho finalmente scoperto il vero volto dell’isola, quello che la maggior parte dei turisti non vede. Ma di questo ve ne parlerò alla fine, intanto facciamo la conoscenza di Miyajima.

L’isola è un luogo sacro fin dai tempi antichi, si pensa che tutto abbia avuto inizio quando un pescatore costruì un primo santuario shintoista sull’isola. Da allora per mantenere la purezza del luogo non sono state permesse nascite, morti, sepolture. Addirittura gli alberi della foresta non potevano essere usati per far legna. In teoria ancora oggi queste regole sono rispettate. Anche se, a dire il vero, negli ultimi anni la sacralità è stata piegata alle logiche commerciali del turismo. A difenderla ci sono le 2000 persone che vivono sull’isola e che continuano a mantenere vivo il contatto con la tradizione, la natura e le divinità che abitano a Itsukushima.

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14 giorni in Giappone: l'itinerario che consiglio

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Cosa vedere a Miyajima

Il santuario di Itsukushima

La storia dell’isola è legata a quella del santuario di Itsukushima. Fondato nel 593 d.C.  è dedicato alle tre figlie di Susanoo, la divinità della tempesta. Successivamente con l’arrivo del buddismo in Giappone un’altra divinità ha preso dimora presso il santuario: Benten, una delle 7 divinità della Fortuna. Questo ha resto Itsukushima importante per entrambe le religioni dominanti in Giappone.

Arrivando a Miyajima si ha come l’impressione che il santuario fluttui sul mare. L’illusione è data dall’aver costruito gli edifici sopra a delle palafitte collegati con delle passerelle.  Questa particolarità, che ancora oggi vediamo, risale al 1168 per volontà di un signore della guerra, Taira no Kiyomori, che credeva che le suo vittore in battaglia fossero merito delle divinità di Itsukushima. Cosa ha spinto Taira no Kiyomori a costruire il santuario su palafitte non è dato da sapere, ci sono alcune teorie, ma la cosa più importante è che ha creato qualcosa di unico! Nei secoli sono stati aggiunti nuovi edifici tra cui l’unico palcoscenico per teatro Noh sull’acqua. Come spesso accade in Giappone anche Il santuario di Itsukushima è stato ricostruito più volte a causa dei danni di tifoni e terremoti. Se in questi casi si è sempre stata rispettata la sua forma originale non si può dire la stessa cosa quando nel periodo Meiji per volontà dell’imperatore Shintoismo e Buddismo furono separati. La divinità Benten venne “sfrattata” e spostata in un altro tempio e alcuni edifici, per fortuna minori, furono distrutti.

Se il santuario di Itsukushima sembra fluttuare con la marea alta, quando è bassa l’acqua si ritira così tanto che si può osservare l’incredibile sistema di palafitte che lo sorreggono e si può arrivare a piedi fino a sotto il torii. Tutta la fama del santuario è meritata, è sicuramente uno dei luoghi più affascinanti del Giappone!

Santuario itsukushima cosa_vedere Giappone

Santuario di Hokoku

Questo particolare edificio conosciuto come Senjokaku, il padiglione dei 1000 tatami, è stato costruito per volontà del generale Toyotomi Hideyoshi. Il generale voleva che qui si recitassero le preghiere per i soldati morti in battaglia. I lavori di costruzione iniziarono nel 1587 ma si fermarono nel 1598 con la morte di Hideyoshi e non furono più ripresi. Solo nel 1872 il Senjokaku divenne un santuario quando venne dedicato alla versione divinizzata di Toyotomi Hideyoshi. L’edificio è imponente e allo stesso tempo scarno nei suoi interni ma l’essere incompleto non è un difetto, anzi lo rende ancora più affascinate nella sua unicità. Unicità esaltata anche dal contrasto con la rossa pagoda a 5 piani con cui condivide la collina vicina al santuario di Itsukushima.

Santuario Hokoku cosa_vedere Giappone

Tempio Daisho-in

Quando nel 806 il monaco Kobo Daishi tornò dalla Cina dopo lo studio del buddismo si stabilì a Miyajima. Il monaco iniziò delle pratiche ascetiche sul monte Misen che considerava sacro. Qui gettò le basi della scuola del buddismo Shingon. Per questo ai piedi del monte Misen fu costruito il tempio Daisho-in, uno dei luoghi più affascinati dell’isola.

