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Jigokudani: il parco delle scimmie alle terme

Jigokudani: il parco delle scimmie alle terme

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Tempo di lettura: 6 minuti

La prima volta che ho visto le scimmie che facevano il bagno nell’acqua termale è stato in un documentario di National Geographic. Finito di vederlo mi sono detto “durante il prossimo viaggio in Giappone ci vado!”. Ed è stato così, nel 2015 da Tokyo ho preso il treno per Yudanaka, ho soggiornato a Shibu Onsen e il mattino dopo ero al parco di Jigokudani. Ci sono tornato anche nel 2020 perché la prima volta ero rimasto un po’ deluso…

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Cosa vedere al Parco delle Scimmie

Scimmie “speciali”

Prima di spiegarti il perché voglio indossare i panni di Alberto Angela e raccontarti cosa rende speciale queste scimmie. Continuo a chiamarle genericamente scimmie ma in realtà sono macachi giapponesi, o chiamati anche macaca fuscata. Diffusi in tutto il Giappone, tranne che in Hokkaido, i macachi che vivono nelle foreste nei dintorni del fiume Yokuyu sono “speciali”. Per sopravvivere ai rigidi inverni giapponesi si sono spinti fino alla vicina zona termale di Jigokudani andando ad occupare la vasca all’aperto riservata agli ospiti di una Ryokan. Le scimmie trascorrevano le giornate invernali crogiolandosi nelle calde acqua termali uscendo solo per cercare del cibo. Per ovviare al problema creato alla ryokan è stata costruita una vasca più a monte dove ora si trova il famoso Parco delle scimmie di Jigokudani.

Scimmie alle terme con il trucco…

Arriviamo al motivo della mia delusione. Quando ho visitato il parco per la prima volta era metà settembre, faceva ancora caldo e non era la stagione ideale per vedere le scimmie alle terme. Però controllando la webcam che trasmette le immagini della vasca tutto l’anno vedevo comunque i macachi rilassarsi nella vasca fumante. Fiducioso ero arrivato al parco. Ho pagato 800 yen. Sono entrato e le scimmie erano ovunque, e in lontananza ne vedevo alcune alle terme, a questo punto direte “un sogno che si realizza, dove sta la delusione?” Sta nel fatto che ho scoperto che le scimmie erano nella vasca non per crogiolarsi nella acque termali ma per recuperare e mangiare un “mangime” che i guardiani buttavano in continuazione! Sono si scimmie alle terme, ma con il trucco!

Jigokudani scimmie cosa vedere Giappone

Scimmie alle terme con la neve

Non demordo, qualche anno dopo ci sono ritornato. Questa volta a gennaio, la stagione fredda, come quella vista nel documentario di National Geographic. Il parco ricoperto di neve ha un’atmosfera bellissima e ci sono ancora più scimmie della volta precedente. Mi accorgo che la maggior parte dei macachi è intenta ad afferrare qualcosa nella neve portandosela poi alla bocca. Oh, no ancora il trucco del “mangime”! Sconsolato mi avvicino alla vasca pronto a ricevere l’ennesima delusione e invece no, le scimmie immerse nelle acque termali non sono solo li per mangiare ma per crogiolarsi. Finalmente il mio sogno si realizza! Certo non sono circondati da pace e silenzio ma da un’orda di turisti intenti a fotografarle ma loro incuranti continuano a rilassarsi intontite dal tepore delle terme e questo mi basta…

Jigokudani scimmie cosa vedere Giappone

Quando andare a Jigokudani

Come avrete intuito il parco della scimmie di Jigokudani è diventato un’attrazione turistica, e nonostante sia aperto tutto l’anno il momento giusto per visitarlo è nei mesi invernali. Consiglio di andarci all’orario di apertura così da trovare meno visitatori e riuscire a fotografare meglio le scimmie. Se invece volete visitare il parco nelle altre stagioni, soprattutto nei mesi più caldi, controllate la webcam per vedere se ci sono scimmie prima di andarci, perché quando fa troppo caldo i macachi preferiscono stare all’ombra della foresta anziché alle terme.

Jigokudani scimmie cosa vedere Giappone

Come raggiungere Jigokudani

Per raggiungere l’entrata del parco Jigokudani da Yudanaka o da Shibu Onsen c’è un bus ma se avete del tempo andateci a piedi. Dalla stazione ci vuole almeno un’ora, ma questa passeggiata vi permette di godervi la zona, e scoprire come sono e come si vive nei paesi di montagna in Giappone. Lungo il tragitto vi potete fermare a visitare qualche tempio, santuario e negozio tipico. Una volta raggiunta l’entrata del parco vi aspetta una semplice camminata nella foresta fino a Jigokudani, la valle dell’inferno, dove l’acqua bollente e i vapori sulfurei sgorgano dalle rocce. Dopo una breve, ma ripida, scalinata arriverete alla vera entrata del parco delle scimmie di Jigokudani!

Jigokudani scimmie cosa vedere Giappone

Un ultimo consiglio, per quanto possa essere affascinante vedere, nella stagione invernale, le scimmie alle terme, raggiungere questo luogo remoto tra le Alpi giapponesi da Tokyo solo per questo motivo non ne vale la pena. Diversamente se aggiungete alla visita al parco una notte a Shibu Onsen, come ho fatto io, o al vostro soggiorno a Nagano, vedere le scimmie alle terme potrebbe essere un’esperienza unica, che potete fare solo in Giappone!

