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Ginkakuji: la guida al padiglione d’argento di Kyoto

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Articolo aggiornato al 2026

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Il Ginkakuji è uno dei tempi zen di Kyoto che più mi ha trasmesso un senso di pace e tranquillità.  Il suo nome significa Padiglione d’argento e sì, ha un legame con il Kinkakuji. Entrambi hanno una storia simile ma il Ginkakuji a differenza ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura giapponese.

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Cosa vedere al Ginkakuji

Voglio essere come mio nonno!

La storia del Ginkakuji inizia nel 1460 quando lo shogun Ashikaga Yoshimasa iniziò a progettare di costruire ai piedi del monte Higashiyama una villa con giardino dove si sarebbe ritirato una volta lasciato il suo ruolo di shogun al figlio.

Yoshimasa voleva seguire le orme di suo nonno Yoshimitsu che si fece costruire una villa ai piedi del monte Kinugasayama che poi divenne il Kinkakuji (o il Tempio del Padiglione d’Oro).  Yoshimasa non si fermò qui perché prese dal Kinkakuji sia l’architettura che la destinazione che doveva avere dopo la sua morte, essere trasformato in un tempio zen.

I lavori di costruzione della villa iniziarono nel 1482 e l’anno successivo con il completamento del primo edificio, il Palazzo dell’eternità, Yoshimasa passò il comando al figlio e si trasferì. Negli anni successivi furono aggiunti altre sale ed edifici e nel 1489 si iniziò la costruzione del Ginkaku, il Padiglione d’argento.  A qualche mese dall’inizio dei lavori Yoshimasa si ammalò e morì prima di vederlo completato.

Il Ginkakuji è d’argento?

La risposta è no. Nell’idea di Yoshimasa c’era l’intenzione di ricoprire il padiglione con una lamina argentata ma con la sua morte il progetto rimase incompiuto. Successivamente si pensò anche di portare a termine il desiderio di Yoshimasa ma venne deciso di lasciarlo incompiuto in modo di seguire uno dei principi del buddismo zen: il wabi-sabi, l’accettazione della transitorietà e dell’imperfezione.

Solo nel periodo Edo si iniziò a chiamarlo con il nome di Ginkakuji, Tempio del Padiglione d’argento, probabilmente in contrapposizione a Kinkakuji. In realtà il nome ufficiale del Ginkakuji è Jisho-ji che si rifà al nome buddista di Yoshimasa: Jishoin. 

La culla della cultura giapponese

Di solito quando uno shogun si ritirava sceglieva un luogo dove vivere in solitudine, meditare e attendere la morte.  Per Ashikaga Yoshimasa non fu così. Siamo nel periodo Muromachi e il Giappone tiene importati relazioni con la Cina da qui vengono forti influenze culturali ed estetiche che durante il suo shogunato Yoshimasa interpretò e reinventò in chiave nipponica. Durante il suo ritiro continuò ma si spinse oltre, divenne mecenate di talentuosi artisti con cui si intratteneva e confrontava. E proprio tra le mura della sulla villa si sviluppò la cerimonia del tè, l’ikebana (l’arte di disporre i fiori), il teatro Noh, la pittura Sumi-e e tutta quella che noi consideriamo come estetica zen. Questo fenomeno prende il nome di Cultura Higashiyama, dal luogo in cui si trovava la villa, che andava in direzione contraria alla cultura Kitayama sviluppata dal nonno di Yoshimasa, se quest’ultima rimase prerogativa degli aristocratici dell’epoca la cultura Higashiyama influenzò tutte le classi sociali del Giappone lasciando un segno così profondo che ancora possiamo coglierne i frutti.