Una particolarità è che per accedere bisogna salire lungo una scalinata divisa al centro da ruote della preghiera, cosa poco comune in Giappone. Dicono che girarle è come ripetere il sutra inciso sopra e che portino fortuna! Superato il grande portale, se deviate a sinistra trovate un sentiero costellato da 500 statue di discepoli del Buddha, ogni statua ha una espressione del volto diversa. Invece se proseguite arrivate a un complesso di edifici, cuore del tempio. Una volta qui vi accorgerete che un’altra particolarità è l’essere popolato da curiose statue e simboli religiosi non solo buddisti.

Inoltre in uno degli edifici è ospitato un gigantesco mandala di sabbia fatto da dei monaci tibetani venuti in visita al tempio. Lo stesso Dalai Lama nel 2006 ha visitato il Daisho-in per l’anniversario dei 1200 anni dalla sua fondazione.

Altro luogo particolare del tempio è la grotta Henjokutsu al cui interno si trovano 88 statue buddiste. Ogni statua simboleggia uno dei templi del pellegrinaggio sacro del Shikoku. Secondo la tradizione visitare la grotta dá le stesse benedizioni di chi visita i templi, con l’unica differenza che i pellegrini quelle benedizioni se le “sudano” visto che devono percorre 1500 chilometri a piedi per riceverle! 

Il Daisho-in è spesso trascurato dai turisti, che non sanno cosa si perdono, ma questo è anche una fortuna perché non è mai affollato e lo si può visitare immergendosi in tutta la sua aurea sacra.

Tempio Daisho-in Miyajima cosa_vedere Giappone

Il monte Misen

La montagna sacra a Kobo Daishi domina con i suoi 500 metri di altezza tutta l’isola. Ci sono vari sentieri che portano in cima ma il più facile e affascinante è quello che inizia dal Daisho-in. Per arrivare in cima ci vogliono circa due ore e una volta arrivati si possono ammirare i dintorni dell’isola da una piattaforma di osservazione. Lungo il sentiero si incrociano luoghi sacri, piccoli santuari e templi tra cui il Reikado. Si crede che il fuoco custodito in questo edificio sia stato acceso da Kobo Daishi e che arda ininterrottamente da 1200 anni e che abbia proprietà curative.  Da questo fuoco è stata accesa la Fiamma del Parco della Pace di Hiroshima.

Per arrivare in cima si può utilizzare anche una funivia ma non pensate di evitare tutta la fatica, perché dalla stazione di arrivo si deve percorrere comunque un chilometro e salire un dislivello di 100 metri per raggiungere il punto di osservazione.

Quando ho percorso il sentiero era in piena estate e faceva molto caldo. Partito dal Dasho-in sono salito fino alla cima, mentirei se dicessi che non è stato faticoso raggiungerla, ma tutta la fatica è stata ripagata dalla possibilità di immergersi nella natura vibrante del monte Misen e soprattutto dalla vista spettacolare a 360° sulla baia di Hiroshima.

Monte Misen Miyajima cosa vedere Giappone

Il momento magico dell’isola di Miyajima

Come dicevo all’inizio, quando gli ultimi turisti hanno preso il traghetto per tornare a Hiroshima ho scoperto il vero volto dell’isola. Passeggiando per l’isola all’imbrunire incrocio solo alcuni cervi, che come a Nara, abitano l’isola. Pochi i turisti che dormono sull’isola, dopotutto sono solo una quindicina le strutture, tra hotel, ryokan e ostelli in cui soggiornare.  Mentre mi avvicino al santuario di Itsukushima succede la magia. La bassa marea mostra le palafitte su cui poggia il santuario e dalla sabbia migliaia di piccoli granchi prendono possesso delle strade di Miyajima.

Aspetto che la notte scalzi del tutto il giorno. Quando il grande torii illuminato si staglia sulle scintillanti e pulsanti luci della moderna Hiroshima, mentre si riflette assieme alla luna piena sul mare. Attorno a me sull’isola solo poche flebili luci illuminano le strade immerse nel silenzio. Quello è stato uno dei momenti più affascinanti di tutto il viaggio.