Mappa di Shibu Onsen

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Shibu Onsen: una località termale d’altri tempi

Shibu Onsen: una località termale d’altri tempi

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Se il vostro sogno è trascorrere durante un viaggio in Giappone almeno una notte in una località termale giapponese tradizionale Shibu Onsen è sicuramente uno dei i luoghi che più consiglio. Perchè? Shibu Onsen si raggiunge in treno in poco più di 2 ore da Tokyo, è una località termale da più di 1000 anni e si possono vedere le scimmie fare il bagno alle terme.

Circondato da montagne Shibu Onsen è un piccolo paese incastrato in una valle tra la città di Yudanaka Onsen e il Parco delle scimmie di Jiogukudani. Dove si può soggiornare in una delle molte Ryokan, le locande tipiche giapponesi, che si affacciano sulle strette stradine che attraversano il paese, alcune delle quali risalgono a più di 400 anni fa.

Indossando uno yukata e un paio di geta, i tradizionali sandali in legno giapponesi, puoi passeggiare come fecero un tempo samurai, monaci e poeti, tra edifici tradizionali e facendo sosta in uno dei bagni pubblici per immergerti nella acque termali curative che sgorgano dalle profondità delle montagne. A Shibu Onsen puoi fare un’esperienza in un’atmosfera unica.

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14 giorni in Giappone: l'itinerario che consiglio

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Cosa vedere a Shibu Onsen

I 9 bagni della purificazione

Se siete ospiti di una delle ryokan di Shibu Onsen potete fare il “Kyu-no meguri”, il tour delle terme pubbliche. Vi verrà consegnata una chiave che apre le porte dei 9 bagni pubblici sparsi per il paese, ogni bagno pubblico ha acque termali che provengono da fonti diverse per cui con proprietà “curative” differenti. I bagni pubblici si presentano come piccoli edifici, all’esterno è indicato il numero e hanno zone separate per uomini e donne. I bagni sono abbastanza spartani ma si viene qui per vivere l’esperienza del bagno pubblico tradizionale, se si vuole il “lusso” ci sono le terme private delle ryokan! Si dice che se ci si immerge in tutti e 9 i bagni si avrà fortuna, protezione dal male, un buona gravidanza, ma soprattutto giovinezza e longevità. In pratica sono le terme dell’eterna giovinezza! E se si vuole anche un ricordo dell’esperienza si può acquistare l’asciugamano speciale di Shibun Osen dove applicare il timbro di ogni bagno.

Shibu Onsen cosa vedere in Giappone

Nel caso siate solo di passaggio e non soggiorniate a Shibu Onsen potete comunque entrare nel Bagno Oyu che è aperto a tutti o fare un pediluvio in uno degli ashiyu del paese. Gli ashiyu sono delle aree gratuite in cui sedersi ed immergere i piedi nella calda acqua termale e rilassarsi. Se non avete con voi degli asciugamani non preoccupatevi, come spesso accade ci hanno pensato i giapponesi, negli ashiyu di Shibu Onsen ci sono anche degli asciugamani disponibili in modo gratuito per asciugarsi.

Shibu Onsen cosa vedere in Giappone

Kanaguya

Come ho già scritto sono molte le ryokan a Shibu Onsen, ma se non avete problemi di budget allora scegliete di soggiornare a Kanaguya. Questa bellissima ryokan da 29 stanze in stile tradizionale curate in ogni dettaglio, alcune con la vasca termale, ha più 250 anni. Se cercate la privacy potete prenotate uno dei 5 bagni privati, altrimenti all’interno ci sono due bagni comuni, uno per soli uomini e uno per sole donne. Kanaguya dispone anche di 2 rotenburo, i bagni comuni promiscui all’aperto. Con la prenotazione della camera è inclusa la colazione e la cena tradizionale preparata con ingredienti e piatti locali rispettando lo stile della cucina kaiseki.

Kanaguya dal 2003 per il suo valore storico è diventata un bene culturale del Giappone e se vi sembra di averla già vista è perché è stata di ispirazione ad Hayao Miyazaki per la locanda de “La città incantata”.

Shibu Onsen cosa vedere in Giappone

Tamamura Honten

Dopo che vi siete rilassati in un bagno termale perché non bere del buon sakè o una birra artigianale? A Shibu Onsen in un edificio di 150 anni ha sede il Tamamura Honten che da più di 200 anni produce sakè e dal 2004 una birra artigianale con il marchio Shiga Kogen. All’interno del Tamamura Honten si possono degustare sakè e birra oltre che acquistarne, inoltre si può vedere una galleria di opere d’arte di famiglia. Certo non aspettatevi nulla ci strabiliante dalla galleria, ma può essere un buon diversivo visitarla mentre si assaggia il sakè o la birra.

Tamamura Honten Shibu Onsen cosa vedere in Giappone

Matsumoto Seika

Se avete fame e avete voglia di qualcosa di “dolce”, dovete assaggiare la specialità di Shibu Onsen, il panino Onsen Manju. Questo panino fatto con varie farine viene riempito con diverse farciture per poi essere cotto nei vapori delle sorgenti termali. Si può scegliere tra il panino con ripieno di sesamo, miso, castagna e sakè, ma il più venduto è quello con pasta di azuki, i fagioli rossi dolci giapponesi. La farcitura di azuki viene usata in molti dolci tradizionali giapponesi, so che molti a leggere “fagioli” avrà fatto un’ espressione di disgusto…come darvi torto…anche a me ha fatto lo stesso effetto ma poi con il tempo ho imparato ad apprezzare la pasta di azuki. Il gusto sarà un po’ strano ma almeno una volta lo si deve assaggiare e perché non prendere l’occasione di farlo con un prodotto come l’Onsen Manju che si può mangiare solo a Shibu Onsen?

