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Birra giapponese, perché non si vive di solo sakè!

Birra giapponese, perché non si vive di solo sakè!

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Tempo di lettura: 9 minuti

Negli ultimi decenni con l’introduzione della gastronomia occidentale i giapponesi hanno cominciato a conoscere e apprezzare il vino. Tokyo è stata da qualche anno eletta la città più “gourmet” del mondo, superando per numero di ristoranti stellati persino la più blasonata Parigi.

I produttori di sakè, che come tutti sanno è la bevanda alcolica che rappresenta storicamente il paese del sol levante, sono corsi ai ripari pubblicizzando e dando grande importanza al loro prodotto anche all’estero. Ormai infatti anche in grandi città straniere possiamo trovare dei “sakè bar” che propongono degustazioni del famoso vino di riso, per non parlare delle izakaya, le “osterie” giapponesi conosciute ormai da anni dagli amanti delle bevute. La “guerra” vino-sakè è ormai cominciata……

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Ma per quanto possa sembrare strano alla maggior parte di noi “gaijin” (stranieri)  non è il sakè, ne tantomeno il vino, la bevanda alcolica più diffusa in Giappone, bensì la birra. E contrariamente a quello che tanti puristi possano pensare nel paese del sol levante si producono in parecchi casi birre di ottima qualità!

Lo stile di birra più diffuso è senza dubbio la Pilsner (Lager soprattutto), leggera e poco amara che i nipponici bevono ghiacciata per percepire ancora meno l’amarezza.

È praticamente sempre accompagnata da qualcosa da sgranocchiare come i famosi Edamame (fagioli di soia salati) o il Surume (calamaro essiccato). Inoltre in Giappone la birra è largamente commercializzata e la potrete comperare un po’ dappertutto a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma attenzione! La guida in stato di ebrezza è punita molto severamente.

Un po’ di storia (che non fa mai male)

Da quello che ci è dato sapere, la birra appare in Giappone per la prima volta nel 1853, prodotta da un dottore in medicina, tale Komin Kawamoto, che segue il procedimento trovato su un libro olandese.

Pochi anni dopo, nel 1870, l’americano William Copeland fonda il birrificio “Spring Valley” nel quartiere di Yamate, a Yokohama. Nello stesso periodo gli olandesi cominciano a importare birra in Giappone soprattutto per i commercianti stranieri e i pescatori.

Nel 1876, a Sapporo, viene aperto il birrificio Kaitakushi, il primo a gestione governativa.

Nel periodo compreso tra il 1880 e il 1910, la quantità di birra prodotta comincia ad essere maggiore della quantità importata ed entra in vigore la legge sulla tassa della birra, per prevenire l’eccessiva competizione domestica e promuovere le esportazioni.

Grazie alla diffusione della bevanda in Asia e al rafforzamento del proibizionismo negli stati uniti che favorisce un incremento delle produzioni in Giappone, negli anni ’20, il commercio della birra vive un periodo molto positivo.

 Nel 1953, passato il periodo delle grandi guerre, che segna il momento più critico per la produzione in Giappone, viene istituita la Brewers Association of Japan, che favorisce la crescita della domanda di birra al punto che negli anni ’60 supera il sakè come bevanda alcolica più consumata. Negli anni seguenti con l’apertura di vari nuovi birrifici in tutto il paese l’ammontare della birra prodotta raddoppia.

I Brand famosi di birra giapponese

Attualmente sono 5 le grandi aziende che detengono il 96% delle quote totali:

ASAHI

Fondata a Osaka nel 1889 prima produttrice della birra in lattina. È attualmente al primo posto nella gerarchia dei produttori e offre una vasta gamma di prodotti tra cui spicca la famosissima Super Dry. Famosa per la sua strategia pubblicitaria aggressiva che utilizza in molti casi volti noti dello spettacolo dello sport. Da qualche anno, per reclamizzare la nuova “Super Dry Extra Cold” è stato aperto nel ricco quartiere di Ginza, a Tokyo, l’esclusivo Extra Cold Bar.