Miyajima isola itsukushima cosa_vedere Giappone

L’ultimo consiglio che voglio darvi se seguite il mio suggerimento di trascorrere una notte sull’isola è di non visitare Il santuario di Itsukushima quando è affollato. Attendete il mattino dopo, alzatevi presto e recatevi al santuario prima dell’arrivo del traghetto delle 7.30. Avrete così la possibilità di percepire la vera spiritualità di questo luogo così sacro per i giapponesi da secoli.

Mappa di Miyajima

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Tomonoura: il porto di un tempo passato

Tomonoura: il porto di un tempo passato

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Tempo di lettura: 8 minuti

Quando ho visitato Tomonoura non sapevo cosa aspettarmi. Pioveva e la possibilità di percorrere in bicicletta la Shimanami Kaido era sfumata. Bloccato a Onomichi cerco su Google cosa c’è nei dintorni da visitare. Scopro che in un’ora tra treno e bus avrei raggiunto una cittadina portuale che è stata d’ispirazione per Hayao Miyazaki per il sui film “Ponyo sulla scogliera”. Non solo, anche alcune scene del film “The Wolverine” con Hugh Jackman sono state girate a Tomonoura. Cosa rende così speciale Tomonoura?

Lo scopro passeggiando per i suoi vicoli. Camminando per Tomonoura si attraversano le epoche del Giappone, dal periodo Edo al più recente Showa.  Gli edifici stretti uno accanto all’altro sono di diverse epoche e stili ma a differenza di altri luoghi più famosi, Tomonoura non è una città-museo per turisti. In questi vicoli si respira ancora “l’aria di un tempo passato” perché chi abita in queste case continua a lavorare e vivere guardando a quel mare che da sempre ha influenzato la storia di Tomonoura.

La baia di Tomonoura per secoli è stata un porto sicuro per chi navigava attraverso il Mar Interno di Seto. Con l’arrivo della marea le acque di fronte a Tomonoura si scontrano e diventano agitate. Grazie alla conformazione naturale della baia le imbarcazioni potevano attendere il cambio di marea al sicuro. Questo portò allo sviluppo prima del porto e poi della città Tomonoura. La città sviluppò una fiorente attività mercantile e si fece conoscere anche per la produzione di Homeishu, un liquore shochu con l’aggiunta di 16 erbe che si dice abbia proprietà medicinali che allungano la vita.

Quando grazie al progresso tecnologico non fu più necessario per le imbarcazioni riparare a Tomonoura è stato sempre il mare a salvare la città dal declino. La pesca ancora oggi è il mezzo di sostentamento della città. Basta una visita al porto per capirlo, dove centinaia di pescherecci sono attraccati in attesa di uscire.

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Cosa vedere a Tomonoura

Faro Joyato

Il faro Joyato è il simbolo di Tomonoura di cui gli abitanti vanno molto fieri. Costruito in pietra nel periodo Edo con i suoi 11 metri è il faro più alto tra quelli ancora esistenti. Anche se le candele usate per illuminarlo sono state sostituite da una luce elettrica tutte le sere il suo bagliore illumina il porto di Tomonoura.

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Residenza Ota

Come ho spiegato la produzione di homeishu era una delle attività di Tomonoura. I primi a produrlo furono i membri della famiglia Ota che poi nel 1710 ne ebbero anche il monopolio della produzione rendendo così gli Ota molto ricchi. Gli Ota si fecero costruire a Tomonoura una grande residenza vicino i magazzini dove producevano il liquore. Oggi la residenza è visitabile e all’interno sono esposti oggetti e mobili che danno un’idea di come vivevano i ricchi mercanti dell’epoca. E se siete interessati ad assaggiare l’homeishu lo potete trovare in alcuni negozi della città. Ingresso 400 yen

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Foto di 663highland - Own work, CC BY 2.5, Link