Matsumoto Seika Shibu Onsen cosa vedere in Giappone

La stagione migliore per visitare Shibu Onsen è in inverno quando la valle si ricopre di neve e l’atmosfera del paese è ancora più magica, in questo periodo l’ideale è soggiornare in una ryokan con il bagno termale all’aperto. Rilassarsi nelle terme circondato da un paesaggio innevato è un’esperienza che resterà un ricordo indelebile. Questo però non deve farvi precludere di visitare Shibu Onsen anche nelle altre stagioni perché con la sua atmosfera d’altri tempi saprà ammaliarvi come ha fatto con me. Dopotutto se ci sono tornato più volte un motivo ci sarà…

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Nagano: cosa vedere tra Olimpiadi e Templi

Nagano: cosa vedere tra Olimpiadi e Templi

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Quando racconto che sono stato a Nagano molti mi guardano con uno sguardo interrogativo, ma poi preciso “Nagano, dove hanno fatto le Olimpiadi Invernali” è chi come me ha superato la quarantina ricorda sicuramente le Olimpiadi invernali del 1998 a Nagano. L’Italia vinse 10 medaglie con una straordinaria Deborah Compagnoni e un deludente Alberto Tomba. Sono passati più di 20 anni ma ancora oggi Nagano celebra l’essere stata la sede delle olimpiadi, nella stazione fa bella mostra il logo scelto per quell’edizione dei giochi e in città alcune strutture olimpiche sono ancora visitabili. Nagano era importante, almeno in Giappone, ben prima delle olimpiadi. La città è cresciuta attorno al Tempio Zenkoji dove è custodita la prima statua di Buddha arrivata nel Paese del Sol Levante dall’India.

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14 giorni in Giappone: l'itinerario che consiglio

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Cosa vedere a Nagano

Tempio Zenkoji

Il Zenkoji è uno dei templi buddisti più importanti e visitati del Giappone. È stato fondato nel VII secolo e custodisce la prima statua del Buddha arrivata un secolo prima dall’ India attraverso la Corea. Nessuno la può vedere, nemmeno il capo sacerdote, ma ogni 6 anni in primavera una replica viene mostrata durante una cerimonia chiamata Gokaicho che attira molti fedeli a Nagano. La prossima cerimonia era prevista nel 2021 ma a causa del coronavirus è stata rimandata al 2022.

L’accesso all’area del Zenkoji avviene attraverso il portale Niomon dove vi attendono le due imponenti statue dei Nio, i guardiani che proteggono il Zenkoji dai nemici. Superato il portale inizia una lunga strada costellata di negozi di souvenir, di artigianato locale, e di ristoranti dove provare cibi tradizionali della regione. Al termine della strada sulla destra si trovano le 6 importanti statue dei Jizō Bosatsu, i protettori dei viaggiatori che raggiungevano in pellegrinaggio il tempio.

Tempio Zenkoji cosa vedere a Nagano in Giappone

Qui ci si trova di fronte al portale Sanmon, risalente al 1750 e recentemente ricostruito molto più grande e imponente del precedente. L’interno è visitabile e si possono vedere varie statue sacre e dalle finestre del secondo piano si può ammirare il panorama nei dintorni del portale. Superato ci si trova finalmente di fronte all’edificio principale. Non è così grande come ci si aspetterebbe da un tempio così importante, ma questo non lo rende meno affascinante. All’interno si trovano varie statue e pagando 500 yen si può accedere alla sala più interna e scendere nel passaggio sotterraneo che si percorre al buio mentre a tentoni si cerca la “Chiave del paradiso”. Appesa al muro la chiave dona la possibilità di raggiungere l’illuminazione a chi riesca a toccarla!

Tempio Zenkoji cosa vedere a Nagano in Giappone

Nell’area del tempio si trovano altri edifici come il museo di storia di Zenkoji e il Kyozo. Un edificio al cui interno si trova una struttura ottagonale rotante contenente i sutra buddisti, anche qui, sempre secondo la tradizione, ruotando il deposito dei sutra si ottiene l’illuminazione.

Certo sembra che qui al Zenkoji sia molto facile ricevere l’illuminazione e porre fine al ciclo delle reincarnazioni, anche se dalle mie letture superficiali buddhiste non ricordo fosse proprio così facile…ma forse ricordo male…

La popolarità del Zenkoji nasce anche dal fatto che la sua fondazione avviene prima che il Buddhismo in Giappone si dividesse in varie scuole per cui oggi la gestione è condivisa tra 25 sacerdoti della scuola Tendai e 14 della scuola Jodoshu. Questo ha fatto del tempio un luogo aperto a tutti senza fare distinzioni di religione e nemmeno di genere infatti il Zenkoji ospita un nutrito numero di sacerdotesse, cosa non così comune. Ultimo consiglio, se volete assaporare al meglio la sensazione di pace che dona il tempio alzatevi all’alba e partecipate alla cerimonia del mattino dove potete ricevere la benedizione di un sacerdote o di una sacerdotessa.

Strutture Olimpiche

Per noi italiani le Olimpiadi invernali del 1998 sono lo slalom gigante stravinto dalla Compagnoni, ma tra le strutture olimpiche che si possono visitare a Nagano come potete immaginare non c’è la pista in cui si è svolta la gara. Ma se comunque siete interessati a rivivere quell’edizione delle Olimpiadi visitate M-Wave, l’edificio che ospitava la pista di pattinaggio ha al suo interno un piccolo museo dedicato ai giochi invernali in cui è esposta tra le altre cose la torcia olimpica. Il vostro tour “olimpico”, se volete, può continuare con lo stadio dove si è tenuta la cerimonia di apertura e chiusura, circondato da un parco dove potete ancora ammirare il Calderone Olimpico. Proseguendo poi con il White Ring, dove c’era la pista di pattinaggio e il Big Hat dove si svolgevano le partite di Hockey. Le strutture dal punto di vista architettonico sono interessanti ma ne consiglio la visita solo se siete veramente appassionati delle Olimpiadi, altrimenti lasciate perdere.