KIRIN

Si sviluppa all’interno del primo birrificio Spring Valley e rimane in mano straniera finché non viene acquisita da Mitsubishi nel 1970. È la marca più conosciuta a livello internazionale, che fronteggia la rivale Asahi per il primo posto. il prodotto principale dell’azienda è Kirin Ichiban Shibori, a cui è legata l’immagine di un famoso attore. La sua campagna pubblicitaria si focalizza in un contesto ambientale dove la birra ha un profondo contatto con la natura. Non a caso sulle lattine e bottiglie utilizzate vengono spesso rappresentati i “simboli” delle stagioni, come i sakura per la primavera o le foglie di acero per l’autunno.

SAPPORO

Il più antico birrificio in Giappone, Sapporo fu fondato nel 1876 in Hokkaido. Attualmente mantiene il terzo posto nella graduatoria dei produttori, ed è proprietario di Yebisu Beer Company, il più antico birrificio di Tokyo. Sapporo e Yebisu hanno però differenti strategie di marketing: sebbene entrambe si avvalgono di attori rinomati, la prima punta a ritrarre i testimonial in una situazione quotidiana, evidenziando la serietà e la maturità dei suoi consumatori, mentre la seconda evidenzia la componente naturalistica.

SUNTORY

È la più piccola delle “ 5 grandi”, ed è più rinomata per i whiskey che per la birra: la produzione di quest’ultima è iniziata solo nel 1963 e oggi ci sono solo due brand, Malt’s e The Premium Malt’s. È un’azienda non quotata in borsa, gestita dalla sua famiglia fondatrice. Negli spot pubblicitari vengono evidenziati gli ingredienti e il processo produttivo, il profumo e la naturalezza del prodotto. Una piccola azienda come questa sfrutta efficacemente il vantaggio della qualità, ottenendo un buon successo di vendite.

ORION

Nel 1957 nasce come Okinawa Beer, che due anni dopo cambia il nome in Orion Beer. È la ale numero 1 a Okinawa dove a causa delle tante basi statunitensi è propensa alla produzione di una birra di tipo americano.

Nel 1994 la legge ha ridotto la quantità minima di produzione di birra, per ottenere la licenza, da 2 milioni a 60.000 litri permettendo cosi la nascita di numerosi piccoli birrifici regionali. Grazie alla nuova tendenza delle birre di varie tipologie, dai diversi luppoli utilizzati e dalle varie fermentazioni applicate praticamente in ogni prefettura del Giappone potrete trovare micro produttori veramente interessanti come quello dell’isola di Miyajima.

La birra che non è birra……

 Esistono secondo la legge giapponese 3 tipologie della bevanda, per “birra” si intende infatti solo il prodotto che supera il 67% di malto negli ingredienti fermentativi. Con il termine “Happoshu” si intende invece una bevanda alcolica con una percentuale di malto che va da 25 a 50% con aggiunta di alcuni ingredienti quali riso, soia, mais e amido. È una bevanda creata per i meno abbienti visto il prezzo inferiore e quasi sempre consumata in casa.

In fine troviamo “happosei” la “non birra“, ovvero una bevanda frizzante senza malto all’aroma di birra con un tasso alcolico di 5-6%; gli ingredienti utilizzati sono solitamente proteine di piselli, soia e peptidi della soia. Lo scopo di questo nuovo prodotto è evitare le alte tasse sul malto e favorire una giovane generazione di consumatori cresciuta a soft drinks che non apprezza il sapore amaro della birra; vi era quindi la necessità di un’alternativa leggera e rinfrescante.

Se siete interessati alla birra prodotta in Giappone, sappiate che a Tokyo, nel quartiere di Ebisu si trova il Yebisu Beer Museum, mentre a Asakusa l’edificio della Asahi (non visitabile all’interno). A Yokohama c’è il Kirin Beer Village & Factory com possibile visita guidata e degustazione (su prenotazione). Per chi si trova a Sapporo invece, immancabile un giro al Sapporo Beer Garten & Beer Museum.

Non ci resta che cominciare a bere! (con moderazione mi raccomando) KAMPAI!!!!!