Museo Irohamaru

Nel 1867 la nave Iroha Maru a causa di una collisione con un’altra nave affondò al largo di Tomonoura. A bordo tra gli altri c’era Ryoma Sakamoto, un samurai diventato un importante politico. Dopo il naufragio Sakamoto e l’equipaggio soggiornarono a Tomonoura per contrattare il risarcimento prima di proseguire per Kyoto dove, in seguito, fu assassinato. Dedicata a questa storia c’è il museo Irohamaru dove si possono vedere anche alcuni reperti recentemente recuperati dal fondo del mare della Iroha Maru. E se volete conoscere la figura di Ryoma Sakamoto al secondo piano del museo c’è una riproduzione della stanza, con tanto di Sakamoto-manichino, in cui si nascondeva durante il soggiorno a Tomonoura.  Nella realtà la cosa più interessante del museo è l’essere ospitato in un antico magazzino ben restaurato… Ingresso 200 yen

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Templi panoramici

Come è successo nella vicina Onomichi anche a Tomonoura nel periodo Edo lo sviluppo del commercio navale arricchì i mercanti che oltre a costruire le proprie residenze finanziarono la costruzione di templi e santuari. Alcuni sono oggi tra i più interessanti luoghi d’interesse di Tomonoura tra cui consiglio:

Tempio Fukuzenji

Il tempio va visitato più per la posizione, che permette di ammirare le isole Benten-jima e Sensu-jima, che per l’edificio in sé. Inoltre ha la particolarità di custodire una statua della Vergine Maria camuffata da Dea Kannon. Questo perché risale al periodo in cui il cristianesimo era bandito dal Giappone e chi si era convertito rischiava la morte, per cui per praticarlo in segreto si utilizzavano questi sotterfugi. Ingresso 200 yen

Tempio Ioji

Ioji ha secondo me la posizione migliore. Una volta superata una breve salita si raggiunge il complesso di edifici tra cui anche una bella campana buddista. Se colpite con forza la campane sentirete il suono diffondersi verso la baia di Tomonoura. Dal tempio il panorama è fantastico ma se non siete troppo stanchi salite i 583 scalini che dal tempio Ioji raggiungono il piccolo tempio Taishiden. Qui la vista è a dir poco spettacolare! 

Tomonoura cosa vedere giappone

Isola Sensui-jima

Se non volete solo ammirare le isole nei dintorni ma anche visitarle dal porto di Tomonoura si può prendere un traghetto che in 5 minuti vi porta nell’isola di Sensui-jima. Foreste fitte, spiagge di sabbia e rocce frastagliate. Queste sono le caratteristiche delle isole del Mare Interno di Seto e Sensui-jima ne è la perfetta rappresentazione. L’isola è disabitata ma nella zona di attracco ci sono hotel e campeggi che la rendono molto frequentata nei weekend estivi. Ma basta allontanarsi seguendo il lungomare per ritrovarsi in una natura incontaminata tra foreste, grotte e spiagge popolate da granchi rossi. Dal lungomare incrocerete dei sentieri che portano a dei punti panoramici da cui ammirare scorci sui dintorni da diversi punti. Quando ho visitato Sensui-jima era un giorno feriale per cui non c’era quasi nessuno, inoltre pioveva e questo ha reso l’esportazione e la scoperta dell’isola ancora più magica. Un ultimo consiglio, il traghetto prima di arrivare a Sensui-jima passa vicino all’Isola sacra Benten-jima che con il suo torii e la pagoda crea uno scorcio fantastico da fotografare, siate pronti a scattare una foto!     

Tomonoura Sensui-jima cosa vedere giappone

Dopo aver visitato Tomonoura la delusione di non aver potuto percorrere la Shimanami Kaido è scomparsa. Aver visitato questa silenziosa e nostalgica cittadina portuale ha lasciato un segno. Dal mio primo viaggio in solitaria attraverso il Giappone, non ero ancora entrato così in profondità nei territori rurali giapponesi per cui mi colpì molto.  Ancora oggi ricordo quel giorno a Tomonoura come uno dei più speciali di quel viaggio. Per questo continuo a consigliarla a chi mi chiede qualche meta alternativa da visitare e spero che queste mie parole convincano anche voi a visitare Tomonoura!

Mappa di Tomonoura

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