M-Wave cosa vedere a Nagano in Giappone
M-Wave foto di Maclourin - Own work, CC BY-SA 3.0, Link
White Ring cosa vedere a Nagano in Giappone
White Ring

Nagano non ha molto altro da offrire, ma non per questo non va visitata, anzi il suo importante ruolo nella diffusione del buddhismo in Giappone ne fa una meta che consiglio assolutamente, soprattutto se, come me, state viaggiando in treno verso Yudanaka Onsen e Shibu Onsen Infatti alla stazione di Nagano dovete comunque scendere per cambiare treno per cui perché non dedicare qualche ora per visitare almeno il Tempio Zenkoji. Non ve ne pentirete, fidatevi…

Mappa di Nagano

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Yasukuni: il santuario più controverso di Tokyo

Yasukuni: il santuario più controverso di Tokyo

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Ogni anno 5 milioni di Giapponesi visitano il Santuario Yasukuni a Tokyo. Già un numero così alto di visitatori fa capire l’importanza di questo santuario ma stranamente se chiedete ai turisti stranieri che visitano la capitale e che affollano Asakusa e il Meiji Jingu se lo conoscono, la risposta è: no. Mi sono chiesto il motivo di questa poca notorietà, dopotutto i giapponesi hanno la capacità di rendere turistiche le cose più assurde. Forse la motivazione va ricercata nella sua storia così controversa.

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Una storia controversa

Il santuario Yasukuni è stato fondato dall’imperatore Meiji nel 1869 per commemorare le anime di chi era morto durante la “Rivoluzione giapponese” che riportò il potere politico nelle mani dell’imperatore dopo secoli di dominio dello Shogunato Tokugawa. Alla commemorazione si aggiunsero successivamente tutte le anime di chi era morto nelle guerre che coinvolsero il Giappone fino al 1954, anno in cui si concluse la prima guerra d’indocina.

2.466.532 sono i nomi delle anime presenti nei documenti del santuario. Uomini, donne, bambini, animali di compagnia e criminali di guerra. Si, avete letto bene, al santuario Yasukuni si celebrano criminali di guerra, e di questi 14 hanno creato le proteste più feroci perché considerati di classe A. Ma facciamo un passo indietro, alla fine della seconda guerra mondiale i leader militari e politici del Giappone sconfitto furono processati e condannati durante il Processo di Tokyo per crimini di classe A cioè crimini contro la pace, di classe B crimini di guerra, e classe C per crimini contro l’umanità. I condannati dal tribunale furono esclusi dalla sepoltura a Yasukuni fino a quando, con la fine dell’occupazione degli alleati, il ministero della salute giapponese iniziò a inviare al santuario le informazione dei criminali di classe B e C per essere inseriti nel “libro delle anime”, spesso anche a insaputa dei familiari dei defunti. I primi tentativi per inserire anche i 14 criminali di classe A, che includevano primi ministri e generali, iniziarono nel 1966 con l’invio della richiesta da parte del ministero, ma bisogna aspettare il 1978 quando con una cerimonia segreta i 14 sono stati sepolti a Yasukuni. Un anno dopo la notizia diventa di dominio pubblico e da quel momento l’imperatore Hiroito e il suo successore non hanno più visitato il santuario. Al contrario di politici e primi ministri, che negli anni hanno continuato a partecipare alle cerimonie rendendo omaggio ai caduti e scatenando ogni volta proteste da parte dei governi di Cina e Corea, che a distanza di anni non hanno ancora ricevuto le scuse ufficiali da parte del Giappone per i crimini e le vittime causate dalle sue mire espansionistiche. Come se tutto questo non bastasse, su richiesta del capo sacerdote del santuario, nel 1980 Papa Giovanni Paolo II tenne in Vaticano una messa per le anime commemorate a Yasukuni, comprese quelle dei 1618 criminali di guerra. Un giorno sarà messa la parola fine a questa controversa storia? Ho qualche dubbio…

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Cosa vedere al Santuario Yasukuni

Lasciando da parte storia, polemiche e controversie è indubbio che il Santuario Yasukuni è uno dei più importanti del Giappone e di Tokyo. Lo si capisce appena arrivati. Per accedere all’area del santuario bisogna superare un gigantesco torii in acciaio, alto 25 metri e largo 34, che alla sua costruzione, nel 1921, era il più grande del Giappone. Proseguendo si supera un secondo torii, il più grande in bronzo di tutto il Paese del Sol Levante. Ci si trova poi difronte a un portale in legno con due grandi crisantemi in bronzo che rappresentano il sigillo imperiale. Ma bisogna superare un terzo torii prima di trovarsi finalmente difronte al Haiden, la principale sala della preghiera e limite invalicabile per chi viene in visita al santuario. Come succede in tutti i santuari shintoisti l’Hoden, l’edificio principale e dimora delle divinità, che in questo caso sono i caduti in guerra divinizzati, è accessibile quasi solo esclusivamente ai sacerdoti.

Santuario Yasukuni Cosa vedere a Tokyo

All’interno dell’area del santuario ci sono diversi monumenti e anche qui non ne mancano alcuni controversi, come quello che onora il giudice indiano Radha Binod Pal. Descritto qui come uno dei pochi a dichiarare innocenti tutti gli imputati del Processo di Tokyo, in realtà era sicuro delle atrocità commesse ma riteneva che il tribunale fosse “unilaterale per cui ingiusto”. Famosa è anche la statua del pilota kamikaze, e qui mi ha colpito molto la devozione con cui viene pregata e la quantità di offerte lasciate ai suoi piedi, da questo si capisce come molti giapponesi rispettino ancora oggi la figura dei piloti suicidi. Infatti i Kamikaze erano molto legati al santuario ed erano soliti dire prima di partire per una missione, che si sarebbero incontrati di nuovo a Yasukuni dopo la morte. Curiose sono le tre statue in onore dei cavalli, dei piccioni viaggiatori e dei cani uccisi in guerra a cui vengono lasciate di solito in dono bottiglie d’acqua.