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Tempura: la frittura tradizionale giapponese

Tempura: la frittura tradizionale giapponese

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Tempo di lettura: 6 minuti

Quando si parla di fritture spesso in molti storcono il naso….di questi tempi in cui tutto il cibo è « fitness » e salutare, in cui il colesterolo minaccia la salute di molti, la cucina fritta è stata un po’ “demonizzata”. Ma diciamo la verità, chi può resistere ad un ingrediente, vegetale o animale che sia, caldo croccante e saporito? Magari da intingere in una buona salsa per dargli quel tocco speciale in più? La cucina giapponese, già di per sé poco grassa, presenta una tecnica di frittura che permette di ottenere ingredienti leggeri oltre che croccanti e gustosi, la tempura.

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L’origine della Tempura

Per tradizione il nome “Tempura” si fa risalire all’incontro, nel XVI secolo, dei giapponesi con i missionari cristiani, che all’inizio di ogni stagione osservavano tre giorni di digiuno. Durante questi periodi, chiamati “quattro tempora” i cristiani si cibavano solo di verdura e pesce (unici ingredienti che la ricetta originale della Tempura richiede). Sembra strano però che una frittura possa essere associata ad un digiuno, ma effettivamente la sua preparazione, se ben realizzata risulta davvero molto più leggera e sana di molti altri tipi di pietanze fritte.

Ingredienti della Tempura

Tre ingredienti compongono principalmente questa frittura giapponese:

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La pastella

Composta da due ingredienti, farina di riso e acqua frizzante ghiacciata. La tecnica consiste nel miscelare i due componenti con le bacchette in modo « blando » , cosi da creare grumi che permetteranno di ottenere una miglior croccantezza. Inoltre grazie alla presenza delle bolle d’aria dell’acqua frizzante, che rimarranno imprigionate dall’immediata solidificazione dell’impasto dovuto allo shock termico dell’acqua ghiacciata e dell’olio bollente, otterremmo un risultato molto leggero e estremamente croccante.

L’olio

L’olio da usare per questa preparazione è quello di sesamo, che resiste bene alle alte temperature prolungate e conferisce un tipico gusto. Essendo però piuttosto costoso, si preferisce spesso  sostituirlo con olio di semi di girasole ottenendo comunque buoni risultati. Fattori importanti da tener presenti sono la temperatura dell’olio, 180°C (può variare per qualche particolare ingrediente) e la quantità di ingredienti da immergere nello stesso, che non deve mai essere abbondante, per evitare che l’olio scenda troppo di temperatura e venga assorbito dalla pastella.

Gli ingredienti da impanare

I migliori ingredienti della tempura sono ovviamente gli ingredienti di stagione (sia verdure che pesce), diversi quindi ogni mese, ragion per cui questo piatto è possibile consumarlo al meglio tutto l’anno. Tra i più comuni troviamo senza dubbio il gambero (ebiten) che viene spesso aggiunto ad altri piatti come il riso (tendon) o la zuppa di udon, e il calamaro. Tra i vegetali invece troviamo spesso verdure sode, come la melanzana, la zucca, la radice di loto, la patata dolce e i funghi shitake. Tra le carni quella di pollo è sicuramente la più utilizzata, ma attenzione! La Tempura di pollo è chiamata toriten e si differenzia enormemente dall’altro pollo fritto giapponese , il karaage.

LO SAPEVI?

La cosa più importante nella preparazione della Tempura è il….rumore! I migliori ristoranti specializzati in questa pietanza non hanno musica di sottofondo perché la sola cosa che si deve sentire è lo sfrigolio dell’olio. I posti più richiesti dagli intenditori inoltre sono quelli nel bancone proprio davanti al posto di cottura per poter udire meglio il suono!