Il Ginkakuji oggi

Mentre nei secoli Kyoto bruciava e veniva distrutta da guerre e terremoti il Padiglione d’Argento rimaneva intatto. Oggi il Ginkakuji è un complesso formato di vari edifici immersi nella natura e circondati da un bellissimo giardino. La visita del Ginkakuji segue un percorso obbligato che permette di osservare dall’esterno gli edifici principali e il giardino. I luoghi più importanti sono:

  • Ginkakujigaki. L’accesso al tempio avviene superando un portale e percorrendo una strada dritta lunga 50 metri fiancheggiata da alti alberi e da una staccionata in bambù. Come sempre accade nei templi zen tutto ha uno scopo. Questo percorso divide il mondo esterno da quello sacro del tempio e serve a chi lo percorre a purificare la sua mente dai pensieri legati alla vita di “fuori”.
  • Hojo. La sala principale costruita nel periodo Edo costudisce l’immagine del Buddha e altre immagini sacre.  Lo stile dell’edificio nonostante sia successivo alla morte di Yoshimasa mantiene l’influenza delle sue idee nell’aspetto.
  • Gingaku. Il Padiglione d’argento è il simbolo del tempio, l’edificio è quello originale e la sua architettura imita quella del Kinkakuji, con la sola differenza di avere 2 piani invece di 3. Il piano terra si rifà ai palazzi del periodo Heian e quello superiore ha lo stile cinese di una sala Zen. All’interno si trova una statua della dea Kannon ma non è possibile vederla perché non si può accedere al Gingaku. Considerato tesoro nazionale nel 2008 è terminato una lungo restaurato che lo ha riportato al suo antico e incompleto splendore.
  • Togudo. Costruito nello stesso periodo del Gingaku è l’unico altro edificio originale del tempio e al suo interno è custodita una statua del Buddha Amitabha. Probabilmente se non si è studiosi del buddismo difficilmente si conoscono le differenze tra le varie rappresentazioni del Buddha, vi basti sapere che quello di Kamakura è l’iconografica classica del Amitabha.
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Foto del Honjo

Il Giardino del Ginkakuji

Il giardino del Ginkakuji è una delle più straordinarie espressioni dell’arte del giardino giapponese, incarnando alla perfezione i principi dello Zen e del wabi-sabi. Progettato per essere contemplato e indurre uno stato meditativo, il giardino è suddivisi in due principali aree: il giardino di sabbia secca o Karesansui, e il giardino di muschio.

  • Il Giardino di Sabbia Secca. Appena entrati, verrete accolti dal famoso “Mare di Sabbia d’Argento” (Ginsadan) e dal “Cono di Sabbia” (Kogetsudai). Questi elementi simboleggiano l’oceano e il Monte Fuji, rispettivamente, e sono progettati per essere contemplati come paesaggi astratti. La sabbia accuratamente rastrellata e le forme geometriche precise invitano alla meditazione e alla riflessione, rappresentando l’impermanenza e l’imperfezione, concetti chiave del wabi-sabi e del pensiero Zen. Il Ginsadan, con la sua superficie piatta e ondulata, riflette la luce della luna creando un’atmosfera serena, mentre il Kogetsudai, con la sua forma conica, richiama la maestosità del Monte Fuji, simbolo della bellezza naturale del Giappone.
  • Il Giardino di muschio. Proseguendo, ci si immerge nel verde lussureggiante del giardino di muschio. Seguendo un sentiero che sale lungo il fianco della collina si attraversa un bosco ricoperto di muschio. Il percorso culmina con un punto panoramico da cui ammirare il Ginkakuji e dintorni.
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Il Ginkakuji nonostante sia una meta turistica di Kyoto non è ancora così affollato e preso d’assalto dai turisti da perdere la sua atmosfera zen. Poi se vi capiterà di visitarlo, come è successo a me, in un giorno di leggera pioggia con pochi turisti avrete occasione cogliere l’essenza del Ginkakuji come l’aveva pensata e voluta Ashikaga Yoshimasa.

 

Mappa del Ginkakuji

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Rudy Vianello

Rudy Vianello

Videomaker e fondatore di sonoinviaggio.com. Ha lasciato il lavoro a 41 anni per viaggiare in Giappone in solitaria. Dal 2018 organizza tour di gruppo in Giappone. I suoi video sono stati trasmessi ne Il Mondo Insieme di Licia Colò su Tv2000. Tra i primi italiani a visitare Namie, la città fantasma vicino a Fukushima.

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