Statua Kamikaze Santuario Yasukuni Cosa vedere a Tokyo

Museo Yushukan

Fa parte del santuario anche lo Yushukan, un museo commemorativo delle guerre giapponesi che espone armi e cimeli tra cui il temibile aereo da caccia Zero e una locomotiva a vapore modello C56 che percorreva la linea che collegava la Thailandia alla Birmania. Quello che non troverete scritto nella didascalia è che stata costruita dai giapponesi tra il 1940 e il 1944 utilizzando prigionieri di guerra e lavoratori del sud-est asiatico, tutti costretti a lavorare in condizioni disumane. Inoltre tra i Cannoni, carri armati e aerei è esposto il poco conosciuto siluro Kaiten, progettato per essere guidato dall’interno da un uomo che si lanciava in un attacco suicida contro le navi nemiche. Sono poi esposti oggetti appartenuti ad alcuni soldati, lettere dei piloti Kamikaze, le foto e i ritratti dei caduti commemorati nel santuario. Certo il museo sembra più una celebrazione dello spirito guerriero giapponese che una testimonianza degli orrori della guerra, non a caso anche lo Yushukan è al centro di molte polemiche. Il museo viene accusato di un certo revisionismo storico nelle didascalie e di minimizzare, se non omettere, i crimini e gli orrori commessi dal Giappone durante i suoi tentativi di colonizzare l’Asia. Ma anche in questo caso, lasciando da parte le controversie, la visita al museo è interessante perché dà la possibilità di vedere alcuni cimeli di guerra, come lo ZERO, di cui abbiamo letto solo nei libri di storia. Ingresso: Adulti 1000 yen – Bambini 300 yen Orari: 9.00 – 16.30 (ultimo ingresso ore 16)

Museo Yushukan Santuario Yasukuni Cosa vedere a Tokyo

Quando andare al Santuario Yasukuni

Se il santuario è interessante da visitare tutto l’anno, ci sono tre momenti assolutamente da non mancare.:

  • Nei primi giorni di gennaio quando i giapponesi affollano Yasukuni per le preghiere di capodanno, ed è in questo periodo che vengono aperte le botti di sakè donate al santuario che potete assaggiare facendo un’offerta. E Non mancano le bancarelle dove provare del buon street food tipico. A gennaio l’atmosfera è contrastante, se da un lato si commemorano i caduti dall’altra si festeggia mangiando.
  • Dal 13 al 16 luglio quando si tiene il festival Mitama, che corrisponde al periodo dell’Obon quando si celebrano gli spiriti dei morti. Nel giardino del santuario vengono appese 30.000 lanterne che di sera sono uno spettacolo incredibile.
  • Durante l’Hanami. Lo sbocciare dei ciliegi del Santuario Yasukuni sono il riferimento dell’ Agenzia Meteorologica giapponese per annunciare l’inizio dell’Hanami in Giappone. Yasukuni è uno dei luoghi di Tokyo più amati dai giapponesi per ammirare la fioritura, allora perché non unirsi ai festeggiamenti?
Festival Mitama Santuario Yasukuni Cosa vedere a Tokyo
By やきいも

Forse alla fine della lettura sarete un po’ perplessi se visitare o meno il Santuario Yasukuni. Però la sua storia, le polemiche, il revisionismo non vi devono fermare. Il Santuario nell’aspetto non è diverso da molti altri ma quello che lo rende speciale è l’atmosfera. In questo “angolo” di Tokyo la frenesia della metropoli lascia spazio alla vera devozione. Non dimenticherò mai quel momento durante la mia visita in cui un uomo suonava al tramonto l’ocarina in onore di un kamikaze, anche questo è il Giappone che non ti aspetti…

Mappa del Santuario Yasukuni

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Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo

Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo

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27 anni è l’età media di un edificio giapponese. 30 sono gli anni stabiliti per legge come limite di vita di una costruzione. E se in Italia spesso un edificio vecchio è considerato storico, in Giappone è solamente vecchio. Aggiungiamoci terremoti e incendi che nei secoli hanno distrutto vaste aree urbane, si comprende come il Giappone rischia di non avere testimonianze di come è cambiata nei secoli l’architettura degli edifici, soprattutto in una metropoli in continuo mutamento come Tokyo.

A porre rimedio a tutto questo ci pensa il Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo, dove sono stati trasferiti e ricostruiti importanti edifici storici di Tokyo e non solo. Gli edifici sono 30 e la maggior parte risale al periodo Meiji (1868-1912) e alcuni del periodo Edo.

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Cosa vedere al Museo Edo Tokyo

Quello che rende speciale il museo dal mio punto di vista è la possibilità di entrare negli edifici e vedere come si viveva nel periodo Edo e Meiji. Interessanti sono gli edifici del periodo Meiji, che testimoniano il periodo in cui il Giappone iniziò ad aprirsi all’occidente e decise di modernizzarsi copiandone stili e modi di vivere. Infatti si passa da edifici all’apparenza tradizionali con interni occidentali a viceversa, edifici dal design europeo ma con stanze in stile giapponese.