Preparare e presentare la tempura

  • Per cominciare è buona norma tenere gli ingredienti da friggere un’ora in frigo.
  •  Nel frattempo preparate la pastella non troppo omogenea (mescolarla con le bacchette renderà semplice l’azione) e preparate l’olio di frittura nel Wok a 180°C.
  • Verificate la temperatura con un termometro da cucina o in mancanza versate una goccia di pastella nell’olio. Se torna subito in superficie e non imbrunisce troppo velocemente la temperatura è giusta.
  • Passate l’ingrediente nella farina di riso, di seguito nella pastella, alla quale avrete aggiunto qualche cubetto di ghiaccio, e immergetelo nell’olio.
  • I tempi di cottura variano a seconda degli ingredienti, ma restano rapidi. Normalmente una volta leggermente dorata, la Tempura è pronta e viene messa a scolare al caldo (di solito sulla griglia a bordo del Wok).
  • Ripetete l’operazione senza mai riempire troppo il recipiente di cottura.
  •  Disponete infine i vari pezzi in modo armonioso (seguendo per esempio la cromaticità) nel tipico piatto di legno (Agedai), che mantiene il calore, munito di carta assorbente (Tenshi), oppure in un cestino di bambù.
  • Servitela infine accompagnata da Daikon grattuggiato e salsa Tentsuyu (Shoyu-Mirin-Dashi).

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Dotonbori dove mangiare: i 13 migliori ristoranti

Dotonbori dove mangiare: i 13 migliori ristoranti

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Tempo di lettura: 4 minuti

Dotonbori è sicuramente la zona con la maggior concentrazione di ristoranti a Osaka,  e trovare un ristorante non è sicuramente un problema…….ma tra le centinaia quale scegliere? Seguite le indicazioni del mio “food tour” per trovare il posto che fa al caso vostro!
Partendo dalla zona principale di Dotombori, l’Ebisu Bridge, seguite la mappa dove ho indicato i ristoranti a tema, a mio avviso molto validi, trai i quali potrete provare le 5 specialità di Osaka. Alcuni molto coreografici non saranno difficili da trovare, altri invece un pochino più nascosti…..(a fine articolo trovate la mappa da usare su smartphone).
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Leggi:  5 piatti che devi provare a Osaka

Dove mangiare a Dotonbori

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KUKURU

Per cominciare con il must di Osaka il vulcanico takoyaki.

KANI DORAKU

Specializzato in granchio, vi sfido a non trovarlo!

TORIKIZOKU

Se vi piacciono gli yakitori è qui che dovete venire.

OSAKA OHSHO

Il tempio dei gyoza.

GYUGAKU DOTOMBORI EBISUBASHI

Yakiniku a volontà!

SUSHI ZANMAI

La catena di sushi-ya che non ha bisogno di presentazioni.

KINRYU RAMEN

L’enorme drago all’entrata indicherà la via del ramen.

ISOMARU SUISAN

Uno dei miei locali preferiti, izakaya incredibile che prepara il kani-miso più buono del mondo!!

OKONOMIYAKI MIZUNO

Non sapete che okonomiyaki scegliere? Qui ci sono tutti…

KUSHINKATSU JANJAN DOTOMBORI

In questo piccolissimo locale, farete a gara a chi mangia più spiedini fritti accompagnati da birra fredda!

SUKIYA

Pochi soldi, ma affamati e con voglia di qualcosa di buono? Questa catena specializzata in Gyudon fa al caso vostro.

TSURUTONTAN SOEMONCHO

Izakaya dal menu molto vario, dove potrete assaggiare dell’ottimo kitsune-udon

ZAUO FISHING RESTAURANT

Più che un pasto un’esperienza…Avete fame? Bene, pescatevi da soli il vostro pesce!!!

E come sempre  ITADAKIMASU!!!!!

 

Mappa di Dotonbori

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10 regole da conoscere quando si mangia il sushi

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Essendo un prodotto consumato principalmente per delle occasioni speciali e non come cibo di tutti i giorni, il sushi richiede qualche piccolo accorgimento su come essere mangiato.