14 giorni in Giappone: l'itinerario che consiglio

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Case in movimento

Tra tutti gli edifici del museo mi ha colpito la storia della residenza Hachirouemon Mitsui appartenuta a una delle famiglie più potenti del Giappone. Dopo che la precedente abitazione era stata distrutta dai bombardamenti, nel 1952 il capofamiglia Mitsui decise che la sua nuova residenza sarebbe stata costruita a Tokyo nel prestigioso quartiere di Nishi-Azabu.

La particolarità della residenza è che per la costruzione sono stati utilizzati anche materiali e oggetti provenienti da altri edifici legati ai Matsui. La stanza degli ospiti e la sala da pranzo provengono da una residenza di Kyoto del 1897. Una delle stanze con i tatami invece proviene da una villa di famiglia che si trovava a Oiso. E il lampadario al secondo piano prima illuminava gli interni della Banca Mitsui.

È strano pensare che per costruire un edificio nuovo si utilizzano materiali di case storiche che si trovano a centinaia di chilometri di distanza, ma in Giappone non è una cosa inusuale, ad esempio l’importante santuario di Ise ogni 20 anni viene smontato e ricostruito con nuovi materiali e i vecchi vengono donati per la costruzione di altri santuari. Dopotutto molti degli edifici del museo hanno una storia analoga, nessuno prima del 1993, anno di apertura, si trovava qui. La residenza Hachirouemon Mitsui è “arrivata” nel 1996 quando viene donata dalla famiglia Mitsui al governo di Tokyo che la sposta nell’area museo.

Hachirouemon Mitsui Museo all’aperto dell’architettura di Edo-Tokyo

Fare shopping nell’antica Tokyo

Quello che non manca nella moderna Tokyo sono quartieri dedicati allo shopping, ma era la stessa cosa in passato? La risposta è si. Ovviamente non così estesa come ora ma con la stessa idea di via commerciale costellata di negozi come dimostra un’ampia zona del museo, dove sono stati collocati diversi edifici che un tempo erano attività commerciali.

Oltre all’esterno gli edifici sono stati restaurati all’interno utilizzando anche le riproduzioni degli oggetti e degli strumenti del periodo. Per cui tra gli altri ritroviamo il fioraio, la drogheria, la cartoleria, il bar, il negozio di ombrelli di carta, quello di saké, di salse di soia e non manca la Koban, la sottostazione di polizia di quartiere.

Se poi vi siete sempre chiesti come è un vero Sento, il bagno pubblico giapponese, è stato portato qui il Kadakara-yu, un lussuoso Sento che esternamente assomiglia a un tempio. Non è il primo bagno pubblico che visito ma di sicuro è il più grande e poi è l’unica occasione in cui sono potuto entrare in un Sento vestito…per cui se siete tra quelli che non vogliono mostrarsi nudi ad altre persone ma volete vedere cosa c’è all’interno di un Sento solo per questo merita una visita al Museo.

Museo all’aperto dell’architettura di Edo-Tokyo

Hayao Myazaki e la città incantata

Se siete appassionati delle opere dello Studio Ghibli il museo per voi è una tappa obbligatoria. Il Maestro Myazaki ha disegnato “Edomaru” la mascotte del museo e durante la lavorazione de “La Città Incantata” ha visitato più volte il museo per prende ispirazione dagli edifici per progettare quelli visti nel film. Sono 5 gli edifici del museo che potete ritrovare ne “La Città Incantata”:

  • Il Bar Kakiya è il bar dove i genitori di Chihiro vengono trasformati in maiali.
  • Gli interni del Kodakara-yu sono stati d’ispirazione per il design del bagno pubblico del film.
  • L’interno della cartoleria Takei Sanshoodo è uguale a dove lavora Kamaji nel bagno pubblico del “La Città Incantata”.
  • La residenza di Korekiyo Takahashi, un importante politico del periodo Meiji, ha ispirato l’ambientazione delle scene in cui Haku è ferito.
  • Il vagone del Tram che un tempo collegava le stazioni Shibuya, Shinbashi e Kanda custodito nell’area del museo nel film è diventato il treno che Chihiro prende per raggiungere Zeniba.

 

Hayao Myazaki, Studio Ghibli al Museo all’aperto dell’architettura di Edo-Tokyo

Il Museo architettonico all’aperto di Edo-Tokyo si raggiunge in 45 minuti di treno dalla stazione di Shinjuku (Chuo Line della JR scendere a Musashi-Koganei Station) e sono pochi i turisti occidentali che lo visitano nonostante siano molti i motivi per farlo. Non è un museo solo per appassionati di architettura, io non lo sono, ma è per tutti. Per chi vuole conoscere come era la Tokyo che “non c’è più”, per chi vuole fuggire dal caos dei quartieri più affollati e visitare un luogo tranquillo e rilassante visto che il museo è all’interno di un parco. È anche un luogo adatto ai bambini, che possono liberamente esplorare degli edifici “fantastici” e curiosare ovunque. Ma la cosa più importante è che in un unico luogo potete visitare edifici di stili ed epoche che altrimenti per vedere sareste costretti a viaggiare attraverso il Giappone come faccio io…ma so che non sempre è possibile…e un’ultima cosa, se ci veniva spesso anche il Maestro Miyazaki vuol dire che forse non è solo un museo ma qualcosa di più…incantato.

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i 7 Santuari della fortuna a Tokyo

i 7 Santuari della fortuna a Tokyo

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Tempo di lettura: 12 minuti

È il mattino del primo di gennaio a Tokyo. Seduto in un vagone della metro, sono uno dei pochi passeggeri e dal finestrino guardo la capitale del Giappone e vedo strade quasi deserte e negozi chiusi. A capodanno Tokyo si ferma, è un giorno di vacanza per quasi tutti i giapponesi e molti si recano ai templi per i riti di buon auspicio per il nuovo anno. Ai templi e santuari più famosi si formano lunghe code non solo di giapponesi ma anche di turisti, per cui ho deciso di andare a Nihonbashi e fare qualcosa di ancora più tradizionale: il pellegrinaggio dei 7 santuari delle Divinità della Fortuna.