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Il sushi può essere portato alla bocca sia con le bacchette (hashi) che con le dita.
In genere non si aggiunge wasabi al sushi. Il sushi-chef ne aggiungerà direttamente alla preparazione se la varietà di pesce presente lo richiede.
Non si deve mettere il wasabi nella salsa di soia.
Lo zenzero (gari) si mangia a piccole dosi tra una varietà di sushi e un’altra (non quindi insieme al sushi). Serve per “pulire la bocca” dal gusto della primo boccone in modo da apprezzare meglio il seguente.
Il sushi si intinge leggermente nella salsa di soia (shoyu) dalla parte del pesce, non del riso.
Il sushi di norma si mangia in un boccone.
Nel caso si dovesse aggiungere salsa di soia ad un Gunkan-maki, la tecnica consiste nell’utilizzare le bacchette per prendere un pezzettino di zenzero e intingerlo nella salsa in modo da utilizzarlo come una specie di pennellino.
Se si prende un pezzo di sushi da un piatto da portata comune ad altri , si usa l’estremità delle bacchette più spessa, quella che non porteremo alla bocca.
Anche se non esiste una vera e propria regola, in genere il sushi viene degustato cominciando dai sapori più delicati e finendo con quelli più intensi.
Quando si finisce di mangiare si appoggiano le bacchette sopra al piattino della salsa di soia.

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Dove mangiare sushi in Giappone

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Tempo di lettura: 5 minuti

Siete in viaggio in Giappone e vi chiedete dove potete mangiare sushi?…. ovunque! Dai ristoranti ai mercatini, dai supermercati alle bancarelle il sushi è onnipresente!

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Mercato del pesce

I puristi consigliano di mangiarlo ai mercati del pesce, scelta logica vista l’incredibile freschezza del prodotto, la grande varietà e i prezzi contenuti. Verranno però a mancare la comodità e il decoro di un vero ristorante nonché spesso la “finezza” di questo piatto.

Mangiare sushi al mercato

Sushi-ya

Ovvero i ristoranti specializzati in sushi. Si distinguono dalla tipica “Noren”, tendina con il nome del ristorante appesa fuori, e ne esistono di vari tipi, con prezzi che variano dal medio all’alto. La qualità è in generale di standard elevato, la scelta ampia e rapportata alla stagionalità. Nei sushi-ya è spesso possibile mangiare al bancone di fronte allo chef (di solito sono in due con qualche assistente).
Si può ordinare in tre modi:

  • Okimari (Menu fisso)
  • Okonomi (alla carta)
  • Omakase (sceglie lo chef per voi dopo che gli avete specificato il vostro budget)

I Sushi-ya tradizionali sono spesso molto piccoli per cui riservate per tempo!

ristorante sushi-ya

Kaiten-Sushi

Ovvero dei particolari “Sushi-ya” dotati di un nastro trasportatore e di piattini colorati che specificano il prezzo dei vari Sushi. Nei Kaiten più moderni gli ordini vengono presi dal cliente direttamente da un tablet! In questi ristoranti avremmo spesso un prodotto di media qualità, dalla discreta varietà e dai prezzi piuttosto contenuti. Il caratteristico nastro oltre ad essere originale (almeno le prime volte) permette al pasto di diventare molto ludico e conviviale. I Kaiten-Sushi nascono sulla fine degli anni 50 a Osaka, grazie a un gestore che nel tentativo di abbassare i costi, inventò il “sushi girevole” che passava davanti ai clienti senza bisogno di camerieri. Il successo fu immediato e ben presto il signor Shirahishi, il proprietario/inventore, aprì più di 250 ristoranti in tutto il Giappone!!!

kaiten sushi

Izakaya

I “Pub giapponesi” come vengono chiamati, offrono una varietà di sushi piuttosto scarsa ma spesso di ottima fattura e dai prezzi medi. Del resto a differenza dei sushi-ya questi locali offrono molte altre specialità, quindi sono perfetti per chi vuole apprezzare differenti piatti.

izakaya

Ryotei

Qui si fa veramente sul serio, questi locali di alto livello servono del cibo che sfiora lo stato dell’arte, la famosa cucina “Kaiseki ryori”, il non plus ultra del perfezionismo. Estremamente cari e dalla qualità, decoro e servizio ineccepibili, questi ristoranti non servono sempre sushi (la cucina è molto varia e segue la stagionalità degli ingredienti), ma se avrete l’occasione (fortuna) di mangiarlo in uno di questi posti, dubito che ve lo scorderete facilmente.