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14 giorni in Giappone: l'itinerario che consiglio

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Il pellegrinaggio dei 7 santuari delle divinità della fortuna

Le 7 divinità della fortuna

Le shichifukujin, o 7 divinità della fortuna, hanno origine antica ma solo una, Ebisu, è di origine giapponese. Alcune sono derivazioni di divinità induiste come: Benzaiten, Bishamonten, Daikokuten; le altre, Fukurokuju, Hotei, Jurojin si pensa siano di origine cinese. Sono sempre stati Dei venerati da diverse classi sociali che rivolgevano loro preghiere per avere beneficio e successo nelle proprie professioni ma è dal 1400 che vengono sempre rappresentate in gruppo e ancora oggi sono tra le più venerate in Giappone per avere in cambio fortuna.

shichifukujin le 7 divinità della forutuna a Tokyo

Nihonbashi

Sono molti i santuari dedicati alle 7 divinità in Giappone e a Tokyo si possono scegliere diversi pellegrinaggi da fare, la mia scelta è caduta su quello del quartiere di Nihonbashi dove il pellegrinaggio è molto sentito dagli abitanti per via dell’anima commerciale del quartiere. Dopotutto fin dal periodo Edo, Nihonbashi é stata una zona mercantile, oltre a essere il punto di arrivo della Nakasendo, l’antica via postale che collegava Edo a Kyoto. Secoli dopo sempre a Nihonbashi apre il primo grande magazzino della catena Mitsukoshi e il mercato ittico predecessore di quello di Tsukiji. E ancora oggi Nihonbashi è il centro finanziario di Tokyo. Si sa che negli affari ci vuole anche fortuna ed è un bene avere delle divinità portafortuna al proprio fianco per cui ogni capodanno negozianti, manager e commercianti con la propria famiglia vanno in visita ai 7 santuari, pregano e acquistano amuleti, tanti amuleti…

Nihonbashi cosa vedere a Tokyo
By Kakidai - Own work, CC BY-SA 4.0, Link

Koami Jinja

Per iniziare il pellegrinaggio dei 7 santuari scendo alla stazione di Nihonbashi e a piedi in un quartiere completamente deserto raggiungo il primo santuario: Koami Jinja. Mentre mi avvicino incrocio una lunghissima fila di persone in attesa di entrare a pregare in questo piccolo santuario incastrato tra due edifici. Il Koami jinja fondato nel 1466 è la dimora della divinità della ricchezza Zeni-arai-no-i, secondo la tradizione purificando delle monete nel pozzo del santuario e custodendole nel portafoglio come amuleti dovrebbero portare fortuna nel guadagnare denaro. Dalla mia visita non sono diventato ricco ma è anche vero che non ho fatto la fila perché il mio interesse era per l’altra divinità venerata al santuario: Fukurukuju. Rappresentato come un vecchio dalla testa pelata a forma di cetriolo è una delle 7 divinità della fortuna, il suo nome è formato dai kanji che significano felicità-richezza-longevità. Come già detto non sono diventato ricco, per cui la combo Zeni-arai-no-i + Fukurukuju non mi ha portato fortuna in quel senso, felicità? Come direbbe Tonino Carotone: a momenti. Longevità? È ancora presto per dirlo ma speriamo…

Koami Jinja Nihonbashi cosa vedere a Tokyo

Chanoki Jinja

Seconda tappa è Chanoki Jinja, conosciuto anche come il santuario dell’Albero da Tè perché un tempo era circondato da prati verdi e “alberi da tè”. Arrivando mi accorgo che prati e alberi hanno lasciato spazio però ad asfalto e cemento. Come si intuisce dalle due statue di volpe ai lati dell’entrata questo piccolo santuario è dedicato a Inari, la divinità shintoista del riso e dell’abbondanza. Ma dal 1985 è venerato anche Hotei una delle 7 divinità della fortuna. Conosciuto, erroneamente, in occidente come il Buddha che ride, Hotei è rappresentato come un monaco grassoccio sempre sorridente che ama essere circondato dalle persone e in particolare dai bambini, e secondo la tradizione porta felicità e abbondanza.

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Suitengu Jinja

Il terzo santuario che visito è il Suitengu Jinja, è il più grande e importante del pellegrinaggio perché qui si viene a pregare per riuscire a concepire dei figli e avere un parto sicuro. Il santuario si trova in una posizione sopraelevata rispetto alla strada perché è costruito sopra a un sistema antisismico per proteggere le mamme e i bambini in visita. Inoltre nel 2018 in occasione del 200° anniversario dalla fondazione del santuario l’edificio principale è stato ricostruito per questo tutto appare fin troppo perfetto e moderno. Al mio arrivo c’è molta gente in coda, soprattutto giovani coppie, donne incinte e genitori con bambini nati da poco, tutti in attesa di poter pregare Suiten, il dio dell’acqua, ma anche Benzaiten l’unica delle 7 divinità dalle sembianze femminili i cui benefici sono portare saggezza, eloquenza e conoscenza a chi la prega. In molti vengono qui anche per fotografare nel cortile del santuario la statua di un cane con il suo cucciolo ma a colpirmi è stata un’altra statua, quella di un Kappa femmina che allatta il suo piccolo. Il Kappa è una creatura del folklore giapponese che ho visto rappresentata in molti modi durante i miei viaggi in Giappone ma solo qui al Suitengu ho avuto l’occasione di vedere una statua di un Kappa così particolare che rappresenta la maternità. La visita al santuario e l’incontro con Benzaiten mi ha portato un po’più di saggezza? Forse sí o forse sto solo invecchiando e si sa che con gli anni teoricamente si diventa più saggi…

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Matsushima Jinja

Faccio un po’ fatica a trovare il quarto santuario perché non potevo immaginare che “quello” era il Matsushima Jinja. Di santuari circondati da condomini ne ho visti molti a Tokyo ma mai mi era capitato di vederne uno dentro un condominio. In pratica hanno costruito un edificio di molti piani attorno al santuario e se non fosse per il torii rosso all’esterno lo si potrebbe scambiare per la reception del palazzo. E pensare che il Matsushima Jinja ha più di 700 anni di storia e che a quel tempo al posto del condominio c’era un’isola ricoperta di pini circondata dal mare, e da qui il nome Matsu, pino e shima, isola. Al Matsushima Jinja si venerano ben 14 divinità, dopotutto è un condominio e tra i condomini c’è anche Daikoku, la divinità della fortuna protettrice dell’agricoltura e ovviamente della casa (e dei condomini?) che porta abbondanza e ricchezza.

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Suehiro Jinja

I successivo santuario è il Suehiro Jinja, anche questo è piccolo e incastrato tra due edifici. La cosa che lo rende interessante è la sua storia. Attorno al 1600, prima di Nihonbashi, qui si trovava Yoshiwara il quartiere a luci rosse di Edo e il santuario era dedicato a Inari che veniva venerata come il guardiano del quartiere. Quando nel 1675 durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio principale fu trovato un suehiro, un ventaglio che si regala agli sposi durante un matrimonio e che secondo la tradizione porta fortuna il santuario ne prese il nome e divenne anche la dimora di Bishamonten una delle divinità della fortuna ma anche dio della guerra e dei guerrieri. Bishamonten viene rappresentato in armatura, in una mano ha una lunga lancia e nell’altra una pagoda in cui è contenuto il suo potere divino che dona a chi lo prega. Oggi ci sono molte persone in attesa per la preghiera che hanno attratto la mia attenzione ma sono sicuro che in un altro giorno dell’anno non mi sarei nemmeno accorto della sua presenza perché a Tokyo di santuari così ce ne sono molti. Mi chiedo se, come per il Suehiro Jinja, per ogni piccolo e anonimo santuario che ho incrociato ci sia sempre una leggenda o storia affascinante legata all’origine. Probabilmente la risposta è: si.

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Kasamainari jinja

Il santuario Kasamainari jinja è il sesto del mio pellegrinaggio e almeno questo non è stritolato tra gli edifici ma è circondato da un piccolo, ma curato, giardino. Da come si può intuire dal nome e dalle statue di volpi il santuario è dedicato a Inari, la dea dell’abbondanza, ma come negli altri casi il santuario è devoto anche a una delle divinità della fortuna: Jurojin. Un vecchietto alto 90 centimetri dalla lunga barba bianca che incarna il dio della longevità. L’importanza del santuario deriva dall’essere la filiale a Tokyo del Kasamainari di Ibaraki, uno dei tre santuari dedicati a Inari più importanti del Giappone. Se il Kasamainari di Ibaraki viene visitato da 3 milioni di persone all’anno questa filiale a Nihonbashi credo non abbia lo stesso seguito, dopotutto anche a capodanno in attesa c’erano solo poche persone.

Kasamainari jinja ihonbashi cosa vedere a Tokyo

Suginomori Jinja

Termino il pellegrinaggio con il Suginomori Jinja. Fondato più di 1000 anni fa è uno dei più antichi di Tokyo. Distrutto e ricostruito più volte l’attuale risale al 1931, la particolarità del santuario è il colore bianco degli edifici, una cosa che raramente ho visto. A Suginomori viene venerato Ebisu che tra le 7 divinità della fortuna è il protettore dei pescatori e dei mercanti. Sapendo che per Nihonbashi il commercio è sempre stato importante mi sarei aspettato un santuario più grande nonostante le sue dimensioni siano di molto superiori a quelle di altri santuari che ho visitato durante il mio pellegrinaggio. Come spesso accade nella tradizione shintoista la devozione e importanza di un santuario non è rappresentata dalla sua dimensione, o non solo da questa, ma dai Matsuri, i festival religiosi. Ogni 3 anni a maggio si svolge il Reitaisai dove tutto il quartiere partecipa alla processione che parte dal Suginomori e porta per le strade del quartiere un pesante mikoshi, una sorta di portantina con un santuario portatile che custodisce temporanemente la divinità. Anche oggi sono molte le persone in attesa per pregare e sicuramente alcuni sono i proprietari dei negozi che ho visto chiusi camminando per Nihonbashi che sono venuti a chiede a Ebisu prosperità per la propria attività, e visti i tempi ce n’è sempre bisogno!

Suginomori Jinja Nihonbashi cosa vedere a Tokyo

Mi lascio alle spalle Suginomori e mi dirigo alla vicina stazione di Shin-Nihonbashi con la certezza di aver partecipato a qualcosa di molto sentito dai giapponesi, che forse non avrò compreso fino in fondo ma che mi ha aiutato ad avvicinarmi al loro modo di vivere la tradizione e la spiritualità. Il pellegrinaggio dei 7 santuari delle divinità delle fortuna non lo consiglio per la bellezza dei santuari, che da come avete capito spesso non sono nulla di così particolare, ma per la possibilità unica di partecipare a un rito più intimo e sentito che il semplice “andare al tempio a capodanno” come fanno molti turisti.

Mappa dei 7 santuari

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