ryotei

Supermercato

Sorprendentemente il sushi che possiamo mangiare preconfezionato in piccole scatole plastificate al supermercato è buono, certo non paragonabile a quello preparato in un ristorante, ma comunque di discreto livello e soprattutto dai prezzi molto contenuti. Il fatto che viene preparato in giornata, conservato in frigorifero, e gettato la sera ne assicura la freschezza ma purtroppo ne altera un pò la piacevolezza al palato.

sushi al konbini

Adesso che sapete dove cercare il sushi non vi resta che scegliere in base a dove vi trovate e al vostro budget, se invece il vostro è un viaggio low cost il giusto compromesso qualità-prezzo è il Kaiten-sushi…ITADAKIMASU!!

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5 piatti che devi provare a Osaka

5 piatti che devi provare a Osaka

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Chi è stato a Osaka avrà sicuramente visitato Dotonbori, l’area commerciale di Namba costeggiata dal canale e brulicante di insegne colorate, frequentatissima da turisti e non, per l’intensa vita notturna. Se arrivate a Dotonbori la sera, quando tutto è illuminato, vi sembrerà di entrare in un parco giochi, dove tutto brilla di luci colorate, oggetti meccanizzati si muovono sulle pareti e insegne di ogni genere super scenografiche attireranno la vostra attenzione lasciandovi letteralmente a bocca aperta. Per non parlare poi dei profumini deliziosi che aleggiano nell’aria… Dotobnori è sicuramente una delle zone di Osaka (e forse anche del Giappone) con la più alta densità di ristoranti, alcuni dei quali diventati ormai dei veri e propri “must”. Qui potrete assaggiare praticamente tutte le specialità della regione del Kansai, delle quali soprattutto 5 non dovrete assolutamente lasciarvi scappare.

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TAKOYAKI

Il nome significa polipo (tako) grigliato (yaki) e consiste in piccole sfere di pastella simile alla crêpe, che restano semi-liquide all’interno e che contengono generalmente polipo cotto e cipollotto. Vengono servite di solito su delle piccole barchette di carta e cosparse di kewpie (maionese giapponese), otafuku (salsa dolce brunastra), sansho (una bacca ridotta in polvere simile al pepe verde ma facente parte della famiglia degli agrumi) e l’immancabile katsuobushi (fiocchi di bonito essiccato). A Dotonbori non potete girare la testa senza notare un insegna che li proponga, è uno street food originario di queste zone, ma molto diffuso in tutto il Giappone. Piuttosto economico viene infilzato con degli stuzzicadenti e mangiato in piedi. Attenzione (senza esagerare) al calore iniziale del piatto, è incandescente. Sono in molti a essersi pentiti di non aver aspettato…

takoyaki osaka

OKONOMIYAKI

Il nome significa “quello che vuoi” (okonomi) grigliato (yaki) e si presenta come una specie di pancake farcito e condito con vari ingredienti. Generalmente è composto da uova, acqua, farina di grano, brodo dashi (preparato con fiocchi di bonito) nagaimo grattuggiato (un tubero asiatico ricco di amido), verza sminuzzata e a seconda della scelta, gamberi, calamari o pancetta. Viene cotto alla piastra e condito inoltre in modo molto simile ai takoyaki, quindi con kawpie, Sansho, otafuku e katuobushi. Come dice il nome, comunque, potremmo aggiungere un po’ quello che vogliamo (è un po’ un piatto svuota frigo). Divertente il fatto che in alcuni ristoranti muniti di tavolino con piastra, ci verranno portati gli ingredienti separati e dovremmo esibirci personalmente nella realizzazione del piatto! Questa specialità sembra nata nella zona del Kansai alla fine degli anni 30 come evoluzione di una semplice frittella di grano (funoyaki) alla quale, grazie alla ripresa economica, vennero aggiunti i più svariati ingredienti. L’unico posto che ne rivendica la paternità oltre a Osaka è Hiroshima, dove la preparazione standard viene resa più corposa dall’aggiunta di noodles saltati (yakisoba) e da una maggior quantità di verza e otafuku. Questa declinazione viene chiamata modanyaki. Ne esiste inoltre una versione meno famosa e dalla consistenza più morbida chiamata monjayaki, preparata spesso nella zona del Kanto.

okonomiyaki osaka

GYOZA

Questi fagottini di pasta farciti di origine cinese (Jaozi), simili a dei ravioli, sono da moltissimo tempo diffusi in Giappone tanto da esserne divenuti parte della gastronomia classica. Nel Kansai sono particolarmente rinomati e declinati in centinaia di versioni. La ricetta di base comprende oltre ad acqua, farina e uova per la pasta, anche carne di maiale macinata, verza, salsa di soia, zenzero, aglio, sakè, nira (erba cipollina giapponese) e olio di sesamo, ma si possono trovare versioni con frutti di mare, vegetariane e addirittura dolci! La cottura tipica avviene in due fasi, la prima consiste nel grigliare solo un lato del Gyoza per renderlo croccante, la seconda nell’aggiungere acqua e coprire con un coperchio i fagottini, in modo che si completi la cottura al vapore. Meno comunemente i Gyoza vengono cucinati in brodo o fritti, ma in ogni caso sempre accompagnati da shoyu (salsa di soia) addizionata ad aceto di riso e in alcuni casi olio piccante. Sono sicuramente, vista la somiglianza ai nostri ravioli, una delle pietanze giapponesi più apprezzate dagli occidentali. E pensare che in origine questi fagottini furono inventati in Cina da un farmacista per riscaldare le orecchie delle persone povere….

gyoza osaka

KUSHIKATSU

Letteralmente spiedino (kushi) e cotoletta di maiale (katsu) dato che questa specialità è nata come uno spiedino di maiale impanato e fritto. Negli anni la varietà di ingredienti utilizzati per questo piatto è aumentata esponenzialmente, tanto che adesso potremmo trovarlo tranquillamente a base di funghi, tofu, radice di loto, polipo e addirittura formaggio! Un po’ come nel caso dell’ okonomiyaki alcuni ristoranti muniti di friggitrice privata al tavolo, ci permetteranno di divertirci nella cottura degli spiedini che poi intingeremo nella salsa otafuku e accompagneremo con foglie di verza a discrezione. Una regola importante è che nella ciotola contenente la salsa otafuku dovremmo intingere lo spiedino una sola volta (non quindi intingerlo, morderlo e intingerlo ancora), per il semplice fatto che la salsa è comune per i vari commensali del ristorante. Il kushikatsu potremmo trovarlo tranquillamente in tutta Osaka, ma il quartiere Shinsekai (il mio preferito in assoluto) lo ha particolarmente messo in evidenza. In questo quartiere “vintage” gli spiedini fritti sono onnipresenti, si mangiano accompagnati da birra fredda e leggera e il tutto a dei prezzi molto bassi per incentivarne il consumo in quantità….un po’ il paradiso insomma!

KUSHIKATSU osaka

KITSUNE UDON

Ovvero una zuppa calda di udon (noodles di farina di grano piuttosto spessi), con in aggiunta un rettangolo di tofu fritto (aburaage) tagliato a fettine o in certi casi intero. Il nome deriva dalla credenza popolare nella quale il piatto preferito dalle volpi (kitsune), e dalla loro protetta, la divinità Inari, fosse proprio il tofu fritto. Anche se il piatto è prettamente invernale lo si consuma in qualsiasi mese dell’anno, come il famoso ramen, a cui é simile. Altri ingredienti della pietanza sono il naruto (una polpetta di pesce simile al surimi facente parte dei kamaboko), cipollotto e shichimi togarashi (un mix di spezie contenente peperoncino piccante). Mi raccomando, per gustarla appieno ispiratevi dai giapponesi! Quando la mangiate risucchiate e fate rumore!

KITSUNE UDON osaka

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